30 gennaio 2014

Costituzioni ocds: ecco le integrazioni

Ecco il testo delle nostre Costituzioni che integra quello approvato nell'aprile del 2003 e che lo scorso 7 gennaio è stato approvato con un decreto della "Congregazione per gli istituti di vita consacrata e per le società di vita apostolica".


III -B- LA COMUNIONE FRATERNA

 

24-a) La Chiesa, famiglia di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, è mistero di comunione[1]. Gesù è venuto tra di noi infatti per rivelarci l’amore trinitario e la vocazione a partecipare alla comunione d’amore con la SS. Trinità, a cui è chiamata ogni persona umana, creata a Sua immagine e somiglianza (cf.: Gn 1,26-27). Alla luce di questo mistero si rivela la vera identità e la dignità della persona in genere e, in particolare, della vocazione di ogni cristiano nella Chiesa[2]. Di natura spirituale, la persona umana si realizza e matura nell’essere in relazione autentica con Dio, ma anche con le altre persone[3].

Pertanto, la Comunità locale dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano, segno visibile della Chiesa e dell’Ordine[4], è un ambito per vivere e promuovere la comunione personale e comunitaria con Dio in Cristo e nello Spirito e con gli altri fratelli (cf.: Rm 8,29) secondo il carisma teresiano. La persona di Cristo è il centro della Comunità. I membri si radunano periodicamente nel suo nome (cf.: Mt 18,20),  ispirandosi al gruppo formato da Lui con i dodici Apostoli (Cf. Mc 3,14-16.34-35)[5] e alle prime comunità cristiane (cf.: At 2,42; 4, 32-35). Cercano di vivere l’unità richiesta da Gesù (Gv 17,20-23) e il suo comandamento di amare come Lui li ama (Gv 13,34). Promettono di tendere alla perfezione evangelica[6], nello spirito dei consigli evangelici, delle beatitudini (Mt 5,1-12) e delle virtù cristiane (cf.: Col 3,12-17; Fil 2,1-5), nella consapevolezza che questa realtà comunionale è parte integrante della spiritualità carmelitana.

24-b) S. Teresa di Gesù inizia un nuovo modello di vita in comunità. Il suo ideale di vita comunitaria prende spunto dalla certezza di fede che Gesù Risorto è in mezzo alla comunità e che essa vive sotto la protezione della Vergine Maria[7]. Ha coscienza che lei e le sue monache sono state radunate per aiutare la Chiesa e collaborare alla sua missione. Le relazioni fraterne sono segnate dalle virtù dell’amore vero, gratuito, libero, disinteressato; dal distacco e dall’umiltà. Sono virtù fondamentali per la vita spirituale  che portano la pace interna ed esterna[8].


Teresa è consapevole dell’importanza del mutuo aiuto nel cammino dell’orazione e del valore dell’amicizia con gli altri nella comune ricerca di Dio[9]. Per la vita in fraternità ritiene anche fondamentali la cultura, le virtù umane, la dolcezza, l’empatia, la prudenza, la discrezione, la semplicità, l’affabilità, l’allegria, la disponibilità, cercando di camminare “nella verità innanzi a Dio e innanzi agli uomini”[10].

La dottrina di S. Giovanni della Croce punta all’unione con Dio attraverso le virtù teologali[11]. Partendo da questo principio, il Santo vede l’effetto purificante e unificante delle virtù teologali anche nella vita fraterna. In particolare l’amore attivo verso gli altri: «Dove non v’è amore, metta amore e ne ricaverà amore», perché così fa il Signore: ama e rende capaci di amare[12].

24- c) Il fedele cristiano entra a far parte dell’Ordine Secolare con la promessa fatta alla Comunità davanti al Superiore dell’Ordine[13]. Con la promessa si impegna a vivere in comunione con la Chiesa, con l’Ordine, con la Provincia e soprattutto con quelli che gli sono accanto nella Comunità, amandoli e stimolandoli nella pratica delle virtù[14]. Nelle comunità più piccole[15] è possibile stabilire un vero e profondo rapporto di amicizia umana e spirituale, di mutuo appoggio nella carità e nell’umiltà.

S. Teresa di Gesù valorizza l’aiuto dell’altro nella vita spirituale: la carità cresce nel dialogo rispettoso, la cui finalità è di conoscere meglio se stesso per essere graditi a Dio[16]. Gli incontri della Comunità si svolgono in un clima fraterno di dialogo e di condivisione[17]. La preghiera, la formazione e l’ambiente gioioso sono fondamentali per approfondire le relazioni di amicizia e assicurare a tutti il mutuo sostegno nel vivere quotidianamente la vocazione laicale del Carmelo Teresiano nella famiglia, nel lavoro e nelle altre realtà sociali. Per questo occorre la partecipazione assidua e attiva alla vita e agli incontri della Comunità. Le assenze sono ammesse per motivi seri e giusti, valutati e concordati con i responsabili. Gli Statuti particolari fisseranno il tempo di assenza ingiustificata, oltre il quale un membro sarà considerato  inattivo e passibile di dimissione dalla Comunità.

24-d) La responsabilità formativa della comunità e del singolo[18] chiama ciascuno dei membri ad  impegnarsi per la comunione fraterna, nella convinzione che la spiritualità di comunione[19] svolga un ruolo essenziale nell’approfondimento della vita spirituale e nel processo educativo dei membri. La vita eucaristica e di fede[20], l’ascolto della Parola di Dio[21] fanno crescere e sostengono la comunione.

L’autorità locale della comunità presti il suo servizio nella fede, nella carità e nell’umiltà (Cf. Mt 20,28; Mc 10,43-45; Gv 13,14). Aiuti a creare convivenza familiare e favorisca la crescita umana e spirituale di tutti i membri. Spinga al dialogo, al sacrificio di sé, al perdono e alla riconciliazione. Eviti ogni attaccamento al potere e ogni forma di personalismo nello svolgimento del suo incarico.

La preghiera vicendevole, la sollecitudine fraterna, anche in caso di bisogno materiale, il contatto con i membri lontani, la visita agli ammalati, ai sofferenti e agli anziani e la preghiera per i defunti sono altri segni di fraternità.

Il Carmelo Secolare realizza e esprime la comunione fraterna attraverso l’incontro e la solidarietà anche con le altre Comunità, specialmente all’interno della stessa Provincia o Circoscrizione, come pure mediante la comunicazione e collaborazione con tutto l’Ordine e la famiglia del Carmelo Teresiano.

Così, con la sua testimonianza di comunione fraterna secondo il carisma teresiano, la Comunità del Carmelo Secolare coopera alla missione evangelizzatrice della Chiesa in mezzo al mondo[22].

24-e) Una comunità, che devotamente ricerca Dio, troverà un equilibrio tra i diritti individuali e il bene di tutta la comunità. Perciò i diritti e le esigenze dei singoli membri devono essere salvaguardati e rispettati secondo le leggi della Chiesa[23]; ma nello stesso modo i membri devono assolvere fedelmente i propri doveri verso la comunità, a norma delle Costituzioni.

Per poter dimettere[24] un membro per i motivi stabiliti dal Codice di Diritto Canonico (l’abbandono pubblico della fede cattolica, venir meno alla comunione ecclesiastica o incorrere in una scomunica inflitta o dichiarata[25]) o altri previsti negli Statuti particolari, il Consiglio della Comunità deve osservare la seguente procedura: 1) verificare la certezza dei fatti; 2) ammonire  il membro per iscritto o davanti a due testimoni; 3) lasciare un congruo tempo per il ravvedimento. Infine, se non si è riscontrato nessun cambiamento, si può procedere alla dimissione, consultato il Provinciale. In ogni caso il membro ha diritto di ricorrere all'autorità ecclesiastica competente[26].

Nel caso che un membro, dopo una seria valutazione e discernimento con il Consiglio della Comunità, giunga alla decisione di lasciare  volontariamente la Comunità, faccia la richiesta per iscritto all’autorità competente della Comunità, con la quale si è impegnato mediante le promesse[27]. Di tutto ciò sia informato il Provinciale.

 

31- a) Nel Carmelo teresiano l’amore a Maria, Madre e Regina, è unito all’amore verso il suo sposo San Giuseppe. Il Padre concesse anche a lui, “uomo giusto” (Mt 1,19), la custodia del mistero dell’Incarnazione di suo Figlio Gesù Cristo.

Sull’esempio di S. Teresa, il Secolare trova in S. Giuseppe un modello per una vita in umile adorazione e comunione orante con Gesù, un maestro di preghiera[28] e di silenzio. Patrono della vita interiore, è esempio di fede e di «costante attenzione a Dio e ai suoi segni, disponibile al suo progetto»[29]. Essendo sposo casto e fedele, è modello di padre sollecito nella cura della famiglia e di lavoratore responsabile che considera il suo lavoro come “espressione dell’amore”[30].

In comunione con la Chiesa e con l’Ordine, che lo venera come suo “generosissimo Protettore”[31], i membri del Carmelo Secolare trovano in San Giuseppe un protettore incomparabile a cui affidare le speranze, le fatiche e i lavori di ogni giorno[32].

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58 – j) le pratiche di mortificazione e le espressioni di devozione a Maria Santissima, a San Giuseppe e ai Santi dell’Ordine.

 




[1] Cf.: Concilio Vaticano II, Lumen Gentium,  4; Gaudium et spes, 24; cf. Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, 19. Ratio Institutionis OCDS, 25. Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, Congregavit in uno Christi amor, 8-9.
[2] Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, 8.
[3] Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 23; Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa,  34. Cf.: Benedetto XVI, Caritas in veritate,  54. Cf:. n. 34.
[4] Cf. Costituzioni OCDS, 40.
[5] Cf. S. Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, 24,5; 26,1; 27,6. Cf. Cammino (Escorial), 20,1.
[6] Cf. Costituzioni OCDS, 11.
[7] Cf. S. Teresa di Gesù, Vita, 32,11; Cammino di perfezione, 17,7; 1,5; 3,1.
[8] S. Teresa, Cammino, 4,4.11; 6-7; cf.: Castello interiore, V, 3,7-12.
[9] Cf. S. Teresa di Gesù, Vita, 15,5; 23,4.
[10] Cf. S. Teresa di Gesù, Castello, VI, 10,6; cf. Cammino 40,3; 41,7.
[11] Cf. S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, II, 6,1; Cautele, 5.
[12] S. Giovanni della Croce, Lettera 25 a M. Maria dell’Incarnazione, 6 luglio 1591; cf.: Lettera 30, a una religiosa di Segovia; Salita, III, 23,1;  Notte Oscura, I, 2, 1; 5,2; 7,1; 12,7-8. Cf. Gradi di perfezione, 17; Sentenze, 27.
[13] Cf. Costituzioni OCDS, 12.
[14] Cf.: S. Teresa, Castello, VII, 4,14-15.
[15] Cf. Costituzioni OCDS, 58g e gli Statuti particolari sul numero massimo dei membri di una Comunità.
[16] Cf.: S. Teresa, Vita, 7,22; 16,7.
[17] Cf.: Costituzioni OCDS, 18.
[18] Cf. Ratio OCDS, 28.
[19] Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte,  43.
[20] Francesco, Lumen fidei, 40.
[21] Benedetto XVI, Verbum Domini, 84-85. Cf. Id., Sacramentum Caritatis, 76. 82. 89.
[22] Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem, 13.19. Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 31-32; Cf. Benedetto XVI, Deus caritas est, 20.
[23] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 208-223; 224-231.
[24] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 308; Cf. Costituzioni OCDS, 47-e.
[25] Codice di Diritto canonico, Can. 316§1.
[26] Id., can. 316§2. Cf.: can. 312§2.
[27] Cf. Costituzioni OCDS, 12.
[28] Cf. S. Teresa di  Gesù, Vita, 6,6-8; 33,12. Cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, 25. 27.
[29] Francesco, Omelia nell’inizio di pontificato, 19 marzo 2013.
[30] Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, 22-23.
[31] Costituzioni Frati OCD, 52; cf.: Costituzioni Carmelitane Scalze, 59.
[32] «San Giuseppe è la prova che per essere buoni ed autentici seguaci di Cristo non occorrono “grandi cose”, ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere ed autentiche» (Paolo VI, Insegnamenti, 1969, citato in Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, 24).