Visualizzazione post con etichetta Elia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elia. Mostra tutti i post

Catechesi carmelitane sulla preghiera

Su Radio Vaticana ogni sabato alle 23.35 e in replica la domenica alle 9.30ascoltate le riflessioni di padre Gabriele Morra. Potete ascoltare qui le puntate precedenti

In preparazione alla Solennità della b. Vergine Maria del Monte Carmelo 5

Leggiamo nel libro dei Re che Elia si recò alla cima del Monte Carmelo; disse al ragazzo “Vieni qui e guarda verso il mare”; quegli andò, guardò e la settima volta riferì “Ecco una nuvoletta, come una mano d’uomo, sale dal mare…Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto”. (1 Re 18,42-45)
Dio rivelò ad Elia che una bambina, cioè la Beata Maria, significata in quella nuvoletta e piccola come questa per l’umiltà, sarebbe nata dalla natura peccatrice, designata dal mare, ma sarebbe stata monda da ogni peccato, come quella nuvoletta sorta dal mare
Ma mentre l’acqua del mare è pesante ed amara, mentre quella nuvoletta era leggera e dolce. 


 

Entriamo in punta di piedi nella Quaresima

Per cominciare questi 40 giorni di "esercizi spirituali" (così almeno dovrebbero essere idealmente) vorremmo offrire alcuni strumenti:
  1.  Alla fine della pagina troverete la possibilità di scaricare  il Messaggio per la Quaresima del Papa e il libretto della celebrazione per chi (dopo essere andato a Messa o per chi è ammalato e può soltanto seguire la celebrazione in televisione), avrà la possibilità di seguire la Cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa.
  2. Una riflessione fatta dal Papa durante una celebrazione eucaristica, nella quale ha rappresentato la nostra vita come un cammino alla ricerca della nostra identità. E per spiegarsi con un esempio ha citato la figura del nostro padre Elia.
Ecco il passaggio che "ci riguarda":
Per conoscere la nostra vera identità non possiamo essere «cristiani seduti» ma dobbiamo avere il «coraggio di metterci sempre in cammino per cercare il volto del Signore», perché noi siamo «immagine di Dio». Nella messa celebrata a Santa Marta martedì 10 febbraio, Papa Francesco, commentando la prima lettura liturgica — il racconto della creazione nel libro della Genesi (1, 20 - 2, 4) — ha riflettuto su una domanda essenziale per ogni persona: «Chi sono io?».
La nostra «carta d’identità», ha detto il Papa, si ritrova nel fatto che gli uomini sono stati creati «all’immagine, secondo la somiglianza di Dio». Ma allora, ha aggiunto, «la domanda che noi possiamo farci è: Come conosco, io, l’immagine di Dio? Come so com’è lui per sapere come sono io? Dove trovo l’immagine di Dio?». La risposta si trova «certamente non sul computer, non nelle enciclopedie, non nei libri», perché «non c’è un catalogo dove c’è l’immagine di Dio». C’è solo un modo «per trovare l’immagine di Dio, che è la mia identità» ed è quello di mettersi in cammino: «Se non ci mettiamo in cammino, mai potremo conoscere il volto di Dio».
Questo desiderio di conoscenza si ritrova anche nell’Antico testamento. I salmisti, ha fatto notare Francesco, «tante volte dicono: io voglio conoscere il tuo volto»; e «anche Mosè una volta l’ha detto al Signore». Ma in realtà «non è facile, perché mettersi in cammino significa lasciare tante sicurezze, tante opinioni di come è l’immagine di Dio, e cercarlo». Significa, in altri termini, «lasciare che Dio, la vita, ci metta alla prova», significa «rischiare», perché «soltanto così si può arrivare a conoscere il volto di Dio, l’immagine di Dio: mettendosi in cammino».
Il Papa ha attinto ancora all’Antico testamento per ricordare che «così ha fatto il popolo di Dio, così hanno fatto i profeti». Per esempio «il grande Elia: dopo aver vinto e purificato la fede di Israele, lui sente la minaccia di quella regina e ha paura e non sa cosa fare. Si mette in cammino. E a un certo punto, preferisce morire». Ma Dio «lo chiama, gli dà da mangiare, da bere e dice: continua a camminare». Così Elia «arriva al monte e lì trova Dio». Il suo è stato dunque «un lungo cammino, un cammino penoso, un cammino difficile», ma ci insegna che «chi non si mette in cammino, mai conoscerà l’immagine di Dio, mai troverà il volto di Dio». È una lezione per tutti noi: «i cristiani seduti, i cristiani quieti — ha affermato il Pontefice — non conosceranno il volto di Dio»


Il Messaggio integrale per la Quaresima 2015 di Papa Francesco



Il libretto da scaricare per seguire la cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa, in onda il 18  febbraio su TV2000 dalle ore 16 ( nella Chiesa di Sant'Anselmo la Statio e processione penitenziale poi dalla Basilica di Santa Sabina, ore 17.00 andrà in onda la Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri)




Dal mantello di Elia allo Scapolare - 5

di p. Raffaele Amendolagine
Stiamo per entrare spiritualmente nel significato dell'abitino o scapolare, come abito della Madonna.
Prima di immergerci in questo misterioso dono, prendiamo ancora dal Libro Sacro un'ultima considerazione, che riguarda sempre Elia, ma nel secondo libro dei Re.
Il Profeta rivestito della potenza di Dio, opera in suo nome, anzi è Dio stesso che opera in lui e lo strumento è sempre il mantello:

2 Re 1, 19-20:
"Mentre tornava dal monte Oreb, Elia incontrò Eliseo, figlio di Safat, intento ad arare. Davanti a lui c'erano dodici paia di buoi. Eliseo guidava l'ultimo paio. Nel passargli accanto, Elia gli stese sopra il proprio mantello. Eliseo lasciò i buoi, corse dietro a Elia e … lo seguì come suo aiutante".  
Prima di terminare la sua missione, il profeta, non solo invita, ma investe Eliseo della medesima potenza, col suo manto. Poi è ancora il mantello, raccolto nel momento del distacco che opera:

2 Re 1, 11-14:
"… Un carro di fuoco con cavalli di fuoco passò in mezzo a loro. Elia fu rapito in cielo in un turbine di vento. Eliseo riuscì a vedere e gridò: «Elia, padre mio! Difesa e forza d'Israele». Poi non lo vide più. Allora, per il dolore, strappò in due i suoi vestiti. Raccolse il mantello che era caduto a Elia, tornò indietro e si fermò in riva al Giordano. Prese il mantello d'Elia, lo sbatté contro le acque del fiume e invocò: «Signore, Dio d'Elia, dove sei?». Poi, come aveva fatto Elia, colpì le acque ed esse si divisero in due: egli poté attraversare.

E' la trasmissione dei poteri di Dio, che da Elia passano ad Eliseo, sempre attraverso il mantello.
Il manto, dunque, come già detto, oltre a significare difesa, protezione, amore, è presenza attiva e operante, che sviluppa "un'ardente passione", chiamata "zelo", in chi ne è rivestito. E' il dono di un fuoco che arde nel cuore e che si trasmette agli altri.
                                                                                                                                              (5- continua)

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 4

di p. Raffaele Amendolagine
Con Dio si può tutto, con Dio si fa tutto. Il profeta, dopo avere gustato quella misteriosa presenza è invitato a godere del suo conforto nell'operare secondo il progetto di Dio. Anche in quel momento, in cui Dio palesa la sua presenza, c'è in gioco un mantello. Dice il libro sacro che Elia "si coprì la faccia col mantello". Il mantello rappresenta la fiducia, l'abbandono fiducioso e insieme quasi la corazza che lo investe della potenza di Dio. Non ha più bisogno di vedere, di sentire, di farsi guidare, perché ormai è Dio stesso che vive in lui, che o
La nube nera si materializza, coprendo il profeta. Coprirà ogni uomo che scopre nel cuore l'invito del Signore. Quella nube diventa un mantello. La "piccola mano", che abbiamo visto sul Monte Carmelo, continua a rappresentarci, ad essere, Maria. E' Maria che oggi "mormora" lo stesso "soave silenzio", mentre avvolge col suo manto, col suo abito, con la sua fede, i suoi figli.
pera in lui. E' il manto della fede che racchiude l'energia necessaria per compiere ciò che Dio vuole, senza correre il rischio di sbagliare o di sentirsi di nuovo abbattuto e stanco, scoraggiato e depresso. Il buio della fede è come la piccola nube del Monte Carmelo che diventata grande, oscura il cielo, prima di riversare il suo torrente di grazie.

                                                                                                                                          (4 - continua)

Dal Mantello di Elia allo Scapolare -3

 di p. Raffaele Amendolagine
Elia, che rappresenta l'umanità, continua la sua vita oppresso e depresso dalla lotta continua contro il male. E' stanco. Dio prima lo rifocilla attraverso un altro meraviglioso segno, il Pane disceso dal cielo e offerto da un angelo, poi vuole favorirlo con la manifestazione di una sua presenza misteriosa, ma reale che lo aiuterà ad andare avanti.

1Re 19,4-7
Alla fine si mise sotto una ginestra. Si augurò di morire: «Signore, - disse, - non ne posso più! Toglimi la vita, perché non valgo più dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra, ma all'improvviso un angelo lo svegliò e disse: «Alzati e mangia». Subito notò accanto alla sua testa una focaccia, di quelle cotte su pietre arroventate, e una brocca d'acqua. Dopo aver mangiato e bevuto, si mise di nuovo a dormire. L'angelo del Signore lo svegliò una seconda volta: «Mangia ancora, - gli disse, - perché il cammino sarà molto lungo per te». Elia, riprende le forze, si incammina, ma ha bisogno anche di coraggio. Si ritira in una grotta, per trovare rifugio. Ma Dio incalza: "Che fai, Elia?". Il Profeta confessa il suo zelo per Lui, ma continua ad avere paura. Interviene allora il Signore in persona. Non è infatti nel chiudersi in se stesso che si porta avanti il progetto di Dio. Non è nell'allontanarsi da tutto e da tutti, o il nascondersi alle realtà che sovrastano e che feriscono. Si deve uscire fuori, all'aperto, senza paura, perché c'è Dio. Dio fa superare ogni difficoltà.
Certo, fuori c'è il vento delle preoccupazioni umane, che tenta di distruggere ogni sicurezza, ci sono terremoti che sconquassano i beni terreni, c'è il fuoco della vendetta e dell'odio che affoga ogni speranza. Questi ostacoli non sono Dio, non vengono da Dio e neppure lo rappresentano. Si devono sorpassare, perché solo lì, all'aperto, guardando senza vedere, ascoltando senza sentire, si resterà avvolti, inebriati dalla sua presenza ineffabile. I mali del mondo passano. Dio resta. Si deve scoprire. Il Profeta lo riconosce nel "mormorio di un soave silenzio".

1 Re 19, 11- "…Il Signore rispose ad Elia: - Esci dalla grotta e vieni sulla montagna, alla mia presenza. Infatti il Signore stava passando. Davanti a lui un vento fortissimo spaccava le montagne e fracassava le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto venne il fuoco, ma il Signore non era neppure nel fuoco. Dopo il fuoco, Elia udì come il mormorio di un soave silenzio. Si coprì la faccia col mantello e uscì…"

(3- continua)

Dal Mantello di Elia allo Scapolare - 2

di p. Raffaele Amendolagine
Scendiamo ora nei dettagli. Immergiamoci nella contemplazione del mantello del profeta Elia rapportandolo al manto o abito della Madonna. C'è anche una coincidenza non casuale. Gli avvenimenti che coinvolgono Elia avvengono sul Monte Carmelo, poco lontano da Gerusalemme, la città che rappresenta l'inizio e il compimento della redenzione compiuta da Gesù. Da quel monte, nella storia che stiamo rivivendo, spunta l'immagine di colei dalla quale sarebbe giunta all'umanità la Grazia della salvezza.
Dipinto di Suor Maria Geltrude (1912-2005)
del Carmelo di Parma
E' la famosa apparizione di una "piccola nube" che si ingrandirà coprendo la terra arida e riversando su di essa la benefica pioggia.
Il profeta Elia appare negli ultimi capitoli del primo Libro dei Re, nelle vicende del popolo eletto, che si sta dimenticando del Signore. La sua apparizione è improvvisa. Annuncia un castigo per far ravvedere la gente: ci sarà siccità per tre anni e mezzo.
La piccola nube rappresenta il perdono di Dio invocato da Elia. E' Maria, che, nella storia della salvezza, porta la misericordia di Dio. Amore misericordioso rappresentato dall'acqua che lava, purifica e porta abbondanza, che, con Gesù, diventerà acqua viva, acqua che dà la vita, acqua che trasforma in "sorgente zampillante per la vita eterna".


Dal 1° libro dei Re (cap.18,41-45):
…" Elia disse ad Acab: «Ora va' pure a mangiare e bere, perché si sente già il rumore della pioggia». Acab andò, mentre Elia salì sulla cima del monte Carmelo. Si inchinò fino a terra, con la testa fra le ginocchia. Poi ordinò al suo servitore: «Va' a guardare in direzione del mare». Il servo andò, ma poi tornò a dire a Elia: «Non c'è niente». Per sette volte Elia mandò il servitore a guardare. La settima volta rispose: «Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, sta salendo dal mare». Allora Elia gli disse: «Va' dal re Acab e digli di attaccare subito i cavalli ai carri e di partire, per non essere fermato dalla pioggia». Nel frattempo il cielo si era riempito di nuvole scure e il vento si era messo a soffiare. Poi cominciò a piovere a dirotto.
Questo testo possiamo considerarlo un preambolo per le prossime riflessioni.
(2- continua)