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Così Teresa ci insegna l'orazione

 La nostra formazione ci ha introdotti nell'approfondimento dell'Orazione carmelitana, quella che Teresa di Gesù, dopo averla sperimentata personalmente, ha donato alla Chiesa.

Raccogliamo qui le schede degli incontri fatti con p. Enzo Caiffa ocd, che ci hanno introdotto in questo colloquio di intima amicizia dell'anima con Dio.

E' il nostro modo di vivere la preparazione alla solennità della santa madre del Carmelo scalzo, grati al Signore per il dono di questa vocazione.

Teresa c'insegna a meditare

«Vi chiedo solo che lo guardiate. E chi vi può impedire di volgere su di Lui gli occhi della vostra anima, sia pure per un istante se non potete di più?.
Non è forse così che deve fare una buona sposa con il suo sposo: mostrarsi triste se egli è triste, allegra se egli è allegro, anche se non ha voglia? ...
Così fa il Signore con voi, senz'alcun'ombra di finzione. Si fa vostro servo, vuole che voi siate le padrone e si accomoda in tutto alla vostra volontà. Se siete nella gioia potete contemplarlo risorto, e nel vederlo uscire dal sepolcro, la vostra allegrezza abbonderà. Se invece siete afflitte o fra i travagli, potete considerarlo mentre si reca al giardino degli ulivi, legato alla colonna, perseguitato dagli uni e sputacchiato dagli altri, rinnegato, abbandonato dagli amici ... ridotto a tanta solitudine che ben potete avvicinarlo e consolarvi a vicenda.
Oppure consideratelo con la croce sulle spalle, quando i carnefici non gli permettono nemmeno di respirare.

Egli allora vi guarderà con quei suoi occhi tanto belli, compassionevoli e ripieni di lacrime; dimenticherà i suoi dolori per consolare i vostri, purché voi Lo guardiate e Lo preghiate di consolarvi». (Cam. 26, 1,2,3, 4, 5, 6, 8, 10; Vit., 12, 2).

Il Cuore parla al cuore

La devozione espressa con i sensi è una devozione che corrisponde al detto del card. Newman: «Cor ad cor loquitur» («il cuore parla al cuore»), un'espressione che forse si può riconoscere come la sintesi più bella di ciò che è la devozione del cuore in quanto devozione rivolta al Cuore di Gesù.
 Joseph Ratzinger - Benedetto XVI

Joseph Ratzinger nel 1981
Questa frase è tratta da una conferenza dedicato alla devozione al Sacro cuore di Gesù e in particolare alla enciclica  Haurietis Aquas di papa Pio XII, che nel 1981, anel 25° di pubblicazione del documento,  l'allora cardinale Ratzinger tenne a Tolosa. Prendiamo spunto da questa per sottolineare un aspetto molto... teresiano.
Quando Teresa parla di orazione, parla di rapporto di grande intimità con il Signore, nel cui Cuore è possibile riversare tutta la nostra vita, le gioie e le preoccupazioni, la fatica e l'entusiasmo, per vivere con Lui ogni momento, rinfrancati, sostenuti, incoraggiati.
Ma Teresa ci dice pure che il Cuore di Gesù parla al nostro cuore. Pensiamo per esempio all'inizio del Castello Interiore in cui, descrivendo l'anima come un castello di diamante fatto di tante stanze, ci dice che al centro, nella stanza più luminosa del castello "si svolgono le relazioni più segrete fra Dio e l'anima".
disegno di p. Enzo Caiffa, ocd, tratto dal calendario 2013 del Santuario di Jaddico

Comportiamoci da alfieri della fede



La prima lettura di oggi, dalla Prima lettera di San Pietro, invita a rimanere saldi e umili nelle avversità:
Ugualmente, voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. 
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, 
gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. 
Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. 
Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. 
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi

La nostra Teresa di Gesù incita, più o meno allo stesso modo, le sorelle della propria comunità. E anche noi:
"Sorelle, datevi all’orazione mentale, e chi non lo potesse fare, a quella vocale, alla lettura e ai colloqui con Dio, come dirò in seguito. Non lasciate di pregare nelle ore di orazione stabilite per tutte; non si sa quando lo Sposo ci chiamerà: non vi accada come alle vergini stolte. Può darsi che, pur riservandovi delle sofferenze, ve le faccia trovare piacevoli. In caso contrario, sappiate che non siete fatte per questo e che vi conviene attendere alla preghiera vocale; a questo punto interviene il merito dell’umiltà, se avrete la sincera convinzione di essere inabili anche nei riguardi di quello che fate.
 Bisogna procedere con letizia nell’adempiere ciò che ci viene comandato, come ho detto, e se lo si fa con sincera umiltà, felice quella serva della vita attiva, la quale non mormorerà che di sé! Lasci alle altre le loro battaglie, che non son cosa da poco, perché anche in quelle in cui l’alfiere non combatte, non evita di correr un gran pericolo, e nel suo intimo deve soffrire più di tutti perché, portando la bandiera, non può difendersi e, anche se lo fanno a pezzi, non deve lasciarsela sfuggire dalle mani. 
Allo stesso modo i contemplativi devono tenere alta la bandiera dell’umiltà e sopportare tutti i colpi che possano essere loro inferti senza restituirne nessuno, perché il loro compito è quello di soffrire come Cristo, portare alta la croce, non lasciarsela sfuggire di mano, quali che siano i pericoli in cui si trovino né mostrare mai alcuna debolezza nella sofferenza: a tale scopo è stato loro affidato un così onorevole compito. Stiano dunque attenti a quello che fanno, perché, se abbandonano la bandiera, la battaglia sarà perduta; e credo anche che sia di gran danno per le anime non troppo progredite costatare che le opere di coloro che essi considerano capitani e amici di Dio non sono conformi all’ufficio che ricoprono.
 Gli altri soldati tirano avanti come possono e a volte si allontanano dal luogo in cui vedono che il pericolo è maggiore, ma non se ne accorge nessuno, né essi restano disonorati, mentre questi (gli alfieri) hanno tutti gli occhi addosso, né possono fare alcun movimento senza essere notati. Pertanto il loro ufficio è di gran pregio e quegli che ne è investito dal Re riceve, sì, un grande onore e favore, ma nell’accettarlo non è piccolo l’onere a cui si obbliga".
                                                                                                                                                                 (Cammino di perfezione 18,4-6)

PREGARE PER I "CAPITANI" DELLA CHIESA

MARTEDI' 12 MARZO COMINCIA IL CONCLAVE PER L'ELEZIONE DEL NUOVO PAPA




Quando, nel 1989 il card. Joseph Ratzinger scriveva che all'origine dello spegnersi dell'entusiasmo di una vocazione c'è la mancanza di preghiera (clicca qui) si rivolgeva ai sacerdoti. La Chiesa, i suoi ministri hanno più noi bisogno del sostegno della preghiera. Questo è un insegnamento della nostra fondatrice, Teresa di Gesù
Mai come in questo momento in cui i cardinali si apprestano ad eleggere un nuovo Pontefice la preghiera dei sacerdoti, dei consacrati e di tutto il popoli di Dio per la Chiesa deve elevarsi con la consapevolezza di quanto sia fondamentale chiedere aiuto a Dio per quelli che S. Teresa definisce "i capitani" (i ministri di Dio, i sacerdoti). 
Ecco che cosa scrive Teresa nel III capitolo del "Cammino di perfezione", opera dedicata all'insegnamento della orazione alle sue monache del monastero di San Giuseppe, esortando le sue figlie a pregare per i "capitani":

"Forse vi domanderete perché insisto tanto su questo punto e perché dobbiamo aiutare quelli che sono migliori di noi. Ve lo dirò, perché non credo che comprendiate ancora bene quanto dobbiate al Signore per il fatto che vi ha condotte in una casa dove siete così libere da interessi materiali, da occasioni pericolose e dal contatto col mondo. È, questa, una grande grazia che non hanno quelli di cui parlo, né conviene oggi, meno che in altri tempi, che siano liberi da tutto ciò, perché son loro a dover sostenere i deboli e dar coraggio ai pavidi. Starebbero bene i soldati senza i capitani! Devono, quindi, vivere fra gli uomini, conversare con loro, soggiornare nei palazzi e anche conformarsi a volte esteriormente a loro. Credete voi, figlie mie, che ci voglia poca virtù per trattare con il mondo, vivere in mezzo al mondo, occuparsi degli affari del mondo, conformarsi, come ho detto, alle conversazioni del mondo, ed essere interiormente estranei al mondo, nemici del mondo, vivendo in esso come chi vive in esilio e, infine, non essere uomini, ma angeli? Se, infatti, non fosse così, non meriterebbero il nome di capitani, e allora il Signore non permetta che escano dalle loro celle, perché faranno più male che bene. Non è, infatti, questo il tempo che consenta di scorgere imperfezioni in coloro che devono essere di esempio.

 Se nel loro intimo non hanno la ferma convinzione che occorre disprezzare tutti i beni della terra, staccarsi da ciò che ha fine e attaccarsi alle cose eterne, per molto che vogliano dissimularlo, finiranno col rivelarsi quali realmente sono. Del resto, non trattano essi forse con il mondo? Bene, siano pur certi che il mondo non perdonerà loro nulla e che nessuna delle loro imperfezioni potrà sfuggirgli. Delle buone azioni molte passeranno inosservate e fors’anche non saranno considerate tali, ma per quelle cattive o imperfette non sarà così, stiano certi. Io mi domando ora, piena di meraviglia, chi mai abbia potuto indicare al mondo la perfezione, non perché la osservi (perché a ciò non crede di essere minimamente obbligato, sembrandogli di far molto se osserva in una certa misura i comandamenti), ma per condannare tali altri di cui a volte ciò che è virtù sembra sia fatto per soddisfazione personale.
Pertanto, non pensiate che a questi uomini sia necessaria solo una limitata grazia divina per sostenere la dura lotta in cui si cimentano; occorre loro, al contrario, un grandissimo aiuto.
 Ora, due son le cose per cui io vi chiedo di sforzarvi di esser tali da farci meritare di ottenerle da Dio: la prima è che fra i tanti dotti e religiosi che noi abbiamo, ce ne siano molti i quali possiedano le qualità necessarie a questo fine, come ho detto, e che il Signore vi disponga convenientemente coloro che non lo sono del tutto, perché un uomo perfetto farà più di molti uomini imperfetti. La seconda che, una volta entrati in questa lotta, non certo piccola – come ho detto –, il Signore li sostenga con la sua mano affinché possano salvarsi dai tanti pericoli quali sono quelli che il mondo presenta e riescano ad attraversare questo mare insidioso con le orecchie chiuse al canto delle sirene. Se in questo possiamo qualcosa presso Dio, combattiamo per lui, pur stando in clausura, e io riterrò molto ben impiegati tutti i travagli sofferti per fondare questo piccolo ritiro, dove volli che si osservasse la Regola di nostra Signora e Imperatrice con la perfezione primitiva.
 Non vi sembri inutile pregare costantemente a questo scopo, visto che ci sono alcune persone cui appare cosa dura non pregare molto per la propria anima; ma quale preghiera è migliore di questa? Se vi angustia il pensiero che non vi serva a scontare le pene del purgatorio, tranquillizzatevi: vi saranno scontate anche per mezzo di tale orazione, e se rimane ancora qualcosa, rimanga pure! Che m’importa di stare in purgatorio fino al giorno del giudizio, se con le mie preghiere potrò salvare anche solo un’anima? Tanto più, poi, se giovo al profitto di molte e alla gloria del Signore! Non badate alle pene che hanno una fine, quando si tratta di servire in qualche modo maggiormente colui che ne ha sofferte tante per noi. Prendete sempre consigli circa quella che è la maggior perfezione, per conformarvi ad essa.
Pertanto vi prego, per amore del Signore, di supplicare Sua Maestà di esaudirci in questo. Io stessa, pur essendo così miserabile, ne supplico sempre Sua Maestà, perché i miei desideri sono rivolti solo alla sua gloria e al bene della sua Chiesa.
 Sembra presunzione da parte mia pensare ch’io possa contribuire a raggiungere questo scopo. Ma io confido, mio Signore, in queste vostre serve che sono qui riunite e che no desiderano né vogliono altro se non contentarvi. Per voi hanno lasciato il poco che avevano e avrebbero voluto aver di più per rendervi maggior servizio con la rinunzia. Voi, mio Creatore, non siete un ingrato perché io possa credere che tralascerete di fare ciò di cui vi supplicano; né, o Signore, quando eravate su questa terra, avete disprezzato le donne, anzi le avete sempre favorite trattandole con molta pietà! Se vi chiederemo onori, rendite, ricchezze o cose che sanno di mondo, non ascoltateci, ma se preghiamo per l’onore di vostro Figlio, perché, eterno Padre, non dovreste ascoltare coloro che per voi sacrificherebbero mille onori e mille vite? Non per noi, Signore, che non lo meritiamo, ma per il sangue e i meriti di vostro Figlio.
 Oh, eterno Padre! Considerate che tante percosse, tante ingiurie e tanti terribili tormenti non devono essere dimenticati. Come, dunque, mio Creatore, viscere così amorose come le vostre possono sopportare che ciò che fu fatto con tanto ardente amore da vostro Figlio, per contentarvi maggiormente (giacché gli ordinaste di amarci) sia tenuto in così poco conto come oggi questi eretici tengono il santissimo Sacramento, che privano dei suoi tabernacoli distruggendo le chiese? Se avesse omesso di fare qualcosa per contentarvi! Ma ha fatto tutto perfettamente. Non è bastato, eterno Padre, che egli non abbia avuto, mentre visse, ove poggiare il capo e che sia stato sempre gravato di patimenti, perché ora lo privino dei luoghi ove riunisce i suoi amici, di cui vede la debolezza e di cui sa che per affrontare le loro battaglie hanno bisogno di sostenersi con quel celeste alimento? Non aveva egli già pagato in larghissima misura per il peccato di Adamo? Ogni volta che torniamo a peccare, dev’essere sempre questo amorosissimo Agnello a pagare? Non vogliate permetterlo, mio sovrano Signore! Si plachi ormai la vostra Maestà! Non guardate ai nostri peccati, ma alla nostra redenzione operata dal vostro sacratissimo Figlio, ai suoi meriti e a quelli della sua Madre gloriosa e di tanti santi e martiri che sono morti per voi!
 Ahimè, Signore, chi è costei che ha osato rivolgervi questa preghiera in nome di tutte? Che cattiva mediatrice, figlie mie, avete in me, per presentare le vostre richieste e per ottenere di essere esaudite! Non farà che indignare di più questo sovrano Giudice il vedermi così temeraria, e con giusta ragione! Ma considerate, Signore, che voi siete Dio di misericordia; abbiate pietà di questa povera peccatrice, di questo vermiciattolo che osa tanto. Guardate, mio Dio, ai miei desideri, alle lacrime con cui vi rivolgo la mia supplica e, per quello che siete, dimenticate le mie opere, abbiate pietà di tante anime che si perdono e soccorrete la vostra Chiesa. Non permettete più disastri tra i cristiani, o Signore! Dissipate, vi prego, queste tenebre!