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QUANDO TERESA FU "INCORAGGIATA" DA S. CHIARA

 

Riproponiamo il testo sulle affinità fra Chiara di Assisi di cui oggi celebriamo la memoria liturgica e la nostra Teresa d'Avila che è sul sito del protomostero di Assisi e fu inserito nel sito (oggi inesistente sul web) "Para vos naci", dedicato al V centenario della nascita della carmelitana scalza.


L'11 agosto 1562 nel monastero dell’Incarnazione di Avila le monache partecipano alla celebrazione eucaristica. Tra loro c’è Suor Teresa de Ahumada. È la vigilia di un evento importante: la fondazione di un nuovo monastero carmelitano, organizzato secondo il rigore originario della Regola di Sant’Alberto e destinato a vivere “per la Chiesa e per la redenzione delle anime” . Poco prima della comunione Suor Teresa ha una visione. Ecco come la racconta nel LIBRO DELLA Vita, la sua autobiografia:
 “Il giorno di santa Chiara, mentre stavo per comunicarmi, mi apparve questa santa splendente di bellezza; mi disse di sforzarmi d’andare innanzi nell’opera intrapresa, perché ella mi avrebbe aiutata. Cominciai a nutrire per lei una grande devozione, tanto più che le sue promesse sono risultate così veritiere che un monastero di suore del suo Ordine, vicino al nostro, ci aiuta a mantenerci. E la cosa più importante è che, a poco a poco, ha perfezionato a tal punto il mio desiderio di rinuncia a tutto che la povertà osservata da questa gloriosa santa nella sua casa si osserva anche da noi e viviamo di elemosina. Non mi è costato poca fatica ottenere l’autorizzazione del santo Padre a mantenerci salde in questa Regola, senza discostarcene né aver mai rendite. Il Signore fa molto di più e lo si deve forse alle preghiere di questa santa gloriosa perché, senza esserne richiesto, ci provvede completamente di tutto il necessario. Sia egli benedetto per ogni cosa! Amen. (Vita 33,13)”

È dunque anche grazie all’intercessione della santa di Assisi che Teresa di Gesù fondò il suo primo monastero di stretta clausura, quello di San Giuseppe, inaugurato il 24 agosto 1562. Così a 800 anni dalla consacrazione della santa di Assisi ricordiamo i 450 della riforma teresiana. Due sante molto diverse, vissute in due epoche molto diverse. Eppure dalla clarissa di San Damiano, Teresa sente  non solo di poter ricevere la protezione celeste, ma anche l’ispirazione per lo stile di vita con cui dar vita a una nuova, piccola comunità. Così, rivolta alle consorelle del monastero di San Giuseppe, alle quali insegna il cammino di orazione, Teresa spiega che l’orazione non può prescindere da uno stile di vita  votato all’umiltà, all’amore vicendevole e al distacco. E parla loro di povertà:  
Ecco le armi che devono figurare sulle nostre bandiere e che dobbiamo custodire in ogni circostanza, in casa, nel modo di vestire, nelle parole e soprattutto nel pensiero. Finché vi atterrete a questa norma, non temete che abbia a decadere l’osservanza della Regola in questa casa, col favore di Dio, perché, come diceva santa Chiara, forti mura sono quelle della povertà. Di queste mura – ella diceva – e di quelle dell’umiltà voleva veder recinti i suoi monasteri, e certamente, se si osserva davvero questa pratica, l’onore del monastero e tutto il resto viene salvaguardato molto meglio che non con sontuosi edifici. Guardatevi bene dal costruirne di tali, ve ne scongiuro in nome di Dio e del suo sangue e, se posso dirlo in tutta coscienza, mi auguro che crollino il giorno stesso in cui siano costruiti. (Cammino di perfezione, 2,8)”
Nel Libro della vita, nei capitoli (32-36) in cui ripercorre la fondazione del primo monastero riformato la santa Madre commenta  “Contemplando Cristo in Croce, così povero e nudo, non potevo sopportare di essere ricca, per cui lo supplicai con le lacrime agli occhi di far sì che io divenissi povera come Lui” (Vita 35,3).
Forse Teresa non ha mai letto le parole di Chiara d’Assisi ad Agnese di Praga, ma la sintonia spirituale c’è ed è forte.
 

« In questo specchio rifulge la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità. Contempla lo specchio in ogni parte e vedrai tutto questo. 
Osserva anzitutto l'inizio di questo specchio e vedrai la povertà di chi è posto in una mangiatoia ed avvolto in poveri panni. O meravigliosa umiltà, o stupenda povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepio! Al centro dello specchio noterai l'umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio noterai l'umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio potrai contemplare l'ineffabile carità per cui volle patire sull'albero della croce ed in esso morire con un genere di morte di tutti il più umiliante. »
L’invito di entrambe è a tenere gli occhi fissi su di Lui, sempre.

Stefania Db

Messaggio di p. Luigi Gaetani per il IV centenario della canonizzazione di Teresa di Gesù


Carissimi Confratelli e Sorelle, “Non c’è santità senza gioia” (Papa Francesco, Catechesi, 01.11.2021); la gioia non è emozione di un istante o un vuoto ottimismo umano, ma la certezza di poter vivere la vita di ogni giorno, ogni situazione sotto lo sguardo commosso di Dio, con il coraggio e la forza che provengono da Lui.

In occasione dei 400 anni dalla canonizzazione della Santa Madre Teresa di Gesù (1622 -12 marzo- 2022) è bello mettere insieme due attitudini care alla Santa di Avila e urgenti nella vita della Chiesa e della società di oggi che, senza dubbio, hanno segnato il suo percorso di santità: il camminare insieme e la gioia. Due immagini, queste, per il tempo burrascoso che attraversiamo, mentre i nostri cuori sono spezzati dalle barbarie che stanno massacrando il popolo ucraino e mentre viviamo la riforma della comunità ecclesiale attraverso l’esperienza del Sinodo, che è cammino con la carovana umana ed esperienza di santo pellegrinaggio.

S'inizia così il messaggio che il nostro Superiore Provinciale, p. Luigi Gaetani ha inviato a tutta le comunità dell'Ordine della nostra Semiprovincia e che si può scaricare cliccando qui, facendoci riscoprire le doti di una donna eccezionale per la forza, l'allegria, il coraggio così inimmaginabili per i cliché in cui spesso rinchiudiamo i santi.  






Sotto il manto della Maestra degli spirituali

 Pubblichiamo l'omelia del Vicario Generale all'inaugurazione del corso accademico del Teresianum

Vangelo Gv 7,14-18.37-39

 In quel tempo, 14 quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15 I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: “Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?”. 16 Gesù rispose loro: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17 Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18 Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. 37 Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38 chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. 39 Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

Omelia

Il brano del Vangelo di Giovanni che è stato appena proclamato in questa solennità di Santa Teresa ci presenta Gesù come maestro. Nel tempio di Gerusalemme, durante la festa dei Tabernacoli, Gesù insegna e continua la sua rivelazione. Tuttavia, gli ascoltatori restano meravigliati e non lo accolgono, poiché sanno che non ha avuto una formazione regolare: “Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?”. La risposta che dà loro Gesù rimanda direttamente al Padre: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato”. Gesù, perché mandato dal Padre, ha parole di vita eterna, anzi, colui lui stesso è la verità, è la Sapienza incarnata. La sapienza che è presente in Gesù verrà trasmessa ai discepoli che credono in lui grazie allo Spirito, il grande dono offerto ai credenti dopo la glorificazione di Gesù. Lo Spirito è il maestro interiore, che continua a insegnare come ha fatto Gesù, e che diventa fonte dalla quale sgorgano “fiumi di acqua viva”. È lo Spirito della verità, che guida a tutta la verità (cfr. Gv 16,13). Gli ebrei del tempo di Gesù potevano ascoltare lui, imparare da lui. I credenti di tutti i tempi, tra i quali ci siamo anche noi, possono ascoltare lo Spirito che parla nel cuore, possono imparare da lui. Questo insegnamento evangelico ci viene proposto oggi, nel giorno in cui celebriamo santa Teresa, lei che ha voluto sapere, conoscere e imparare. Grazie alla sua ricerca personale, al suo ascolto dello Spirito, alla sua attenzione interiore all’ospite che abita nel castello della sua anima, è diventata non solo buona discepola ma addirittura maestra. Pure lei, come Gesù, “senza avere studiato”, ha insegnato, e continua a farlo.

La festa di quest’anno si situa infatti pochi giorni dopo la ricorrenza del 50º anniversario della proclamazione di Teresa come dottore della Chiesa. Lei, che non era teologa, che non era “letrada” perché non poteva esserlo nel suo tempo, ha raggiunto tuttavia una conoscenza tale del mistero di Dio da essere riconosciuta maestra degli spirituali. Teresa è stata maestra non nelle aule universitarie, ma all’interno delle sue comunità, verso le sue sorelle, ma anche verso tante persone di ogni condizione che avevano la fortuna di essere a contatto con lei. Lo era con le sue parole e con il suo 2 esempio. Già in vita lo era anche con i suoi scritti, e lo è tuttora: maestra di preghiera, di spiritualità, di vita in Dio. Su Teresa si può dire quello che Giovanni della Croce diceva ad Anna di Gesù nel dedicare a lei il Cantico Spirituale: “Infatti, se è vero che a Vostra Reverenza manca la pratica della teologia scolastica, mediante la quale si intendono le verità divine, non le manca quella della mistica, che si conosce per amore, nel quale le cose non solo si conoscono, ma insieme si gustano” (CB prol., 3). Teresa conosce per amore. Fa l’esperienza dell’amore di Dio e conosce Dio grazie al rapporto di amicizia con lui. Ma lei non dimentica mai che l’esperienza personale può essere ingannevole e per questo cerca sempre la conferma della Parola di Dio. La trova mediante i dotti, i suoi famosi “letrados”. Sappiamo che quando parla dei “letrados”, e lo fa spesso, pensa ai teologi, in particolare a quelli che conoscono bene la Scrittura (cfr. V 13,17): “la scienza è gran cosa, perché dà insegnamenti e luce a noi che poco sappiamo, sì che, giunti alle verità della sacra Scrittura, facciamo ciò che dobbiamo.” (V 13,16).

Ma è fondamentale che siano veramente istruiti: Teresa lamenta il grande danno che le hanno fatto i confessori dotti a metà (“medio letrados”, V 5,3; cfr. 5M 1,8), mentre afferma invece che un teologo sapiente mai l’ha ingannata (“buen letrado nunca me engañó”, íd.). È così fino al punto che preferisce un buon teologo che non sia spirituale a uno spirituale che non conosca davvero la Scrittura (cfr. V 13,19; 34,11). Teresa ammira e ringrazia coloro che hanno studiato con impegno e dedizione la Parola di Dio e la scienza dello spirito, e lamenta che ci siano persone che non vogliano ricorrere a loro: “Molte volte mi stupisce la fatica che ai dotti, specialmente religiosi, è costato acquistare quella scienza della quale, senz’altra fatica se non quella di farne richiesta, io posso giovarmi. E pensare che ci sono persone che non vogliono approfittarne!” (V 13,20)

Oggi ricordiamo Teresa come maestra e dottore della Chiesa nel contesto specifico dell’inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021 nella Pontifica Facoltà Teologica e nel Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum. Questo centro di studi teologici e spirituali che porta appunto il nome della Santa, è stato creato dalla famiglia fondata di Teresa ed è affidato alla sua protezione, il che dà al Teresianum un’impronta specifica e una responsabilità particolare. Il Teresianum è chiamato proprio a formare “letrados”, teologi che siano a conoscenza della Parola di Dio e possano così illuminare e guidare tutti nelle vie dello spirito. Per questo c’è bisogno di tutti gli elementi adatti alla ricerca ed allo studio, e il Teresianum li ha: strutture, libri, spazi, risorse economiche, tempo, strumenti tecnologici e informatici (questi più necessari che mai nei nostri tempi, e ancora di più nello strano contesto dell’attuale pandemia) …

C’è bisogno poi dell’impegno personale di ognuno per usufruire al meglio di tutte queste possibilità, della fatica per acquisire la scienza della quale parlava Teresa. Tuttavia, allo stesso tempo c’è soprattutto bisogno per tutti, professori e studenti, della disposizione adeguata, della volontà di essere insegnati dallo Spirito. Ci vuole l’ascolto permanente del maestro interiore, è necessaria la docibilitas, la disponibilità allo Spirito. Direi che Teresa chiederebbe senz’altro ad un’istituzione come il Teresianum che serva a formare persone che rispondano al suo ideale di maestri di vita spirituale che siano allo stesso tempo dotti e spirituali, persone di scienza e di esperienza (cfr. 6M 8,9). E che siano, ovviamente, di vita buona (cfr. CV 3,2), cioè, servi di Dio (cfr. F 27,15), umili e virtuosi, pieni di bontà (cfr. CV 5,5) e di santità (cfr. F 17,17). Chiediamo al Signore, per intercessione di Teresa, di ricevere ed accogliere la sapienza che viene dall’alto.

P. Agustí Borrell, ocd. Vicario Generale

Dimora e Cammino, anche per noi

Perché non condividiamo alcune riflessioni, dopo aver letto la bella esperienza vissuta dai secolari della Provincia Veneta durante gli esercizi spirituali (il cui resoconto potete leggere sul blog dell’Ocds di Italia), con la guida di p. Roberto Fornara, carmelitano scalzo?
Tema delle meditazioni è stato “La Stanza e il cammino : equilibrio della vita interiore nella Parola di Dio e in  S. Teresa”- P. Roberto  ha preso spunto dal Messaggio del nostro Preposito Generale, P. Saverio Cannistrà, per il V Centenario Teresiano, puntando l’attenzione su due parole chiave contenute nel messaggio : Dimora e Cammino.
Il pensiero va subito a due opere di Teresa d’Avila: “Il Castello interiore” e il “Cammino di perfezione”, ma anche a due figure del Vangelo Maria e Marta, l’ascolto e il servizio, la contemplazione e l’azione. Se è vero che ogni figura di “chiamato da Dio” coesistono questi aspetti, non possiamo non soffermarci sulla nostra Teresa.
 “L’Andariega”, Teresa, ha percorso un lungo cammino non solo per fondare monasteri, ma soprattutto per andare alla ricerca di Dio. 
“Voglio vedere Dio” era il suo desiderio sin da ragazzina. E l'ha trovato dove non pensava mai d'incontrarlo: al centro dle suo cuore.
Questa ricerca, all'inizio, non è stata facile per lei e questo la rende molto vicina a ciascuno di noi.


Rileggiamo insieme gli inizi del percorso teresiano, dal Libro della Vita i capitoli  2, 3, 9 e 11.  
Chi vuole può inviare alla nostra e mail una riflessione.

Paolo VI e la Multiforme Sapienza di Dio


La multiforme Sapienza di Dio talvolta si rivela in maniera più manifesta ad alcuni amati discepoli di Cristo e ad essi, per arcano disegno e liberalità singolare, vien concesso di comprendere quale sia «la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità: di conoscere anche la carità di Cristo che supera ogni scienza» (Ef 13, 8). Infatti «lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù, ma, distribuendo a ciascuno i propri doni come a lui piace (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa» (LG 12).
Teresa di Gesù, grande e nobile vergine, e inoltre riformatrice dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, fu arricchita a profusione di questa divina abbondanza di sacri carismi. Di semplici costumi e ignara di cultura letteraria, eccelse talmente con la parola e con gli scritti, che a lei si possono riferire queste parole: «aprì la sua bocca in mezzo all'Assemblea» (Sir 15, 5), e a buon diritto fu proclamata santa da uomini santi e fu anche venerata come sicurissima guida e maestra da dottori di scienze sacre. Sebbene si interessasse a moltissimi affari inerenti al suo dovere, si vide tuttavia che aspirava ininterrottamente a una patria migliore, cioè a quella celeste; quasi sempre sofferente nel corpo e carica di tribolazioni, affrontò impavida qualsiasi impresa per la gloria di Dio e per l'utilità della Chiesa di Cristo. 
Perciò, dal momento che questa serva di Dio è stata sempre esaltata, sia per i fatti straordinari della sua vita sia per le rare virtù del suo animo sia per l'acume del suo spirito, reputiamo con certezza questo fatto motivo giusto e nobile a che, come il Nostro predecessore Gregorio XV le ha decretato gli onori dei santi, affinché tutti i fedeli di Cristo comprendessero con quale abbondanza Dio avesse ricolmato di Spirito Santo la sua serva (cf Lett. Decr. Omnipotens sermo), così Noi non dubitiamo doverla proclamare dottore della Chiesa, prima fra le donne, specialmente per la sua conoscenza e dottrina delle cose divine. Abbiamo infatti fiducia e confidiamo che Teresa di Gesù, dichiarata con solenne decreto maestra di vita cristiana, stimoli fortemente anche gli uomini del nostro tempo a coltivare soprattutto ciò che favorisce l'amore dell'anima verso la contemplazione e il conseguimento delle cose celesti
Cominciava così la Lettera Apostolica "Multiformis sapientia Dei" del nuovo Beato, Paolo VI, allora Pontefice Romano. Con queste parole, proclamava santa Teresa di Gesù, vergine di Avila, Dottore della Chiesa, prima donna della schiera, seguita subito dopo da S. Caterina da Siena e nel 1987 da S. Teresa di Gesù Bambino (altra carmelitana scalza) e nel 2012 da Sant'Ildegarda di Bingen.
 Al nuovo beato che con i carmelitani ha sempre avuto un affetto particolare (tra l'altro una sua parente era carmelitana scalza a Roma e con lei "festeggiò" il pomeriggio del 27 settembre 1970 la proclamazione a dottore di Santa Teresa).
Stamattina è toccato a lui, non il dottorato, ma la proclamazione a beato. E mentre il Papa leggeva la formula di beatificazione, dopo la presentazione da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo, sulla loggia delle benedizioni veniva scoperta l'immagine sacra, che ritrae il beato a figura intera. Papa Francesco ha fissato la festa liturgica per il 26 settembre, giorno della nascita di Paolo VI, al secolo Giovanni Montini. La cerimonia di questa mattina è stata anche l'occasione di rivedere il papa emerito, un sorridente Benedetto XVI che nel 2012 aveva approvato le virtù eroiche del nuovo beato.

Il Cammino di Teresa

Uno degli studiosi della nostra santa Madre, il padre carmelitano francese Stéphane – Marie Morgain, nel saggio “Il Cammino di perfezione di Teresa d’Avila”, edizioni Jaca Book analizza lo sfondo storico e spirituale in cui si sviluppa la riforma teresiana per poi soffermarsi sulle due stesure dell’opera e sulle risposte che la santa Madre riesce a dare ai problemi che in quel tempo incombevano nella società e nella Chiesa. In particolare, per aiutarci nell’approccio alla lettura, p. Stéphane riporta una delle “Relazioni spirituali” in cui Teresa accenna all’ordine ricevuto di scrivere per le monache  un altro libretto. Aveva già composto il Libro della Vita e qui si dedica a consigli molto pratici sull’orazione.
L’autore indica tre direttrici fondamentali:
  •  La giustificazione della vita contemplativa come servizio ecclesiale.
  •  L’esposizione delle esigenze ascetiche della vita in monastero
  •  L’itinerario spirituale attraverso il commento del Padre Nostro che sottolinea una necessaria unità fra preghiera vocale e orazione mentale.

Morgain fa anche un’annotazione interessante: Teresa mette in risalto il ruolo della donna nella pratica dell’orazione mentale. Oggi non ci sarebbe nessuno stupore a riguardo, ma allora alle donne (capitolo 4) non era permessa neppure la lettura delle Scritture e dei libri di preghiera. Sembra anzi che Teresa se ne lamenti nel capitolo 36 e che p. Garcia de Toledo al quale affidò il testo per una revisione commentò: “Si direbbe che rimproveri gli Inquisitori perché le proibiscono i libri di preghiere”.
La versione manoscritta di Valladolid di quest’opera che la santa Madre definisce librillo - per distinguerla dal libro della Vita (libro grande) -  diventa una regola di vita per i monasteri teresiani, i Carmeli cioè fondati secondo le sue indicazioni. 



Siamo anche su Twitter

La nostra fraternità di Napoli è presente sul Web anche con l'account di Twitter attraverso il quale cercherà di diffondere ancora le parole della santa Madre Teresa. Chi è iscritto a Twitter può interagire, seguendo l'account @suipassi, inviando esclusivamente frasi tratte dalle opere di Teresa d'Avila o su Teresa d'Avila. Per il testo nella foto del profilo è stato utilizzato il font che riproduce la scrittura di S. Teresa. Il logo in basso è quello della fraternità. Gli eventi che s'inizierà a programmare nella Provincia Napoletana saranno presentati anche in questa pagina, oltre che con iniziative editoriali ad hoc. Tra coloro che hanno iniziato a seguirci anche p. Roberto Fornara, il sito del V centenario e alcuni secolari. Far conoscere la santa Madre è il minimo che possiamo fare. Per questo i componenti della fraternità sono invitati a raccogliere frasi, pensieri, preghiere della nostra santa (brevi perché ogni tweet è di 140 caratteri) che provvederemo a inserire.



Quando S. Teresa fu proclamata compatrona di Napoli

Busto realizzato quando fu proclamata patrona di Napoli


Era il 4 aprile 1664 quando un frate carmelitano scalzo, p. Vincenzo della Croce, napoletano di adozione, che era stato priore in Polonia e nelle Fiandre (dove conobbe e fu confessore di Anna di S. Bartolomeo, la suora che fu segretaria e infermiera di Teresa di Gesù) fece un annuncio molto atteso.
P. Vincenzo molto vicino alla comunità carmelitana di Napoli, città dove la riforma teresiana si era affermata velocemente e ai cittadini  ebbe il compito di annunciare ufficialmente che il Parlamento Generale, convocato dal reggente Conte di Pegnaranda, indicato dal Celano come “Il divotissimo signor conte di Pegnaranda, viceré con larghissime sovvenzioni” aveva proclamato,
per acclamazionem, S. Teresa di Gesù, patrona e protettrice della città e del Regno di Napoli.
Fu, questa, la proclamazione civile che suggellò quella ecclesiastica avvenuta nel 1636, quando l’arcivescovo Buoncompagni aveva ottenuto da Roma il decreto di elezione di S. Teresa a Patrona di Napoli.  Sin dal 1622, anno della canonizzazione della Riformatrice spagnola, Napoli aveva manifestato per Teresa una particolare venerazione. Come mai passarono ancora tanti anni? Si era deciso di non aggiungere altri patroni. A smuovere le acque un favore ottenuto grazie all’intercessione della santa, pregata intensamente il 26 agosto 1647 perché fosse messa fine a una serie di ribellioni nella piazza del popolo.

Non meraviglia che sia stato proprio il conte a fare questo regalo alla città: egli era molto legato all’ordine carmelitano, e molto devoto a Santa Teresa d’Avila. Grazie a lui furono arricchiti e perfezionati alcuni edifici religiosi come la stessa Chiesa di S. Teresa a Chiaia, la più antica intitolata alla santa di Avila. Qui, nel prossimo mese di maggio, con i frati e organizzeremo una mattinata di arte e spiritualità.

Stefania De Bonis


Deserto. luogo d'incontro con Dio

Siamo nel pieno del cammino quaresimale e vogliamo proporre, anche a chi legge il nostro blog, la bella esperienza vissuta dalle fraternità della Campania a Maddaloni, con il ritiro "Ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore", guidato da p. Arturo Beltràn che ci ha proposto due meditazioni.
 
PROLOGO
Il titolo del ritiro che stiamo vivendo è: “Ti condurrò al deserto e parlerò al tuo cuore”, parole tratte dal libro del Profeta Osea (Perciò, ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore
). Anche se il termine deserto ha una connotazione negativa, perché è un posto dove non c’è vita, non c’è vegetazione e la gente e gli animali tentano di allontanarsi è anche un luogo che esercita una particolare attrazione sulla persona che cercava Dio, come vedremmo in questa riflessione. Soprattutto nella spiritualità biblica, e in quella Carmelitana, il deserto ha una grande importanza. Numerose volte questa realtà è citata nelle Scritture e nelle opere di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce.
Il deserto è stato sempre, tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento, una categoria presente in chi ha voluto trovarsi con Dio. La sua solitudine, il suo silenzio, l’assenza di stimoli esterni, ha fatto sì che dall’antichità le persone che cercavano Dio fossero portate a isolarsi qui. Vi si è recato Abramo in cerca di Dio (Genesi 12,1-4), è il luogo dove Dio ha parlato con Mosè, nel roveto ardente, dove si è rivelato al suo popolo, Israele, dove lo ha amato e creato come sua creatura… quindi il deserto è il luogo dove Dio “attua”.
La spiritualità carmelitana ha saputo riconoscere questi segni della tradizione spirituale biblica e li ha inseriti nella sua vita. Il Carmelo è nato propriamente nel deserto, se non propriamente in un luogo pieno di sabbia, ma in un luogo solitario quasi fatto apposta per incontrare a Dio e adorare sua Madre in tranquillità e serenità. Così i  primi pellegrini si sono radunati come eremiti nel Monte Carmelo attorno ad una cappella in onore della Madonna per vivere questa esperienza personale di contatto con Dio. Anche Santa Teresa e San Giovanni della Croce cercavano il deserto per la sua vita spirituale, tanto esteriore quanto interiore. La Santa Madre ha voluto creare dentro lo spazio ristretto dei suoi monasteri una piccola Tebaide carmelitana piena di cappelle che ricordassero il deserto del Monte Carmelo (i romitori); anche San Giovanni della Croce, secondo le tante testimonianze che abbiamo di lui, si ritirava nella montagna di Segovia nella solitudine.
Tutto questo ci dimostra paradossalmente come il deserto possa essere apertura al trascendente. Potremmo dire, come hanno scoperto e sperimentato Santa Teresa e San Giovanni della Croce, che il deserto è un luogo disabitato ma allo stesso tempo abitato da Dio. E’ uno dei tanti paradossi che troviamo nella Bibbia. 
Il desiderio di deserto e solitudine nasce in Santa Teresa dalla lettura della vita dei santi quando leggeva che si ritiravano del deserto per servire Dio, dopo con la sua evoluzione spirituale e esperienza personale si rende conto che il deserto è qualche cosa più interiore che esteriore, ed è questo che tenterà di trasmettere nel suo carisma e riflette nei suoi monasteri attraverso la vita di preghiera e la creazione di romitori nello stesso monastero. Ma l’ideale per Teresa non sarà vivere in solitudine, ma vivere da sole con Lui. È nel cuore più che nella cella più lontana dove si vive la solitudine con Gesù. Per Giovanni della Croce il vero deserto è quello della crescita umana, come l’esodo del popolo d’Israele per il deserto, è una ricerca di Dio attraverso le diverse tappe della vita spirituale. Questo cammino porterà l’uomo dalla schiavitù dei sensi alla liberta dell’incontro con Dio.
 
 
PER LEGGERE IL TESTO DELLA MEDITAZIONE CLICCA SUL TITOLO:
 

Il dono della Vita Consacrata


Festa della Presentazione del Signore

La Presentazione del Signore (2 febbraio) è la festa di Cristo «luce delle genti » e dell'incontro (« Ypapanti ») del Messia con il suo popolo nel Tempio di Gerusalemme.

Oggi, con Simeone e Anna, contempliamo il Bambino Divino, il Verbo fatto Carne, che viene portato al Tempio: il Tempio del nostro cuore.
   Questo Oggi, singolare in questo anno particolare, ci veda più fedeli, in una vita completamente donata a Dio (Vita Consecrata, 2) con la risposta di una dedizione totale ed esclusiva (Vita Consecrata, 17).
   Sia in questo Oggi il Fiat del nostro impegno di obbedienza al Vangelo, alla voce della Chiesa, alla nostra regola di vita.
   Con gioia confermiamo il nostro proposito di vivere con sobrietà e austerità, per vincere l'ansia del possesso mediante la grazia del dono, di servirci dei beni del mondo, per la causa del Vangelo e la promozione dell'uomo.
   Di custodire con amore la castità del corpo e la purezza della mente, di vivere con cuore indiviso per la Gloria di Dio e la salvezza dell'uomo.
   Ci accompagni in questo cammino Maria, la Vergine Madre, Tempio Santissimo di Dio; ci aiuti soprattutto nel momento della prova, Lei, che fu trapassata dalla spada dello Spirito, a serbare nel cuore ciò che aveva contemplato.
  Il gesto di obbedienza alla legge e di offerta, compiuto da Maria e Giuseppe che portano il bambino Gesù per offrirlo al Tempio, ispira la presenza in questa celebrazione di tanti consacrati e consacrate: essi rappresentano coloro che hanno scelto la via dei consigli evangelici nella ricca varietà dei carismi che rendono bella la Chiesa con i doni dello Spirito e preparata per svolgere la missione universale del Vangelo; essi inoltre sono qui per rinnovare gli impegni della loro consacrazione e missione. (dal sito del Vaticano)
 
RINGRAZIAMO  DIO PADRE PER IL DONO DELLA VITA CONSACRATA

Il Signore, Padre santo, nella Sua infinita bontà, chiama con la voce dello Spirito,
in ogni tempo uomini e donne, già consacrati a te nel Battesimo, perché siano nella Chiesa
segno della sequela radicale di Cristo, testimonianza viva del Vangelo, annunzio dei valori del Regno, profezia della Città ultima e nuova.

Per questo anche noi, oggi, preghiamo che sia Gloria e lode a te, Signore, per tutte le vocazioni che susciti nel mondo, per la nostra vocazione e, in special modo, per la speciale vocazione alla vita consacrata.

Grazie, Padre, per il dono di Cristo,
figlio della tua Ancella,
servo obbediente fino alla morte.
Con gioia confermiamo oggi il nostro impegno
di obbedienza al Vangelo,
alla voce della Chiesa, alla nostra regola di vita.
Ti glorifichiamo, Padre, e ti benediciamo,
perché in Gesù Cristo, nostro fratello,
ci hai dato l'esempio più alto del dono di sé:
egli, che era ricco,
per noi si fece povero,
proclamò beati i poveri in spirito
e aprì ai piccoli i tesori del Regno.

Grazie, Padre, per il dono di Cristo,
figlio dell'uomo, mite, umile, povero,
che non ha dove posare il capo.
Lieti confermiamo oggi il nostro impegno
di vivere con sobrietà ed austerità,
di vincere l'ansia del possesso con la gioia del dono,
di servirci dei beni del mondo
per la causa del Vangelo e la promozione dell'uomo.


Ti glorifichiamo, Padre, e ti benediciamo,
perché in Gesù Cristo, figlio della Vergine Madre,
ci hai dato il modello supremo dell'amore consacrato:
egli, Agnello senza macchia, visse amando te e i fratelli,
morì perdonando e aprendo le porte del Regno.
Grazie, Padre, per il dono di Cristo,
sposo vergine della vergine Chiesa.
Con gioia confermiamo oggi il nostro impegno
preso nel giorno della Promessa.





Tutta a lui mi sono data,
e in tal modo son cambiata,
che il mio Amato è sol per me,
ed io son per il mio Amato.
Quando il dolce Cacciatore
vibrò il dardo e mi colpì,
fra le braccia dell’amore
l’alma mia prigion finì,
e acquistando nuova vita
in tal modo s’è mutata,
che il mio Amato è sol per me,
ed io son per il mio Amato.
 Da una freccia fui ferita
che veleno avea d’amore:
restò l’alma, così, unita,
stretta in uno al suo Creatore;
io non voglio ormai altro amore,
poiché a Dio mi sono data,
e il mio Amato è sol per me,
com’io son per il mio Amato.
Teresa di Gesù (poesia 3)
 
Meditiamo con Paolo Curtaz
Nel passato, in questa giornata, erano benedette le candele che avrebbero illuminato le chiese durante tutto l'anno. In questa giornata le persone consacrate a Dio si affidano alla sua tenerezza. È lui la luce dei cuori che illumina le nostre tenebre. Aspetta, Simeone. Aspetta svuotato, forse rassegnato. Il fatto di salire al tempio per fare servizio, è, ormai, solo una stanca e ripetitiva devozione. Come molte persone anziane che incontro nel mio ministero, il vecchio Simeone trasuda disincanto e stanchezza interiore. Eppure è lui l'unico ad accorgersi di ciò che accade, l'unico, tra la gente che affolla il tempio, che vede dietro quella coppia di spaesati paesani il mistero di un Dio che si allea con gli uomini e li salva. E tutto diventa luce.