Piccolo corso di preghiera con p. Patrizio ocd - 3


 Rileggiamo insieme questo passo del Libro della Vita (8,5) di S. Teresa di Gesù.

"Molti santi e buoni scrittori hanno parlato del gran bene che si ricava esercitandosi nella orazione, dico nell'orazione mentale. Ne sia ringraziato il Signore! Ma se così non fosse, per poco umile che sia, non sono però così superba d'arrischiarmi io a trattarne. Posso dire soltanto quello che so per esperienza: cioè che chi ha cominciato a fare orazione non pensi più di tralasciarla, malgrado i peccati in cui gli avvenga di cadere. Con l'orazione potrà presto rialzarsi, ma senza di essa sarà molto difficile. Non si faccia tentare dal demonio a lasciarla per umiltà, come ho fatto io, e si persuada che la parola di Dio non può mancare. Se il nostro pentimento è sincero e proponiamo di non più offenderlo, Egli ci accoglie nell'amicizia di prima, ci fa le medesime grazie di prima, e alle volte anche più grandi, se la sincerità del pentimento lo merita. Quanto a coloro che non hanno ancora cominciato io li scongiuro, per amore di Dio, di non privarsi di un tanto bene. Qui non vi è nulla da temere, ma tutto da desiderare. Anche se non facessero progressi, né si sforzassero di essere così perfetti da meritare i favori e le delizie che Dio riserva agli altri, guadagnerebbero sempre con imparare il cammino del cielo; e perseverando essi in questo santo esercizio, ho molta fiducia nella misericordia di quel Dio che nessuno ha mai preso invano per amico, giacché l'orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d'essere amati".

Padre Patrizio Sciadini ci spiega che Santa Teresa d'Avila dice che Dio non cambia, che non ha creato l'uomo abbandonandolo a se stesso, dimenticandolo ma amandolo. Ed è per questo che parla con lui come a un amico "da solo a solo". La parola di Dio si fa sentire in molti modi dentro di noi, con le ispirazioni, i desideri buoni di amore e di perdono,  ma specialmente con la parola che ha rivolto ai profeti e che ci ha rivolto nella persona di Gesù, parola definitiva di Dio, dove ci è stato detto tutto.
Il Vangelo è per eccellenza la parola diretta di Dio a ciascuno di noi. Chi legge e mette in pratica il Vangelo sa e vive tutto quello che Dio vuole da lui.

Quando ascoltiamo la parola di Dio noi possiamo farla diventare colloquio con lui. Ma c'è sempre prima una iniziativa di Dio: la preghiera avviene solo quando Dio parla al nostro cuore e noi parliamo al cuore di Dio Ma come? È lo stesso Gesù a spiegarci che non bisogna sprecare molte parole quando ci insegna il padre nostro (Matteo 6,5-6). P. Patricio spiega: ciascuno di noi deve cercare le sue parole, i suoi silenzi, i suoi gesti per parlare con Dio. Pensare a Dio è pregare. Pensare a qualcuno che amiamo e vogliamo amare è pregare.

Piccolo corso di preghiera con p. Patrizio ocd - 2


 
📖Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, 2 in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. 

 Ebrei 1, 1-2 

Conosciamo Dio per fede e attraverso il Vangelo. Come ci ricorda l'autore della lettera agli ebrei noi conosciamo Dio per i suoi riflessi nella storia e nella vita ma in modo speciale lo conosciamo attraverso Gesù, sua parola vivente. In Gesù noi possiamo conoscere Dio come padre che ci ama, ci perdona, ci dona la vita nella pienezza.

Abbiamo nel cuore una nostalgia di Lui, ma non occorre cercare un luogo particolare per incontrarlo: Noi che abbiamo la gioia di avere fede sappiamo che l'immagine più bella di Dio siamo proprio noi ciascuno di noi creato a sua immagine e somiglianza come si legge nel libro della genesi uno 26 certo incontriamo Dio nella parola e nell'eucarestia ma proprio perché create a sua immagine e somiglianza possiamo incontrarlo anche dentro il nostro cuore vero santuario dove abita il padre il figlio e lo Spirito Santo.

E' lo stesso Gesù che ci dice: 📖Se uno mi ama osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà in noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Giovanni 14, 23)


Piccolo corso di preghiera con p. Patrizio ocd - 1

 



Cominciamo questa settimana un percorso con l'aiuto Di padre Patrizio Scadini, carmelitano scalzo che ha pubblicato recentemente Il libro il cammino della preghiera   
Senza la ricerca di Dio e senza parlare con lui non possiamo essere felici. Ci sono dei momenti nella vita in cui dobbiamo saper guardare verso il cielo per poi tornare a guardare verso la terra con più speranza, facendoci seminatori di questa speranza che viene da Dio solo e che, ne siamo certi, prima o poi darà frutto in ogni terreno che saprà coglierla, generandolo a vita nuova. Per questo ho deciso di scrivere un altro libro sulla preghiera che ha un solo scopo: aprire cammini risvegliare la gioia della vita e la consapevolezza che qualcuno più grande di noi che chiamiamo Dio ci ama e cammina con noi.
Allora attingendo dal libro di p. Patrizio e vediamo come incamminarci verso la gioia del colloquio con Dio. E' un percorso per tutti, ma nel quale noi carmelitani riconosceremo l'impronta della nostra spiritualità.
Entrare nel mistero con la consapevolezza che nell'incontro con Dio nel rivelarsi a me Lui mi rivela anche la mia identità vera.
 Chi sono io? Scoprire che siamo un mistero ci mette nel cuore una gran pace. Se vogliamo conoscerci, lo possiamo fare solo specchiandoci in Dio e riconoscendoci, così, come sua immagine.
Chi è Dio? Dio ha lasciato la sua firma in ogni cosa e creatura da Lui creata. Dio ci parla attraverso la Sacra Scrittura. Ma l'incontro è come scrive p. Sciadini un'esperienza personale dell'amore di Dio che ciascuno di noi deve fare.  
Conoscere l'amore che Dio ha per noi, farne esperienza è la cosa più importante. 
Se io sono un mistero e Dio è un Mistero ancora più grande, bisogna rapportarsi a Lui con umiltà e accogliere con umiltà la nostra piccolezza. 
Siamo un mistero di amore che si può capire solo attraverso il cammino e l'esperienza dell'amore
Non sentite l'eco delle parole di Teresa ? 
Leggete la Lettera agli Ebrei 1, 1-2. Ci servirà per parlare la prossima volta dell'incontro con Dio. 




P. Roberto Pirastu Definitore Generale ocd oggi ai Ponti Rossi

 Guidati dalla Parola di Dio e dalle riflessioni di p. Roberto

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15, 10-11)

 NAPOLI. La famiglia carmelitana dei Ponti Rossi si è riunita nella Chiesa del Monastero dei SS. Teresa e Giuseppe questa domenica (5 maggio 2024) per la celebrazione eucaristica presieduta da p. Roberto Pirastu, IV Definitore della Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi, in visita pastorale nella nostra Semi-provincia Napoletana. Le sorelle claustrali, l’Ordine secolare dei Ponti Rossi e p. Roberto hanno vissuto un momento di comunione uniti dalla Parola di Dio.

Una Parola che il padre carmelitano ci ha aiutato a interiorizzare soffermandosi su alcune frasi che a una lettura veloce potrebbero sfuggire. E invece, come c'insegna il Carmelo, la stessa Parola di Dio può far sgorgare in noi una preghiera spontanea, intima, personale con il Signore.

Riprendiamo alcuni passaggi dell'omelia di p. Pirastu:

 Sottolineando che la liturgia della Parola oggi ci propone più volte il termine AMORE, una parola semplice, grande e, forse, troppo abusata, P. Roberto ci ha suggerito di soffermarci su una frase che ha colpito anche lui: Gesù dice “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Allora ricordiamoci sempre e ringraziamo perché tutto quello che Gesù ha detto ai discepoli e anche noi ce lo ha detto con questo scopo: donarci la gioia. È una di quelle frasi con una forza incredibile. Spesso – ha sottolineato – quando ascoltiamo i comandamenti o qualcosa della nostra regola pensiamo che ci limitino in qualche modo nella libertà. E invece Gesù, dopo il comandamento dell’amore reciproco, ci dice “vi ho detto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

Tutto ciò che ha detto e ci ha tramandato è la gioia. Non quella spicciola, fugace ma una gioia profonda. Spesso parla nel Vangelo di vera vita e vera gioia. Magari in momenti difficili abbiamo fatto esperienza della gioia di essere cristiani, figli di un Dio che non solo promette la sua vicinanza ma la realizza. Come dice s. Teresa "Solo Dio basta". Ed è questa la pienezza di vita. E’ lui che riempie la nostra vita e le dà senso. Questa certezza della nostra fede ci dona gioia. Uniti consapevolmente a Gesù siamo nella gioia

Gesù è presente in noi e invita a restare nel suo amore, a essere connessi a lui. (“Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore).  Come? Nel Vangelo Gesù è molto chiaro ed esigente: bisogna amare, amarsi l’un l’altro. E qui che l’amore è sì difficile, forse non sarà corrisposto, ma ha molto più senso. Ed è la via per vivere questa gioia di cui ci parla Gesù.

Parole ascoltate nel silenzio. Una celebrazione molto sentita, e non solo dai tre rami dell’Ordine Carmelitano, ma anche dall’assemblea dei fedeli abituali della domenica, rispettosi non soltanto dell’atmosfera di raccoglimento che si respira in un monastero carmelitano, ma attenti e raccolti anch’essi nella preghiera.

Al termine delle celebrazione la comunità ocds dei carmelitani  scalzi ha trascorso qualche minuto con p. Roberto, in procinto di visitare la comunità claustrale per poi partire per la Puglia.





Abbandono, amore e missione: il messaggio attuale di s. Teresina

 "Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo: Invito a crescere attraverso l’abbandono, l’amore e la missione" è il titolo del documento congiunto proposto dai Carmelitani Scalzi e dai Carmelitani di Antica Osservanza. Riunitisi nel Monastero Santa Croce Bocca di Magra, Liguria, lo scorso 6 aprile 2024, come è ormai consuetudine, i due rami del Carmelo (sappiamo che l'Antico Ordine nel 1562 Teresa d'Avila fu riformato e definito degli Scalzi, ma che se inizialmente fra i due rami c'erano stati attriti oggi pur conservando alcune differenze, ci sentiamo un'unica grande famiglia) hanno analizzato insieme alcuni brani dell'opera di Santa Teresa di Lisieux, scegliendola come riferimento anche per il mondo di oggi.


Il documento è molto interessante e può aiutarci nel nostro cammino di formazione. Lo riportiamo integralmente qui

Chiesto al Papa il dottorato per Edith Stein

Ieri, 18 aprile 2024 durante l'udienza a una delegazione di carmelitani e carmelitane scalze, è stata consegnata a Papa Francesco (qui il servizio di tv 2000) la domanda di dottorato per Edith Stein, S. Teresa Benedetta della Croce, carmelitana scalza. 

L'Ordine del Carmelitani Scalzi ha già tre Dottori della Chiesa:

  •  San Giovanni della Croce, dichiarato dottore da Papa Pio XI nel 1926
  •  Santa Teresa di Gesù, prima donna dichiarata dottore, da Papa Paolo VI nel 1970.
  •  Santa Teresa del Bambino Gesù, dichiarata dottore da Papa Giovanni Paolo II nel 1997.






P. Saverio Cannistrà e la nostra identità di carmelitani

Lo scorso 6 aprile nella sala conferenze della casa di spiritualità dei Carmelitani Scalzi a Maddaloni, si è svolto l’incontro formativo promosso dalla Provincia Ocds per le comunità della Campania (in presenza) e della Puglia e Basilicata (in collegamento online). Relatore di questa giornata formativa è stato P. Saverio Cannistrà (Carmelitano scalzo, Dottore in Teologia Dogmatica presso l’Università Gregoriana di Roma, Preposito generale dei Carmelitani Scalzi per due mandati e oggi vicario nella parrocchia di San Pancrazio a Roma). Accolto da p. Andrea l’Afflitto Delegato Provinciale dell’ocds e nostro Assistente, dalla presidente ocds Francesca Napolitano, dagli altri membri del Consiglio e dai secolari delle comunità campane p. Saverio si è soffermato, con due meditazioni, sul nostro essere carmelitani oggi. Un carisma condiviso dai tre rami dell'Ordine. 

Partendo dalla Dichiarazione del carisma carmelitano (su cui ha lavorato negli ultimi tempi del mandato di Padre Generale e poi con una pubblicazione “Come Essere Carmelitano scalzo oggi”), ci ha offerto spunti per fare discernimento e indicazioni sull’orazione desunte non solo da S. Teresa, ma soprattutto da S. Giovanni della Croce. Al termine della mattinata sono stati numerosi gli interventi e le domande postegli dai vari membri delle comunità ocds, felici di questa condivisione, del tema proposto.

Buon compleanno Teresa!

Oggi grazie a un'amica possiamo festeggiare questa ricorrenza a noi cara, con questa pubblicazione che puoi scaricare qui

La festa del Carmelo Secolare è il 23 marzo

Oggi gran parte delle fraternità nel mondo ricordano la festa del Carmelo Secolare. La scelta di questa data
coincide con l'anniversario in cui il ramo laico del Carmelo fu istituzionalizzato con la Bolla Cum Dudum, di papa Clemente VIII (23 marzo 1594). Con essa il Padre generale fu autorizzato a riconoscere un Terzo Ordine Secolare di Carmelitani Scalzi (questo il suo primo nome). Auguri a tutti noi!

Noi, figli della Chiesa e del Carmelo

 Nell'incontro odierno, la comunità ocds dei Ponti Rossi - che ha ricevuto la visita dei frati di Bari: p. Pablo Rodriguez parroco della Chiesa dei Carmelitani Scalzi e fra Michele Piperis, nella foto, responsabile della comunicazione della Semi-Provincia Napoletana - ha meditato, con il formatore Paolo e l'intervento introduttivo di don Marcello Schiano, la terza scheda su S. Teresa di Gesù Bambino (che si può leggere o scaricare dalla colonna qui a destra).

Don Marcello ha ricordato a tutti quanto il Carmelo rappresenti una risorsa importantissima nella Chiesa, proprio in questo periodo in cui stiamo celebrando l'Anno della Preghiera (annunciato da papa Francesco il 21 gennaio), in preparazione al Giubileo del 2025 che coinciderà con i cento anni della canonizzazione della santa di Lisieux (17 maggio 1925).

La catechesi

Siamo figli della Chiesa, come ci ricorda Teresa di Gesù e come tali nella nostra formazione dobbiamo essere attenti a tutto ciò che essa ci propone. Innanzitutto c'è un sito dedicato (clicca), ma poi ci sono molte iniziative sulla preghiera per approfondirla insieme, sia su questo blog (la scuola di preghiera,  le catechesi di papa Benedetto XVI)
sia in alcune diocesi come quella di Pozzuoli (foto a sinistra) e, ancora, con un sussidio che può essere scaricato qui.  


Solennità di San Giuseppe

Oggi alle ore 17 nella chiesa del monastero delle carmelitane scalze dei Ponti Rossi S. Messa per la Solennità di San Giuseppe, celebrata da p. Alfredo Tortorella Superiore dei padri camilliani del Monaldi. Sarà esposto il quadro prodigioso conservato nel monastero

Prepariamoci alla Festa di san Giuseppe con le parole di Benedetto XVI

 

La figura di san Giuseppe, a noi carmelitani tanto cara, era molto cara anche a papa Benedetto il cui nome secolare era Joseph. Prepariamoci meditando questa sua omelia, pronunciata alla vigilia del suo primo Natale da Papa Emerito . Ci sono molti aspetti della figura di questo santo che ci aiutano a comprendere il cammino della fede di ciascun cristiano.

"Cari amici, accanto a Maria, Madre del Signore, e a san Giovanni Battista oggi la liturgia ci presenta una terza figura, in cui l’Avvento è quasi persona, una figura che incorpora l’Avvento: san Giuseppe. Meditando il testo del Vangelo possiamo vedere, mi sembra, tre elementi costituitivi di questa visione.


Il primo e decisivo è che san Giuseppe viene chiamato “un giusto”. Questa è per l’Antico Testamento la massima caratterizzazione di uno che vive realmente secondo la parola di Dio, che vive l’alleanza con Dio.

Per capirlo bene dobbiamo pensare alla differenza tra Antico e Nuovo Testamento.

L’atto fondamentale di un cristiano è l’incontro con Gesù, in Gesù con la parola di Dio, che è Persona. Incontrandoci con Gesù incontriamo la verità, l’amore di Dio e così la relazione di amicizia diventa amore, la nostra comunione con Dio cresce, siamo realmente credenti e diventiamo santi.

L’atto fondamentale nell’Antico Testamento è diverso, perché Cristo era ancora futuro e quindi al massimo era andare incontro a Cristo, ma non era ancora un vero incontro come tale. La parola di Dio nell’Antico Testamento ha sostanzialmente la forma della legge - “Torah”. Dio guida, questo è il senso, Dio ci mostra la strada. È un cammino di educazione che forma l’uomo secondo Dio e lo rende capace di incontrare Cristo. In tal senso questa giustizia, questo vivere secondo la legge è un cammino verso Cristo, un estendersi verso di Lui; ma l’atto fondamentale è l’osservanza della Torah, della legge, e così essere “un giusto”.

San Giuseppe è un giusto, esemplare ancora dell’Antico Testamento. Ma qui vi è un pericolo e insieme una promessa, una porta aperta.

Il pericolo appare nelle discussioni di Gesù con i farisei e soprattutto nelle lettere di san Paolo. Il pericolo è che se la parola di Dio è sostanzialmente legge, va considerata come una somma di prescrizioni e di divieti, un pacchetto di norme, e l’atteggiamento dovrebbe quindi essere di osservare le norme e così essere corretti. Ma se la religione è così, è solo questo, non nasce la relazione personale con Dio, e l’uomo rimane in se stesso, cerca di perfezionarsi, di essere un perfetto. Ma così nasce un’amarezza, come vediamo nel secondo figlio della parabola del figlio prodigo, che, avendo osservato tutto, alla fine è amaro e anche un po’ invidioso del fratello che, come lui pensa, ha avuto la vita in abbondanza. Questo è il pericolo: la sola osservanza della legge diventa impersonale, solo un fare, l’uomo diventa duro e anche amaro. Alla fine non può amare questo Dio, che si presenta solo con norme e talvolta anche con minacce. Questo è il pericolo.

La promessa invece è: possiamo anche vedere queste prescrizioni, non solo come un codice, un pacchetto di norme, ma come espressione della volontà di Dio, nella quale Dio parla con me, io parlo con Lui. Entrando in questa legge entro in dialogo con Dio, imparo il volto di Dio, comincio a vedere Dio e così sono in cammino verso la parola di Dio in persona, verso Cristo. E un vero giusto come san Giuseppe è così: per lui la legge non è semplice osservanza di norme, ma si presenta come una parola di amore, un invito al dialogo, e la vita secondo la parola è entrare in questo dialogo e trovare dietro le norme e nelle norme l’amore di Dio, capire che tutte queste norme non valgono per se stesse, ma sono regole dell’amore, servono perché l’amore cresca in me. Così si capisce che finalmente tutta la legge è solo amore di Dio e del prossimo. Trovato questo si è osservata tutta la legge. Se uno vive in questo dialogo con Dio, dialogo di amore nel quale cerca il volto di Dio, nel quale cerca l’amore e fa capire che tutto è dettato dall’amore, è in cammino verso Cristo, è un vero giusto. San Giuseppe è un vero giusto, così in lui l’Antico Testamento diventa Nuovo, perché nelle parole cerca Dio, la persona, cerca il Suo amore, e tutta l’osservanza è vita nell’amore.

Lo vediamo nell’esempio che ci offre il Vangelo. San Giuseppe, fidanzato con Maria, trova che aspetta un bambino. Possiamo immaginare la sua delusione: conosceva questa ragazza e la profondità della sua relazione con Dio, la sua bellezza interiore, la straordinaria purezza del suo cuore; ha visto trasparire in tutta questa ragazza l’amore di Dio e l’amore della Sua parola, della Sua verità e adesso si trova gravemente deluso. Che cosa fare? Ecco, la legge offre due possibilità, nelle quali appaiono le due vie, quella pericolosa, fatale, e quella della promessa. Può fare causa davanti al tribunale e così esporre Maria alla vergogna, distruggerla come persona. Può farlo in modo privato con una lettera di separazione. E san Giuseppe, vero giusto, anche se molto sofferente, arriva alla decisione di prendere questa strada, che è una strada di amore nella giustizia, della giustizia nell’amore, e san Matteo ci dice che ha lottato con sé stesso, in sé con la parola. In questa lotta, in questo cammino per capire la vera volontà di Dio, ha trovato l’unità tra amore e norma, tra giustizia e amore, e così, in cammino verso Gesù, è aperto per l’apparizione dell’angelo, aperto per il fatto che Dio gli dà la conoscenza che si tratta di un’opera dello Spirito Santo.

Sant’Ilario di Poitiers, nel iv secolo, una volta, trattando del timore di Dio, ha detto alla fine: «Tutto il nostro timore è collocato nell’amore», è solo un aspetto, una sfumatura dell’amore. Così possiamo dire qui per noi: tutta la legge è collocata nell’amore, è espressione dell’amore e va adempiuta entrando nella logica dell’amore. E qui dobbiamo tener presente che, anche per noi cristiani, esiste la stessa tentazione, lo stesso pericolo che esisteva nell’Antico Testamento: anche un cristiano può arrivare a un atteggiamento nel quale la religione cristiana è considerata come un pacchetto di norme, di divieti e di norme positive, di prescrizioni. Si può arrivare all’idea che si tratta solo di eseguire prescrizioni impersonali e così perfezionarsi, ma così si svuota il fondo personale della parola di Dio e si arriva ad una certa amarezza e durezza del cuore. Nella storia della Chiesa lo vediamo nel giansenismo. Anche noi tutti conosciamo questo pericolo, anche personalmente sappiamo che dobbiamo sempre nuovamente superare questo pericolo e trovare la Persona e, nell’amore della Persona, la strada di vita e la gioia della fede. Essere giusti vuol dire trovare questa strada e così anche noi in realtà siamo sempre di nuovo in cammino dall’Antico al Nuovo Testamento nella ricerca della Persona, del volto di Dio in Cristo. Proprio questo è l’Avvento: uscire dalla pura norma verso l’incontro dell’amore, uscire dall’Antico Testamento, che diventa Nuovo.

Questo quindi è il primo e fondamentale elemento della figura di san Giuseppe come appare nel Vangelo di oggi. Ora due brevissime parole sul secondo e sul terzo elemento.

Il secondo: egli vede nel sogno l’angelo e ne ascolta il messaggio. Questo suppone una sensibilità interiore per Dio, una capacità di percepire la voce di Dio, un dono di discernimento, che sa discernere tra sogni che sono sogni e un vero incontro con Dio. Solo perché san Giuseppe era già in cammino verso la Persona della Parola, verso il Signore, verso il Salvatore, poteva discernere; Dio poteva parlare con lui e ha capito: questo non è sogno, è verità, è l’apparizione del Suo angelo. E così poteva discernere e decidere.

Anche per noi è importante questa sensibilità verso Dio, questa capacità di percepire che Dio parla con me, e questa capacità di discernimento. Certo, Dio non parla normalmente con noi come ha parlato attraverso l’angelo con Giuseppe, ma ha i suoi modi di parlare anche con noi. Sono gesti di tenerezza di Dio, che dobbiamo percepire per trovare gioia e consolazione, sono parole di invito, di amore, anche di richiesta nell’incontro con persone che soffrono, che hanno bisogno di una mia parola o di un mio gesto concreto, un fatto. Qui occorre essere sensibili, conoscere la voce di Dio, capire che adesso Dio mi parla e rispondere.

E così siamo arrivati al terzo punto: la risposta di san Giuseppe alla parola dell’angelo è fede e poi obbedienza, fatto. Fede: ha capito che questa era realmente la voce di Dio, non era un sogno. La fede diventa fondamento sul quale agire, sul quale vivere, è riconoscere che questa è la voce di Dio, imperativo dell’amore, che mi guida sulla strada della vita, e poi fare la volontà di Dio. San Giuseppe non era un sognatore, anche se il sogno era la porta con cui Dio era entrato nella sua vita. Era un uomo pratico e sobrio, un uomo di decisione, capace di organizzare. Non era facile — penso — trovare a Betlemme, perché non c’era posto nelle case, la stalla come luogo discreto e protetto e, nonostante la povertà, degno per la nascita del Salvatore. Organizzare la fuga in Egitto, trovare ogni giorno da dormire, da vivere per lungo tempo: questo esigeva un uomo pratico con senso di azione, con la capacità di rispondere alle sfide, di trovare le possibilità di sopravvivere. E poi al ritorno, la decisione di ritornare a Nazareth, di fissare qui la patria del Figlio di Dio, anche questo mostra che era un uomo pratico, che da falegname ha vissuto e reso possibile la vita di ogni giorno.

Così san Giuseppe ci invita da una parte a questo cammino interiore nella parola di Dio, per essere sempre più vicini alla persona al Signore, ma nello stesso tempo ci invita ad una vita sobria, al lavoro, al servizio di ogni giorno per fare il nostro dovere nel grande mosaico della storia.

Ringraziamo Dio per la bella figura di san Giuseppe. Preghiamo: «Signore aiutaci ad essere aperti per Te, a trovare sempre più il tuo volto, ad amarTi, a trovare l’amore nella norma, essere radicati, realizzati nell’amore. Aprici al dono del discernimento, alla capacità di ascoltare Te e alla sobrietà di vivere secondo la tua volontà e nella nostra vocazione». Amen!"
(22 dicembre 2013 omelia pronunciata nella cappella del monastero Mater Ecclesiae).

Riposa in pace p. Aloysius

Ringraziamo il Signore perché ci ha donato per tanti anni una guida così e ricordiamo con affetto  padre Aloysius  Deeney. Settantacinque anni carmelitano scalzo di origine texane che oggi, in Indonesia, ci ha lasciato ( era ammalato di cancro).
Dal 1989 al 2012 ha guidato i Carmelitani scalzi secolari verso un cammino di autonomia con le nuove Costituzioni e responsabilità con un'attenzione particolare anche alla formazione.  

Uniti nel ricordo della b. Giuseppina di Gesù Crocifisso

Oggi abbiamo ricordato con la celebrazione eucaristica, nella chiesa del monastero delle carmelitane scalze dei Ponti Rossi il transito della B. Giuseppina di Gesù Crocifisso. A presiedere il postulatore generale p. Marco Chiesa ocd (scarica qui la sua omelia) e concelebravano il delegato provinciale p. Andrea l'Afflitto e don Marcello Schiano della fraternità ocds dei Ponti Rossi. 

La sua biografia. Nata il 18 febbraio 1894 a Napoli a Santa Caterina a Chiaia, n 6 dove risiedeva la nonna, Giuseppina è la terzogenita di Concetta Messina e Francesco Catanea, un ferroviere. Le sorelle Antonietta e Maria accolsero con gioia il nuovo arrivo. Di natura gracile, fu battezzata in casa quattro giorni dopo per desiderio della nonna, con i nomi di Giuseppina, Annamaria e Tommasina. Il progetto di Dio su di lei si rivelò subito: nel compiere i primi passi le gambe non la reggevano bene e cominciarono ad arcuarsi.

Gli atteggiamenti che facevano affiorare in lei il carisma teresiano.

In primis l’orazione: Giuseppina cominciò prestissimo a pregare e racconta che, non avendo ancora imparato a leggere, e si ritirava in una stanza stringendo fra le mani un libro, capovolto, ma disponendo il suo piccolo cuore a innalzare quella preghiera che non sapeva leggere né avrebbe potuto farlo tenendo il libro aperto in quel modo. Quando fece la prima Comunione, cominciò a stare spesso in silenziosa compagnia di Gesù (“pur essendo inesperta cominciai a trattenermi con Lui”). Giuseppina, spontaneamente, già pregava come una vera carmelitana. Sentì dentro di sé quel bisogno di essere da sola con Gesù, come S. Teresa d'Avila, (fondatrice dell'Ordine a cui appartiene suor Giuseppina) insegnò alle sue monache nel Cammino di perfezione e nelle altre sue opere. 

Da ciò emerge il nostro carisma: non conta tanto leggere le preghiere ma disporre il cuore nei confronti del Signore ed è questa la vera preghiera. 

 Adulta scrive: “Prima che l’uomo nasca e viva la prima vita per meritare la seconda è assegnata da Dio una missione speciale”. La sua missione era incontrare Gesù nella sofferenza. Ne fu quasi subito consapevole e accettando questa Volontà, ne prese nota nel suo diario “vivere questa vita fuori del progetto divino se non impossibile diventerebbe difficile”, quasi a sottolineare la assoluta fiducia che Dio le avrebbe dato tutta la forza necessaria per vivere quel progetto. “Ognuno di noi nello stato in cui ci si trova deve vivere questa realtà misurandosi con le situazioni che Dio ci mette davanti”. E pregava “Signore assorbimi nella tua vita, trasfonditi in me e fa che io viva solo in te”. 
L’immagine di Cristo rifulgeva in lei: chi incontrava Giuseppina ne era affascinato: dolce, amabile, accogliente (“Lascia in tutte il desiderio di rincontrarla”, confidò un’amica) e con il tempo, la considerano una mamma. Quando, a 39 anni, divenne finalmente monaca carmelitana nel neonato monastero dei Ponti Rossi, quando la malattia glielo permetteva era in parlatorio ad accogliere le richieste di preghiera, di consigli, di confronto. Anche durante la guerra i napoletani s’inerpicavano sulla salita dei Ponti Rossi per raggiungere il Carmelo e quella suora così dolce che sentiva su di sé la grande missione affidatale da Gesù: “essere anello di congiunzione fra Lui e l’umanità”.

E da vera carmelitana ha fatto sua la croce, baciandola e abbracciandola, quasi per sostituire il suo corpo a quello del Cristo sofferente. Tutto con la gioia nel cuore. La gioia di rispondere “sì”, di condividere con Gesù i patimenti e le “piccole croci sconosciute”.

Sono trascorsi 76 anni dalla sua morte (14 marzo 1948). Napoli (e non solo) non ha mai dimenticato questa carmelitana. Allora generazioni di fedeli si sono succedute, prima per onorare il suo corpo (che fu esposto per 13 giorni) e poi per pregare sul suo sepolcro, continuando a chiedere grazie. Il 1 giugno 2008 la beatificazione. Madre Giuseppina per tutti noi è un dono perché ha saputo dimostrare che si può vivere abbracciati alla Croce, perché è Cristo a soffrire in noi e a sorreggerci. (S. d.b.)

Un video sulla beata


Ritiro spirituale a Maddaloni: traccia per la preghiera

 Oggi nel ritiro spirituale a Maddaloni con p. Andrea l’Afflitto, delegato dell’ocds per la Semi provincia Napoletana, le comunità della Campania hanno potuto vivere un momento di silenzio e di unione, concludendo la giornata con la liturgia penitenziale.


La meditazione di p. Andrea ci ha portati a fare l’esperienza della sofferenza di  Gesù, nel Getsemani. 

Il pensiero va alla descrizione di un'esperienza analoga vissuta da Teresa di Gesù, “accanto” a Gesù nell’Orto degli Ulivi (Vita 9,4):

“Questo era il mio metodo di orazione: non potendo discorrere con l’intelletto, cercavo di rappresentarmi Cristo nel mio intimo e mi trovavo meglio, a mio giudizio, ricercandolo in quei tratti della sua vita in cui lo vedevo più solo. Mi pareva che, essendo solo ed afflitto, come persona bisognosa di conforto, mi avrebbe accolta più facilmente. Di queste ingenuità ne avevo parecchie. Mi trovavo assai bene specialmente nell’orazione dell’Orto degli ulivi; lì gli tenevo compagnia; pensavo al sudore e all’afflizione che aveva sofferto; desideravo, potendo, tergergli quel sudore così penoso (ma ricordo che non osavo mai decidermi a farlo, perché mi venivano subito in mente i miei gravissimi peccati). Me ne stavo lì con lui fino a quando i miei pensieri me lo permettevano, essendo molti quelli che mi davano tormento. Per vari anni, la maggior parte delle sere, prima di addormentarmi – allorché per dormire mi raccomandavo a Dio – meditavo sempre un po’ su questo passo dell’orazione dell’Orto degli ulivi, fin da quando non ero ancora monaca, avendo sentito dire che si guadagnavano molte indulgenze. Sono convinta che con questa meditazione la mia anima si sia molto avvantaggiata perché cominciai a praticare l’orazione, senza sapere che cosa fosse, e diventò poi un’abitudine così regolare che non avrei potuto trascurare di farmi il segno della croce prima di addormentarmi”.

Spunti dalla meditazione per la riflessione e la preghiera personale (clicca qui)

Il silenzio orante di Gesù nel Getsemani

 Sabato prossimo, 9 marzo, nella sala dei convegni del centro spirituale dei Carmelitani Scalzi a Maddaloni, p. Andrea L'Afflitto guiderà le comunità ocds della Campania nel ritiro spirituale dedicato all'orazione, in particolare a quella Gesù nel Getsemani.

Teresa ci suggerisce d'essere umili



Sant’Agostino invitava a “lasciarsi portare dal legno della Sua umiltà” e scriveva ancora “Vuoi essere un grande? Comincia con l'essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell'umiltà”.


S. Teresa ha amato molto questo santo. Ne parla nel Libro della Vita, citando il capitolo ottavo delle Confessioni, in cui Sant'Agostino descrisse il momento decisivo della sua risposta a Dio. Teresa vi si era riconosciuta. Così ha fatto propria la sua “lezione” sull'umiltà. Nella prima parte del “Cammino di perfezione” si è soffermata sul valore dell’umiltà. Vi ritorna spesso a dimostrare quanti sia consapevole, per esperienza, della fatica che comporta acquisire la povertà di spirito ma anche della sua necessità per il nostro cammino di trasformazione (non a caso è la prima beatitudine di cui parla Gesù).

 Il vero umile non è mai sicuro delle sue virtù”, dice la santa. È lo stesso Gesù ad invitarci a essere come Lui “miti e umili di cuore”. Del resto anche lui, come tutti gli ebrei pregava con i salmi e uno di questi, il 131, esalta i frutti dell’umiltà: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze; lo sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia". Noi dobbiamo imparare ad assorbire come una spugna ogni parola della santa madre, perché il suo messaggio è attualissimo.


Gesù è sempre presente per noi

 

Quando in nessun modo si può ottenere un po’ di riposo esteriore, quando non c’è un posto in cui potersi rifugiare, quando compiti improcrastinabili impediscono di concedersi un’ora tranquilla, allora almeno interiormente ci si isoli per un istante da tutto il resto e si cerchi rifugio nel Signore. Egli è presente e può darci in un solo istante ciò di cui abbiamo bisogno. Teresa Benedetta della Croce 

Non solo una bella ispirazione dello Spirito per  Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein), ma qualcosa che la carmelitana scalza di origine ebrea mise in pratica fino alla fine. Lo possiamo constatare dalla testimonianza di Julius Markan, che l’incontro il 5 agosto (4 giorni prima del martirio) nel lager di Westerbork: suor Teresa Benedetta si distingueva per la sua estrema tranquillità e la sua calma. Fra i nuovi arrivati nel lager c'era molto affanno e un'agitazione indescrivibili. Lei circolava fra le donne, consolando, aiutando, tranquillizzando chiunque come un angelo. Per tutto il tempo in cui si intrattenne nel lager si occupò amorevolmente dei bambini,  del bucato e dell'abbigliamento, lasciando tutti meravigliati.

Che cosa ci insegna Teresina

Santa Teresa di Gesù Bambino è una delle figure carmelitane più popolari nella Chiesa. Per noi carmelitani come lei è anche un impegno e una piccola missione testimoniare la bellezza del suo messaggio. Sappiamo che cos'è il nostro carisma, che è quello che ci ha insegnato  Teresa di Gesù, la grande Teresa, nostra fondatrice nel 1562. La piccola Teresa di Lisieux è una figura dell'ottocento, una giovane monaca di clausura che nei suoi 24 anni di vita è riuscita a trasmettere un tale amore per la famiglia, per Dio, per le sue consorelle, ma soprattutto la consapevolezza che è nel restare piccoli che si può crescere nella fiducia verso il Padre.

Siamo in un periodo in cui ricordiamo alcune date importanti di questa santa e per questo motivo l'Ordine ha pensato ad un cammino di rilettura. Si chiama lettura sapienziale perché serve non a documentarsi, addottorarsi, ma per leggere con il cuore, anche attraverso l'esperienza della propria vita il suo messaggio,

Nel 2023, abbiamo celebrato il 150° anniversario della nascita di Teresa di Gesù Bambino (2 gennaio 1873)  il primo centenario della sua beatificazione (29 aprile 1923), approfondendo la lettura del Manoscritto A. In attesa di celebrare, nel 2025,  il primo centenario della sua canonizzazione (17 maggio 1925), seguendo le indicazioni del Capitolo Generale dei Carmelitani Scalzi, tenutosi a Roma dal 30 agosto al 14 settembre 2021, l’Ordine prosegue il  ciclo di lettura degli scritti di Santa Teresa così: 

Anno 2024 : Manoscritti B e C
Anno 2025 : Preghiere e altri testi. 

Scaricare qui la Lettura degli scritti di Teresa di Lisieux che faremo in condivisione con tutto
l'Ordine dei Carmelitani scalzi e che ci permetterà di far nostro il messaggio di S. Teresa di Gesù Bambino, con la guida dei nostri formatori e di don Marcello.

s.d.b.

L' AMOR DI DIO PER NOI SECONDO GIOVANNI DELLA CROCE

Come amare il Signore? Facciamoci aiutare in questi giorni dal padre del Carmelo, il padre "celestiale" che Teresa d'Avila volle come direttore di anime nei suoi Carmeli: Giovanni della Croce, di cui festeggiamo oggi. Egli ci insegna che la prima cosa da fare è lasciarsi amare da Lui:  Dio si comunica all'anima con amore così vero che non vi è affetto di madre che con uguale tenerezza accarezzi suo figlio né amor di fratello e di amico con cui si possano confrontare. A tanto giungono la tenerezza e la sincerità dell'amore con il quale l'immenso Padre ricrea e solleva l'anima umile e amante  - o cosa mirabile e degna di ogni timore e ammirazione! - da sottomettersi veramente a lei per elevarla, come se Egli fosse il servo e lei il Signore. Ed è così sollecito a favorirla, come se Egli fosse lo schiavo, ed ella Dio, tanto profonda è l'umiltà e la dolcezza di Dio!

Il Dio Bambino per i piccoli che soffrono

Oggi è la Giornata dei diritti dei bambini. Preghiamo con una intensa preghiera dell'arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia.

Preghiera a Dio bambino, amico dei bambini

O Dio Bambino, amico dei bambini, che non sei il dio dei grandi, nel cui nome non si brandiscono armi e non si fanno guerre;

Dio debole e povero, che preferisci stalle e pastori ai palazzi dei potenti e alle riverenze di re e nobili;

O Dio uomo, amico degli uomini, che non chiedi sacrifici, ma hai sacrificato la tua stessa vita perché l’uomo fosse salvo, a te si leva il mio grido!

Dal cumulo di macerie dove le bombe dei grandi mi hanno sepolto, dal rifugio crollato dove sedevo spaventato con i miei fratelli e le mie sorelle,

dalla terra insanguinata dove giaccio accanto al corpo senza vita di mia madre, ti giunga la mia preghiera, Dio Bambino, amico dei bambini!

Non prego per me, io non sono più, ma per i miei fratelli e sorelle rimasti, che piangono orfani sulle nostre tombe.


Dio Bambino, amico dei bambini, non chiedo per loro ricchezze o potere, ma solo che possano quanto prima tornare a scuola, non chiedo successo o denaro, ma solo che possano tornare a ridere spensierati.

Dio Bambino, amico dei bambini, non prego per me, io ormai sono con te.

Solo ti prego: porta in terra il paradiso che ora contemplo!

Trasforma il pianto in gioia, la disperazione in speranza, la croce dei miei fratelli e sorelle in risurrezione.

Dio Bambino, amico dei bambini, tu che nascesti in un paese devastato dalla guerra,

tu che conoscesti le atrocità e le ingiustizie che da essa provengono,

torna a nascere a Betlemme, nelle tante nuove Betlemme,

torna a farti uomo per insegnare agli uomini cosa significhi essere umano.

Amico degli uomini, salvaci da questa disumanità!

Non prego per me, ora sono con Te.

Prego per loro.

Scendi dai cieli e fa’ della terra un paradiso.

don Mimmo Battaglia

Ritiro spirituale di Avvento

Esercizi di Avvento: Radicarsi in Dio.

Anche quest'anno possiamo seguire on line, ogni settimana, gli Esercizi spirituali per l’Avvento 2023 dei Carmelitani Scalzi e delle Edizioni OCD
Dal 29 novembre al 25 dicembre i frati propongono il percorso 
"Radicarsi nella gioia di Dio
con S. Teresa di Los Andes"

 ♥️ «Dio è gioia infinita». Questa famosa affermazione di santa Teresa di Los Andes (1900-1920), la prima cilena ad essere canonizzata, dà il tono agli ESERCIZI SPIRITUALI ONLINE per l’Avvento 2023: sì, Dio è molto più amabile, più bello, più amorevole di quanto generalmente non lo si reputi! Teresa di Los Andes ce lo farà scoprire mostrandoci l’esempio di una santità affabile e condividendo con noi consigli accessibili perché ci radichiamo a nostra volta nella gioia divina. Alla sua scuola, constateremo che quella santità gioiosa, a fianco del Nuovo Nato, ci è accessibile. Basta collegarsi qui

Nasce il cenacolo di preghiera "Gli amici di Santa Teresa e di San Giuseppe

 
Al termine della cerimonia che ha accolto sei nuovi membri nell'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi, p. Andrea L'Afflitto ha dato notizia della decisione del p. Provinciale di autorizzare il Carmelo dei Ponti Rossi a divenire un cenacolo di preghiera "Gli amici di Santa Teresa e di San Giuseppe". Lo scopo di questa iniziativa nasce proprio dal desiderio di far conoscere a tutti il carisma teresiano e per creare comunque un gruppo unito ispirato ai valori teresiani della preghiera come amicizia con Dio, anche se non aderisce all'Ordine secolare.




La fraternità teresiana cresce

 

Una giornata ricca di emozioni stamattina nella Chiesa del Monastero dei SS. Teresa e Giuseppe di Napoli, dove Antonietta e Vincenzo, Rosaria e patrizio, Lella e Daniela hanno cominciato ufficialmente il percorso di conoscenza e di approfondimento del carisma teresiano, primo passo del percorso formativo alla prima promessa temporanea nell'Ordine Secolare dei carmelitani Scalzi. La cerimonia di ammissione alla presenza delle monache carmelitane, della comunità secolare, di don Marcello è stata presieduta da p. Andrea L'Afflitto Delegato per ocds del Padre Provinciale. "E' un momento di grazia- ha detto p. Andrea - per loro e per tutta la nostra famiglia carmelitana perché grazie a questi fratelli e sorelle si accresce di nuovi membri. voglio vivere tutto questo nella Grazia di Cristo Gesù, affidandoci all'intercessione di Maria, nostra madre e sorella, e all'intercessione della beata Giuseppina affinché possiamo essere veramente fedeli alla vocazione a cui siamo stati chiamati". Accompagnati dalla presidente Ketty Bianco e dal maestro di formazione Paolo De Santi.