Quattrocento anni fa moriva Anna di San Bartolomeo

 Fu l'ultima ad abbracciare Teresa di Gesù



Che ardiamo in zelo per estendere la Chiesa.
che sappiamo servire con carità agli altri.
che cerchiamo di essere buoni "samaritani" coi malati.
che la carità sia il modello della nostra vita

Sesta di sette figli Anna Garcia (nata il 1 ottobre 1549 ad Almendral in Castiglia) è ricordata come la giovane carmelitana conversa accolta da Teresa d'Avila nel suo monastero riformato e divenuta sua infermiera e segretaria.

Alla morte dei genitori, Anna che aveva dieci anni fu destinata dai suoi fratelli maggiori ad accudire il gregge. Un'esperienza di solitudine in mezzo alla natura che le agevolò l’esercizio della presenza di Dio. Quand’era fuori con  il gregge, spesso perdeva la cognizione del tempo. Si racconta che spesso i suoi fratelli dovessero andare a cercarla, temendo che avesse avuto un incidente. Per Anna starsene da sola, in un dialogo interiore con Gesù, era il proprio ideale di vita e quando i fratelli cominciarono a parlarle dell'esigenza di dover prendere marito, cominciò per lei un periodo di conflitti interiori molto forti.
Una notte le apparve Maria SS. col Bambino Gesù in braccio che disse: "Non prenderti pena e non temere, io stessa ti condurrò in un luogo dove sarai religiosa e porterai il mio abito".
Avendo saputo dal parroco che S. Teresa di Gesù aveva fondato, ad Avila, il monastero di S. Giuseppe, nel 1569 Anna vi si recò per  chiedere di esservi ammessa. I fratelli non si opposero. Tuttavia il tentativo di entrare a San Giuseppe fallì perché la riformatrice, che in quel tempo si trovava a Pastrana, inizialmente non intendeva accettare delle converse. L’attesa durò circa un anno, durante il quale Anna fu soggetta anche a un male  che la rese inabile  a qualsiasi lavoro. Fu accompagnata, in quello stato,  ad un pellegrinaggio nella cappella dedicata a S. Bartolomeo. Al suo ritorno trovò fra la corrispondenza  una lettera del Carmelo di S. Giuseppe, che l’invitava a entrare in monastero Di fronte alla certezza che avrebbe lasciato casa per diventare monaca di clausura, i fratelli si ribellarono e Anna fu costretta a rifugiarsi in una cantina per non essere colpita con violenza da un fratello. Entrò in monastero il 2 novembre  1570 e  fu la prima religiosa conversa della riforma carmelitana avrebbe preso il nome di Suor Anna di S. Bartolomeo).
Per tutto l'anno di noviziato si occupò del refettorio, assalita da una sensazione di aridità, di abbandono, quasi di ripugnanza per la vita religiosa e d'incertezza per la vocazione. Disperava persino per la propria salvezza. Fu tale la sua sofferenza che si ridusse ad uno scheletro.
Nel maggio del 1571  suor Anna incontrò per la prima volta con  Teresa di Gesù. Fra le due ci fu subito una grande intesa.  Cominciò a rasserenarsi e il 15 agosto 1572  fece la professione religiosa. Fu allora che Suor Anna ritrovò il piacere di dedicarsi all’orazione e, soprattutto, ala contemplazione dell’uomo dei dolori, che le comunicò sempre un grande desiderio di patire per la salvezza delle anime. 

Divenne Priora delle monache ammalate
Nel 1577 S. Teresa, dopo averne visto l’abnegazione e l’obbedienza  la nominò priora delle malate e fu proprio grazie a questo incarico che la conversa poté curare e accudire la santa Madre quando la  notte di Natale del  1577 Teresa cadde e si fratturò il braccio sinistro cadendo per le scale mentre si recava in coro.
 La santa aveva bisogno di aiuto per sbrigare la  corrispondenza, ma come fare dato che Anna non sapeva scrivere? Un giorno Sr. Anna le disse: "Madre, datemi un modello e imparerò". S. Teresa tracciò alcune righe e gliele diede. La sera stessa Suor Anna, con quel modello davanti agli occhi, era già in grado di stendere una lettera alle religiose di Avila. Dopo d'allora ne scrisse tante in nome della riformatrice la quale si limitava ad apporvi la firma o ad aggiungervi qualche riga. Dal 1580 al 1582 accompagnò  Teresa di Gesù, soggetta ad attacchi di paralisi, a visitare diversi monasteri: "era un paradiso il servirla, e la più grande pena che ebbe accanto a lei fu quella di vederla soffrire". S. Teresa stimava assai Suor Anna perché era così prudente e gran serva di Dio da esserle più utile di molte coriste. 
 Mentre S. Teresa stava per morirle tra le braccia Suor Anna vide ai piedi della sua priora il Signore, venuto con i suoi santi a prenderne l'anima. Di quel momento scrisse: «Il giorno in cui morì non era più in grado di parlare. Le cambiai la biancheria, il velo e i manicotti; sembrò soddisfatta di essere così. pulita, mi guardò sorridendo e con segni mi mostrò la sua gratitudine».
La morte di Teresa fu per Sr. Anna che aveva all’epoca 33 anni come ave perso un’altra volta la mamma.
Neppure la vita nell'Ordine fu facile, poiché minato da una crisi profonda poiché P. Nicola Doria cambiò molte cose e sostituì molte priore. A reggere il monastero di Madrid mandò Madre Maria di S. Girolamo, nipote della santa, con Suor Anna di S. Bartolomeo. Per tutto il tempo che vi rimase, la beata cercò di amalgamare le suddite con la superiora. Il Signore un giorno le apparve sotto le sembianze di un giardiniere e le disse cingendole il capo con il braccio: "Qui vedrai che cosa sia vivere senza lamentele e cosa sia la carità"

Suor Anna si distinse perla pratica dell'umiltà e della discrezione. Nessuno mai capì quanto soffrisse nell'animo.  Fu fondatrice di monasteri a Ocana e Parigi. Qui  contribuì a diffondere gli scritti di  Teresa d'Avila, nonostante il disappunto del generale dell'Ordine. 
A Parigi, Suor Anna attese alle solite occupazioni di portinaia e d'infermiera. L'impressione che fece ai prelati francesi fu talmente buona che, poco tempo dopo il suo arrivo, le consigliarono di passare tra le coriste. Per iniziativa di Madame Acarie e della principessa Caterina de Longueville, oltre al carmelo di Parigi fu fondato pure quello di Pontoise (1605). Madre Anna ne fu eletta priora. Ella era tanto convinta della sua incapacità che sentì il bisogno di ricorrere a Dio con la preghiera. Il Signore le apparve e le disse: "Fatti animo perché ti tengo nel mio cuore: ed Io sarò nel tuo!".
Al pensiero di dover governare quella comunità si sentiva, come condannata a morte. Ma se, ignara della lingua e delle scienze, supplicava il Signore perché l'aiutasse, egli le rispondeva: "Eccomi qui, io ti custodisco come la pupilla dei miei occhi".
Diffuse la spiritualità di Teresa d'Avila
Nessuna carmelitana contribuì quanto Madre Anna di S. Bartolomeo a comunicare ai monasteri di Francia il genuino spirito di S. Teresa. Il segreto del suo successo risiedeva nell'umiltà. Il Signore le manifestava così la sua volontà: "Io voglio che tu nulla sia e nulla sappia, per potere fare con te quello che mi pare. I sapienti del mondo con la loro prudenza non mi danno ascolto perché pensano di sapere tutto da loro stessi".
Non era ancora terminato il suo primo anno di priorato a Pontoise, quando  fu richiamata a Parigi perché sostituisse nel governo del monastero Madre Anna di Gesù, partita per la fondazione del Carmelo di Digione. La priora, confusa e timorosa, fece ricorso, come al solito, all'orazione. Le apparve il Signore e le disse: "Coloro che fanno le opere di Dio, debbono camminare come io camminai in terra, afflitto e disprezzato". Nel suo periodo di priorato fu irremovibile nel tutelare il vero spirito della riforma carmelitana.  Al termine del suo triennio Madre Anna di S. Bartolomeo fu mandata a governare il monastero che era stato fondato da un nobile a Tours (1608). Où In mezzo a tante pene ogni tanto a Madre Anna appariva S. Teresa d'Avila. Un giorno la condusse per mano fino in Fiandra e in effetti nel 1612 fu destinata alla fondazione del monastero di Anversa, dove con il proprio esempio seppe insegnare le virtù di umiltà e discrezione., mostrandosi sempre comprensiva e materna. Morì il 7-6-1626 dopo aver mormorato: "Ave Maria". Fu beatificata da Benedetto XV il 10-4-1917. Le sue reliquie sono venerate nel monastero di Anversa.

Anna di S. Bartolomeo "nella schiera che segue l'Agnello"
Dall'omelia di papa Benedetto XV che nel 1917 la proclamò beata, estrapoliamo un passaggio importante: 
"Il fatto che Giovanni vide sul monte Sion una schiera di vergini «seguire l’Agnello dovunque andasse» e udì «emettere un dolcissimo cantico che nessuno poteva comprendere», mostra chiaramente che presso Dio la pura verginità è considerata un modo di vivere certamente più conforme alla natura angelica che a quella umana. Senza dubbio all’interno dell’eletto gruppo delle Vergini prudenti, la venerabile serva di Dio Anna di San Bartolomeo, monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, discepola e compagna della Santa Madre Teresa, può essere giustamente riconosciuta come una che con la lampada fornita di olio andò incontro allo Sposo che tardava, e da lui che veniva fu trovata e riconosciuta pronta, degna di entrare con lui alle nozze. Come nella Riforma della Spiritualità Carmelitana Teresa sembrò un nuovo Elia, che ricondusse l’antico Ordine fondato dal Santo Profeta sul Monte Carmelo alla primitiva regola, così Anna fu vista come un nuovo Eliseo, lei che, accogliendo lo spirito della santa maestra e Madre legislatrice che spirava tra le sue braccia, portò a termine le opere iniziate da Teresa, le ampliò e compì cose mirabili nella propria vita.
Immersa nella contemplazione delle cose celesti, era attratta verso Dio da un ardente amore e, misericordiosa verso i poveri, cercava di provvedere alle loro necessità con un fervoroso esercizio della carità e sottraendo cibi dalla mensa".

Che cosa ci insegna la b. Anna?
E' un modello per tutti questa carmelitana. A noi secolari invita a servire, con carità, a essere buoni "samaritani", a farsi prossimo coi malati, con chi ha bisogno. Ci suggerisce di superare i nostri limiti, pur riconoscendoli, per aiutare gli altri e a fare della carità il modello della nostra vita. La strada per ottenere tutto ciò è stare dietro l'Agnello. Come? Nella preghiera possiamo comprenderlo, perché ci conosceremo meglio, conosceremo meglio Dio e impareremo ad abbandonarci alla sua volontà. Senza fretta. Lui ci porterà dove vuole, quando vuole. E allora saremo pronti anche noi, con le lampade accese.




La sesta scheda su Giovanni della Croce

 


Con la nuova scheda formativa su Giovanni della Croce, la sesta, ci si addentra in un discorso più ascetico, il cui senso è che ogni godimento disordinato delle cose è un ostacolo all’unione con Dio (1 MC 4,1-2). S'inizierà ad analizzare, dopo i testi mistici, la Salita al Monte Carmelo, in cui l'unione con Dio è prospettata raggiungibile soltanto percorrendo la strada del nulla.


Nuovi appuntamenti della Provincia

Collegamento alla Riunione del 9 giugno:
https://tediscite.webex.com/tediscite/j.phpMTID=ma90b4b63654a71aadf8c415f8a79bae1
Numero Riunione:
2557249 5004
Password Riunione:
OCDS

In ricordo della beata Elia di San Clemente

 Oggi il Carmelo ha celebrato la memoria liturgica della beata Elia di San Clemente carmelitana scalza nata e vissuta nella nostra Semi provincia napoletana, a Bari.

Affidiamoci a lei che, fra le altre cose bellissime che scritto, ha lascito questo suo pensiero:

Io cercherò anime per lanciarle nel mare dell'Amore Misericordioso: anime di peccatori, ma soprattutto anime di sacerdoti e religiosi. A questo scopo la mia esistenza si spegnerà lentamente, consumandosi come l'olio della lampada che veglia presso il Tabernacolo"

Orgoglio e desiderio di umiltà

Ho visto che ero orgogliosa in tutto; ho pregato Gesù di darmi l’umiltà e ho preso la risoluzione di praticare questa virtù in ogni cosa. Oh! Quanto desidero l’umiltà, il disprezzo delle creature! Dio è pronto a perdonare un peccatore che si umilia, guarda con più amore l’anima che ritorna a lui con umiltà che l’anima fedele che si compiace delle sue virtù. Quest’ultima rischia di perdersi per orgoglio, mentre il peccatore ottiene misericordia umiliandosi”.

S. Maria di Gesù Crocifisso, Carmelitana Scalza


Maria è davvero per noi sorella, madre e modello di discepola?

Che cosa dicono le Costituzioni ocds?
Ne riportiamo un passaggio:
"CON MARIA, MADRE DI GESÙ
29. Nel dinamismo intimo della sequela di Gesù, il Carmelo contempla Maria come Madre e Sorella, come “modello perfetto del discepolo del Signore” e, pertanto, modello della vita dei membri dell’Ordine. La Vergine del Magnificat annuncia la rottura con il vecchio mondo e l’inizio di una storia nuova, nella quale Dio rovescia dal trono i potenti ed esalta i poveri. Maria si mette dalla loro parte e proclama il modo di agire di Dio nella storia. Maria è per il Secolare un modello di 
donazione totale al Regno di Dio. Ella ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio nella Scrittura e nella vita, a credere in essa in tutte le circostanze per viverne le esigenze. E questo senza capire molte 
cose, conservando tutto nel cuore (Lc 2, 19.50-51) fino a quando giunga la luce, in preghiera contemplativa. 
30. Maria è anche ideale ed ispirazione per il Secolare. Ella vive la prossimità alle necessità dei fratelli, preoccupandosi di esse (Lc 1, 39-45 Gv 2, 1-12 At 1,14). Ella, “l’immagine più perfetta della libertà e della liberazione dell’umanità e del cosmo”, aiuta a comprendere il senso della missione. Madre e Sorella, che ci precede nella peregrinazione della fede e nella sequela del Signore Gesù, ci accompagna affinchè la imitiamo nella sua vita nascosta in Cristo e impegnata nel servizio degli altri. 
31. La presenza di Maria, mentre vivifica la spiritualità del Carmelo Teresiano, caratterizza il suo apostolato. Per questo il Secolare s’impegnerà a conoscere ogni giorno di più la persona di Maria con 
la lettura del Vangelo, per comunicare agli altri l’autentica pietà mariana che porta all’imitazione delle sue virtù. Guidati da uno sguardo di fede, i membri dell’Ordine Secolare celebreranno e promuoveranno il culto liturgico della Madre di Dio alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa e 
praticheranno, con sentimenti di fede e di amore, gli esercizi devozionali in suo onore. 
31- a) Nel Carmelo teresiano l’amore a Maria, Madre e Regina, è unito all’amore verso il suo sposo San Giuseppe. Il Padre concesse anche a lui, “uomo giusto” (Mt 1,19), la custodia del mistero dell’Incarnazione di suo Figlio Gesù Cristo". 

Con S. Maria di Gesù Crocifisso verso la Pentecoste

Prepariamoci alla Pentecoste con una meditazione di S. Maria di Gesù Crocifisso (la piccola araba), Carmelitana Scalza di Betlemme.

Vidi dinanzi a me una colomba, e sopra di essa un calice che traboccava, come se dentro vi si trovasse una sorgente. L'acqua che traboccava si versò sulla colomba e la lavò. Simultaneamente udii una voce che proveniva da questa ammirabile luce. Disse:
«Se tu vuoi cercarmi, conoscermi e seguirmi, allora invoca la luce, lo Spirito Santo, che ha illuminato i suoi discepoli e che fino ad oggi illumina tutti coloro che a Lui si rivolgono. 
Te lo dico in assoluta verità: chiunque invoca lo Spirito Santo, mi cercherà e mi troverà. La sua coscienza sarà delicata come i fiori del campo; e se è padre o madre di famiglia, la pace sarà nel suo cuore, in questo e nell'altro mondo; non morirà nelle tenebre, ma in pace. Nutro un desiderio ardente e vorrei che tu lo comunicassi: ogni prete che dirà ogni mese la S. Messa dello Spirito Santo l'onorerà. 
E chiunque l'onorerà e prenderà parte a questa Messa, sarà onorato dallo Spirito Santo e la luce e la pace dimoreranno nel profondo del suo cuore. Lo Spirito Santo verrà a guarire i malati e a risvegliare coloro che dormono. E come segno di ciò, chiunque avrà celebrato o partecipato a questa Messa e avrà invocato lo Spirito Santo, troverà questa pace nel profondo del suo cuore, prima di lasciare la chiesa. Egli non morirà nelle tenebre».
Allora dissi:  «Signore che cosa può fare una come me? Considera la situazione in cui mi trovo. Nessuno mi crederà».
Egli mi rispose:  «Quando sarà il momento, io farò tutto ciò che c'è da fare; tu non sarai più necessaria».

Presto un nuovo beato carmelitano

Papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero per le Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti varie cause di beatificazione, tra cui quello relativo a “le virtù eroiche del Servo di Dio Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione (al secolo: Jean-Thierry Ebogo), Religioso professo dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nato il 4 febbraio 1982 a Mfou-Awaé (Camerun) e morto il 5 gennaio 2006 a Legnano.



Da domani gli Esercizi Spirituali della nostra Semi-provincia

Fra poche ore nella casa Madonna del Carmelo di Nusco in provincia di Avellino, avranno inizio gli Esercizi spirituali  per le comunità ocds della Campania con le meditazioni di p. Angelo Lanfranchi, ocd. Tema delle tre giornate che si concluderanno il 24 maggio è "Dirigiti verso Oriente".

La prima giornata sarà introdotta dai saluti del Commissario Pontificio p. Ian Malicki e proseguirà con l'incontro dal titolo "Gli ordini secolari: una risposta alla chiamata di Dio nel cuore del nostro mondo" con la Presidente nazionale ocds Linda Levi.

Dopo una riflessione comunitaria, ci sarà la visita alla cattedrale di Nusco.

 Nel pomeriggio avranno inizio Esercizi Spirituali con la prima meditazione dal titolo Alla ricerca del vero Volto Sabato 23 maggio ci saranno due meditazioni la prima Partire ... e restare e la seconda Pulire il cuore per vedere Dio. La quarta meditazione Al torrente dell'Acqua viva sarà offerta ai partecipanti da p. Angelo Lanfranchi  domenica mattina e sarà una meditazione seguita, come le precedenti, dall'orazione silenziosa. Gli esercizi termineranno con un incontro per condividere le risonanze di queste giornate di grazia, che come sempre caratterizzano questi momenti, e con la celebrazione eucaristica seguita dal rinnovo della promessa all'ocds per tutti i partecipanti.

Accompagniamo le nostre sorelle e fratelli secolari con la preghiera certi che al ritorno condivideranno i frutti di queste giornate con chi non ha potuto partecipare per impegni lavorativi e familiari.

 

Per chi ama la spiritualità teresiana è in arrivo un nuovo blog

Il nuovo blog “Dalla pagina all’anima”. che sarà on line a giugno. è una guida a una Biblioteca carmelitana. È dedicata a quanti vogliono accostarsi alla spiritualità carmelitana e conoscerne anche i vari modi di viverla; si soffermerà sulle figure che l'hanno incarnata nella propria vita; darà spazio ai temi della spiritualità da loro trasmessi fino ai nostri giorni con l’originalità del proprio vissuto. Da un lato lo farà indicando i testi fondamentali (e la loro reperibilità) dall’altro offrendo a chi come noi ha già una conoscenza del Carmelo, la possibilità di attingere a fonti diverse anche per poter dare, soprattutto alle persone che curano la formazione, la possibilità di sviluppare i temi indicati dai quaderni di formazione con la propria sensibilità e creatività. Quindi è una bibliografia on line in progress, continuamente aggiornata con le novità editoriali e con le recensioni dei testi e degli articoli più importanti.
Non è un caso aver scelto la frase di Thomas Merton (che scorre sotto il titolo del blog): "Non c'è membro della Chiesa che non debba qualcosa al Carmelo.  Recentemente ne abbiamo avuto una grande testimonianza da papa Leone, agostiniano, che ha raccontato di essere stato "catturato" dalle pagine che descrivevano la spiritualità del frate carmelitano Lorenzo della Risurrezione, il frate che insegnò a vivere alla Presenza di Dio. "Questo piccolo libro mette al centro l’esperienza, anzi la pratica, della presenza di Dio, così come l’ha sperimentata e insegnata il frate carmelitano Lorenzo della Risurrezione, vissuto nel Seicento. Come ho avuto modo di dire, insieme agli scritti di Sant’Agostino ed altri libri, questo è uno dei testi che più hanno segnato la mia vita spirituale e mi hanno formato su quale possa essere il cammino per conoscere e amare il Signore".

Gli stessi santi sono stati ispirati dalle opere dei loro predecessori: Elisabetta della Trinità, per esempio, oltre ad essere stata ispirata dalle lettere di San Paolo, lesse le opere di San Giovanni della Croce che le insegnarono il cammino interiore verso l'unione con Dio, che lei definì "l'Unico necessario"; lesse gli scritti di Teresa d'Avila, indispensabili per la vita di clausura nel monastero carmelitano e fu ispirata dalla "piccola via" di Santa Teresa di Gesù Bambino. 
È un blog che si concentra sulle fonti. In primis le opere dei santi carmelitani, poi di quanti hanno scritto su di loro e sul Carmelo (novità editoriali, recensioni, testi da acquistare, testi o articoli da scaricare, testi da consultare nella biblioteca di Maddaloni o in quella del Teresianum).  Offrirà link ai cataloghi in cui scegliere argomenti su figure e temi del Carmelo o pdf da scaricare. E molti spunti anche sulle maggiori tematiche nate nel solco della spiritualità carmelitana. Non mancheranno i libri provenienti da alcuni monasteri carmelitani.
Tutto alla luce di una profonda convinzione: il Carmelo non è studio. È conoscenza, desiderio di ascolto profondo, di scoprire l’identità della nostra vocazione e come viverla. (S.d.b.)

Il Risveglio dello Sposo. V scheda su Giovanni della Croce

 

Il testo della scheda n. 5  su Giovanni della Croce è come un condensato dei testi precedenti, ma elevato a un’ammirabile altezza teologica, spirituale e poetica. È tratto dalla Fiamma d’amor viva; l’orante, come il “roveto ardente” di Mosè, sperimenta che lui stesso e tutta la creazione sono consumati dal fuoco dello Spirito Santo, senza esserne distrutti. Al contrario, entrambi sono coinvolti nel “risveglio” (la Resurrezione) di Cristo, lo Sposo, che respira, come un uomo che si sveglia, lo Spirito Santo. Per comprendere appieno questo testo sublime, è essenziale ricordare che Giovanni della Croce basa i suoi canti e la dottrina che ne deriva sulla propria lettura dei Padri della Chiesa, in particolare sulla loro interpretazione allegorica del passo di Mosè al roveto ardente.

Qui è possibile scaricarla

Il Commissario Pontificio inaugura le celebrazioni per i 400 anni della Provincia


 «Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore
San Giovanni della Croce

Il Commissario Pontificio della Semi Provincia di Napoli ha inviato alle  comunità religiose e secolari il seguente messaggio che apre ufficialmente le celebrazioni del IV centenario della Provincia di Napoli. Pubblichiamo il testo integrale e la scheda di adorazione.



Cari Fratelli e Sorelle, con profonda gratitudine verso Dio e nello spirito di unità della nostra Famiglia carmelitana, vi invio questa lettera in occasione del giubileo per i quattrocento anni dall’erezione canonica della Provincia di Napoli sotto il titolo della Madre di Dio. Questo tempo speciale di grazia ci invita a rileggere la storia della nostra Provincia come una storia di salvezza, nella quale Dio opera incessantemente attraverso persone, eventi e comunità, guidandoci nel cammino della fede, della preghiera e del servizio all’Ordine e a tutta la Chiesa
(...)
Vi invito di cuore a vivere questo giubileo come tempo di grazia e di rinnovamento della nostra bella e santa vocazione. In questa occasione desidero invitare tutte le nostre comunità a celebrare insieme: 
1. 9 maggio: celebrazione della Santa Messa in tutte le comunità della nostra Provincia, con la speciale intenzione di rendere grazie a Dio e per un futuro migliore. 
2. 18 settembre: incontro nella prima chiesa istituita della Provincia – Santa Teresa al Museo a Napoli – per una sessione storica, a cui farà seguito una solenne Eucaristia di ringraziamento presieduta dal nostro Padre Generale Miguel Márquez Calle. Con fraterno saluto e con il dono della preghiera
Fr. Jan Piotr Malicki, OCD Commissario Pontificio



Giovanni della Croce. La mente innamorata

Il fascino della figura di San Giovanni della Croce spiegato anche dal frate francescano
p. Antonino Carillo, Rettore della Chiesa conventuale di Sant'Antonio al Seggio di Aversa.
Gli incontri si terranno dal 22 aprile al 13 maggio nella parrocchia di santa Teresa di Gesù Bambino alle ore 19.30, ogni mercoledì.


 

Come Enza ci raccontò la vita della beata Maria dell' Incarnazione

 Oggi il Carmelo teresiano ricorda la b. Maria dell'Incarnazione, la ricordiamo con le parole di Enza che abbiamo salutato la settimana scorsa.

Leggendo la vita della Beata Maria dell’Incarnazione mi sgorga dal cuore un grazie  al Signore che in ogni epoca suscita santi che diventano fari ad illuminare il cammino di chi viene dopo. Questa donna eccezionale può davvero insegnare a tutti il cammino verso di Lui e ciò specialmente a noi laici perché proprio da laica ha vissuto la maggior parte della sua vita, infatti pur avendo manifestato il desiderio di consacrarsi al signore ubbidisce ai propri genitori sposando l’uomo scelto da loro. Trovo che sia da ammirare il suo atteggiamento positivo perché pur accettando un progetto di vita che non ha scelto profonde in esso tutto il suo amore e il suo entusiasmo di vita. Dal suo matrimonio nascono 6 figli, e oltre ad occuparsi della loro educazione e dell’andamento familiare Barbara, questo il suo nome da laica, si dedicava ad opere di beneficenza e intratteneva relazioni con insigni personalità della chiesa primo fra tutti san Francesco di Sales che la incoraggiò nei suoi progetti. Circa nel 1601 lesse le opere della Santa Madre e le venne l’ispirazione di introdurre in Francia la riforma carmelitana, nel 1602 accoglieva le  prime vocazioni e in Francia fu lei, da laica, a fondare i primi monasteri in cui entrarono fra le prime le sue tre figlie. Nel 1614, dopo la morte del marito avvenuta nel 1613, Barbara Avrilot chiese di entrare come semplice conversa nel monastero di Amiens, dove svolgeva con umiltà tutti i lavori richiesti senza lamentarsi anche quando una nuova priora la fece molto soffrire. 
Nel 1616 fu trasferita nel Carmelo di Pontoise dove morì nel 1618 dopo una lunga malattiaFu beatificata il 5 giugno 1791 per servire d'esempio ai francesi immersi nel disordine religioso della Rivoluzione. Il 1º aprile 1893, in occasione del primo centenario della beatificazione, il cardinale arcivescovo di Parigi la propose come la patrona delle famiglie parigine.
Enza Stefanelli ocds


Due pensieri della beata:

Quando si dà il proprio tempo a Dio, se ne trova per tutto il resto; lo spirito di Dio non è per niente ozioso.
Le persone che non vogliono far nulla sono più carnali che spirituali”
.

 “Dio mi fece vedere che voleva che io fossi religiosa in questo Ordine e suora laica.
Anche nostra madre Santa Teresa intervenne

In occasione del quarto centenario dalla morte della carmelitana scalza, il Preposito Generale ci offrì un testo che ci aiuterà a conoscere meglio questo modello che consacrò la propria vita al mistero dell'Incarnazione. Il testo si può scaricare qui  

Il sito dedicato a lei

Liturgia delle ore:  

  • testo proprio – formato A4: pdf - word

Le modifiche allo Statuto dell'Ocds della Semi provincia Napoletana


 Lo Statuto dei Carmelitani scalzi secolari della Semi Provincia Napoletana è stato modificato e lo scorso 26 marzo approvato dal Definitorio Generale dell'Ordine. Il prossimo 7 maggio a Maddaloni, in un incontro con il segretario generale p. Ramiro Casale, con il Commissario p. Ian Piotr Malicki e la presidente dell'Ocds della Semi provincia Francesca Napolitano saranno illustrati gli articoli 11, 16, 31, 53.

Qui è possibile scaricare le modifiche


Ciao Enza, dolce amica con il Carmelo nel cuore

 La comunità dei Ponti Rossi di Napoli piange la perdita di una sorella, Enza Stefanelli, una carmelitana che ha saputo con la sua presenza e il suo amore per il Carmelo rappresentare una fondamentale componente del nostro gruppo. Conosciuta, con il gruppo di preghiera animato dal marito Paolo (divenuto anch'egli carmelitano scalzo secolare), a Maddaloni quando tutte le comunità secolari della Campania, si unì a tutti noi.
Le brillavano gli occhi quando ebbe tra le mani il programma della scuola, a cui, né lei, né i suoi amici mancarono mai. Ma se per gli altri la spiritualità carmelitana fu una graduale scoperta, per Enza no: l'aveva nell'anima. In pochi mesi cominciò a frequentare, con il marito e il gruppo di amici, la comunità di Arco Mirelli che nel 2010 fu trasferita dal Provinciale ai Ponti Rossi. Il 19 settembre 2012 emise la promessa temporanea e poi quella definitiva. Inizialmente era anche molto attiva. 
"Prestò"  la voce a S. Teresa di Gesù, quando organizzammo la scuola di orazione ai Ponti Rossi. Con la sua voce dolce, rassicurante leggeva quei brani della santa di Avila che spiegavano il suo modo di vivere l'amicizia "con Colui da quali sappiamo di essere amati". Ed Enza era una donna di preghiera, intima, legata alla vita e non alle devozioni.
Ma quello che più ci mancherà di lei è il suo sorriso, la sua capacità di essere vicina, senza essere invadente. La sua delicatezza e il suo totale abbandono fra le braccia di Dio. Diceva che anche quando era stanca le bastava pensare di essere fra le braccia del Signore per non sentire più la stanchezza.
Ed è stata per tutti l'amica con cui fare anche quattro risate, la regina dei fornelli per l'amore che anche tra le pentole ( come direbbe Teresa d'Avila) viveva per Dio e per gli altri. Nelle serate a casa di Paolo ed Enza abbiamo cominciato a sentirci famiglia. Un piccolo gruppo cresciuto in fede e amicizia.
Ci mancherà. Ma sappiamo che continuerà a essere presente soprattutto nella vita dei suoi cari: di Paolo, Martina, Andrea e Donatella, dei nipotini, del fratello e della sorella. Certi legami vissuti alla luce della fede non si spezzano.
                      Stefania 


 🗓Venerdì prossimo la liturgia ricorderà la Beata Maria dell' Incarnazione. Fu una delle figure carmelitane che le furono affidate. Scrisse un profilo della beata per questo blog che ripubblicheremo il giorno 18 aprile.



Clausura, Parola di Dio, Carmelo

Sr. Cristiana Dobner ocd ospite dei padri di "CARMELITANZA"

Che significa amare Dio? Lo spiega Teresa

"Forse non sappiamo ancora in che consista l’amore, e non mi meraviglio. L’amore di Dio non sta nei gusti spirituali, ma nell’essere fermamente risolute a contentarlo in ogni cosa, nel fare ogni sforzo per non offenderlo, nel pregare per l’accrescimento dell’onore e della gloria di suo Figlio e per l’esaltazione della Chiesa cattolica. Questi sono i segni dell’amore”.
(Teresa di Gesù, “Cammino di perfezione”, 40,3).

Sabato incontro on line sui libri di Samuele

Sabato 28 marzo si terrà on line il quarto incontro (“Io farò a te una casa” , 2 Sam 2-24) del corso biblico guidato da p. Angelo Lanfranchi ocd. 

Tema degli incontri è stato "L’UOMO VEDE L’APPARENZA, IL SIGNORE VEDE IL CUORE (1Sam 16,7)". 

I Libri di Samuele, intessuti di vocazioni – personali e di un intero popolo – ci hanno offerto una grande meditazione sulla verità del cuore umano, alla luce della Verità di Dio, che rimane fedele all’Alleanza nonostante tutto e attraverso tutto.

Audio I incontro   - Audio II incontro - Audio III incontro, Audio IV incontro.

Prossimo appuntamento per le comunità della Semi Provincia Ocds è l'incontro a Maddaloni con p. Ramiro Casale, Delegato generale per l'ocds.

Poeta, sognatore, fragile: Giovanni della Croce maestro spirituale del Carmelo

 

Questa bellissima immagine di Giovanni della Croce in preghiera fra le braccia di Cristo (olio su tela di p. Vincenzo Caiffa, ocd),  che ricorda l'abbraccio dell'angelo a Gesù, nell'orto del Getsemani, è la sintesi del tema che affrontiamo in questo post in cui proporremo con due articoli di padri spagnoli, tradotti da Angela Parisi carmelitana scalza secolare della comunità di Anzio. Qui l'anima  dell' "uomo celestiale e divino", come lo definì Teresa d'Avila, rivela quella fragilità accolta, vissuta e sublimata in poesia di un'anima innamorata di Cristo. No. Non può essere considerato il "teologo del nulla" e della spoliazione, senza comprendere che cosa significhi quel nulla e quella spoliazione. La sua anima vibra, s'innamora, cerca l'Amato in ogni cosa che lo circonda. In primis nella natura. E l' incontra nella semplicità. Si libera di tutto per riempirsi di lui.
Grande è l'influenza che il pensiero di Giovanni della Croce ha avuto su numerose figure carmelitane. In primis sulla santa madre, poi su Teresa di Lisieux: «Ah, quante luci ho attinto nelle opere del Nostro Padre san Giovanni della Croce!... All’età di 17 e 18 anni non avevo altro nutrimento spirituale», affermò la piccola Teresa.  Sappiamo attraverso le testimonianze che per Teresina Giovanni della Croce fu il Santo dell’Amore, l'autore del Cantico Spirituale, di Fiamma d’amor viva e delle Parole di Luce e d’Amore. Erano le opere che parlarono alla sua anima, rafforzando quello slancio d'amore che la piccola carmelitana a sua volta seppe testimoniare. DI seguito riportiamo i due articoli che possono essere letti e meditati nelle comunità. (Stefania De Bonis)

L'influenza di Giovanni della Croce in S. Teresa di Gesù Bambino (testo integrale) di p. Amando Cantò, OCD (traduzione di Angela Parisi ocds)

Santità e fragilità di San Giovanni Della Croce (testo integrale)  di Juan Antonio Marcos, OCD, (traduzione dallo spagnolo di Angela Parisi, ocds)

Per la festa dell'Ordine secolare una riflessione di don Luigi Epicoco

 (Stedb)  Oggi  le fraternità secolari dell' Ordine dei Carmelitani Scalzi ricordano la nascita del Carmelo Secolare. La scelta di questa data coincide più che con una nascita (il Carmelo nasce dai laici) con l'anniversario in cui il ramo secolare del Carmelo fu istituzionalizzato, riconosciuto dalla Chiesa. Avvenne con la Bolla "Cum Dudum", di papa Clemente VIII (23 marzo 1594) che  autorizzò il Preposito Generale dell'OCD,  perché "ricevesse all'abito dell'Ordine i fratelli laici o terziari." Poi il 20 agosto 1603, lo stesso Clemente VIII emanò la bolla "Romanun Pontificen" a conferma di quanto detto nel 1594. 
Nel testo "Partecipi dello stesso carisma", Padre Anastasio Ballestrero ricordò questo passaggio importante della storia del Carmelo teresiano che ebbe così il potere di organizzare gruppi di "terziari ad instar" come li definì Isidoro di San Giuseppe in una delle prime storie dell'Ordine, nel 1668.
Ma come può vivere oggi un laico l'appartenenza a un ordine religioso, nel caos delle giornate quotidiane?
Qui una riflessione di don Luigi Epicoco offerta, nella Parrocchia di San Francesco di Paola a L’Aquila ad un gruppo di Torre del Greco della parrocchia Santa Maria del Carmine lo scorso 21 marzo 2026. 

“Quando la mattina ci svegliamo, subito i doveri
e le cure del giorno vorrebbero inondarci da ogni
parte (quando pur non ci hanno angustiata la pace
notturna), si affaccia continuamente 
l’interrogativo inquieto: “Come posso fare tutto in un giorno?” 

Ci si vorrebbe alzare d’impeto e gettarsi a capofitto nell’attività. ... Calma! Per ora niente di tutto ciò! La mia prima ora del mattino è del Signore. Poi affronterò il lavoro quotidiano che egli mi affida ed egli mi darà la grazia di adempierlo”.

“Ciò che, dopo il silenzioso colloquio con Lui, mi si presenterà come il compito più immediato, darà
inizio al mio lavoro. Se comincio la mia giornata lavorativa così, dopo la Messa mattutina, vi sarà
in me un sacro silenzio e la mia anima sarà vuota da ciò che la inquieta e affatica e sarà piena,
invece, di santa gioia, di coraggio e energia...
Ora comincia il lavoro quotidiano può essere l’insegnamento...oppure un lavoro d’ufficio:
rapporti con colleghi e superiori insopportabili, pretese impossibili, rimproveri ingiusti, meschinità umane, forse miserie di varia natura.
Giunge la pausa meridiana. Si torna a casa esauste, affrante. E qui forse attendono nuove angustie...Vi è ancora tanto da fare fino a sera!
Non si deve ricominciare subito? No! Non prima di aver trovato almeno per un istante un po’ di
silenzio. Ciascuna deve imparare a conoscersi, sapere dove può trovare un po’ di calma. Il miglior modo, se possibile, sarebbe riversare tutte le proprie cure ai piedi del Tabernacolo per un 
breve tempo. Chi non può farlo, perché forse ha bisogno di un po’ di riposo si trattenga nella
propria stanza. Ma se non è possibile un momento di calma esteriore, se non si ha un ambiente adatto
in cui ritirare, se doveri improrogabili impediscono un’ora di silenzio, sarà necessario almeno chiudersi in sé per un istante, separandosi da tutte le cose e rifugiarsi nel Signore. Egli è nel
nostro intimo e può concederci in un solo istante tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Si affronterà poi
il resto della giornata; la si passerà forse in gran fatica e stanchezza ma in pace. Quando poi sopravverrà la notte e guardando indietro vedremo quanto è rimasto incompiuto e come in
molti nostri progetti non siano stati effettuati, se ciò eccita in noi forte confusione e pentimento,
prendiamo tutto così com’è e mettiamolo nelle mani di Dio, abbandoniamolo a Lui. In Lui
potremo così riposare, veramente riposare, per cominciare il giorno nuovo come una nuova vita”.
(Edith Stein)

Ritiri carmelitani


Le proposte di questo mese dei padri carmelitani del Centro di spiritualità Santissima Annunziata di Maddaloni. Per chi fosse interessato basta chiamare al numero del convento: 0823.434030 oppure inviare una mail a segreteria@centrossannunziata.it

B. Giuseppa Naval Girbés, una carmelitana secolare

 Il 24 febbraio del 1893 morì  Josefa Naval Girbés, che Giovanni Paolo II proclamò beata nel 1988. Era una carmelitana secolare (a quel tempo si diceva membro del Terz'Ordine) ed era nata ad Algemesí, nell’arcidiocesi di Valenza l’11 dicembre 1820. Perse la madre il 13 giugno 1833 e lasciò la scuola per dedicarsi al papà e ai fratellini. Una vita consacrata al  Signore con il voto di castità fatto a 18 anni e vissuta nella preghiera e nell'impegno verso la perfezione evangelica. Si dedicò con semplicità, generosità alle opere di carità  e di apostolato nella comunità parrocchiale. Accolse nella sua casa  giovani e donne per formarle al catechismo, allo spirito di preghiera, condividendo con loro letture, l'intima devozione alla Vergine e l'esperienza dei Santi del Carmelo e divenne l'esempio di come la santità possa svilupparsi in ogni stato di vita, quello secolare compreso. Nel 1877 con alcune amiche organizzò giornate di ritiro spirituale in una casa di campagna. Aveva, però, una salute sempre più fragile e nel 1891 si aggravarono i suoi disturbi al cuore.  Fu sepolta con l'abito carmelitano, come aveva espressamente richiesto in vita.




Ritiro di Quaresima, con San Paolo e Giovanni della Croce

 Sabato 21 febbraio a Maddaloni si è riunito l'Ordine secolare della Semi Provincia Napoletana per il Ritiro di Quaresima guidato dalla meditazione di p. Andrea l'Afflitto, ocd : "Abbassò sé stesso. Il mistero di Cristo nel nostro cammino verso l'unione".

Partendo dal secondo capitolo della Lettera di san Paolo ai filippesi e soffermandosi sull'inno cristologico  padre Andrea lo ha commentato rivelando una duplice lettura: l'inno ci svela il mistero di Cristo e, allo stesso tempo, svela anche il carattere della nostra sequela, poiché per avere gli stessi sentimenti di Gesù bisogna conoscere il Maestro. Stare con Lui. Frequentarlo per attingere dal suo mistero di Passione, Morte e Risurrezione.

Un inno da noi conosciuto perché, tra l'altro, inserito nella Liturgia dei Vespri e che papa Benedetto XVI, commendandolo nella sua udienza generale del 26 ottobre 2005 definì  il mirabile ed essenziale inno incastonato da san Paolo nella Lettera ai Filippesi (2,6-11). 

La lettura che ne ha dato padre Andrea si è intrecciata con la spiritualità di Giovanni della Croce. L'inno cristologico sia può comprendere anche alla luce della via pasquale che ci offre il santo padre Giovanni nelle sue opere. E non è affatto un percorso oscuro e difficile, destinato a pochi. Al contrario è  un percorso per tutti. Anche per i laici. Esiste nella spiritualità della Croce di Cristo, e quindi della Sua passione morte e resurrezione, un dinamismo: c'è un'uscita, un cammino e un'entrata. 

L'uscita è dal deserto delle notti oscure. 

Il cammino è il percorso spirituale che porta all'approdo nella terra promessa (come si legge nel libro del profeta Geremia: Io vi ho condotti in una terra che è un giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti).

L'entrata è nel luogo dell'unione trasformante, nelle profondità abitate dal Signore. 

Nel proprio cammino, il carmelitano è chiamato all'unione con Dio e l'unica via è Cristo che per primo invita e  sostiene chi ha scelto di percorrere questa strada in cui Dio per amore ci ricrea. E lo fa attraverso il Figlio, nel mistero pasquale.

 Quando viviamo questo dinamismo di vita trinitaria, il cammino spirituale non è una salita faticosa ma è un'immersione nell'Amore. Il primo movimento d'amore è quello di Dio nei nostri confronti. Siamo attirati da lui Giovanni della Croce lo descrive benissimo con le immagini della fidanzata alla ricerca dello sposo. Come dire che la nostra natura è "fidanzata" con Gesù. 

Giovanni della Croce descrive con la "Salita al Monte" il movimento di ascesi verso Cristo. Quel Cristo che "abbassò se stesso".  L'incontro avviene al centro, nella terra (vedi il profeta Geremia) dove Dio si manifesta. Avvenne con Mosè quando Dio si manifestò sul Monte Oreb, attraverso il roveto. Avviene con ciascuno di noi, oggi, che lo incontriamo attraverso la persona di Cristo. Il cammino pasquale - ha aggiunto ancora p. Andrea - è un cammino battesimale: essere figli adottivi in Cristo Gesù è proprio la condizione preliminare di questo cammino. 

Ed è bellissima l'immagine offerta dalle strofe della Notte Oscura che ci trasmettono proprio un'anima innamorata, infiammata d'amore con un desiderio ardente del proprio amato che la spinge alla ricerca. Spesso noi lo in modo univoco, ma le strofe possono essere lette anche pensando a Cristo, allo Sposo che cerca infiammato d'amore per l'anima ci viene incontro, spogliandosi della sua vera natura e divenendo uomo, Ciò avviene "nella pienezza dei tempi" e la pienezza dei tempi è un momento oscuro. Quando Gesù morì si fece buio sulla terra, quando risorse era notte. Ma, c'insegna Giovanni della Croce, era una notte radiosa.

 STROFE DELL’ANIMA  dalla "Notte Oscura" di Giovanni della Croce

 1. In una notte oscura, con ansie, dal mio amor tutta infiammata, oh, sorte fortunata!, uscii, né fui notata, stando la mia casa al sonno abbandonata. 

 2. Al buio e più sicura, per la segreta scala, travestita, oh, sorte fortunata!, al buio e ben celata, stando la mia casa al sonno abbandonata. 

 3. Nella gioiosa notte, in segreto, senza esser veduta, senza veder cosa, né altra luce o guida avea fuor quella che in cuor mi ardea. 

 4. E questa mi guidava, più sicura del sole a mezzogiorno, là dove mi aspettava ben io conoscea, in un luogo ove nessuno si vedea. 

 5. Notte che mi guidasti, oh, notte più dell’alba compiacente! Oh, notte che riunisti l’Amato con l’amata, amata nell’Amato trasformata! 

 6. Sul mio petto fiorito, che intatto sol per lui tenea serbato, là si posò addormentato ed io lo accarezzavo, e la chioma dei cedri ei ventilava. 

7 . La brezza d’alte cime, allor che i suoi capelli discioglievo, con la sua mano leggera il collo mio feriva e tutti i sensi mie in estasi rapiva. 

 8. Là giacqui, mi dimenticai, il volto sull’Amato reclinai, tutto finì e posai, lasciando ogni pensier tra i gigli perdersi obliato

 

C'è una luce che conduce l'anima. E' la fede sostenuta dall'Amore. E Gesù incarna quest'amore attraverso la volontà del Padre di salvare gli uomini.
 Giovanni della Croce ci dice che un tale cammino ci rende sempre più somiglianti al Figlio. Riecheggia l'inno paolino con quell' avere gli stessi sentimenti di Gesù. Seguirlo, stare con Lui con la consapevolezza che è un Dio che ci ama ci dispone alla "cristificazione", al divenire figlio nel Figlio. Del resto con la frequentazione, con lo stare insieme, come avviene nel matrimonio, alla fine si diventa simili all'amato, senza che se ne abbia consapevolezza o lo si faccia con un atto di volontà . L'Amore di Dio, l'unione con Lui è trasformante.

(ste.d.b)

Frate Gioacchino e la Regina della Pace

Oggi vi propongo la storia di un carmelitano scalzo recentemente dichiarato dal papa venerabile: p. Gioacchino della Regina della Pace. Leone Ramognino (questo il nome con cui fu registrato all'agrafe) nacque a Sassello, in provincia di Savona, il 12 febbraio 1890 e fu battezzato lo stesso giorno della nascita col nome di Giacomo Pietro, ma il padre lo registrò al comune con il nome di Leone in onore dell’allora pontefice Leone XIII. La sua fu una famiglia religiosa e lui fu subito molto attivo in parrocchia, aderendo alla Pia Confraternita del Bambino Gesù di Praga, alla Società cattolica di Mutuo Soccorso e alla Confraternita di San Filippo Neri. Esercitò la professione di falegname e partecipò come caporalmaggiore alla Prima guerra mondiale finita la quale tornò a Sassello dove, fra le altre cose, si impegnò per l’erezione del Santuario in onore della Regina della Pace, nel 1927 ne divenne custode, vivendoci per circa dieci anni come eremita, tuttavia disponibile all’accoglienza dei pellegrini che vi si recavano in visita. Fu proprio in questo santuario che scoprì la vocazione religiosa. Nel 1951, entrò nel convento del Deserto di Varazze dei Carmelitani Scalzi e il 24 ottobre 1957 fece la professione religiosa di terziario col nome di Gioacchino. Dieci anni dopo, il Preposito generale padre Anastasio Alberto Ballestrero, ottenne per lui la dispensa per l’anno canonico di noviziato  e l'ammise alla professione solenne nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Anche il Santuario della Regina della Pace, dove fra Gioacchino rimase come custode terminando la sua vita all’età di 95 anni, il 25 agosto 1985, divenne un santuario carmelitano. Fu un frate che passava molte ore in preghiera e in raccoglimento davanti al Tabernacolo, e nutriva profonda devozione verso la Madonna, considerando una grazia l’essere custode del santuario a lei dedicato.
Al suo funerale, celebrato dal cardinale Ballestrero, si ebbe una grande partecipazione di popolo, e la sua tomba divenne meta di preghiera, accrescendo la sua fama di santità.




 

Il beato Maria Eugenio di Gesù Bambino

 Una figura molto amata, anche dai giovani, quella di frate Maria Eugenio di Gesù Bambino. Il suo nome prima di entrare al Carmelo era Henri Grialou. Nacque ad Aubin (Francia), il 2 dicembre 1894. Il 2 ottobre 1911 entrò nel seminario di Rodez, ma quando scoppiò la guerra, fu costretto a interrompere la sua formazione. Fu ferito al fronte e dopo una breve convalescenza tornò in guerra, come volontario al posto di un padre di famiglia. Finito il conflitto ritornò ai suoi studi in seminario, e il 4 febbraio 1922 fu ordinato sacerdote. (“Sono sacerdote. Sacerdote per sempre! Questa frase basta alla mia contemplazione. La ripeto incessantemente oggi e trovo in essa sempre nuova felicità.”)

 Come ricorda in un articolo p. Luigi Borriello, ocd "Negli anni della sua formazione, il giovane seminarista aveva scoperto l'autobiografia di Santa Teresa di Lisieux, a cui si era profondamente immedesimato, al punto da scrivere: «Trovo magnifica la sua autobiografia, nessun libro ha fatto su di me tanta impressione quanto questo». Durante un ritiro che lo preparava a ri­cevere i primi Ordini sacri, leggendo un riassunto della vita di San Gio­vanni della Croce, ricevette un'illuminazione folgorante, una certezza: Dio lo voleva al Carmelo, sui passi di questo grande Santo dell'Asso­luto e dell'Amore. Appena ordinato sacerdote e nonostante l'opposi­zione dei suoi familiari, il 24 febbraio entrò tra i Carmelitani Scalzi di Avon, presso Fontainebleau, pur senza conoscerne la forma di vita. Il sacerdote ventottenne vestì l'abito il 10 marzo 1922". Fra' Maria Eugenio di Gesù Bambino, fece professione il primo marzo 1923. 
Anche l'incontro con la spiritualità di Teresa d’Avila fu importante per la sua formazione. Nella sua opera  “Voglio vedere Dio”, la descrisse "ardente e luminosa (…), sublime ed equilibrata, anima regale, materna e divina, genio umano in ciò che ha più di concreto e di più universale". I suoi primi anni con l'abito carmelitano furono quelli in cui Teresa di Lisieux fu beatificata e canonizzata e Giovanni della Croce fu proclamato Dottore della Chiesa. Diventa predicatore e le sue parole riescono ad avvicinare soprattutto i laici, la cui sete di valori e di spiritualità sembra trovare una risposta in come egli parla del Carmelo, del cammino dell’orazione e della vita nello Spirito. Fra' Maria Eugenio di Gesù Bambino sente di aver trovato la propria missione nell'Ordine: “condurre le anime a Dio”. La donazione del santuario di Notre-Dame de Vie, in Provenza, gli consente di fondare nel 1932 l’Istituto Notre-Dame de Vie. Tra le cose di cui si fece promotore la scuola di orazione. Dopo aver ricoperto vari incarichi di governo, sia a livello locale che generale, fu nominato visitatore apostolico delle Carmelitane Scalze e assistente religioso delle federazioni di Francia. Dal 1955 poté dedicarsi a tempo pieno all’Istituto secolare Notre Dame de Vie. Negli ultimi anni di vita disse: “Quando la gente parla di me, deve dire che sono semplice e povero e che ho sofferto molto.” Morì a Venasque, in Provenza, il 27 marzo 1967, dov’è sepolto. È stato beatificato il 19 novembre 2016 da Papa Francesco. I carmelitani scalzi celebrano la sua memoria il 4 febbraio.

Dalla musica al Carmelo attirato dall'Ostia

Dalla musica che gli aveva dato la celebrità all'oblio nel Carmelo. E' la storia di Ermanno Cohen ebreo, figlio di un  commerciante. Era nato ad Amburgo Studiando in collegio comincia ad appassionarsi di musica e soprattutto cominciò a studiare il pianoforte. Era un ragazzino prodigio. Nel 1831, a soli 12 anni, si recò a Parigi, per perfezionare lo studio del pianoforte alla scuola di Liszt di cui divenne l'allievo prediletto. La sua vita è cullata dalla musica, dalle esibizioni pubbliche fino al giorno in cui fu chiamato per sostituire temporaneamente il direttore del coro della piccola chiesa di S. Valeria. Aveva 27 anni. Assistette alla benedizione con l'Ostensorio e provò un'emozione fortissima. Da allora, ogni venerdì, si  recò alla funzione mariana e per assistere alla benedizione con il santissimo Sacramento. “Raccontai ciò che mi era capitato. Egli mi ascoltò con interesse e mi raccomandò la calma, la perseveranza nelle mie disposizioni e la fiducia nelle vie che il Signore, senza dubbio, mi avrebbe fatto conoscere. In questo stato d’animo, andai a Ems, in Germania, per un concerto. Appena arrivato, andai dal parroco della piccola chiesa. Il giorno successivo, l’8 agosto 1847, era domenica e senza timore, nonostante la presenza dei miei amici, andai a Messa. Al momento della consacrazione, sentii fiumi di lacrime scorrere dai miei occhi. La Grazia divina mi aveva colmato. Bagnato di lacrime, avvertivo un forte dolore di pentimento per la mia vita passata. All’improvviso, offri a Dio una confessione generale di tutti i miei peccati. Li vedevo tutti dinanzi a me, i miei peccati, a migliaia, brutti, ripugnanti… D’altra parte sentivo una calma sconosciuta… che Dio misericordioso mi avrebbe perdonato, per il mio profondo pentimento, per il mio amaro dolore ... Uscendo dalla chiesa di Ems, mi sentivo cristiano-cattolico, anche se non avevo ancora ricevuto il Battesimo”.
Tornato a Parigi, Hermann, il 28 agosto 1847, festa di S. Agostino, fu battezzato  con il nuovo nome di Agostino, da Mons. Legrand. L’8 settembre successivo, fece la prima Comunione e da quel momento sentì di essere l’innamorato di Gesù-Ostia. Il 3 dicembre, fu cresimato. 
La musica era diventato solo il suo mestiere, il cuore lo portava altrove,  verso il sacerdozio e, soprattutto, verso la vita religiosa nel Carmelo. Sosta in adorazione davanti a Gesù Eucaristia. Il 6 dicembre 1848, inaugura l’adorazione notturna a Gesù Eucaristico nella chiesa di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi.

“Una sete ogni giorno più ardente mi spinge all’Eucaristia, questa sorgente d’acqua viva. Per contemplarti, sempre, o Gesù, le ore della giornata mi sfuggono troppo veloci; ho cercato attorno a me fedeli che bruciassero dello stesso fuoco e siamo andati insieme a trascorrere le notti nelle tue chiese… notti indescrivibili! O mio Gesù, mi hai attirato a Te con dolcezza e tenerezza, così amabilmente che anche l’ultimo filo tra me e il mondo si è strappato e mi sono affrettato a gettarmi tra le tue braccia… a vivere totalmente per Te e sempre unito a Te”.

Agostino entra nel 1849 nel Carmelo a Broussey e veste l’abito religioso con il nome di fra Agostino del SS.mo Sacramento. Prima fondatore di alcuni conventi carmelitani diffuse ovunque l'amore per il SS. Sacramento. Il 20 gennaio 1871, muore di vaiolo a soli 50 anni.
 “Ho attraversato il mondo, ho visto il mondo, ho amato il mondo. Una cosa ho imparato nel mondo: che non dà la felicità. Poi Maria SS.ma mi ha svelato il segreto dell’Eucaristia e ho compreso che l’Eucaristia è la vita, la felicità. ... Gesù Eucaristico mi ha rapito il cuore”. Riconosciuto dalla Chiesa "servo di Dio" è una bellissima testimonianza di vocazione carmelitana che vogliamo ricordare oggi nell'anniversario della sua morte.

Alcuni suoi pensieri:

Sacramento adorabile, sorgente benedetta da cui le mie labbra secche possono bere le primizie della vita eterna, il mio cuore è pieno di gioia. Ho bisogno di benedirti e cantare le tue lodi in canti di gioia e di ringraziamento […]. O adorabile Gesù, adorabile per me che hai condotto nella solitudine affinché tu possa parlare al mio cuore ... per me i cui giorni e notti trascorrono dolcemente in uno scambio celeste con la tua adorabile presenza; tra il ricordo della Comunione di oggi e la speranza della Comunione di domani […]".

"Abbraccio fervidamente le pareti della mia amata cella, dove nulla mi disturba dal mio unico pensiero, dove respiro solo per amare il tuo divino sacramento; dove, liberato dal peso dei beni ‘deperibili"’, spogliato di tutto ciò che è legato alla terra e spezzando le insidie he prendono prigionieri i sensi, posso, come la colomba, volare verso l'alto nella regione celeste del Santuario, perforare le nubi del mistero che avvolgono il tuo Tabernacolo, crogiolarmi nei raggi penetranti di questo luminoso Sole di Grazia, immerso in un oceano di luce e consumato come nelle fiamme di una fornace ardente […]".

"...Quindi, riparandomi all'ombra rinfrescante di questo Albero della Vita, inspiro la fragranza dei fiori, godo la dolcezza dei frutti ... Sono cullato dalla melodia delle tue parole amorevoli e, sopraffatto dalla felicità e dall'amore, mi addormento ai piedi del mio Amato […]. Vengano coloro che mi hanno conosciuto prima, coloro che disprezzano il Dio che è morto per amore loro ... Lasciateli venire, o mio Gesù! e impareranno se Tu puoi cambiare il cuore".