S.Teresa di Gesù Bambino: In te ho tutto: terra e cielo ancora!

 

Sui passi di Teresa di Gesù , con l'originalità che esalta l'opera di Dio in ciascuna creatura. S. Teresa di Gesù Bambino, Dottore della Chiesa e patrona delle Missioni. (vedi qui)

Se la Santa Madre Teresa di Gesù fece della frase "Dio solo basta" il nucleo della propria spiritualità , tre secoli dopo Santa Teresa di Lisieux  con una poesia ci spiega che la sua unica felicità è il Signore. Vogliamo festeggiare così questo giorno in cui il Carmelo teresiano e tutta la Chiesa ne celebrano la memoria liturgica.




"Le gioie della terra disprezzando,
io sono divenuta prigioniera.
Ho visto che i piaceri son tutti effimeri:
mia unica felicità sei tu, Signore! Sotto i miei passi l'erba s'è sciupata,
s'è appassito nelle mie mani il fiore.
Nei tuoi prati, Gesù, io voglio correre,
non lasciandovi mai alcuna traccia
dei miei passi! È solo l'amore tuo che m'attira:
perciò nella pianura lascio il gregge,
senza curar di custodirlo ancora:
voglio piacere all'unico mio Agnello, il nuovo! Gesù, sei tu l'Agnello che io amo:
a me tu basti, tu supremo bene!
In te ho tutto: terra e cielo ancora!
Il Fior che voglio cogliere, mio Re, sei tu!... In te possiedo la natura bella,
e l'arcobaleno e la neve pura,
l'isole lontane, le bionde messi,
le farfalle, la primavera lieta, i campi. Ho la barca che dalla spiaggia fugge,
ho la sua scia dorata, e ancor la riva,
il sol fulgente che la nube avvolge
quando s'oscuran nel cielo
infuocati i dardi. Tu che reggi il mondo con una mano
e pianti le fittissime foreste
e con un solo sguardo le fecondi,
pure me segui con sguardo d'amore, sempre. Sempre attirata dalla dolce fiamma,
la farfalla vi vola attorno e brucia.
Simile è l'anima mia: dal tuo amore
attirata, vuole in esso volare e bruciare!... Io sento ormai per me che s'avvicina,
Dio, la tua festa nell'eternità!
Tolta dai salici l'arpa mia muta,
sulle tue ginocchia io siederò e ti vedrò!... Presso di te, mio Dio, verrò a vedere
Maria, i Santi, la mia famiglia cara!
E, dopo l'esilio di questa vita,
il tuo paterno tetto troverò in Cielo!
".

Sr. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

Ricordiamo la prima Santa italiana del nostro Carmelo

"Io amo tre pensieri di lei che mi aiutano molto
• Chi ama, vede, soffre e tace
• Rimanere nascosta nel cuore di Gesù
come in un deserto
Tutta la sua spiritualità ha il fondamento nelle parole di San Giovanni Evangelista Dio è Amore
• Chi si lascia amare da Dio, esce da sé stesso e diventa amore per tutti, Teresa Margherita scelse vivere l' Amore di Dio nella preghiera, nel servizio alle sorelle ammalate e difficili dimenticando se stessa
Chi capisce e vive l' amore è sempre felice di dare tutto e il meglio di sé (tempo, servizio attenzione).
Non sono le parole che annunciano Dio ma la vita fatta Amore.
Preghiamo la Santa che il fuoco dell amore del cuore di Gesù incendi il nostro cuore e ci trasformi IN CARITÀ
Maria madre dell' Amore generi in noi il vero amore
P. Patrizio Sciadini ocd  _ 01.09.2026
Basilica Santa Teresa del Bambino Gesù
CAIRO EGITTO
Impegno del giorno: Lasciamoci amare da Dio per essere amore nella preghiera e nel servizio ai più fragili"

Trasverberazione del cuore di Teresa di Gesù

 

Per approfondire l'episodio descritto nella bellissima scultura in marmo e bronzo dorato di Gian Lorenzo Bernini, che oggi ricordiamo nella liturgia propria dei carmelitani scalzi, clicca qui  e  qui.  Qualcosa a proposito della scultura che si può ammirare nella Cappella Cornaro della chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma clicca qui.
E per approfondire si può far riferimento alla Guida a una biblioteca carmelitana










Memoria liturgica della piccola Mariam

Oggi ricordiamo una carmelitana scalza molto particolare, la prima carmelitana di Betlemme: Maria di Gesù Crocifisso. Oggi ricordiamo la B. Mariam di Gesù Crocifisso, carmelitana scalza di Betlemme, conosciuta nel mondo come "la piccola araba" (1846-1878).

Nata ad Abellin, piccolo villaggio situato tra Nazareth e il Monte Carmelo, e entrata nel Carmelo di Pau, ha partecipato alla fondazione del Carmelo di Mangalore in India e poi a quello di Betlemme dove è morta a 32 anni. E' la «Piccola Teresa» del Medio Oriente, che ha approfondito il legame tra la vita di adorazione tipica del Carmelo claustrale e la Terra santificata dalla presenza del Signore, oggi colpita dalla guerra.

Diceva «Si può vedere Gesù con gli occhi dello Spirito Santo». «L’uomo che non invoca lo Spirito Santo cammina nell’oscurità e non sa dove andare». 

Portiamoci idealmente nel luogo in cui visse vedi qui  e a lei, figlia di Teresa e della Terra santa affidiamo la nostra preghiera per la Pace in tutti i luoghi del mondo in cui c'è la guerra e il massacro degli  innocenti.

Alcune sue preghiere. 

Qui alcuni approfondimenti.


È anche il centenario del dottorato di Giovanni della Croce


Il 24 agosto 1926, mentre ad Avila si ricordava la fondazione del primo monastero della riforma teresiana il papa Pio XI promulgò la "Die vicesima septima" in cui proclamò Giovanni della Croce Dottore della Chiesa. (leggi qui) Nel 1948 un giovane sacerdote polacco attratto dalla spiritualità carmelitana presentò all'Angelicum di Roma la sua tesi di dottorato sulla fede in San Giovanni della Croce. Il suo nome era Karlol Wojtyla, il futuro papa Giovanni Paolo II, oggi santo.
Nel corso del IV centenario della morte del carmelitano scalzo, il papa gli dedicò una lettera apostolica "Maestro di fede" (leggila qui)

La catechesi dedicatagli da papa Benedetto XVI (leggi qui)

464 anni fa nasceva il Carmelo teresiano

Ad Avila è festa. E anche in tutto il Carmelo teresiano. Il 24 agosto 1562 un allegro scampanellio annunciò a tutta la città di Avila la nascita di un nuovo monastero. C’ erano già 11 monasteri carmelitani in Spagna, ma questo che nasceva era il primo frutto della grande riforma teresiana: il monastero di San Giuseppe, in cui le prime 4 novizie vestirono l’abito delle carmelitane scalze che oggi tutti ricordano come il Monastero della Madre. Possiamo dire senza dubbio che è anche il nostro anniversario, come carmelitani scalzi. S, Giuseppe fu inaugurato da Teresa di Gesù, con l'intento di stabilire un nuovo stile di vita ispirato alla Regola primitiva donata ai primi eremiti del monte Carmelo da Sant'Alberto di Gerusalemme e approvata nel 1247 dal Papa Innocenzo IV. La Regola che si osservava al monastero dell'Incarnazione, dov'era entrata originariamente Teresa d'Avila, era stata modificata da una Bolla di mitigazione il 15 febbraio 1432. Anche la clausura non sembrava più tale: un via vai di persone devote, senza dubbio, sinceramente devote, ma Teresa sentiva che nel suo cuore Dio le chiedeva “di più”.

Pensando a quello che avrei potuto fare per Iddio - scrisse infatti nel libro della Vita, Teresa - vidi che anzitutto dovevo corrispondere ai doveri della mia vocazione religiosa, osservando la mia Regola con ogni possibile perfezione .

 

La storia della grande fondazione - a cui è stato dedicato il sito è raccontata dalla stessa Teresa di Gesù nel Libro della Vita, dal capitolo 32 al capitolo 36. Confortata dalle rivelazioni private che le donava il Signore, Teresa era così guidata nella realizzazione della sua prima fondazione. Decise di organizzare tutto con un estremo rigore, con il nascondimento, la penitenza e l’orazione. Tra le novità anche una statua di Maria e una di San Giuseppe come “custodi” delle porte del monastero: una novità rispetto agli altri monasteri (Vita 32,11). Cominciarono le persecuzioni a Teresa, nel monastero dell’Incarnazione. P. Teófanes ha ricordato che Teresa procedette in segreto per poter disporre della casa dove fondare il 24 agosto del 1562 il suo primo monastero. La santa rivelò le difficoltà che dovette superare (Vita 36,9). Furono lunghi mesi si sofferenza e silenzio. Ne parlò nella Vita con molta delicatezza l’opposizione anche di alcuni suoi confessori (Vita 33,7), la mancanza di un conforto amico, il pericolo dell’Inquisizione.

Quel 24 agosto fu l'inizio di un'avventura spirituale che si sarebbe diffusa in tutto il mondo. Ancora oggi è fonte di ispirazione per chi cerca Dio e, conoscendo Teresa, lo scopre vicino ed Amico.

 Anche dal Cammino di perfezione si può ricostruire il clima che si respirava in questa prima comunità che rappresenta la prima scuola di spiritualità animata da Teresa; quella in cui la riformatrice del Carmelo ebbe l'opportunità di trattare con la maggior parte delle figure spirituali più importanti: San Pedro de Alcantara, Juan de la Cruz, Domingo Banez ...

 "Se sulla terra vi può essere il paradiso, esso è in questa casa: vita felicissima conducono infatti le anime che, disprezzando ogni propria soddisfazione, non pensano che a contentare il Signore. Ma quelle che qui cercassero altra cosa, non solo non la troverebbero, ma perderebbero tutto" (Cammino, 13,7). 

Nel quarto centenario della fondazione San Giovanni XXIII si pronunciò così (clicca)

L'attuale convento de San José è nato sulle fondamenta della costruzione primitiva che fece edificare la Santa e l'11 maggio 1968 ottenne il titolo di monumento storico-artistico con un decreto. Un valore dovuto anche al museo teresiano che conserva alcune opere e diverse reliquie della santa di Avila.

Il primo novembre del 1982 il monastero fu visitato da San Giovanni Paolo II che disse :

"Qui ad Avila, con la fondazione del monastero di san Giuseppe, a cui sono seguite le sue altre 16 fondazioni, si è compiuto un disegno di Dio per la vita della Chiesa. Teresa di Gesù fu lo strumento provvidenziale, la depositaria di un nuovo carisma di vita contemplativa, che avrebbe prodotto tanti frutti."

Il messaggio di papa Benedetto XVI  per i 450 anni della riforma teresiana

PER APPROFONDIRE:
Un passo importante guidato da Chiara di Assisi: leggi
 Il Monastero della Madre: leggi

Ricordiamo oggi Santa Teresa Benedetta della Croce

"So di essere sostenuta e qui sta tutta la mia tranquillità e sicurezza - non la sicurezza consapevole dell'uomo che sta con le proprie forze su un terreno sicuro, ma la dolce e beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio forte - che in pratica è una sicurezza non meno ragionevole. Sarebbe forse ragionevole quel bambino che vivesse nella paura che la mamma lo lasci cadere?  Se Dio mi dice attraverso i profeti di essere un Dio fedele, di essere per me come padre e madre, addirittura che egli è l'Amore stesso, allora devo ammettere che la mia fiducia nel braccio che mi sostiene è ragionevole e che, al contrario, è stolta la mia paura di cadere nel nulla, a meno che non sia io stessa a staccarmi dal braccio che mi protegge"
  (Teresa Benedetta della Croce/Edith Stein, Lettere).

Con questa sicurezza, acquisita lentamente, mentre abbandonava le certezze inseguite attraverso i suoi studi, Edith Stein si lasciava trasformare con fiducia, quasi tornando bambina, fra le braccia dell'Eterno Padre, quel Dio conosciuto attraverso l'Antico Testamento (alla cui scuola l'aveva iniziata la mamma ebrea) e poi incontrato in Gesù, nella Sua Croce. Edith la filosofa, l'ebrea orgogliosa, la donna inquieta e battagliera, lasciava il posto a una nuova Edith, quella che trovò la propria strada fra le carmelitane scalze del monastero di Colonia.

Non è, però, l'approdo alla vita consacrata che ci preme considerare di Edith Stein, quanto il suo percorso dalla ragione alla fede. Che cosa accadde, quando scoprì l'insufficienza della propria ragione? Lo rivelò la stessa Edith Stein, in un suo scritto: "Alla luce della verità eterna, comprende il giusto atteggiamento nei confronti del proprio intelletto. Comprende che le verità supreme ed ultime non possono venire svelate dall'intelletto umano e che nelle questioni più essenziali e di conseguenza nell'orientamento pratico della propria vita la persona più semplice, se è ispirata dalla grazia divina, può essere migliore del più grande scienziato".  La scienza , insomma, diviene un lavoro non più il fine della propria vita. Ed è così che raggiunge la quiete nel cuore. La creatura si riconosce piccola nelle mani dell'Eterno Padre e a Lui s'affida.

Come scrisse il Papa Benedetto XVI nella "Deus Caritas est" c'è un momento in cui "la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall'esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all'esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l'abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia".  Edith Stein sperimentò questa gioia. L'orgogliosa, l'annoiata Edith che a un certo punto della sua gioventù aveva desiderato persino di morire non c'era più. C'era una nuova Edith.

L'incontro con Cristo le cambiò la vita, proprio come avevano raccontato S. Teresa d'Avila nel Libro della vita e S. Agostino nelle sue Confessioni (gli autori spirituali più amati dalla Stein). Sembra quasi che le parole del Vescovo di Ippona descrivano la conversione della filosofa ebrea: "Hai creduto, sei stato battezzato: è morta la vita vecchia, è stata uccisa sulla croce, sepolta nel battesimo. È stata sepolta la vecchia, nella quale malamente sei vissuto: risorga la nuova" (S. Agostino, Sermoni).

 Colpisce la testimonianza di un suo ex collega, il professor Wust: "Non riuscivo ad allontanarmi da quella grata di clausura, seguendo con la mente il lungo cammino percorso dalla novizia: da Husserl a san Tommaso, per poi arrivare fin qui, sì, fin qui!". 
 Quella pace del cuore, Teresa Benedetta della Croce l'ha portata con sé a Colonia, nel Carmelo di Echt e perfino ad Auschwitz, dove fu vista silenziosa, sorridente, accanto ai bambini deportati. Lì fu uccisa nella camera a gas, il 9 agosto 1942.

Quando S. Giovanni Paolo II volle proclamarla anche compatrona d'Europa, scrisse: "Dichiarare Edith Stein compatrona d'Europa  significa porre sull'orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna". In fondo era ciò a cui Teresa Benedetta della Croce si sentì chiamata e per cui pregò fino alla fine: "Prego il Signore che voglia accettare la mia vita e la mia morte a suo onore e lode - scrisse nel suo testamento - secondo le intenzioni della Chiesa, e affinché il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e per la pace nel mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda". (Stefania De Bonis, pubblicato sul sito Edizioni Ocd l'8.8.2008)

                             

L'ultimo libro dedicato a lei e pubblicato dalle Edizioni ocd: Lucia Laner, Edith Stein: La vita in uno sguardo. Edizioni ocd, 2026

Per conoscerla meglio clicca qui e potrai consultare alcuni suoi testi o elaborare una bibliografia per gli argomenti che vuoi approfondire.









 


S. Alberto di Trapani

Facciamo memoria oggi di S. Alberto di Trapani frate carmelitano. Una figura di cui si hanno poche notizie. E’ incerta anche la data di nascita. Si ricorda come uomo di preghiera e instancabile predicatore in varie località della Sicilia. Fu anche superiore provinciale dei Carmelitani presenti sull'isola.  Nato probabilmente nel 1250, dopo 26 anni di matrimonio fu consacrato al Signore dai genitori, Benedetto degli Abati e da Giovanna Palizi. Giovanissimo, Alberto entrò tra i Carmelitani di Trapani e trascorso il periodo di formazione divenne sacerdote e fu mandato a Messina dai superiori, dove morì il 7 agosto 1307. Nel 1457 Papa Callisto III ne permise il culto, che fu confermato nel 1476 da Papa Sisto IV. Fu il primo santo del Carmelo venerato e insignito del titolo di Patrono e protettore dell'Ordine Carmelitano. Ebbe anche il titolo di «padre», titolo condiviso con sant' Angelo di Sicilia, suo contemporaneo. A Messina, nel 1623, gli fu dedicata una porta della città.

 La distinzione fra Antica osservanza e carmelitani scalzi avverrà con la riforma di Santa Teresa d’Avila al 1562. Ora il Carmelo è una famiglia ancora che osserva la stessa Regola (Teresa adotterà quella primitiva senza mitigazioni) e la figura di Alberto di Trapani è celebrata Il 7 agosto da tutto l’Ordine, secondo le disposizioni liturgiche: con il grado di festa per i Carmelitani e di memoria per i Carmelitani Scalzi.

Nuovi passi con Maria, nella Lettera del nostro Padre Generale

 Leggi qui la Lettera che da Stella Maris, ad Haifa, il nostro padre Generale ha inviato a tutto l'Ordine per la Solennità della Beata Vergine del monte Carmelo.

E' un invito a rivedere e ravvivare la nostra risposta a questa vocazione mariana, in modo da percorrere "nuovi passi con Maria" .

Sotto il manto di Maria: rinnoviamo l'alleanza spirituale con la Madre del Carmelo

Oggi il Commissario Pontificio P. Jan Piotr Malicki, della Semiprovincia di Napoli ha inviato una esortazione ai fratelli e le sorelle dell'Ordine  in occasione della Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo 
Sotto il manto di Maria: rinnoviamo l'alleanza spirituale con la Madre del Carmelo

"Carissimi Fratelli e Sorelle, la Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo ci invita, ancora una volta, a volgere lo sguardo verso Colei che il Signore ha donato al nostro Ordine come Madre, Sorella, Patrona e modello del discepolo fedele. Per noi, membri della Famiglia del Carmelo Teresiano, questa festa è il giorno della nostra Madre, alla quale apparteniamo in modo speciale.

Nel Carmelo Maria non è soltanto oggetto della nostra devozione, ma è presenza viva che ci  accompagna nel cammino della fede, educa all'ascolto della Parola e ci conduce a una comunione sempre più profonda con Cristo.

Sotto il suo manto la famiglia carmelitana ha attraversato i secoli, custodendo il  dono della  contemplazione, della fraternità e del servizio alla Chiesa.  Lo Scapolare che abbiamo ricevuto e che indossiamo non rappresenta  semplicemente una protezione materna: è il segno di un'alleanza spirituale con  Maria. Indossarlo significa scegliere ogni giorno di vivere come Lei, lasciandoci guidare dalla sua fede, dalla sua umiltà e dal suo totale abbandono alla volontà di Dio. È proprio sotto questo manto materno che siamo chiamati a vivere il tempo di grazia che il Signore ci dona."

 Qui è possibile scaricare l'intero messaggio