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La nuova traduzione del libro di Teresa, “La Mia Vita"

 


Il Carmelo di Legnano, sempre molto attento alla diffusione del messaggio teresiano anche attraverso l'editoria (vedi anche "Sempre, sempre, sempre!" realizzato per raccontare l'avventura della vita con Teresa di Gesù al quale ci siamo ispirati per questo blog) ha realizzato il sogno di far scoprire alle nuove generazioni e agli uomini e donne di questo tempo l'origine di Teresa d'Avila, dandole nuova voce. Seguendo il filmato su Youtube e i prossimi 5 appuntamenti sul canale della Chiesa di Legnano potremo addentrarci in questa lettura, con l'aiuto delle monache del monastero delle carmelitane scalze di Legnano.


Quel giorno dell'Assunta...

Siamo alla vigilia di un momento importante nella vita di Teresa di Gesù e dell'Ordine carmelitano: la fondazione di un nuovo monastero con un ritorno alle origini del carisma che era stato mitigato nel tempo. Nel libro della Vita la santa racconta un antefatto che l'aiutò nel predisporre tutto ciò che era necessario all'evento e anche al suo spirito:

In quello stesso tempo, il giorno dell’Assunta, in un convento dell’Ordine del glorioso san Domenico, stavo meditando sui molti peccati che in passato avevo lì confessato e su altre cose della mia vita miserabile, allorché fui presa da un rapimento così grande che mi trasse quasi fuori di me. Mi sedetti e mi pare di non aver neppure potuto vedere l’elevazione né seguire la Messa, tanto che poi me ne rimase lo scrupolo. Mentre ero in questo stato, mi sembrò di vedermi rivestire di una veste bianchissima e splendente e, al principio, non vidi chi me la ponesse. In seguito scorsi alla mia destra nostra Signora e alla sinistra il mio padre san Giuseppe che me la metteva indosso e capii che ero ormai purificata dei miei peccati. Vestita che fui e piena di grandissima felicità e gioia, mi parve che nostra Signora mi prendesse le mani, dicendomi che la mia devozione al glorioso san Giuseppe le faceva molto piacere, che la fondazione del monastero da me desiderata si sarebbe fatta e che in essa nostro Signore ed entrambi loro due vi sarebbero stati fedelmente serviti; che non temessi vi potesse mai essere in ciò un’incrinatura, anche se la giurisdizione sotto cui mi trovavo non fosse di mio gusto, perché essi ci avrebbero protette e che già suo Figlio ci aveva promesso di stare sempre con noi; come pegno che ciò si sarebbe avverato mi dava un gioiello. Mi parve, infatti, che mi mettesse al collo una bellissima collana d’oro, da cui pendeva una croce di grande valore. Quest’oro e queste pietre sono così diversi da quelli della terra che non si possono fare paragoni: la loro bellezza è assai lontana dal potersi qui immaginare; l’intelletto non arriva a capire la materia di cui è fatta la veste, né ad avere un’idea del candore di cui Dio la fa risplendere, di fronte al quale quello di quaggiù sembra un qualcosa di fuligginoso, per così dire.
15. Anche se non potei distinguere nessuna delle sue fattezze in particolare, ma solo vederne nel complesso la forma del viso, la bellezza di nostra Signora era straordinaria, così vestita di bianco, con grandissimo splendore, non abbagliante, ma soave. Non vidi, invece, altrettanto chiaramente il glorioso san Giuseppe, anche se vidi bene che stava lì, come avviene delle visioni di cui ho parlato nelle quali non si vede alcuna figura. Nostra Signora mi sembrava molto giovane. Dopo che stettero un po’ con me, procurandomi grandissima gioia e felicità come mai mi pareva d’aver provato, tanto che non avrei voluto mai staccarmene, mi sembrò di vederli salire al cielo fra una moltitudine di angeli. Rimasi molto sola, ma così confortata, elevata e raccolta in orazione e così piena di dolcezza da non potere per un po’ di tempo né muovermi né parlare, come fuori di me. Provavo un ardente desiderio di consumarmi per Dio e tutto avvenne in modo tale e con tali effetti che non potei mai dubitare, per quanto lo procurassi, che non era cosa di Dio. Mi lasciò molto confortata e in una gran pace.
16. Quanto a ciò che la Regina degli angeli aveva detto circa la giurisdizione, mi dispiaceva molto non affidare il nuovo monastero all’ Ordine, ma il Signore mi aveva detto che non conveniva dargli questo potere, esponendomi anche le ragioni per cui in nessun modo sarebbe stato il caso di farlo, esortandomi ad inviare un messaggio a Roma per una certa via che m’indicò e promettendomi che da lì mi avrebbe fatto venire la risposta. E così, inviato il messaggio, seguendo la via indicatami dal Signore, mentre prima non riuscivamo a concludere mai le trattative, l’affare riuscì benissimo. Dagli avvenimenti che seguirono si vide quanto fosse stato utile darne la giurisdizione al vescovo, ma allora io non lo conoscevo e non sapevo ancora quale superiore egli fosse. Il Signore volle che fosse così buono da appoggiare questa casa come era necessario per le molte opposizioni che si levarono contro di essa – come dirò in seguito – e la portasse allo stato in cui ora si trova. Benedetto sia colui che ha disposto così ogni cosa! Amen.

Suor Cristiana Dobner spiega "La vita nel Carmelo" e il "Nada te turbe"

Dimora e Cammino, anche per noi

Perché non condividiamo alcune riflessioni, dopo aver letto la bella esperienza vissuta dai secolari della Provincia Veneta durante gli esercizi spirituali (il cui resoconto potete leggere sul blog dell’Ocds di Italia), con la guida di p. Roberto Fornara, carmelitano scalzo?
Tema delle meditazioni è stato “La Stanza e il cammino : equilibrio della vita interiore nella Parola di Dio e in  S. Teresa”- P. Roberto  ha preso spunto dal Messaggio del nostro Preposito Generale, P. Saverio Cannistrà, per il V Centenario Teresiano, puntando l’attenzione su due parole chiave contenute nel messaggio : Dimora e Cammino.
Il pensiero va subito a due opere di Teresa d’Avila: “Il Castello interiore” e il “Cammino di perfezione”, ma anche a due figure del Vangelo Maria e Marta, l’ascolto e il servizio, la contemplazione e l’azione. Se è vero che ogni figura di “chiamato da Dio” coesistono questi aspetti, non possiamo non soffermarci sulla nostra Teresa.
 “L’Andariega”, Teresa, ha percorso un lungo cammino non solo per fondare monasteri, ma soprattutto per andare alla ricerca di Dio. 
“Voglio vedere Dio” era il suo desiderio sin da ragazzina. E l'ha trovato dove non pensava mai d'incontrarlo: al centro dle suo cuore.
Questa ricerca, all'inizio, non è stata facile per lei e questo la rende molto vicina a ciascuno di noi.


Rileggiamo insieme gli inizi del percorso teresiano, dal Libro della Vita i capitoli  2, 3, 9 e 11.  
Chi vuole può inviare alla nostra e mail una riflessione.
Quando pensiamo a Cristo, dobbiamo sempre ricordarci dell’amore con il quale ci ha fatto tante grazie, e di quello, immenso, che ci ha testimoniato Dio col darcene tale pegno. Amore chiama amore, e anche se siamo agli inizi e tanto miserabili, cerchiamo di riflettere sempre su questa verità e di stimolarci all’amore, giacché se il Signore ci facesse una volta la grazia di imprimercelo nel cuore, tutto ci diventerebbe facile, e potremmo in brevissimo tempo e senza alcuna fatica darci alle opere. Ce lo conceda Sua Maestà – che conosce quanto ne abbiamo bisogno – per l’amore che ci ha portato e che il suo glorioso Figliolo ci ha dimostrato a costo di tante sofferenze! Amen.
                                                 
 Teresa di Gesù dal "Libro della Vita".
Questo nostro Signore è la fonte di ogni nostro bene. Egli c’indicherà la strada; guardando alla sua vita, vi troveremo un modello senza uguali. Che vogliamo di più di un così fedele amico al nostro fianco, che non ci abbandonerà nelle sventure e nelle tribolazioni, come fanno quelli del mondo? Fortunato colui che lo amerà sinceramente e lo avrà sempre vicino a sé! Guardiamo al glorioso san Paolo che sembrava avesse continuamente sulla bocca il nome di Gesù, come colui che lo teneva bene impresso nel cuore
Teresa di Gesù "Il Libro della Vita", capitolo 22

La Domenica della Misericordia


LA MISERICORDIA DI DIO 
NELLA VITA DI S. TERESA DI GESU’
Conferenza di p. Vincenzo Caiffa, OCD
del 28 febbraio 2010

Il tema che sono stato invitato a svolgere è il Messaggio contenuto nel “ Libro della Vita” di Santa Teresa di Gesù.
In una lettera scritta a Don Pedro Castro, del 19 novembre 1581 quasi al termine della sua vita, la Santa, parlando del suo libro, dice:“ Com’è grande la misericordia di Dio! Ecco che il racconto delle mie infedeltà ha spinto al bene Vostra Grazia! E ciò non è senza motivo, per avermi lei vista libera dall’inferno da me tante volte meritato. Per questo ho intitolato il libro le misericordie di Dio. Sia per sempre benedetto”. In questa luce scopriremo che tutto il libro è un messaggio. 

Teresa di Gesù ci accoglie con il suo sorriso e la sua luce. È lei che ci parla, è lei che soavemente ci spiega il Tutto della vita: Dio. Ella ci parla di Dio e quindi di se stessa, di noi, del mondo, di tutto. Dio è il suo tutto e il nostro, se lo accogliamo, se lo lasciamo fare quello che vuole. Inoltre come ogni buon mistico, Teresa di Gesù, è donna di autenticità, ben radicata nel reale e nel sostanziale, sobria nella propria vita spirituale infatti così si esprime: “ Il Signore ci liberi da devozioni alla sciocca” (V 13,16). Ecco quello che Teresa ci vuole dire: Dio è la prima parola della vita, della storia, sua e nostra. Dio è il suo e nostro dramma. Dio è la sua soluzione. Teresa di Gesù, quale maestra di vita spirituale, ci aiuta a realizzare il nostro compito come credenti. Ossia, per esprimerci con le sue stesse parole, ci spiega autorevolmente “quali dobbiamo essere” per vivere con responsabilità la nostra vocazione cristiana. 
Teresa non ha altra prospettiva che quella della sua fede cristiana, illuminata e approfondita dalla propria ricca esperienza mistica. Essere cristiano significa per lei semplicemente e chiaramente vivere in pienezza la nostra relazione costitutiva con Dio. Teresa centra il suo interesse sull’uomo cogliendolo nel suo processo verso la propria piena realizzazione e lo contempla nella prospettiva di Dio, perchè Dio è la parola che illumina l’uomo. Il Dio di Teresa è il Dio biblico, presenza operante di salvezza: Dio come grazia. Ed è presenza ininterrotta, che agisce sempre con o contro l’uomo; comunque lo precede sempre. È un Dio desideroso di trovare chi voglia riceverlo, perché necessitato, bisognoso di dare. Dio si rivela operando salvezza. Teresa, conosce Dio attraverso ciò che Egli compie in lei. La modalità con cui Dio si dona e agisce è del tutto secondaria; mentre e assolutamente importante ed essenziale che Dio, donandosi, ricrea l’uomo e lo renda capace del dono-risposta. Dio si da a tutti senza distinzione e si da come Dio, senza misura. Egli, dice la santa: “ama molto che non si pongano limiti alle sue opere”
Tale visione di Dio incide indubbiamente nella vita spirituale dell’uomo, intesa appunto come risposta. Anzi la determina e la caratterizza in un duplice senso: anzitutto porta la persona a situarsi davanti a Lui in atteggiamento recettivo, di povertà, “poiché tutto quello che possediamo l’abbiamo ricevuto da Lui”. Noi glorifichiamo Dio accogliendo quanto Lui ci dona, permettendogli di donare. In secondo luogo perché questa visione di Dio ci colloca subito davanti all’essenza della vocazione cristiana, che consiste nel rispondere personalmente a Lui con assoluta gratuità. “Perché sia vero e l’amicizia duratura occorre parità di condizioni” (V 8,5). Nei confronti di un Dio che si da, l’uomo non può rispondere sostituendo il dono di se stesso con altre cose, fosse pure l’esercizio di certe pratiche.  Non si accoglie Dio se non dando se stessi stabilendo una relazione interpersonale di accoglienza e di dono-risposta. È questo il contenuto dell’idea teresiana: accoglienza di Dio e offerta di sé a livelli sempre più profondi e intimi. In tal modo le relazioni interpersonali crescono in interiorità. Senza una simile visione di Dio non è possibile un progetto di vita cristiana perché si rimarrebbe ciechi su se stessi. 
Occorre però andare oltre. La scoperta di un Dio che dà, che si dà, e comunica grazia agisce sull’uomo con una provocazione di fedeltà. Quanto più siamo consapevoli di ricevere tutto da Dio, tanto più siamo sollecitati a fare della nostra vita un dono gratuito. Teresa lo afferma nel libro della sua vita: “Amore chiama amore” (v 22,14). Ossia l’amore passivo, che io ricevo, genera l’amore attivo con cui rispondo. Il sapersi amati da Dio suscita potenziali di fedeltà che, altrimenti, rimarrebbero eternamente sopiti. Occorre tener presente il vertice spirituale in cui Teresa si trova quando riceve il comando di prendere in mano la penna per scrivere ciò che Dio ha compiuto in lei e spiegare come si è andata intessendo il suo rapporto con Lui. In questa fase del suo percorso spirituale ella è ormai pienamente soggiogata da Dio. Teresa è il risultato di quanto Dio è andato e va operando in lei giorno dopo giorno. Tutto il resto non esiste più, perché Teresa non lo vive. Dio è il tutto per lei. Se per Teresa è giunto il momento di sperimentare l’azione di Dio e la capacità ti poterla esprimere è perché alle sue spalle sta un percorso, lungo quanto la vita in cui Dio è andato operando in lei una salvezza. Scrive la storia di grazie con cui Dio ha accompagnato i suoi passi nel cammino della vita. Teresa sa da sempre, che l’uomo è chiamato ad essere buono, a realizzare quella perfezione per cui si nasce. È questo il filo con cui andrà intrecciando con spontanea semplicità i piccoli e i grandi avvenimenti della sua vita. 
La narrazione di Teresa, sfocia subito sull’altro estremo, Dio, che apre all’uomo la strada per essere buono. Ciò spiega radicalmente il caso teresiano: “ Per essere buona mi sarebbe bastato… di essere stata da Lui tanto favorita” (V 1,1). Il Dio che la favorisce è subito al centro della sua narrazione perché, con sguardo retrospettivo, lo trova già al centro della sua vita. La sua è la nostra vita sono piene della presenza di Qualcuno che la va costruendo. Solo se ci sottomettiamo amorosamente, in attività passiva, a Lui, ci sarà possibile portare a pieno compimento la nostra vocazione umana. Dio è la sostanza e la radice, il centro del nostro essere e della nostra storia. Accettarlo è già cominciare ad essere. Teresa lo afferma, dando testimonianza della sua vita nei primi dieci capitoli del “libro della Vita”dove parla dei suoi peccati, di fronte ai quali non mette né sé stessa né noi in contemplazione della sua miseria, bensì esprime una confessione che va considerata, ricordando sempre che vi è in lei una presenza, da lei stessa avvertita: la presenza del Signore. Egli è anzitutto e principalmente la Presenza che si offre a Teresa già prima di iniziare la propria strada e che l’accompagna in tutte le tappe del cammino, fino a coronare il traguardo con una pienezza di dominio salvifico. Dio è la parola di Teresa, percepita più e ancora meglio che pronunciata. 
È il racconto di una peccatrice che si sente cercata da Dio, ed avverte la crescente necessità di gridare la Verità.