Visualizzazione post con etichetta spiritualità teresiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiritualità teresiana. Mostra tutti i post

Deserto. luogo d'incontro con Dio

Siamo nel pieno del cammino quaresimale e vogliamo proporre, anche a chi legge il nostro blog, la bella esperienza vissuta dalle fraternità della Campania a Maddaloni, con il ritiro "Ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore", guidato da p. Arturo Beltràn che ci ha proposto due meditazioni.
 
PROLOGO
Il titolo del ritiro che stiamo vivendo è: “Ti condurrò al deserto e parlerò al tuo cuore”, parole tratte dal libro del Profeta Osea (Perciò, ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore
). Anche se il termine deserto ha una connotazione negativa, perché è un posto dove non c’è vita, non c’è vegetazione e la gente e gli animali tentano di allontanarsi è anche un luogo che esercita una particolare attrazione sulla persona che cercava Dio, come vedremmo in questa riflessione. Soprattutto nella spiritualità biblica, e in quella Carmelitana, il deserto ha una grande importanza. Numerose volte questa realtà è citata nelle Scritture e nelle opere di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce.
Il deserto è stato sempre, tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento, una categoria presente in chi ha voluto trovarsi con Dio. La sua solitudine, il suo silenzio, l’assenza di stimoli esterni, ha fatto sì che dall’antichità le persone che cercavano Dio fossero portate a isolarsi qui. Vi si è recato Abramo in cerca di Dio (Genesi 12,1-4), è il luogo dove Dio ha parlato con Mosè, nel roveto ardente, dove si è rivelato al suo popolo, Israele, dove lo ha amato e creato come sua creatura… quindi il deserto è il luogo dove Dio “attua”.
La spiritualità carmelitana ha saputo riconoscere questi segni della tradizione spirituale biblica e li ha inseriti nella sua vita. Il Carmelo è nato propriamente nel deserto, se non propriamente in un luogo pieno di sabbia, ma in un luogo solitario quasi fatto apposta per incontrare a Dio e adorare sua Madre in tranquillità e serenità. Così i  primi pellegrini si sono radunati come eremiti nel Monte Carmelo attorno ad una cappella in onore della Madonna per vivere questa esperienza personale di contatto con Dio. Anche Santa Teresa e San Giovanni della Croce cercavano il deserto per la sua vita spirituale, tanto esteriore quanto interiore. La Santa Madre ha voluto creare dentro lo spazio ristretto dei suoi monasteri una piccola Tebaide carmelitana piena di cappelle che ricordassero il deserto del Monte Carmelo (i romitori); anche San Giovanni della Croce, secondo le tante testimonianze che abbiamo di lui, si ritirava nella montagna di Segovia nella solitudine.
Tutto questo ci dimostra paradossalmente come il deserto possa essere apertura al trascendente. Potremmo dire, come hanno scoperto e sperimentato Santa Teresa e San Giovanni della Croce, che il deserto è un luogo disabitato ma allo stesso tempo abitato da Dio. E’ uno dei tanti paradossi che troviamo nella Bibbia. 
Il desiderio di deserto e solitudine nasce in Santa Teresa dalla lettura della vita dei santi quando leggeva che si ritiravano del deserto per servire Dio, dopo con la sua evoluzione spirituale e esperienza personale si rende conto che il deserto è qualche cosa più interiore che esteriore, ed è questo che tenterà di trasmettere nel suo carisma e riflette nei suoi monasteri attraverso la vita di preghiera e la creazione di romitori nello stesso monastero. Ma l’ideale per Teresa non sarà vivere in solitudine, ma vivere da sole con Lui. È nel cuore più che nella cella più lontana dove si vive la solitudine con Gesù. Per Giovanni della Croce il vero deserto è quello della crescita umana, come l’esodo del popolo d’Israele per il deserto, è una ricerca di Dio attraverso le diverse tappe della vita spirituale. Questo cammino porterà l’uomo dalla schiavitù dei sensi alla liberta dell’incontro con Dio.
 
 
PER LEGGERE IL TESTO DELLA MEDITAZIONE CLICCA SUL TITOLO:
 

Un luminoso modello: Elisabetta della Trinità



Ricordiamo oggi una carmelitana scalza che ha, ancora prima di entrare nel chiostro di un Carmelo, gli ideali che tutti i carmelitani – compresi noi secolari – siamo chiamati a vivere. Elizabetta della Trinità, francese di Bourges, trasferitasi a Digione dopo la prematura morte del papà.

La sua fu una vocazione giovane (già nel 1894 fece voto di verginità), ma la mamma si oppose a lungo ad un suo ingresso in clausura e quindi benché avesse chiara in sé la chiamata al Carmelo, Elisabetta aspettò chiedendo al Signore di potersi santificare nel mondo: 


“Che questo mondo non m’impedisca d’andare a lui, e le futilità terrene non mi seducano, né mi ritardino il cammino”.

Carmelitani nel mondo

Sei componenti della fraternità nel giorno della Promessa, 
L'anno di formazione, cominciato con una riflessione sulla nostra vocazione, sta proseguendo con il tema "So in chi ho riposto la mia mia fiducia", alla luce del Magistero della Chiesa (Porta Fidei e Lumen Fidei) e delle testimonianza delle figure che hanno incarnato le verità del Vangelo con l'ausilio della spiritualità teresiana. Nella condivisione che segue l'esposizione dell'incaricata alla formazione, cercheremo di scoprire insieme come imparare a vivere,  il primato di Dio nella nostra vita portandolo nelle nostre famiglia, nelle amicizie, nell'abiente di lavoro. E' la nostra vita e missione di figli di Dio e di Teresa.
La formazione alla promessa definitiva ha come obiettivo generale il rafforzamento del senso di appartenenza all'Ordine e alla Chiesa e della consapevolezza di rappresentare l'identità carmelitana nel mondo; la comprensione della spiritualità carmelitana come ricerca "della misteriosa unione con Dio"; lo spirito di accoglienza e condivisione che si esercita nella fraternità e di qui nei rapporti che abbiamo nel nostro quotidiano.

In piedi piccolo uomo e cerca il tuo Dio

Voglio vedere Dio!, ribadiva una piccola Teresa di Gesù, affascinata dalla storia di tanti santi e martiri per amore del Signore. Il carmelitano è colui che cerca il Volto di Dio.  A ciascuno di noi è dedicata questa preghiera del vescovo e dottore della Chiesa Anselmo di Canterbury:


In piedi, piccolo uomo! 
Lascia un po’ perdere i tuoi affanni!
Proteggiti dai tuoi pensieri rumorosi!
Getta lontano le preoccupazioni che pesano su di te 
e rinuncia a ciò che ti distrugge: 
prenditi 
un po’ di tempo per Dio e riposati in Lui!
Digli: “Signore, io cerco il Tuo volto”(Sal 27,8). 
Insegna al mio cuore dove e come
deve cercarTi, dove come può trovarTi.

Santa Teresa di Los Andes, modello dei giovani

Juana Fernandez Solar (Santiago del Cile, nata il 3 luglio 1900 e morta 13 aprile 1920) è il primo fiore di santità della nazione cilena e del Carmelo Teresiano nell'America Latina. Fin dalla fanciullezza fu affascinata da Cristo. Entrò nel monastero delle Carmelitane scalze di Los Andes il 7 maggio 1919 e vi morì l'anno seguente, dopo aver fatto la sua professione religiosa. Canonizzata da Giovanni Paolo II il 21 marzo 1993, è proposta come modello per i giovani della Chiesa di oggi. Sarà, con S. Teresa di Gesù Bambino, la santa protettrice della GMG 2013 che ci sarà a Rio de Janeiro.

Riportiamo, da una pagina del suo diario, questo semplice schema che descrive la sua anima e ci aiuta a emularla:
Per giungere a vivere in Dio, con Dio e per Dio, ciò che è l'ideale di una Carmelitana, di una Teresa di Gesù e di una ostia, ho compreso che sono necessarie quattro cose:
1) silenzio, tanto interiore che esteriore. Silenzio in tutto il mio essere. Evitare ogni parola inutile,2) non parlare di se stessa. Se occorre, per divertire gli altri, farlo alla terza persona. Non parlare mal della famiglia;5) in maniera assoluta, non accordare nulla alla carne. Non cercare il piacere in nulla e l'inclinazione per entrare più facilmente in relazione con Dio;4) vedere Dio in ogni creatura, poiché tutto si trova nella sua immensità. Leggerò ogni giorno questi punti e mi esaminerò a loro riguardo.

Juana, detta Juanita, aveva cominciato a 15 anni il suo Diario e dedicandolo a una suora che era sua professoressa e guida spirituale, scriveva: 
"Lei crede che s'imbatterà con una storia interessante. Non voglio che s'inganni... La storia della mia anima si riassume in due parole: soffrire e amare".


Il 13 luglio del 1915 annota:

Oggi compio quindici anni. Quindici anni! L'età che tutti vorrebbero avere: i bambini per essere considerati più grandi e gli anziani e quelli che hanno oltrepassato questa età, che hanno venticinque anni, vorrebbero ritornare a questa età perché è la più felice.
Ma penso: quindici anni, quindici anni in cui Dio mi ha conservato in vita. Me la diede nel 1900. Mi preferì tra migliaia di esseri per creare proprio me.Nel 1914, l'anno scorso, fui ammalata da rischiare la morte e mi diede un'altra volta la vita. Che cosa ho fatto da parte mia per un favore così grande perché Dio mi abbia data la vita due volte?Quindici anni! Di che cosa mi sono occupata in questi quindici anni? Che cosa ho fatto per piacere a questo Re onnipotente, a questo Creatore misericordioso che mi creò? Perché mi ha preferito a tante creature?L' avvenire non mi si è svelato, ma Gesù ha sollevato il velo ed ho intravisto le belle spiagge del Carmelo.Quante volte ho chiesto a Dio che mi portasse via da questo mondo ed Egli ha quasi ascoltato le mie suppliche e mi ha mandato malattie dalle quali si credeva che non mi sarei salvata. Ma Gesù mi ha insegnato che non devo domandare questo e mi ha posto come termine del mio viaggio ancora nove anni nel porto benedetto del Carmelo.Questi quindici anni, per una ragazza è l'età più pericolosa, è l'entrata nel mare tempestoso del mondo. Ho quindici anni, Gesù ha preso il comando della mia barchetta e l'ha tirata in disparte dall'incontro con altre navi. Mi ha mantenuta solitaria con Lui. Per questo il mio cuore, conoscendo questo Capitano è stato preso dall'amo dell'amore e qui mi tiene prigioniera in esso. Quanto amo questa prigione e questo Re potente che mi tiene prigioniera, questo Capitano che fra i flutti dell'oceano non mi ha lasciato naufragare.Gesù mi nutre quotidianamente con la sua carne adorabile e, insieme a questo cibo, ascolto una voce dolce e soave come gli echi armoniosi degli angeli del cielo. Questa è la voce che mi guida, che scioglie le vele della nave della mia anima perché non soccomba e perché non affondi. Sento sempre quella cara voce che è quella del mio Amato, la voce di Gesù in fondo alla mia anima; e nelle mie angosce, nelle mie tentazioni, Egli è il mio consolatore, egli è il mio Capitano.Conducimi sempre, Gesù mio, per il cammino della croce. E la mia anima si alzerà in volo dove si trova l'aria che vivifica e la quiete. 




IMPARIAMO A CONOSCERE TERESA DI GESÙ

Giornate di studio con p. Arturo Beltràn 

Stiamo trasferendo nella nostra pagina "Per conoscerla meglio" il contributo che ci ha offerto alla conoscenza della nostra santa Madre, il ciclo di conferenze di padre Arturo Beltràn, carmelitano scalzo, licenziato in Storia Ecclesiastica già prof. inviato di Archeologia Cristiana e Bibliotecario del Teresianum.

Nel Castello di Teresa con p. Aniano Alvarez ocd


Si sono concluse oggi a Maddaloni le giornate di studio dedicate alla lettura del Castello Interiore con padre Aniano Alvarez-Suarez (nella foto al centro tra p. Luigi Gaetani, Superiore Provinciale Ocd, e p. Andrea l'Afflitto, responsabile della Casa di Spiritualità SS. Annunziata). Dottore il teologia spirituale, docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Facoltà teologica Teresianum di Roma, P. Aniano ha illustrato e tre filoni tematici dell'opera scritta nel 1577 da Teresa d'Avila:
1) AUTOBIOGRAFIA _ è il racconto della sua storia, ma è anche l'esempio di come ciascuno di noi può raccontare il proprio percorso all'interno dell'anima
2) LEZIONE DI INTERIORITA' _ Teresa tende a ravvivare la nostra vocazione alla trascendenza, a partire dalla scoperta del mistero che è in noi
3) SENSO DELLA VITA CRISTIANA _ Teresa dimostra che ogni vita cristiana, ogni battezzato può percorrere questo cammino
Un libro intriso di speranza, di riferimenti biblici, di intuizioni di grande capacità comunicativa, di simbolismi. Realizzato in soli sei mesi, Il Castello Interiore è il viaggio dell'anima al centro di se stessa, attraverso sette dimore che rappresentano tutto il cammino cristiano, di un cristiano realmente impegnato nel rispondere, anzi nel corrispondere all'amore di Cristo. La porta per entrare è l'orazione. Ogni dimora è segno del maggiore o minore grado di intimità con Lui. L'anima è attratta verso il suo centro, verso la stanza del Re, che emana luce e calore. la Settima stanza in cui accadono cose di assoluta segretezza fra l'anima e Dio. La felicità è rappresentata da quell'approdo che la santa definisce Matrimonio mistico. Quell'incontro nella luce a cui tutti siamo destinati, se solo lo vogliamo, se lottiamo per non tornare sui nostri passi, se siamo determinati ad andare avanti, per non sciupare nessuno dei doni che Dio fa all'anima.
Nei prossimi giorni pubblicheremo una sintesi più dettagliata delle conferenze.

I PAPI E TERESA: Benedetto XVI



Non è facile riassumere in poche parole la profonda e articolata spiritualità teresiana. Vorrei menzionare alcuni punti essenziali. In primo luogo, santa Teresa propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana: in particolare, il distacco dai beni o povertà evangelica, e questo concerne tutti noi; l'amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l'umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell'audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: affabilità  veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura. In secondo luogo, santa Teresa propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l'ascolto vivo della Parola di Dio. Ella si sente in consonanza soprattutto con la sposa del Cantico dei Cantici e con l'apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico.

La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) . L'idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d'Aquino dà della carità teologale, come“amicitia quaedam hominis ad Deum”, un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo; l'iniziativa viene da Dio (cfr Summa Theologiae II-ΙI, 23, 1). La preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l'interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all'unione d'amore con Cristo e con la Santissima Trinità. Ovviamente non si tratta di uno sviluppo in cui salire ai gradini più alti vuol dire lasciare il precedente tipo di preghiera, ma è piuttosto un approfondirsi graduale del rapporto con Dio che avvolge tutta la vita. Più che una pedagogia della preghiera, quella di Teresa è una vera "mistagogia": al lettore delle sue opere insegna a pregare pregando ella stessa con lui; frequentemente, infatti, interrompe il racconto o l'esposizione per prorompere in una preghiera. ( Benedetto XVI, Udienza generale sui Dottori della Chiesa, 2 febbraio 2011)

La Domenica della Misericordia


LA MISERICORDIA DI DIO 
NELLA VITA DI S. TERESA DI GESU’
Conferenza di p. Vincenzo Caiffa, OCD
del 28 febbraio 2010

Il tema che sono stato invitato a svolgere è il Messaggio contenuto nel “ Libro della Vita” di Santa Teresa di Gesù.
In una lettera scritta a Don Pedro Castro, del 19 novembre 1581 quasi al termine della sua vita, la Santa, parlando del suo libro, dice:“ Com’è grande la misericordia di Dio! Ecco che il racconto delle mie infedeltà ha spinto al bene Vostra Grazia! E ciò non è senza motivo, per avermi lei vista libera dall’inferno da me tante volte meritato. Per questo ho intitolato il libro le misericordie di Dio. Sia per sempre benedetto”. In questa luce scopriremo che tutto il libro è un messaggio. 

Teresa di Gesù ci accoglie con il suo sorriso e la sua luce. È lei che ci parla, è lei che soavemente ci spiega il Tutto della vita: Dio. Ella ci parla di Dio e quindi di se stessa, di noi, del mondo, di tutto. Dio è il suo tutto e il nostro, se lo accogliamo, se lo lasciamo fare quello che vuole. Inoltre come ogni buon mistico, Teresa di Gesù, è donna di autenticità, ben radicata nel reale e nel sostanziale, sobria nella propria vita spirituale infatti così si esprime: “ Il Signore ci liberi da devozioni alla sciocca” (V 13,16). Ecco quello che Teresa ci vuole dire: Dio è la prima parola della vita, della storia, sua e nostra. Dio è il suo e nostro dramma. Dio è la sua soluzione. Teresa di Gesù, quale maestra di vita spirituale, ci aiuta a realizzare il nostro compito come credenti. Ossia, per esprimerci con le sue stesse parole, ci spiega autorevolmente “quali dobbiamo essere” per vivere con responsabilità la nostra vocazione cristiana. 
Teresa non ha altra prospettiva che quella della sua fede cristiana, illuminata e approfondita dalla propria ricca esperienza mistica. Essere cristiano significa per lei semplicemente e chiaramente vivere in pienezza la nostra relazione costitutiva con Dio. Teresa centra il suo interesse sull’uomo cogliendolo nel suo processo verso la propria piena realizzazione e lo contempla nella prospettiva di Dio, perchè Dio è la parola che illumina l’uomo. Il Dio di Teresa è il Dio biblico, presenza operante di salvezza: Dio come grazia. Ed è presenza ininterrotta, che agisce sempre con o contro l’uomo; comunque lo precede sempre. È un Dio desideroso di trovare chi voglia riceverlo, perché necessitato, bisognoso di dare. Dio si rivela operando salvezza. Teresa, conosce Dio attraverso ciò che Egli compie in lei. La modalità con cui Dio si dona e agisce è del tutto secondaria; mentre e assolutamente importante ed essenziale che Dio, donandosi, ricrea l’uomo e lo renda capace del dono-risposta. Dio si da a tutti senza distinzione e si da come Dio, senza misura. Egli, dice la santa: “ama molto che non si pongano limiti alle sue opere”
Tale visione di Dio incide indubbiamente nella vita spirituale dell’uomo, intesa appunto come risposta. Anzi la determina e la caratterizza in un duplice senso: anzitutto porta la persona a situarsi davanti a Lui in atteggiamento recettivo, di povertà, “poiché tutto quello che possediamo l’abbiamo ricevuto da Lui”. Noi glorifichiamo Dio accogliendo quanto Lui ci dona, permettendogli di donare. In secondo luogo perché questa visione di Dio ci colloca subito davanti all’essenza della vocazione cristiana, che consiste nel rispondere personalmente a Lui con assoluta gratuità. “Perché sia vero e l’amicizia duratura occorre parità di condizioni” (V 8,5). Nei confronti di un Dio che si da, l’uomo non può rispondere sostituendo il dono di se stesso con altre cose, fosse pure l’esercizio di certe pratiche.  Non si accoglie Dio se non dando se stessi stabilendo una relazione interpersonale di accoglienza e di dono-risposta. È questo il contenuto dell’idea teresiana: accoglienza di Dio e offerta di sé a livelli sempre più profondi e intimi. In tal modo le relazioni interpersonali crescono in interiorità. Senza una simile visione di Dio non è possibile un progetto di vita cristiana perché si rimarrebbe ciechi su se stessi. 
Occorre però andare oltre. La scoperta di un Dio che dà, che si dà, e comunica grazia agisce sull’uomo con una provocazione di fedeltà. Quanto più siamo consapevoli di ricevere tutto da Dio, tanto più siamo sollecitati a fare della nostra vita un dono gratuito. Teresa lo afferma nel libro della sua vita: “Amore chiama amore” (v 22,14). Ossia l’amore passivo, che io ricevo, genera l’amore attivo con cui rispondo. Il sapersi amati da Dio suscita potenziali di fedeltà che, altrimenti, rimarrebbero eternamente sopiti. Occorre tener presente il vertice spirituale in cui Teresa si trova quando riceve il comando di prendere in mano la penna per scrivere ciò che Dio ha compiuto in lei e spiegare come si è andata intessendo il suo rapporto con Lui. In questa fase del suo percorso spirituale ella è ormai pienamente soggiogata da Dio. Teresa è il risultato di quanto Dio è andato e va operando in lei giorno dopo giorno. Tutto il resto non esiste più, perché Teresa non lo vive. Dio è il tutto per lei. Se per Teresa è giunto il momento di sperimentare l’azione di Dio e la capacità ti poterla esprimere è perché alle sue spalle sta un percorso, lungo quanto la vita in cui Dio è andato operando in lei una salvezza. Scrive la storia di grazie con cui Dio ha accompagnato i suoi passi nel cammino della vita. Teresa sa da sempre, che l’uomo è chiamato ad essere buono, a realizzare quella perfezione per cui si nasce. È questo il filo con cui andrà intrecciando con spontanea semplicità i piccoli e i grandi avvenimenti della sua vita. 
La narrazione di Teresa, sfocia subito sull’altro estremo, Dio, che apre all’uomo la strada per essere buono. Ciò spiega radicalmente il caso teresiano: “ Per essere buona mi sarebbe bastato… di essere stata da Lui tanto favorita” (V 1,1). Il Dio che la favorisce è subito al centro della sua narrazione perché, con sguardo retrospettivo, lo trova già al centro della sua vita. La sua è la nostra vita sono piene della presenza di Qualcuno che la va costruendo. Solo se ci sottomettiamo amorosamente, in attività passiva, a Lui, ci sarà possibile portare a pieno compimento la nostra vocazione umana. Dio è la sostanza e la radice, il centro del nostro essere e della nostra storia. Accettarlo è già cominciare ad essere. Teresa lo afferma, dando testimonianza della sua vita nei primi dieci capitoli del “libro della Vita”dove parla dei suoi peccati, di fronte ai quali non mette né sé stessa né noi in contemplazione della sua miseria, bensì esprime una confessione che va considerata, ricordando sempre che vi è in lei una presenza, da lei stessa avvertita: la presenza del Signore. Egli è anzitutto e principalmente la Presenza che si offre a Teresa già prima di iniziare la propria strada e che l’accompagna in tutte le tappe del cammino, fino a coronare il traguardo con una pienezza di dominio salvifico. Dio è la parola di Teresa, percepita più e ancora meglio che pronunciata. 
È il racconto di una peccatrice che si sente cercata da Dio, ed avverte la crescente necessità di gridare la Verità. 

Accostiamoci alla Comunione, non per cerimonia ma con fede


"Sono convinta che se ci accostassimo una sola volta al santissimo Sacramento con grande fede e amore, questa volta basterebbe per farci ricche. Tanto più, poi, se ciò avvenisse molte volte! Ma sembra che noi ci avviciniamo al Signore solo per cerimonia e per questo ne ricaviamo così poco frutto. Oh, mondo miserabile, che tieni bendati gli occhi di coloro che vivono in te, affinché non vedano i tesori con cui potrebbero guadagnare ricchezze eterne!
 Oh, Signore del cielo e della terra! È possibile che anche stando in questa vita mortale si possa godere di voi con una intimità così straordinaria?"
(Pensieri sull'amor di Dio, di Teresa d'Avila)

Ti sto tradendo anch'io Signore, aiutami


Oggi, Mercoledì Santo, la Chiesa ci invita a riflettere sul tradimento di Giuda Iscariota, un apostolo di Gesù che è stato con Lui, condividendo tre anni della sua vita. Non sappiamo da quando ha cominciato a incrinarsi nel suo cuore il suo rapporto con Cristo. Dentro di sé Giuda è sempre più diviso, ipocrita. Alla fine, quasi senza pudore, quando Gesù annuncia che qualcuno lo avrebbe tradito, gli chiede : «Sono forse io Signore?». 
La risposta di Gesù ("Tu lo dici"), che sentiremo anche di fronte a Pilato, mette Giuda di fronte alla sua responsabilità. E questo deve farci riflettere, perché solo di fronte a Gesù  l'uomo vede se stesso alla luce della verità, impara a non bluffare. 

Dal testo "Il vero spirito del Carmelo" del ven. Giovanni di Saint Simon
La conoscenza di sé è una scienza tanto alta e necessaria che senza di essa non vi può essere profitto per le nostre anime. L'effetto proprio della sapienza infusa e di questa nobile scienza è che l'uomo, gustando Dio, vede e sente nel medesimo tempo la verità del suo niente; e ciò fa sì che il peccatore veramente convertito non possa mai stupirsi abbastanza nel vedere un amore di Dio tanto grande e smisurato a suo riguardo, e come questa sovrana maestà si sia degnata prevenirlo così abbondantemente delle benedizioni della sua dolcezza.
Vedendo in questa luce immensa la bruttezza dei propri peccati si sente tanto penetrato che desta meraviglia come possa resistere a tale vista spaventosa.

DALL'OMELIA DI PAPA FRANCESCO: "Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù (24 marzo 2013)"


PADRE DAMMI GESU'
Padre dammi il dono più bello, più grande,
più prezioso che possiedi: Gesù
Quando sono ammalato, dammi Gesù
perché Egli è la Salute.
Quando mi sento triste, dammi Gesù
perché Egli è la Gioia.
Quando mi sento debole, dammi Gesù
perché Egli è la Forza.
Quando mi sento solo, dammi Gesù
perché Egli è l'Amico.
Quando mi sento legato,
dammi Gesù
perché Egli è la Libertà.
Quando mi sento scoraggiato, dammi Gesù
perché Egli è la Vittoria.
Quando mi sento nelle tenebre, dammi Gesù
perché Egli è la Luce.
Quando mi sento peccatore, dammi Gesù
perché Egli è il Salvatore.
Quando ho bisogno d'amore, dammi Gesù
perché Egli è l'Amore.
Quando ho bisogno di pane, dammi Gesù
perché Egli è il Pane di Vita.
Quando ho bisogno di denaro, dammi Gesù
perché Egli è la ricchezza infinita.
Padre, a qualsiasi mia richiesta
per qualsiasi mio bisogno
rispondi con una sola parola,
la tua parola eterna: Gesù!


(don serafino)

Domenica delle Palme: preludio della Grande Settimana

Dal testo "Il quarto d'ora di orazione" di S. Enrico de Ossò (sacerdote fondatore della Compagnia di S.Teresa di Gesù)

Cinque giorni prima della sua morte Gesù, sapendo che i Giudei, a Gerusalemme avevano intenzione di ucciderlo, volle recarsi lì, a Efren, dove si trovava con gli Apostoli. Egli andava per questa strada davanti a loro, con passo deciso, in modo che gli Apostoli lo seguivano ammirati e pieni di paura.
Gesù va a patire con passo rapido, mostrandoci così la sua adesione alla volontà del Padre anche nelle cose più difficili: Egli va innanzi tutti, quando si tratta di sopportare umiliazioni e tormenti.
(...) Cristo, a cavallo di un asino, con povertà, umiltà e mansuetudine, si avvicina a Gerusalemme; incontro a Lui va moltissima gente. Certuni gettano i loro vestiti a terra, perché vi passi sopra; altri tagliano ramoscelli d'ulivo, altri vengono con palme nella mano, in segno di trionfo, e tutti con gran gioia benedicono Dio dicendo a gran voce: "Osanna, gloria al Figlio di Davide, Re d'Israele. Benedetto Colui che viene nel nome del Signore..."
Guarda come Gesù permette queste acclamazioni per compiere la volontà del Padre, e perché poi maggiore l'oltraggio che gli faranno. (...) Gesù piange in mezzo ai festeggiamenti. sembra che nulla gli appartenga di quel trionfo.
Accompagna Gesù come gli Apostoli, 
sia nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme, 
sia nella sua uscita dalla città, 
umile ed ignorante, 
perché Egli ti accolga 
nella sua eterna compagnia

DALL'OMELIA DI PAPA FRANCESCO:  Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» (Lc 19,38).
Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.
Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. E’ grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. E’ una scena bella: piena di luce - la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore - di gioia, di festa.

DALL'OMELIA DEL 2012 DI BENEDETTO XVILa Domenica delle Palme sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. E’ la decisione che porta alla vera gioia