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Lettura del Vangelo di Marco - Il buon seminatore

Per i primi venti versetti del quarto capitolo vi invito ad ascoltare da oggi  a lunedì prossimo le brevi catechesi di don Fabio Rosini sulla parabola del Buon Seminatore. Dopo il brano evangelico troverete i link.

LEGGIAMO INSIEME.
 In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo;
ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.
Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto.
E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno».
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».
Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro:
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole,
perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?
Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro.
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia,
ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono.
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola,
ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno». 

L'arte dell'Ascolto 
di don Fabio Rosini

Lettura del Vangelo di Marco - La folla, gli avversari e i parenti

Gli ultimi 15 versetti del terzo capitolo del Vangelo di Marco mostrano la predicazione di Gesù fra la folla crescente che accorre da ogni luogo, dal clima di tensione che cresce intorno a Lui e dalla preoccupazione di Maria e di altri parenti di Gesù, ai cui orecchi è giunta voce di come Lo considerano. 

LEGGIAMO:


Poi tornò in casa e la folla di nuovo accorse, tanto che essi non potevano neppure prendere cibo. *Ora i suoi, avendolo saputo, vennero a prenderlo, perché si diceva: E’ fuori di sé. *E gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: E’ posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni in nome del principe dei demoni. *Ma egli, chiamatili, rispondeva loro in parabole: Come può satana scacciare satana? *Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può durare. *E se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può stare in piedi. *Se quindi satana è insorto contro se stesso ed è diviso, non può reggere, ma è finito. *Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e portar via la roba se prima non lo abbia legato; allora soltanto potrà saccheggiare la sua casa

*In verità vi dico che agli uomini saranno perdonati tutti i peccati e anche le bestemmie che avranno proferito; *ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ne otterrà perdono in eterno, perché è reo di un peccato eterno. *Poiché dicevano: Ha uno spirito immondo. *E giunsero sua madre e i suoi fratelli; e fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. *Una folla gli stava seduta intorno quando gli fu detto: Ecco la madre tua e i fratelli tuoi sono qui fuori e ti cercano. *Ma egli rispose loro: Chi è la madre mia e chi sono i miei fratelli? *E, guardando quelli che gli sedevano attorno, disse: Ecco la madre mia e i fratelli miei. *Chiunque fa la volontà di Dio, questi mi è fratello, sorella e madre.

Viene in risalto l'incomprensione. Gesù non è capito nè dagli scribi nè dai parenti. Questa consapevolezza accresce in Lui la sofferenza. Forse solo sua madre, che invece conservava nel cuore il mistero di salvezza che le era stato rivelato, credeva in lui, pur soffrendo a sua volta nel sentire quanto fosse calunniato. Gli altri parenti si preoccupano per la sua salute, forse per l’onore stesso della famiglia. Ma Gesù sfrutta l'occasione per dare un insegnamento importante: seguire Dio significa diventare figli nel figlio, diventare parenti di Gesù. I vincoli naturali di familiarità possono essere ribaltati. Gesù si sente vicino e familiare con tutti quelli che si lasciano coinvolgere nel suo stesso progetto: la folla, i discepoli.

Lettura del Vangelo di Marco - La scelta dei Dodici

I versetti dal 13 al 19 sono dedicati alla scelta dei dodici. E' un bellissimo passo che sottolinea la volontà e la libertà di scelta di Gesù, che chiamo "chi volle", perché stessero con lui, dividessero con lui tutta la sua vita fino alla Croce.


LEGGIAMO:

*Salì poi sul monte e chiamò a sé quelli che egli stesso volle; ed essi andarono da lui. *E ne stabilì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare *col potere di scacciare i demoni. *Stabilì dunque dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, *Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali diede il soprannome di Boanèrghes, cioè figli del tuono. *Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il cananeo *e Giuda Iscariota, colui che poi lo tradì.
L’episodio della scelta dei dodici è ambientato sul monte, cioè all’aperto, nella zona collinosa del lago. Lì è il luogo della preghiera. Gesù agisce sempre dopo aver pregato il Padre.  Il gruppo di dodici richiama le 12 tribù dell’antico popolo di Dio. E' una scelta anche simbolica perché così  Gesù fa ripartire la storia dell’alleanza. Dà un volto nuovo alla stessa alleanza di Dio, il volto tenero dell'amicizia e della condivisione. Lo scopo della scelta dei dodici è duplice: stare con lui e partecipare al suo compito di annunciare il regno di Dio . E' la chiamata. E' la realizzazione della vocazione dei Dodici.
Anche noi siamo stati chiamati a stare con Lui, da solo a Solo... Riflettiamo mai su questa verità?

Lettura del Vangelo di Marco - La fede al di là della guarigione

Il terzo capitolo del Vangelo di Marco si apre con Gesù che - di sabato - entra nella sinagoga. Ovunque si dirigesse aveva al seguito gente comune e i farisei che cercavano di coglierlo in fallo.

LEGGIAMO:


Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva il giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
 Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea  e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.  Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!».  Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

La preoccupazione dei farisei e degli erodiani non era lo zelo per la legge, bensì la volontà di accusare e di eliminare Gesù. Abbiamo visto fin qui che più volte Gesù ha dovuto chiarire e "giustificare" il proprio intervento anche in giorni in cui la legge prevedeva il riposo.
Anche questa volta Gesù non indugia, chiede all'uomo dalla mano paralizzata di alzarsi, di non star in disparte, ma di mettersi al centro. Non solo parole dette così, Marco vuol farci capire che l'intenzione di Gesù era mettere l'uomo emarginato nella sinagoga perché malato e ritenuto impuro, di nuovo in mezzo agli altri uomini. Prima gli restituisce la dignità, poi guarisce la sua mano. Gesù sa di provocare ulteriormente l'astio contro di lui, ma sa anche che fra tante persone qualcuno avrebbe percepito l'importanza del suo messaggio, al di là della guarigione.
Ogni "miracolo" lo rendeva più popolare, ma Gesù rifuggiva la folla osannante, pur trattenendosi per educare la sua fede, magari su una barca al largo.
Riconosciuto dagli spiriti impuri li ammutoliva perché non fossero loro a dargli testimonianza.

Lettura del Vangelo di Marco - la vocazione e la dignità da riscoprire

Dopo la guarigione del paralitico, ecco uno di quei brani che più spesso sono citati quando si parla di vocazione, della chiamata di Gesù che avviene non per meriti ma per volontà di Dio,


Leggiamo insieme:
Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Levi  detto anche Matteo è un esattore delle tasse, detestato dalla gente. Egli però è attratta da Gesù e per dimostrargli la sua gratitudine e amicizia dà in suo onore un banchetto, invitando altri pubblicani e peccatori. Alle critiche dei farisei Gesù risponde con prontezza e, come sempre provocando negli interlocutori domande e crisi: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma gli ammalati". Levi è uno di quelli che hanno maggiormente bisogno dell'aiuto di Gesù, della sua comprensione, della Parola che fa chiarezza nella loro vita. Gesù difende la scelta di condividere un banchetto con Levi e i suoi amici, ma rispondendo alle critiche pone anche loro di fronte a una verità: sono peccatori, hanno bisogno di aiuto. Ed è chiaro anche l'atteggiamento con cui Gesù si avvicina loro: per aiutarli e non per giudicarli come fanno i farisei. Anche di fronte alle prescrizioni Gesù pone come condizione il rispetto dell'uomo, il rapporto con lui. Egli non contesta il digiuno, ma la rigida osservanza.
 Il non comprendere che il tempo che Dio dona all'uomo è per ritrovarsi, lontano dal lavoro e dalle preoccupazioni, per vivere la pienezza della propria dignità di figli di Dio: ancora una volta essi avevano perduto la gioia del dono festivo, per renderlo un obbligo privo di vita e di senso. 

Lettura del Vangelo di Marco - Quando un gruppo aiuta chi ha bisogno

Proponiamo il secondo capitolo del Vangelo di Marco.
Possiamo leggerlo e cercare di individuare ciò che più ci colpisce (una scena, una frase) oppure immaginare di essere presenti alla scena della guarigione che ci racconta l'evangelista.

LEGGIAMO INSIEME:
Dopo alcuni giorni Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portaglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”.
Erano là seduti alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”
Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”.
Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”


E' un brano che innanzitutto dimostra l'amicizia, la solidarietà. Quattro persone (Marco non dice che sono parenti del malato) portano su una barella un paralitico. La fama di Gesù guaritore si era diffusa e loro sperano di  poter far guarire l'amico. Ma si vedono sbarrare l'ingresso presso la casa (presumibilmente di Pietro). C'è troppa folla che non lascia passare. Tornare a casa, dopo questa fatica? Forse avranno anche pensato di desistere e poi guardando l'uomo sul lettino hanno voluto provare un'altra soluzione:  tentano di arrivare fino a Gesù passando dal tetto.
Lì al centro della stanza Gesù annuncia la Parola di Dio ed è sorpreso dall'audacia e dalla fede dei quattro portantini. Presenti alla scena erano anche gli scribi (questo raccontato è il primo conflitto con il pensiero dominante).
Inizialmente Gesù dice al paralitico "Figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati". Non è senza significato pedagogico questa prima fase della guarigione. I teologi fanno notare che così Gesù "sgancia" il peccato dalla malattia. Nonostante il perdono dei peccati, il paralitico rimane paralitico.
Al brusio degli scribi risponde con qualcosa di più: ordina al paralitico di alzarsi e di prendere il lettuccio per tornare a casa.
La folla è meravigliata. Gli scribi rimuginano.
 
"Ma non è sufficiente l’ascolto della Parola. Infatti, mentre il paralitico si alza salvato, i farisei rimangono seduti e non guariscono perché tengono Gesù a distanza con la corazza della loro ideologia, non si lasciano toccare da lui, la Parola non viene accolta e non entra in loro".(P. Fidel Antón)

Torniamo sui quattro che portano a Gesù il paralitico e, riportando uno stralcio di un commento di don Davide Caldirola a proposito della solidarietà sacerdotale, proviamo a immaginarci fra i quattro, una squadra che è come una piccola comunità come la nostra:
"Occorre dire anzitutto che i barellieri sono quattro. Sono un’équipe, una squadra, una fraternità. Nessuno di loro da solo ce l’avrebbe fatta a portare il peso di un uomo che non si sa e non si può muovere. Insieme ce la possono fare. Anche se non basta il numero; ci vuole intesa, armonia, capacità di muoversi coi ritmi e i tempi giusti, di seguire la stessa direzione, di affrontare all’unisono i passaggi più delicati e difficili. Non è semplice portare una barella sul tetto, calarla nella casa senza fare danni alle cose o – peggio – al malato stesso. I quattro barellieri non possono contare soltanto sulla propria buona volontà; hanno dovuto affinare il loro servizio con una pratica comune, hanno dovuto imparare a guardare nella medesima direzione, ad equilibrare i loro sforzi e le loro forze. Ma qui sta uno dei loro segreti: nella capacità di lavorare insieme, di studiare e capire la fatica che l’altro sta facendo".

Lettura del Vangelo di Marco - Una nuova guarigione

Il Capitolo 1 del Vangelo di Marco si conclude con un'altra guarigione. L'evangelista sottolinea il sentimento di compassione di Gesù.

LEGGIAMO INSIEME.
 Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosé ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Gesù aveva già compiuto guarigioni , ma questo sembra avere un particolare rilievo, poiché  rivela la potenza di Gesù. Il lebbroso era considerato morto per la società e la sua guarigione è quasi un preludio della risurrezione di un morto. 
Che cosa colpisce oltre la potenza di Cristo? Da una parte c'è la compassione e poi l’accoglienza del lebbroso. Dall'altra subito dopo l’adesione di Gesù alla domanda di guarigione del lebbroso, c'è il suo ordine perentorio di tacere e di allontanarsi.
Marco da un lato cerca di mantenere intorno a Gesù un'atmosfera di isolamento, dall'altro sottolinea il potere di donare la purezza e di permettere all'uomo di reintegrarsi nella comunità. 
 Il lebbroso guarito sembra disobbedire. Ma la sua reazione è tipica di chi riceve il bene e non può che benedire, dire bene di Chi l'ha salvato. Si potrebbe dire che diventa  un “annunciatore della parola”, di più della possibilità di riscattarsi, incontrando Gesù.

Lettura del Vangelo di Marco - Il servizio e la preghiera


Dopo aver partecipato alla celebrazione del sabato nella sinagoga e aver fatto la sua prima guarigione, Gesù entra in casa di Simon Pietro.  

LEGGIAMO:

In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 
Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 
Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 
Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Mc 1,29-39.

Sembra scritta quasi a margine del racconto la guarigione della suocera di Pietro, eppure ha un significato importante.
Chi è malato non è capace di stare in piedi, ha bisogno di essere servito. L'incontro con Gesù libera la donna da questa condizione e le ridona la capacità di prodigarsi per gli altri.  Chi ama serve, serve gratuitamente, serve continuamente, serve tutti indistintamente. La suocera di Pietro ci rappresenta: incapaci di servire, costretti a farci servire o a servirci degli altri. Il contatto con Gesù ci rende come lui, che è venuto per servire. Ci insegna a donare con gioia e gratuità.
Quando comincia ad imbrunire, il pomeriggio, terminato il sabato, quando spunta nel cielo la prima stella, Gesù accoglie e guarisce i malati. Sembrerebbe un'attività senza sosta perché solo poco prima che sorgesse il sole Gesù si allontana e prega il Padre. La giornata tipo di Gesù si conclude con una preghiera, che dà inizio alla nuova attività. Per lui la contemplazione è insieme termine e sorgente dell'azione. 

IL GIOVANE RICCO...SIAMO NOI!

Meditiamo insieme le letture di oggi
                                                                 
"Prega davanti a lui e riduci gli ostacoli…"
 leggiamo al capitolo 17 del libro del Siracide. 
Ma quali sono gli ostacoli che ci separano da Dio? 
E’ questo che il Signore oggi ci chiede di verificare nella nostra vita: quali sono gli ostacoli che mi separano da Lui, che m'impediscono di seguirLo. 
Questi sono gli ostacoli da “vendere” come dice Gesù nel Vangelo di Marco .

 Marco 10,17-27:

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

 COME VIVERE OGGI QUESTA PAGINA DEL VANGELO?

Teresa di Gesù, nelle quarte Mansioni, ci propone la figura del giovane ricco per farci comprendere che dopo aver incontrato Gesù, bisogna cercare di assomigliargli, di rimuovere tutto ciò che non ci permette di seguirlo. Non basta fare un'esperienza di grazia (entrare nel Castello e cominciare a sentire i richiami di Dio che abita in noi). La ricerca a volte può cominciare con il piede sbagliato e, paradossalmente, mentre si cerca Dio per conoscerlo e conoscersi, ci concentriamo troppo su noi stessi, fieri di ciò che sappiamo fare… orgogliosi di come ci impegniamo e come abbiamo vestito l’abito del discepolo perfetto. Come se dipendesse tutto dalla nostra abilità, dalla nostra sensibilità, dalle nostre forze … come giovane ricco. Poi, quando si tratta di metterci in gioco, di buttare via le proprie sicurezze, anche quei mezzi che forse ci hanno aiutato scoprire il Signore … ci paralizziamo, torniamo indietro. Tristi, perché il nostro cuore sa che la vera Gioia è altrove.

“Se uno vive un cristianesimo molto buono,  ma che non tocca il nostro tempo, che non denuncia le ingiustizie,  che non proclama il Regno di Dio con coraggio, che non rifiuta il peccato degli uomini, che acconsente, per stare bene con certe classi, i peccati di queste classi, non sta compiendo il suo dovere, sta peccando, sta tradendo la sua missione …”
(Monsignor Oscar Romero)

 Nel Messaggio per la giornata mondiale della Gioventù del 2010, ispirato proprio a questo brano del vangelo  Benedetto XVI disse:

Nel giovane del Vangelo, possiamo scorgere una condizione molto simile a quella di ciascuno di voi. Anche voi siete ricchi di qualità, di energie, di sogni, di speranze: risorse che possedete in abbondanza! La stessa vostra età costituisce una grande ricchezza non soltanto per voi, ma anche per gli altri, per la Chiesa e per il mondo.

 Il giovane ricco chiede a Gesù: “Che cosa devo fare?”. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. E’, altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. E’ il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell’esistenza e di domandarvi: “Sono soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?”.
 Come il giovane del Vangelo, forse anche voi vivete situazioni di instabilità, di turbamento o di sofferenza, che vi portano ad aspirare ad una vita non mediocre e a chiedervi: in che consiste una vita riuscita? Che cosa devo fare? Quale potrebbe essere il mio progetto di vita? “Che cosa devo fare, affinché la mia vita abbia pieno valore e pieno senso?” 
 Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità.

Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi. Con fiducia, chiedetegli: “Signore, qual è il tuo disegno di Creatore e Padre sulla mia vita? Qual è la tua volontà? Io desidero compierla”. Siate certi che vi risponderà. Non abbiate paura della sua risposta! “Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,20)!

Vieni e seguimi! _  Gesù, invita il giovane ricco ad andare ben al di là della soddisfazione delle sue aspirazioni e dei suoi progetti personali, gli dice: “Vieni e seguimi!”. La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d’amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore: “Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio. I santi accolgono quest'invito esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella logica della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo” (Benedetto XVI, Omelia in occasione delle Canonizzazioni: L’Osservatore Romano, 12-13 ottobre 2009, p. 6).

 Sull’esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l’invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo. Con il Battesimo, infatti, egli chiama ciascuno a seguirlo con azioni concrete, ad amarlo sopra ogni cosa e a servirlo nei fratelli. Il giovane ricco, purtroppo, non accolse l’invito di Gesù e se ne andò rattristato. Non aveva trovato il coraggio di distaccarsi dai beni materiali per trovare il bene più grande proposto da Gesù.

   La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli!
   Gesù non si stanca mai di volgere il suo sguardo di amore e chiamare ad essere suoi discepoli, ma Egli propone ad alcuni una scelta più radicale. In quest'Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio!
 Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa.

Orientati verso la vita eterna. _  “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Questa domanda del giovane del Vangelo appare lontana dalle preoccupazioni di molti giovani contemporanei, poiché, come osservava il mio Predecessore, “non siamo noi la generazione, alla quale il mondo e il progresso temporale riempiono completamente l'orizzonte dell'esistenza?” (Lettera ai giovani, n. 5). Ma la domanda sulla “vita eterna” affiora in particolari momenti dolorosi dell’esistenza, quando subiamo la perdita di una persona vicina o quando viviamo l’esperienza dell’insuccesso.
    Ma cos’è la “vita eterna” cui si riferisce il giovane ricco? Ce lo illustra Gesù, quando, rivolto ai suoi discepoli, afferma: “Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22). Sono parole che indicano una proposta esaltante di felicità senza fine, della gioia di essere colmati dall'amore divino per sempre.
    Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all’esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande, e a ripetere con Sant’Agostino: “Desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso la patria celeste, sentiamoci pellegrini quaggiù” (Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 35, 9). Tenendo fisso lo sguardo alla vita eterna, il Beato Pier Giorgio Frassati, morto nel 1925 all'età di 24 anni, diceva: “Voglio vivere e non vivacchiare!” e sulla foto di una scalata, inviata ad un amico, scriveva: “Verso l’alto”, alludendo alla perfezione cristiana, ma anche alla vita eterna.
 (Benedetto XVI)
E noi, figli e figlie di quella Teresa che ci sta accompagnando nella nostra ricerca di incontrare Dio nel nostro peregrinare in questi tempi, vogliamo orientarci verso la vera Gioia, la Gioia piena?