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Entriamo in punta di piedi nella Quaresima

Per cominciare questi 40 giorni di "esercizi spirituali" (così almeno dovrebbero essere idealmente) vorremmo offrire alcuni strumenti:
  1.  Alla fine della pagina troverete la possibilità di scaricare  il Messaggio per la Quaresima del Papa e il libretto della celebrazione per chi (dopo essere andato a Messa o per chi è ammalato e può soltanto seguire la celebrazione in televisione), avrà la possibilità di seguire la Cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa.
  2. Una riflessione fatta dal Papa durante una celebrazione eucaristica, nella quale ha rappresentato la nostra vita come un cammino alla ricerca della nostra identità. E per spiegarsi con un esempio ha citato la figura del nostro padre Elia.
Ecco il passaggio che "ci riguarda":
Per conoscere la nostra vera identità non possiamo essere «cristiani seduti» ma dobbiamo avere il «coraggio di metterci sempre in cammino per cercare il volto del Signore», perché noi siamo «immagine di Dio». Nella messa celebrata a Santa Marta martedì 10 febbraio, Papa Francesco, commentando la prima lettura liturgica — il racconto della creazione nel libro della Genesi (1, 20 - 2, 4) — ha riflettuto su una domanda essenziale per ogni persona: «Chi sono io?».
La nostra «carta d’identità», ha detto il Papa, si ritrova nel fatto che gli uomini sono stati creati «all’immagine, secondo la somiglianza di Dio». Ma allora, ha aggiunto, «la domanda che noi possiamo farci è: Come conosco, io, l’immagine di Dio? Come so com’è lui per sapere come sono io? Dove trovo l’immagine di Dio?». La risposta si trova «certamente non sul computer, non nelle enciclopedie, non nei libri», perché «non c’è un catalogo dove c’è l’immagine di Dio». C’è solo un modo «per trovare l’immagine di Dio, che è la mia identità» ed è quello di mettersi in cammino: «Se non ci mettiamo in cammino, mai potremo conoscere il volto di Dio».
Questo desiderio di conoscenza si ritrova anche nell’Antico testamento. I salmisti, ha fatto notare Francesco, «tante volte dicono: io voglio conoscere il tuo volto»; e «anche Mosè una volta l’ha detto al Signore». Ma in realtà «non è facile, perché mettersi in cammino significa lasciare tante sicurezze, tante opinioni di come è l’immagine di Dio, e cercarlo». Significa, in altri termini, «lasciare che Dio, la vita, ci metta alla prova», significa «rischiare», perché «soltanto così si può arrivare a conoscere il volto di Dio, l’immagine di Dio: mettendosi in cammino».
Il Papa ha attinto ancora all’Antico testamento per ricordare che «così ha fatto il popolo di Dio, così hanno fatto i profeti». Per esempio «il grande Elia: dopo aver vinto e purificato la fede di Israele, lui sente la minaccia di quella regina e ha paura e non sa cosa fare. Si mette in cammino. E a un certo punto, preferisce morire». Ma Dio «lo chiama, gli dà da mangiare, da bere e dice: continua a camminare». Così Elia «arriva al monte e lì trova Dio». Il suo è stato dunque «un lungo cammino, un cammino penoso, un cammino difficile», ma ci insegna che «chi non si mette in cammino, mai conoscerà l’immagine di Dio, mai troverà il volto di Dio». È una lezione per tutti noi: «i cristiani seduti, i cristiani quieti — ha affermato il Pontefice — non conosceranno il volto di Dio»


Il Messaggio integrale per la Quaresima 2015 di Papa Francesco



Il libretto da scaricare per seguire la cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa, in onda il 18  febbraio su TV2000 dalle ore 16 ( nella Chiesa di Sant'Anselmo la Statio e processione penitenziale poi dalla Basilica di Santa Sabina, ore 17.00 andrà in onda la Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri)




Il Papa : "in ogni posto si può diventare santo"

«Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (I lettera Pietro 4,10-11)

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva. Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità (cfr Cost. Lumen Gentium 39-42). Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi? E come possiamo realizzarla?
1. Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-26). Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano.
2. Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. 
“Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” – “Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te”. 
Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. Non scoraggiatevi di andare su questa strada. E’ proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli.
3. A questo punto, ciascuno di noi può fare un po’ di esame di coscienza, adesso possiamo farlo, ognuno risponde a se stesso, dentro, in silenzio: come abbiamo risposto finora alla chiamata del Signore alla santità? Ho voglia di diventare un po’ migliore, di essere più cristiano, più cristiana? Questa è la strada della santità. Quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste… Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto. Se comprendiamo questo, tutto cambia e acquista un significato nuovo, un significato bello, un significato a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno. Un esempio. Una signora va al mercato a fare la spesa e trova una vicina e incominciano a parlare e poi vengono le chiacchiere e questa signora dice: “No, no, no io non sparlerò di nessuno.” Questo è un passo verso la santità, ti aiuta a diventare più santo. Poi, a casa tua, il figlio ti chiede di parlare un po’ delle sue cose fantasiose: “Oh, sono tanto stanco, ho lavorato tanto oggi…” – “Ma tu accomodati e ascolta tuo figlio, che ha bisogno!”. E tu ti accomodi, lo ascolti con pazienza: questo è un passo verso la santità. Poi finisce la giornata, siamo tutti stanchi, ma c’è la preghiera. Facciamo la preghiera: anche questo è un passo verso la santità. Poi arriva la domenica e andiamo a Messa, facciamo la comunione, a volte preceduta da una bella confessione che ci pulisca un po’. Questo è un passo verso la santità. Poi pensiamo alla Madonna, tanto buona, tanto bella, e prendiamo il rosario e la preghiamo. Questo è un passo verso la santità. Poi vado per strada, vedo un povero un bisognoso, mi fermo gli domando, gli do qualcosa: è un passo alla santità. Sono piccole cose, ma tanti piccoli passi verso la santità. Ogni passo verso la santità ci renderà delle persone migliori, libere dall’egoismo e dalla chiusura in se stesse, e aperte ai fratelli e alle loro necessità.
Cari amici, nella Prima Lettera di san Pietro ci viene rivolta questa esortazione: «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (4,10-11). Ecco l’invito alla santità! Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità. 
Papa Francesco

Il Papa dà ... i compiti

Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù!”. Lo ha esclamato il Papa all’inizio della catechesi dell’udienza di oggi: “Siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e del suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa”. Questo pensiero, per Francesco, “deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo”. 
Nel Libro di Ezechiele, ha ricordato il Papa, al capitolo 37 “viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita”. “Ecco, questa è la Chiesa!”. È “un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore”. Mi raccomando: oggi, a casa, prendete la Bibbia e cercate nel profeta Ezechiele il capitolo 37 e leggetelo. È bellissimo!”.


Qui il libro del profeta Ezechiele di cui leggere il capitolo 37

Paolo VI e la Multiforme Sapienza di Dio


La multiforme Sapienza di Dio talvolta si rivela in maniera più manifesta ad alcuni amati discepoli di Cristo e ad essi, per arcano disegno e liberalità singolare, vien concesso di comprendere quale sia «la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità: di conoscere anche la carità di Cristo che supera ogni scienza» (Ef 13, 8). Infatti «lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù, ma, distribuendo a ciascuno i propri doni come a lui piace (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa» (LG 12).
Teresa di Gesù, grande e nobile vergine, e inoltre riformatrice dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, fu arricchita a profusione di questa divina abbondanza di sacri carismi. Di semplici costumi e ignara di cultura letteraria, eccelse talmente con la parola e con gli scritti, che a lei si possono riferire queste parole: «aprì la sua bocca in mezzo all'Assemblea» (Sir 15, 5), e a buon diritto fu proclamata santa da uomini santi e fu anche venerata come sicurissima guida e maestra da dottori di scienze sacre. Sebbene si interessasse a moltissimi affari inerenti al suo dovere, si vide tuttavia che aspirava ininterrottamente a una patria migliore, cioè a quella celeste; quasi sempre sofferente nel corpo e carica di tribolazioni, affrontò impavida qualsiasi impresa per la gloria di Dio e per l'utilità della Chiesa di Cristo. 
Perciò, dal momento che questa serva di Dio è stata sempre esaltata, sia per i fatti straordinari della sua vita sia per le rare virtù del suo animo sia per l'acume del suo spirito, reputiamo con certezza questo fatto motivo giusto e nobile a che, come il Nostro predecessore Gregorio XV le ha decretato gli onori dei santi, affinché tutti i fedeli di Cristo comprendessero con quale abbondanza Dio avesse ricolmato di Spirito Santo la sua serva (cf Lett. Decr. Omnipotens sermo), così Noi non dubitiamo doverla proclamare dottore della Chiesa, prima fra le donne, specialmente per la sua conoscenza e dottrina delle cose divine. Abbiamo infatti fiducia e confidiamo che Teresa di Gesù, dichiarata con solenne decreto maestra di vita cristiana, stimoli fortemente anche gli uomini del nostro tempo a coltivare soprattutto ciò che favorisce l'amore dell'anima verso la contemplazione e il conseguimento delle cose celesti
Cominciava così la Lettera Apostolica "Multiformis sapientia Dei" del nuovo Beato, Paolo VI, allora Pontefice Romano. Con queste parole, proclamava santa Teresa di Gesù, vergine di Avila, Dottore della Chiesa, prima donna della schiera, seguita subito dopo da S. Caterina da Siena e nel 1987 da S. Teresa di Gesù Bambino (altra carmelitana scalza) e nel 2012 da Sant'Ildegarda di Bingen.
 Al nuovo beato che con i carmelitani ha sempre avuto un affetto particolare (tra l'altro una sua parente era carmelitana scalza a Roma e con lei "festeggiò" il pomeriggio del 27 settembre 1970 la proclamazione a dottore di Santa Teresa).
Stamattina è toccato a lui, non il dottorato, ma la proclamazione a beato. E mentre il Papa leggeva la formula di beatificazione, dopo la presentazione da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo, sulla loggia delle benedizioni veniva scoperta l'immagine sacra, che ritrae il beato a figura intera. Papa Francesco ha fissato la festa liturgica per il 26 settembre, giorno della nascita di Paolo VI, al secolo Giovanni Montini. La cerimonia di questa mattina è stata anche l'occasione di rivedere il papa emerito, un sorridente Benedetto XVI che nel 2012 aveva approvato le virtù eroiche del nuovo beato.

Un ruolo attivo nella Chiesa per le donne

Già lo scorso anno nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù, il Papa aveva affermato che "Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa!…  Non si può capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa, con il loro profilo, che portano avanti". 
Anche il cardinale Kasper ha di recente affermato (posizione rilanciata dalla stampa internazionale) che le donne "Possono rivestire incarichi di responsabilità in quegli organismi che, anche ai livelli più alti, non implicano necessariamente la potestà di giurisdizione connessa con il ministero ordinato: nei Pontifici Consigli, ad esempio. Nei Consigli per la famiglia, per i laici (ricordiamo che la metà dei laici sono donne), per la cultura, per le comunicazioni sociali, per la promozione della nuova evangelizzazione, solo per citarne alcuni. In essi non troviamo a oggi presenze femminili in posizione di rilievo. Questo è assurdo. Nei Consigli, e in altri organismi vaticani, l’autorità potrebbe essere esercitata dalle donne anche ai livelli più alti, con responsabilità piena".
 
Attualissimo a tale proposito il pensiero espresso da Edith Stein, filosofa ebrea poi divenuta carmelitana scalza con il nome di Teresa Benedetta della Croce, negli anni Trenta. Rileggiamo insieme un passo dalla raccolta delle conferenze sulla donna da lei tenuta prima di entrare nel monastero di Colonia.

Le donne cattoliche hanno il loro sostegno più valido nella Chiesa, la quale ha bisogno delle loro forze. La Chiesa ha bisogno di noi – cioè il Signore ha bisogno di noi. Non che Egli non possa far nulla senza di noi. Egli però ci ha donato la grazia di divenire membra del suo Corpo mistico e si vuole avvalere di noi come sue membra viventi. Il Signore ha fatto una qualche distinzione tra uomini e donne? Certamente in questo, che ha conferito il sacerdozio ai suoi apostoli ma non alle donne che lo servivano. (Proprio per questo motivo ritengo che l’esclusione delle donne dal sacerdozio non sia una prassi relativa a un dato tempo). Tuttavia, nel suo amore non ha conosciuto né conosce distinzioni. I mezzi della sua Grazia sono a disposizione, indistintamente, di tutti i cristiani, e proprio alle donne ha elargito con particolare abbondanza i suoi doni straordinari, le manifestazioni mistiche. E pare che oggi Egli chiami un numero particolarmente consistente di donne a compiti specifici all’interno della sua Chiesa. Per tale motivo sorge il problema, per quel che concerne l’educazione delle ragazze, se ci sia una preparazione per queste chiamate particolari e per il loro adempimento.(Edith Stein, La donna, Città Nuova-Ocd)


 
Insomma... siamo pronte da tempo!
s.d.b.

Quaresima.Tuffarsi nel mare della preghiera

“Aprirci ai fratelli” e “tuffarci nel mare della preghiera”. Sono questi, per Papa Francesco, i due imperativi per l’itinerario quaresimale che s'inizia oggi. Lo ha detto nel corso della messa delle Ceneri a S. Sabina. “Verso gli altri rischiamo di chiuderci, di dimenticarli” e, invece, “solo quando le difficoltà e le sofferenze dei nostri fratelli ci interpellano possiamo iniziare il nostro cammino di conversione verso la Pasqua”, che “comprende la croce e la rinuncia”.
“Dinanzi a tante ferite che ci fanno male e che ci potrebbero indurire il cuore”, per il Papa “possiamo tuffarci nel mare della preghiera, che è il mare sconfinato di Dio, per gustare la sua tenerezza”. La preghiera della Quaresima, ha detto il Santo Padre, è una “preghiera più intensa, più assidua, più capace di farsi carico delle necessità dei fratelli, di intercedere davanti a Dio per tante situazioni di povertà e sofferenza”.

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2014

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà 

(cfr 2 Cor 8,9) 

Cari fratelli e sorelle, in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico? La grazia di Cristo Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». 
Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).
 Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati.

Festa dei nostri santi intercessori presso il Cielo

« Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra »
 (S. Teresa del Bambino Gesù, carmelitana scalza di Lisieux).

«Credo che in cielo la mia missione sarà di attirare le anime al raccoglimento interiore, aiutandole ad uscire da se stesse per aderire a Dio con un movimento semplicissimo, tutto amoroso, mantenendole in quel grande silenzio interiore che permette a Dio di imprimersi in esse e di trasformarle in Sé».
(B. Elisabetta della Trinità, carmelitana scalza di Digione)



Due frasi tratte dai manoscritti di due figlie di Teresa di Gesù, come lo siamo noi, venerate come modelli e nostre intermediarie presso il Padre.
Nell'udienza di mercoledì scorso, papa Francesco si è soffermato sulla "comunione dei santi", sottolineando - fra l'altro- che "c’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione".

Essere contemplativi, secondo papa Francesco

Novena Santa ChiaraRiproponiamo uno stralcio del discorso di papa Francesco, pronunciato oggi nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi. E' rivolto alle monache di clausura, è vero. Ma innanzitutto ha fatto un riferimento alla nostra santa madre Teresa di Gesù, che il Papa ha definito "la fondatrice dei monasteri della concorrenza" e poi si sofferma su un aspetto centrale della nostra spiritualità: la sacra umanità di Cristo.
"Le suore di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, un’umanità come quella della Madre Chiesa; umane, capire tutte le cose della vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone. La vostra umanità. E la vostra umanità viene per questa strada, l’Incarnazione del Verbo, la strada di Gesù Cristo. E qual è il segno di una suora così umana? La gioia, la gioia, quando c’è gioia! A me da tristezza quando trovo suore che non sono gioiose. Forse sorridono, mah, con il sorriso di un’assistente di volo. Ma non con il sorriso della gioia, di quella che viene da dentro. Sempre con Gesù Cristo. Oggi nella Messa, parlando del Crocifisso, dicevo che Francesco lo aveva contemplato con gli occhi aperti, con le ferite aperte, con il sangue che veniva giù. E questa è la vostra contemplazione: la realtà. La realtà di Gesù Cristo. Non idee astratte, non idee astratte, perché seccano la testa. La contemplazione delle piaghe di Gesù Cristo! E le ha portate in Cielo, e le ha! E’ la strada dell’umanità di Gesù Cristo: sempre con Gesù, Dio-uomo. E per questo è tanto bello quando la gente va al parlatorio dei monasteri e chiedono preghiere e dicono i loro problemi. Forse la suora non dice nulla di straordinario, ma una parola che li viene proprio dalla contemplazione di Gesù Cristo, perché la suora, come la Chiesa, è sulla strada di essere esperta in umanità. E questa è la vostra strada: non troppo spirituale! Quando sono troppo spirituali, io penso alla fondatrice dei monasteri della concorrenza vostra, Santa Teresa, per esempio. Quando a lei veniva una suora, oh, con queste cose… diceva alla cuoca: “dalle una bistecca!”.

 Sempre con Gesù Cristo, sempre. L’umanità di Gesù Cristo! Perché il Verbo è venuto nella carne, Dio si è fatto carne per noi, e questo darà a voi una santità umana, grande, bella, matura, una santità di madre. E la Chiesa vi vuole così: madri, madre, madre. Dare vita. Quando voi pregate, per esempio, per i sacerdoti, per i seminaristi, voi avete con loro un rapporto di maternità; con la preghiera li aiutate a diventare buoni Pastori del Popolo di Dio. Ma ricordatevi della bistecca di Santa Teresa! E’ importante. E questo è il primo: sempre con Gesù Cristo, le piaghe di Gesù Cristo, le piaghe del Signore. Perché è una realtà che, dopo la Resurrezione, Lui le aveva e le ha portate.
E la seconda cosa che volevo dirvi, brevemente, è la vita di comunità. Perdonate, sopportatevi, perché la vita di comunità non è facile. Il diavolo approfitta di tutto per dividere! Dice: “Io non voglio parlare male, ma…”, e si incomincia la divisione. No, questo non va, perché non porta a niente: alla divisione. Curare l’amicizia tra voi, la vita di famiglia, l’amore tra voi. E che il monastero non sia un Purgatorio, che sia una famiglia.      I problemi ci sono, ci saranno, ma, come si fa in una famiglia, con amore, cercare la soluzione con amore; non distruggere questa per risolvere questo; non avere competizione. Curare la vita di comunità, perché quando nella vita di comunità è così, di famiglia, è proprio lo Spirito Santo che è nel mezzo della comunità. Queste due cose volevo dirvi: la contemplazione sempre, sempre con Gesù; Gesù, Dio e Uomo. E la vita di comunità, sempre con un cuore grande. Lasciando passare, non vantarsi, sopportare tutto, sorridere dal cuore. E il segno ne è la gioia. E io chiedo per voi questa gioia che nasce proprio dalla vera contemplazione e da una bella vita comunitaria". 

Quel semplice sguardo...


Lo sguardo di Gesù ci alza sempre. Uno sguardo che ci porta su... Mai ti abbassa, mai ti umilia. Ti invita ad alzarti. Uno sguardo che ti porta a crescere, ad andare avanti, che ti incoraggia, perché ti vuole bene. Ti fa sentire che Lui ti vuole bene. E questo dà quel coraggio per seguirlo.
Così oggi papa Francesco nella omelia mattutina.

Che cosa ci ricorda, se non la nostra Teresa d'Avila?  Nelle V mansioni, per esempio, ci ha parlato di "quel semplice sguardo" con cui "lo Sposo, essendo Quegli che è, fa l'anima più degna di andare a dargli la mano, mentre l'anima ne rimane talmente rapita da far poi tutto il possibile per realizzare il fidanzamento
".


Digiuno e preghiera, poi "Egli stesso sarà la Pace"


Se vogliamo essere concordi, uniamo insieme i cuori e, formando un cuor solo, eleviamolo in alto affinché non si corrompa sulla terra. (Sant'Agostino)
«Il grido della pace si levi alto - ha detto domenica scorsa il Pontefice - e tutti ripongano le armi e si lascino guidare dall'anelito di pace». 
Fino a poche ore fa Papa Francesco ha inviato messaggi via Twitter soprattutto ai giovani, perché si uniscano a lui nella giornata di digiuno e preghiera indetta per oggi.

Pace. La chiediamo con la preghiera fiduciosa e con il digiuno, distogliendoci cioè dal superfluo, riempiendo l'anima e non lo stomaco (interessante a questo proposito l'articolo pubblicato ieri su Avvenire ci aiuta a comprendere il valore che questa giornata assume per ciascuno di noi).


Una Pace che possiamo chiedere insistentemente al Signore, uniti nella preghiera alla voce di Papa Francesco, alla preghiera silenziosa del pontefice emerito Benedetto XVI, insieme a tutta la Chiesa. E anche a quanti non credono. 
Sì, perchè come ha ricordato il Papa "La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l'umanità" (Papa Francesco). 

L'ADESIONE DEL CARMELO TERESIANO

 Tutto il Carmelo teresiano, dalle comunità religiose e secolari, seguendo l'esempio della santa Madre Teresa si mette stasera in ginocchio, davanti alla SS. Eucaristia. Un gesto di adorazione, di amore, di carità fraterna, d'intercessione.
"Il mondo è in fiamme" è un'esclamazione che risuonava ai tempi di Teresa, ma il mondo fu in fiamme anche ai tempi di Edith Stein e lo è ancora oggi, soprattutto nella martoriata Terra Santa, dov'è nato Cristo, dov'è nata la nostra spiritualità, sul monte Carmelo.E proprio dalla penna di Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) raccogliamo l'invito:
  Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell'inferno.
"Egli stesso sarà la pace". Sì, dal profeta Michea che preannunciava l'avvento del Signore, la certezza che possiamo chiedere con fiducia la Pace per la Siria. 
Una certezza che viene anche dalle parole di Gesù pronunciate prima di lasciare i discepoli "Vi lascio la pace, vi do la mia pace"
Ora, subito, possiamo chiedere la sua pace per tutti coloro che pensano di risolvere i conflitti alzando la voce, puntando il dito, puntando le armi. Per quanti hanno il cuore bellicoso. Per quelli che desiderano la pace e accampano scuse per non farla, nelle famiglie e fra le nazioni... la pace nasce nel cuore, cresce nel cuore, va custodita nel cuore. E solo Dio può donarla.

LA VEGLIA IN TV

Per chi non può recarsi nella propria parrocchia o nella cattedrale per la veglia per la Pace, può partecipare alla Veglia con il Santo Padre sintonizzandosi dalle 17.30 su Tv2000  e scaricando il libretto per la celebrazione della veglia dove pregheremo con le parole della Sacra scrittura e le preghiere dei Papi, da Pio XII a Benedetto XVI.
la diretta prosegue fino alle ore 23. L'arrivo del Papa è previsto intorno alle 19. Dopo il S. Rosario il pontefice terrà una meditazione.

Adesioni all'appello del Papa

Per le fraternità appartenenti alla Diocesi di Napoli ricordiamo l'iniziativa di Adorazione Eucaristica e Liturgia della Parola con il Cardinale Crescenzio Sepe programmata per Sabato 7 settembre nella Chiesa Cattedrale alle ore 19. Il Cardinale Arcivescovo ha convocato, infatti, la comunità diocesana per invocare da Dio il dono della pace «per l’'amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo».

La presidente del Coordinamento interprovinciale dell'OCDS d'Italia,   Brigida De Grandi, ha inviato un breve comunicato stampa in cui ha sottolineato che l’ Ordine Secolare dei carmelitani Scalziguarda da sempre con apprensione al Medio Oriente, e in particolare al Monte Carmelo, come al luogo da cui ha avuto origine l’intera esperienza carmelitana. risponde pertanto all’appello accorato di Papa Francesco, aderendo con convinzione e intensa partecipazione alla giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero, sabato 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, Regina della Pace. Il Signore illumini le menti e converta i cuori di chi sembra avere il potere delle sorti del mondo e dell’intera umanità”. 



Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria

 IL CARMELO TERESIANO SI UNISCE AL PAPA COME IL 23 LUGLIO DEL 2006

 Foto“Mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato! Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni: a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza  nella giustizia e nell’amore (cfr Lett. enc. Pacem in terris [11 aprile 1963]: AAS 55 [1963], 301-302).
Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità.”
Così si espresso Papa Francesco, domenica scorsa quando ha indetto per il prossimo sabato 7 settembre, un giorno di digiuno e preghiera per la pace in Siria. Il Papa ha dato appuntamento in piazza San Pietro dalle 19 alle 24 per la preghiera, estendendo l’invito a tutti i cristiani, ai fedeli di altre religioni e ai non credenti.
http://www.trigoso.it/images_Les-Combes_BenedettoXVI/IMGP5907-BenedettoXVI.jpgNell’immediato passato ricordiamo la  speciale giornata di preghiera e di penitenza di domenica 23 luglio richiesta da Benedetto XVI per implorare da Dio il dono prezioso della Pace. E il Papa Emerito, in quel periodo drammatico quanto quello che stiamo vivendo, ci insegnò appunto che “Quanto possiamo fare, è rendere la testimonianza dell’amore, la testimonianza della fede; è soprattutto elevare un grido a Dio: possiamo pregare! Siamo sicuri che il Padre nostro ascolta il grido dei suoi figli. Nella Messa, preparandoci alla santa Comunione, a ricevere il Corpo di Cristo che ci unisce, preghiamo con la Chiesa: "Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni". Questa -  disse Benedetto XVI - sia la nostra preghiera in questo momento: "Liberaci da tutti i mali e donaci la pace". Non domani o dopodomani: donaci, Signore, la pace oggi!”.

Un altro grido  al Signore per implorare il dono della Pace fu la preghiera del beato Giovanni Paolo II recitata nel "Peace Memorial" di Hiroshima, 25 febbraio 1981:

Ascolta la mia voce perché è la voce delle vittime di tutte le guerre e della violenza tra gli individui e le nazioni;
Ascolta la mia voce, perché è la voce di tutti i bambini che soffrono e soffriranno ogni qualvolta i popoli ripongono la loro fiducia nelle armi e nella guerra;
Ascolta la mia voce, quando Ti prego di infondere nei cuori di tutti gli esseri umani la saggezza della pace, la forza della giustizia e la gioia dell’amicizia;
Ascolta la mia voce, perché parlo per le moltitudini di ogni Paese e di ogni periodo della storia che non vogliono la guerra e sono pronte a percorrere il cammino della pace;
Ascolta la mia voce e donaci la capacità e la forza per poter sempre rispondere all’odio con l’amore, all’ingiustizia con una completa dedizione alla giustizia, al bisogno con la nostra stessa partecipazione, alla guerra con la pace.
O Dio, ascolta la mia voce e concedi al mondo per sempre la Tua pace."
 


 Ecco l’audacia della preghiera, del sentirsi figli che abbiamo ereditato da questi Padri che ci hanno guidato e che ci guidano.
 Si attende una adesione generosa e coraggiosa. Anche nel nostro Ordine, dalle Suore Carmelitane scalze in Terrasanta alle piccole fraternità ocds sparse in tutto il mondo, come la nostra dei SS. Teresa e Giuseppe di Napoli, cresce l’adesione all’appello di Papa Francesco per una speciale preghiera per la pace in Siria. La Priora del Convento delle Carmelitane scalze di Haifa, Madre Angela, ha spiegato: “Abbiamo ascoltato l’appello del Papa, che ci ha colpito e profondamente commosso, soprattutto quando dice ‘dal fondo del mio essere’. Accogliamo con attenzione e viva partecipazione le forti parole di Papa Francesco. La Siria è nel nostro cuore e continueremo a pregare in modo incessante per la pace. Saremo pienamente unite al Papa. Pregheremo, secondo le indicazioni dei nostri Vescovi di Terrasanta, simultaneamente con la veglia di preghiera sabato 7 settembre in pizza san Pietro. …. E’ ancora possibile fermare la guerra e costruire la pace in Siria”.


PER APPROFONDIRE
Aggiornamenti sulla situazione in Siria sul sito di Avvenire 
Angelus di domenica 1 settembre 2013
Suggerimenti litugici della Cei per il 7 settembre 2013
"Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza"  (1994)
Discorso al termine della preghiera di domenica 23 luglio 2006

Le due pietre su cui poggia la Chiesa di Cristo

Prima cerimonia oggi con la presenza di papa Francesco
 e del Sommo Pontefice Emerito Benedetto XVI nei giardini vaticani.
    Nel giorno in cui la sala stampa vaticana rendeva noto il testo della Lumen Fidei (clicca sul titolo per leggerne il testo) le due figure più rappresentative della Chiesa si sono incontrate  per la terza volta pubblicamente (chissà quante volte l'anno fatto in privato!) per la benedizione della statua di san Michele Arcangelo all'ingresso del Governatorato Vaticano, a poca distanza da Santa Marta, dove vive il Papa, e dal monastero Mater Ecclesiae dove vive Benedetto XVI.
Non è solo un’opera celebrativa - ha detto papa Francesco spiegando il motivo della cerimonia -  ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell’Anno della fede. Michele – che significa: “Chi è come Dio?” – è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce.
Questa scultura ci richiama allora che il male è vinto, l’accusatore è smascherato, la sua testa schiacciata, perché la salvezza si è compiuta una volta per sempre nel sangue di Cristo. Anche se il diavolo tenta sempre di scalfire il volto dell’Arcangelo e il volto dell’uomo, Dio è più forte; è sua la vittoria e la sua salvezza è offerta ad ogni uomo. Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori.            
Cari fratelli e sorelle, noi consacriamo lo Stato Città del Vaticano anche a San Giuseppe, il custode di Gesù, il custode della Santa Famiglia. La sua presenza ci renda ancora più forti e coraggiosi nel fare spazio a Dio nella nostra vita per vincere sempre il male con il bene. A Lui chiediamo che ci custodisca, si prenda cura di noi, perché la vita della Grazia cresca ogni giorno di più in ciascuno di noi.
Papa Bergoglio all'inizio ha salutato  Papa Benedetto XVI, al quale va sempre il nostro affetto e la nostra riconoscenza e al quale vogliamo esprimere la nostra grande gioia per averLo qui presente oggi in mezzo a noi. Grazie di vero cuore!.
Ed è bello e significativo vedere i due papi vicini nel giorno il cui esce l'Enciclica sull'anno della fede, scritta in gran parte da Benedetto XVI, ultimata e firmata da papa Francesco, come egli stesso scrive : Egli aveva già quasi completato una prima stesura di Lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi. Il Successore di Pietro, ieri, oggi e domani, è infatti sempre chiamato a "confermare i fratelli" in quell’incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo.
Vedendoli insieme, considerando il periodo di difficoltà che la Chiesa attraversa, anche se, silenziosamente, sbocciano nuove vocazioni, nuove forme di volontariato ci viene in mente la frase di Teresa d'Avila nel capitolo 4 delle Fondazioni:
...dovremmo considerare che siamo tutti fondamenta per quelli che verranno. Se, infatti, noi che viviamo ora mantenessimo la perfezione dei nostri predecessori e se quelli che verranno dopo di noi facessero altrettanto, l’edificio resterebbe sempre saldo.(un’anima religiosa) piuttosto, se vedrà che il suo ordine va decadendo in qualche cosa, cerchi d’essere una pietra tale da poter con essa far rialzare l’edificio: il Signore l’aiuterà a riuscirvi.
Ci viene in mente questo passo e ci si sente incoraggiati dal fatto che le pietre benedette dal Signore per tener su l'edificio della Chiesa sono due. Ognuna con il proprio carisma, entrambe con una fiducia totale nell'opera di Dio e con l'unico interesse di compiere la Sua volontà.
Stefania De Bonis

 Per il video della cerimonia cliccare QUI



La Fede secondo Benedetto e Francesco: esce l'Enciclica

La prima Enciclica di Papa Francesco, intitolata "Lumen fidei", sarà pubblicata venerdì 5 luglio. Il Documento "non molto lungo", ha detto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., sarà presentato venerdì alle 11:00 nella Sala Stampa della Santa Sede. Alla Conferenza Stampa interverranno il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione dei Vescovi; l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (Vis)

Papa Francesco cita S. Teresina


Alla Messa, concelebrata nella cappella di Santa Marta, Papa Francesco commentando il Vangelo di oggi (Giovanni 21, 20-25)ha detto, fra l'altro:  "E’ bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi. Come se dicesse: ‘Non fate fantasie, credendo che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza è andare dietro di me’. Seguire Gesù! Chiediamo oggi al Signore Gesù che ci dia questa grazia di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini, di seguire Gesù, di andare dietro Gesù, sulla sua strada. E questo basta!”.  Durante l’omelia, Papa Francesco ha anche rammentato un episodio della vita di Santa Teresina (una santa a lui particolarmente cara) che si chiedeva perché Gesù dava tanto a uno e poco a un altro. La sorella più grande, allora, prese un ditale e un bicchiere e li riempì di acqua e poi chiese a Teresina quali dei due fosse più pieno. “Ma tutti e due sono pieni”, rispose la futura Santa. Gesù, ha detto il Papa, fa “così con noi”, “non gli interessa se tu sei grande, sei piccolo”. Gli interessa “se tu sei pieno dell’amore di Gesù”.

Ecco il breve passaggio del Manoscritto A. che possiamo leggere in Storia di un'anima della piccola carmelitana scalza di Lisieux, dottore della Chiesa per la geniale intuizione di vivere percorrendo "la piccola via":

Paolina riceveva tutte le mie confidenze intime, e gettava luce su tutti i miei dubbi. Una volta mi meravigliavo che il Signore non dia gloria uguale in Cielo a tutti gli eletti, e temevo che non tutti fossero felici; allora Paolina mi disse di andare a prendere il bicchiere grande di Papà e di metterlo accanto al mio piccolissimo ditale, poi di riempirli di acqua tutti due; e mi domandò: «Quale è più pieno?». Le risposi che erano pieni tutti e due, e che non si poteva mettere più acqua di quanta ne potevano contenere. La mia cara Madre mi fece capire così che il buon Dio dà in Cielo ai suoi eletti tanta gloria quanta possono riceverne, e che l'ultimo non avrà niente da invidiare al primo. In tal modo, mettendo alla mia portata le verità più sublimi, lei, Madre, sapeva dare all'anima mia il nutrimento che le occorreva.