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Come Teresa, figli della Chiesa

 Cominciamo a conoscere il nuovo Papa, i motivi della scelta del nome, la linea di continuità con i suoi predecessori per dirci come Teresa di Gesù fieri di essere figli della Chiesa.

Questa mattina, il Santo Padre ha incontrato i Membri del Collegio Cardinalizio. Tra le tante cose sottolineate e tanti temi affrontati Leone XIV ha sottolineato che ogni Papa "a cominciare da San Pietro e fino a me, suo indegno Successore, è un umile servitore di Dio e dei fratelli, non altro che questo. Bene lo hanno mostrato gli esempi di tanti miei Predecessori, da ultimo quello di Papa Francesco stesso, con il suo stile di piena dedizione nel servizio e sobria essenzialità nella vita, di abbandono in Dio nel tempo della missione e di serena fiducia nel momento del ritorno alla Casa del Padre. Raccogliamo questa preziosa eredità e riprendiamo il cammino, animati dalla stessa speranza che viene dalla fede".

"È il Risorto, presente in mezzo a noi, che protegge e guida la Chiesa e che continua a ravvivarla nella speranza, attraverso l’amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rm 5,5). A noi spetta farci docili ascoltatori della sua voce e fedeli ministri dei suoi disegni di salvezza, ricordando che Dio ama comunicarsi, più che nel fragore del tuono e del terremoto, nel «sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,12) o, come alcuni traducono, in una “sottile voce di silenzio”. È questo l’incontro importante, da non perdere, e a cui educare e accompagnare tutto il santo Popolo di Dio che ci è affidato".

(...) Vorrei che insieme, oggi, rinnovassimo la nostra piena adesione, in tale cammino, alla via che ormai da decenni la Chiesa universale sta percorrendo sulla scia del Concilio Vaticano II. Papa Francesco ne ha richiamato e attualizzato magistralmente i contenuti nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, di cui voglio sottolineare alcune istanze fondamentali: il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio (cfr n. 11); la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana (cfr n. 9); la crescita nella collegialità e nella sinodalità (cfr n. 33); l’attenzione al sensus fidei (cfr nn. 119-120), specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare (cfr n. 123); la cura amorevole degli ultimi, e degli scartati (cfr n. 53); il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà (cfr n. 84; Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, 1-2).

Si tratta di principi del Vangelo che da sempre animano e ispirano la vita e l’opera della Famiglia di Dio, di valori attraverso i quali il volto misericordioso del Padre si è rivelato e continua a rivelarsi nel Figlio fatto uomo, speranza ultima di chiunque cerchi con animo sincero la verità, la giustizia, la pace e la fraternità (cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Spe salvi, 2; Francesco, Bolla Spes non confundit, 3).

Proprio sentendomi chiamato a proseguire in questa scia, ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.

Fratelli carissimi, vorrei concludere questa prima parte del il nostro incontro facendo mio – e proponendo anche a voi – l’auspicio che San Paolo VI, nel 1963, pose all’inizio del suo Ministero petrino: «Passi su tutto il mondo come una grande fiamma di fede e di amore che accenda tutti gli uomini di buona volontà, ne rischiari le vie della collaborazione reciproca, e attiri sull’umanità, ancora e sempre, l’abbondanza delle divine compiacenze, la forza stessa di Dio, senza l’aiuto del Quale, nulla è valido, nulla è santo» (Messaggio all’intera Famiglia Umana Qui fausto die, 22 giugno 1963).

Grati a Dio per il dono di S. Teresa riflettiamo con p. Patrizio



Liturgia delle ore propria

Foglio liturgico della S. Messa di oggi



Il brano preferito da Teresa:  Il Vangelo della Samaritana.

Riflettiamo insieme con padre Patrizio Sciadini ocd
e FACCIAMO QUEL POCO CHE DIPENDE DA NOI

L'ACQUA DELLA PREGHIERA IN SANTA TERESA DI GESU'
  Gv 4

Oggi chiedo il permesso ai miei lettori e lettrici di meditare il vangelo della Samaritana, Santa Teresa aveva un grande amore per questo vangelo che parla dell' acqua viva che è Gesù.

Teresa bevve con abbondanza di questa acqua e lei stessa divenne acqua viva e la dette a coloro che vivevano con Lei e con i suoi scritti continua a dissetare chi ha sete di Dio.

L 'acqua viva per Teresa è la *PREGHIERA* che serve per rendere il giardino dell' nostra anima fiorito delle vere virtù.

Per Teresa tutto è facile quando si ama, e tutto è difficile, ascoltiamo Gesù che ci chiede *da bere*

Gesù ha sete del nostro amore e noi abbiamo sete del *suo Amore* Santa Teresa con i suoi scritti
*È UN POZZO DI ACQUA VIVA*

Tutti coloro che leggono e meditano gli scritti di Santa Teresa sentono il desiderio di incontrare  tutti i giorni Gesù in *uno spazio di tempo per pregare*. 
Teresa non ha incontrato Gesù solo per se stessa, ma per comunicarlo a tutti, con tutti i mezzi
La parola, la preghiera, il sacrificio, le opere buone.

Maria madre del Carmelo fa' che sappiamo ascoltare e vivere. Insegnaci a pregare, Vogliamo come santa Teresa amare a Dio e i fratelli e sorelle niti nella preghiera che cercano il Signore. 

Oggi una preghiera per me e per il Carmelo 
15.10.2024
PATRIZIO SCIADINI OCD 
Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù - Cairo Egitto 


Poco usato oggi questo è uno degli inni che nei monasteri s'intona per S. Teresa di Gesù. Fu scritto da David Maria Turoldo:

O PREFERITA DA DIO TERESA
TU DELLA SPAGNA LA DONNA DI FUOCO
E DELLA GIOIA E DEL SOLE L’AMICA
CANTACI COME FERISCE L’AMORE.
PER QUANTI CERCANO AMORE ORA CANTA
DI DIO HIDALGA DI COME LA FIAMMA
DELL’INFINITO CONSUMI SORELLA
E COME GIOCHI A SEDURRE L’AMORE.

1.COME LE NOTTI ERAN DOLCI E PROFONDE
COME GEMEVI  ASSETATA COLOMBA
E PIU’ DELL’ACQUA CERCAVI LA FONTE
PIU’ TI  BRUCIAVA LE LABBRA L’ARSURA.

O PREFERITA DA DIO TERESA
TU DELLA SPAGNA LA DONNA DI FUOCO
E DELLA GIOIA E DEL SOLE L’AMICA
CANTACI COME FERISCE L’AMORE.

2.“CHE NULLA – DICESTI – E’ COSA
CHE NON SIA ETERNA”  MA TUTTO E’ SALVO
SE MUTI IN DONO D’AMORE LA VITA
E FAI DI TE UN’AMANTE DIVINA.

O PREFERITA DA DIO TERESA
TU DELLA SPAGNA LA DONNA DI FUOCO
E DELLA GIOIA E DEL SOLE L’AMICA
CANTACI COME FERISCE L’AMORE.
PER QUANTI CERCANO AMORE ORA CANTA
DI DIO HIDALGA DI COME LA FIAMMA
DELL’INFINITO CONSUMI SORELLA
E COME GIOCHI A SEDURRE L’AMORE

 

La nuova traduzione del libro di Teresa, “La Mia Vita"

 


Il Carmelo di Legnano, sempre molto attento alla diffusione del messaggio teresiano anche attraverso l'editoria (vedi anche "Sempre, sempre, sempre!" realizzato per raccontare l'avventura della vita con Teresa di Gesù al quale ci siamo ispirati per questo blog) ha realizzato il sogno di far scoprire alle nuove generazioni e agli uomini e donne di questo tempo l'origine di Teresa d'Avila, dandole nuova voce. Seguendo il filmato su Youtube e i prossimi 5 appuntamenti sul canale della Chiesa di Legnano potremo addentrarci in questa lettura, con l'aiuto delle monache del monastero delle carmelitane scalze di Legnano.


Giornata Pro orantibus

Preghiamo per le sorelle claustrali 

in modo particale 

per quelle dei monasteri carmelitani

  Ognuno di noi che è giunto al Carmelo Secolare ha incontrato nel proprio cammino una o più comunità di clausura dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. 
Per molti di noi è stata una esperienza molto costruttiva e una tappa fondamentale per il cammino spirituale.
La nostra fraternità, che si riunisce in una sala del monastero dei Ponti Rossi, prega con gratitudine per le monache della comunità.

Com'è nata questa giornata. Nel 1953, in occasione memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio, Papa Pio XII istituì la Giornata Pro Orantibus, dedicata a tutte le comunità di clausura.
Nata come occasione di aiuto materiale alle Comunità di vita contemplativa claustrale, si è sviluppata negli anni come opportunità per proporre una riflessione sul mistero della contemplazione, componente essenziale della vita di ogni credente in Cristo e vissuta dalle claustrali in modo totalitario e permanente

Teresa di Gesù, madre fondatrice delle carmelitani scalze. Scriveva a proposito S. Teresa dando suggerimenti alle monache di San Giuseppe, nel primo monastero da lei riformato:

Tutto ci appare gravoso, e a ragione, perché si tratta di una guerra contro noi stessi, ma appena ci mettiamo all’opera, Dio agisce così efficacemente nell’anima e le dona tante grazie che le sembra poco tutto ciò che si può fare in questa vita. Per noi monache, poi, il più è fatto, quando rinunziamo alla libertà per amor di Dio, rimettendola nelle mani degli altri. Inoltre, osserviamo tante pratiche gravose: digiuni, silenzio, clausura, servizio del coro, che anche a volerci trattare con delicatezza non potremmo farlo se non raramente, e forse l’avrò fatto soltanto io in tanti monasteri che ho visto. Allora, perché trattenerci dal praticare la mortificazione interiore che rende tutto il resto molto più meritorio e perfetto e ce lo fa compiere con maggiore pace e dolcezza? Ci si arriva – come ho detto – a poco a poco, rinnegando la propria volontà e il proprio istinto anche nelle piccole cose, fino ad assoggettare il corpo allo spirito.
  Torno a dire che tutto o quasi tutto consiste nel rinunciare a noi stessi e ai nostri agi. Chi comincia infatti a servire il Signore, il meno che gli può offrire è la vita. E che deve temere chi gli ha già dato la sua volontà? È evidente che se è un vero religioso o una vera anima di orazione che pretende godere i doni di Dio, non deve tornare indietro ma desiderare di morire per Dio e soffrire anche il martirio. Del resto, non lo sapete, sorelle, che la vita del buon religioso, che vuol essere fra i più intimi amici di Dio, è un lungo martirio? Lungo, perché tale può dirsi in confronto a quello di coloro cui veniva tagliata la testa. Ma la vita è breve, anzi a volte brevissima. E che sappiamo se la nostra non sarà così breve che dopo un’ora o un momento dall’aver peso la risoluzione di servire totalmente Dio, si estinguerà? Sarebbe possibile perché, dopo tutto, non c’è da fare assegnamento su quanto ha fine. E, pensando che ogni ora può essere l’ultima, chi di voi non vorrà impiegarla bene? Credetemi, questo pensiero è la cosa più sicura.
  Adoperiamoci, pertanto, a contraddire in tutto la nostra volontà; se ci impegneremo a farlo, come ho detto, a poco a poco, senza saper come, ci troveremo sulla vetta. Ma non sembra troppo rigoroso di re che noi non dobbiamo cercare soddisfazione in nulla? Sì, perché non si dice quali grazie e gioie comporti questa contraddizione e quanto si guadagna con essa anche in questa vita, quale sicurezza! Qui, poiché tutte voi percorrete questa strada, il più è fatto. Ora, stimolatevi e aiutatevi a vicenda: in questo ciascuna di voi deve cercare di superare le altre.
(cammino di perfezione, capitolo 12)
 

Quel semplice sguardo...


Lo sguardo di Gesù ci alza sempre. Uno sguardo che ci porta su... Mai ti abbassa, mai ti umilia. Ti invita ad alzarti. Uno sguardo che ti porta a crescere, ad andare avanti, che ti incoraggia, perché ti vuole bene. Ti fa sentire che Lui ti vuole bene. E questo dà quel coraggio per seguirlo.
Così oggi papa Francesco nella omelia mattutina.

Che cosa ci ricorda, se non la nostra Teresa d'Avila?  Nelle V mansioni, per esempio, ci ha parlato di "quel semplice sguardo" con cui "lo Sposo, essendo Quegli che è, fa l'anima più degna di andare a dargli la mano, mentre l'anima ne rimane talmente rapita da far poi tutto il possibile per realizzare il fidanzamento
".


L'attualità di Teresa

"Teresa ci direbbe oggi, anzi ce lo dice oggi: camminiamo insieme sui sentieri di questo Castello interiore, aiutandoci a vicenda nel cammino della perfezione cristiana. Forse sarà ancora più bella l'avventura e più suggestivo e facile il percorso se, insieme, percorriamo le dimore del Castello interiore, il cammino della santità cristiana per il quale abbiamo non solo una vocazione comune, ma anche una vocazione comunitaria, per giungere insieme alla comunione trinitaria".

p. Jesus Castellano, ocd