15 luglio 2019

Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo


La Sacra Scrittura esalta la bellezza del Monte Carmelo, dove il profeta Elia difese la purezza della fede d’Israele nel Dio vivente.

Su questo monte, presso la fontana che prende il nome dallo stesso profeta, verso la fine del secolo XII si stabilirono alcuni eremiti, che costruirono un oratorio in onore della Madre di Dio, eleggendola a loro patrona e titolare. La considerarono e sperimentarono madre e modello della vita contemplativa e del dono ai fratelli delle ricchezze attinte nella comunione con Dio.
Per questo furono chiamati «Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo». La commemorazione solenne, celebrata già nel secolo XIV in diversi luoghi, si propagò in tutto l’Ordine come segno di gratitudine per i benefici concessi dalla purissima Madre di Dio
alla «sua» famiglia. Da questa famiglia che Teresa d'avila ha riformato con un'attenzione particolare all'orazione mentale siamo nati noi, carmelitani scalzi che viviamo nei tre ordini la nostra vocazione: frati, monache di clausura e noi secolari. E' la Festa della nostra Regina Decoro e Bellezza del Carmelo. 

26 giugno 2019

Domani Gli Esercizi Spirituali della nostra Provincia


Domani cominciano gli Esercizi Spirituali a Nusco sulla Salita al Monte Carmelo di San Giovanni della Croce. Saranno guidati da p. Giorgio Rossi, ocd.

La beata Giuseppina c'insegna a farci prossimo


Cosa significa per ognuno di noi farsi prossimo? Gesù  questo argomento ce lo presenta come leggiamo nel Vangelo di Luca, attraverso la parabola del buon Samaritano invitandoci ad abbandonare - come ci insegna Papa Francesco oggi - la cultura dello scarto. 
Realizzare la testimonianza evangelica significa per noi Carmelitani Secolari meditare notte e giorno la Parola di Dio affinché nulla della nostra vita ci possa rinchiudere in un concetto altamente privato di noi stessi. Il nostro essere in comunione di grazia con Dio ci fa essere per grazia in comunione con gli altri ! Ma per giungere a questo incontro personale con Dio occorre che ci sia una conoscenza esperienziale del Verbo incarnato attraverso il quale ricerchiamo e scopriamo la nostra identità in Dio. Mi piace pensare che la nostra vocazione sia quello di trovare il coraggio di uscire da noi stessi attraverso la compassione a partire non da un momento di emotività ma da un lungo percorso compiuto alla luce dello Spirito Santo nel rinnovare i pensieri, per il mio bene e quello del prossimo.

M. Giuseppina di Gesù Crocifisso - di cui oggi celebriamo la memoria liturgica - attraverso la sua vita monastica viene definita anello di congiunzione tra Dio e l’umanità sofferente ,  ma per comprenderne  il profondo significato bisogna delinearne alcuni tratti della sua vita.  Fin da piccola non ha ancora imparato a leggere quando si ritira in un angolo di una stanza con un grosso libro di preghiere, ed aprendolo capovolto lo stringe fortemente tra le mani, disponendo il suo piccolo cuore, ad innalzare quella preghiera che non sa leggere. In casa la nonna Antonietta le parla di Gesù , del Paradiso e della carità. Crescendo inizia a frequentare la scuola e si distingue per i suoi atteggiamenti affettuosi verso le compagne più povere e meno capaci. 

Si racconta che un giorno la maestra le affida l’incarico di montare ogni mattina un uovo con lo zucchero , e mentre era intenta nel suo lavoro si accorge che una sua coetanea era desiderosa di assaggiare quella delizia , e lei senza farsi notare da alcuno ,versa nella bocca dell’amica una cucchiaiata di zabaione. Giuseppina soffre nel vedere i poveri , bisognosi e privi del necessario. Non può far molto per loro , perciò chiede al cielo miracoli pur di recare sollievo a quei fratelli , nei quali ravvisa Cristo ricoperto di malattie e di miserie.

Il ritratto di Madre Giuseppina, fatto da p. Enzo Caiffa
Lei dunque non può rimanere indifferente dinnanzi  alla sorte di tanti suoi fratelli e in una lettera ad una signora affetta da gravi malattie fisiche ma soprattutto spirituale scrive: Mia Carissima in Gesù Cristo mi è stato raccomandato da tempo di pregare per la salute e nelle preghiere, con tutto il cuore, l’ho sempre ricordata . Io sono una povera suora carmelitana di clausura  ed ardisco scriverle nel nome santo di Gesù, che vuole regnare nel suo cuore. Non si spaventi, figlia cara e benedetta , il regnare di Gesù nel cuore vuol dire vita e non morte. Che Iddio la conservi in migliori condizioni di salute per lungo tempo all’affetto dei suoi cari ed anche al mio; pur non avendo l’onore e il piacere di conoscerla, sento tanta attrazione per lei per la grande carità che ha avuto sempre nel suo cuore, per lo stato di sofferenza in cui si trova, forse perché essendo stata io tanto ammalata e trovandomi sofferente , amo quelli che soffrono.
Per via di questo sua compassione verso i sofferenti, durante tutta la sua vita e specialmente negli anni vissuti al Carmelo dei Ponti Rossi erano in tanti e di diverso ceto sociale : aristocratici , umili figli del popolo, professionisti, sacerdoti che vedevano in lei il conforto spirituale alle loro difficoltà. Eppure riesce ad accogliere tutti nonostante la sua attrattiva sarebbe quella di raccogliersi come qualsiasi carmelitana nella sua cella in un silenzioso incontro con Dio. M.Giuseppina  abbandona queste aspirazioni e totalmente rinnega se stessa per seguire il Signore seguendolo nella più completa fede e obbedienza. Diventa strumento di salvezza e misericordia, il Signore permette a Suor Giuseppina di dire ad alcune persone una parola conforme al bisogno dello spirito ; ad altre accade che le faccia dire una parola di speranza , avviene inoltre che alcuni sentano la necessità di parlarle da sola e Gesù permette che ella legga chiaramente nei cuori e di tal dono si serva per portare a lui le anime. Ella si preoccupa soprattutto dei sacerdoti che hanno lasciato la loro missione – ricorda un prete – pioveva  e io ero come un povero cane randagio… qui ho trovato tanta comprensione e tanta bontà . Un altro sacerdote afferma che era persuaso di lasciare il sacerdozio ed era talmente esausto che ha ritrovato la fiducia grazie alle sue parole . 

Madre Giuseppina ascolta storie di miseria e dolori tanto da chiedere a Dio di far pagare a lei la retta dell’abbandono della missione da parte di questi sacerdoti, infatti affermerà uno di loro – il mio spirito è sempre là dove sono rinato a Gesù, per opera della santa suora che per me, nei giorni tristi, fu più che una mamma.
Mentre porta avanti questo apostolato M. Giuseppina è spesso ammalata e sofferente però Dio l’arricchisce di doni singolari con la visita del Figlio suo , Maria SS. e i santi. Vede Gesù Crocifisso ,nel dolore della sua Passione e spiegherà che quelle visite erano per invitarla a sopportare queste violente sofferenze ,per cui a volte le sembrerà di essere torta e contorta dalla vita stessa. Scrivere e voler raccontare gli esempi di farsi prossimo su Suor Giuseppina non è cosa facile perché la sua forza d’animo, è ed è stata talmente profonda che anche quando ci ha lasciato il 14 marzo 1948 ha invocato  senza fine…con immenso amore , il nome di Gesù.

Le domande da farci non possono e non devono restare pensieri puramente intellettuali , il cuore deve parlare di orazione … vi ricordate il colloquio tra il lebbroso che chiede a Gesù di essere purificato e ottiene la guarigione ? Bene ! Non possiamo comprendere una figura contemplativa e mistica come la nostra Madre Giuseppina se prima non è avvenuto dentro di noi quelle che noi possiamo definire le doglie del parto .
 Il dolore , la sofferenza offerta a Dio  ha accompagnato la nostra Santa per tutta la sua vita vissuta in un intimità con il Signore che le ha permesso di vivere un matrimonio sponsale condiviso con il prossimo. 

Tante volte si potrebbe dire che cosa mi potrebbe insegnare una monaca claustrale che vive in una dimensione diversa dalla mia ? In tutta onestà mi verrebbe ancora  da chiedermi  – se vivo veramente questo mio percorso cristiano , come lo esprimo ? Riesco a scendere dalle mie posizioni mentali e calarmi a giustificare anche il dolore più ingiustificato per gli errori altrui ? 
Madre Giuseppina non ha mai tralasciato nessuno, per lei chiunque bussava alla porta del convento era Gesù percosso, ingiuriato , perseguitato , incompreso ; c’è da dire che in lei c’erano quei doni particolari ricevuti dal Signore ma non ci dimentichiamo che anche per lei la sua debole umanità le avra’ creato tanti ostacoli dove ha dovuto rinunciare e rinnegare se stessa , lei avrebbe desiderato vivere il suo deserto nel nascondimento della clausura e invece quel deserto si è popolato di ferite umane …  di tutte le età e ceti diversi , verrebbe da dire che tutta la sua santità non è stata tanto la sua esperienza mistica ma di essere riuscita a concepire da Madre , nell’orazione continua che il prossimo va  salvato , si ama, e si accompagna unendosi semplicemente nel vivere a cuore aperto nella certezza che nella nostra nullità c’è qualcuno che è più grande di noi … perché come il Battista – noi dobbiamo diminuire mentre Lui aumentare fino a che la mia vita nonostante le tante inadeguatezze dovute alle debolezze umane possa invocare sempre e senza fine che Gesù è il Salvatore del mondo! 

Allora prima di esternare la nostra appartenenza al Carmelo , andando tutti i giorni a messa , adempiendo anche alla liturgia delle ore che sono tutte cose buone da fare perché ci aiutano in quanto mezzi per rapportarci con Gesù , però se non entriamo nel nostro Castello Interiore e non estirpiamo le erbacce del nostro giardino … non possiamo dire di aver incontrato il Signore se poi continuiamo a restare fermi e immobili nel criticare  sempre e solo le debolezze degli altri , farsi prossimo significa accompagnare e sostenere Gesù portando quella croce che per un tratto di strada è arrivata a pesare sulle spalle del Cireneo.

                                                                                                                      Ketty Bianco ocds.

24 giugno 2019

Consapevoli, sempre, della nostra amicizia con Dio

La vita spirituale del cristiano consiste essenzialmente nella consapevolezza della propria amicizia con Cristo. Sono parole che noi a carmelitani fanno ricordare quello che dice la nostra fondatrice Teresa d'Avila nel libro della Vita "L'orazione non è altro che un intimo rapporto di amicizia con colui dal quale sappiamo di essere amati"


L'amico del Cristo gli sta vicino lo ascolta ed è inebriato di gioia nell' udire la voce dello Sposo.
La vita spirituale è prima di tutto uno "starsene" lì a disposizione di Dio un riposo davanti alla sua maestà un atto  di presenza davanti al Signore.
 Quindi - come suggerisce Max Thurian (monaco cristiano svizzero, cofondatore e vice priore della comunità di Taizé, e componente della Commissione Teologica dal 1992 alla sua morte avvenuta nel 1996) - a noi non viene chiesto uno sforzo di concentrazione l'osservanza di particolari regole da premettere alla meditazione vera e propria, ma solo quell'atteggiamento ricettivo in cui siamo coscienti della presenza e dell'amicizia di Cristo.
Questo semplice metodo di orazione può essere applicato a tutti gli istanti della nostra vita spesso così agitata. Non è necessario poter disporre di lunghi silenzi per prepararsi alla preghiera e alla meditazione: in metropolitana, in autobus, per strada è sempre possibile raccogliersi un attimo per starsene lì davanti a Cristo, sicuri della sua amicizia.
Bisogna essere convinti che questa presenza di Dio è tutta la vita spirituale, anche se sono vari i mezzi che la favoriscono e la alimentano. Nella nostra esistenza movimentata c'è posto per questa presenza di Dio per la quale bisogna trovare mezzi intonati alla nostra vita moderna.