17 settembre 2016

Ricordiamo oggi colui che ci ha donato la Regola

Oggi è una Festa comune a i due rami del Carmelo, antica osservanza e scalzi: Sant'Alberto di Gerusalemme il legislatore dell'Ordine

Saper accogliere e custodire il Seme

Custodire la parola di Gesù, ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro amore per lui. Ma che cos'è mai questa parola? Mi sembra che la parola di Gesù sia lui stesso, lui Gesù, il Verbo, la Parola di Dio (Gv. 1, 1).
S. Teresa di Gesù Bambino


Il Vangelo di Luca, che fa parte della liturgia della Parola di oggi ci presenta propro come si accoglie questa Parola:
In quel tempo, poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. Un'altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un'altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un'altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!». I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perchè vedendo non vedano e udendo non intendano. Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno. Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione.Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza». 


12 luglio 2016

Lettera del P. Provinciale per la Solennità del 16 luglio

Carissimi Confratelli e Consorelle nel Carmelo,

la Solennità della B.V. Maria del Monte Carmelo ci ricorda la comune vocazione e missione, consente di guardare alla Madonna, in questo tempo di grazia e di turbolenza, come la Madre che copre i suoi figli e tutto il popolo di Dio con il suo manto di tenerezza.

La prima antifona latina della Vergine Maria è Sub tuum presidium. "Noi preghiamo la Madonna che ci protegga, perché il posto più sicuro è sotto il suo manto. Lei è "la mamma che cura la Chiesa e la protegge. (Papa Francesco). Dobbiamo avere fiducia in Maria e permanere sotto la Sua protezione. È la cosa più utile in questo tempo di "odio, in tempo di persecuzione, in tempo di turbolenza spirituale". Non è un caso che Papa Francesco richiami quest'immagine, che - in italiano - si chiama "Madonna della Misericordia". Quest'iconografia della Vergine, cara anche alla nostra tradizione, la rappresenta veramente come "madre della Chiesa", che tiene "sotto la sua protezione" ognuna delle membra del Corpo mistico del suo Figlio Gesù.

Maria viene invocata come “Mater misericordiae” e, nella stessa preghiera, le si rivolge la supplica: “illos tuos misericordes oculos ad nos converte”; “Rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi”. Nella messa di apertura dell’anno giubilare in Piazza San Pietro, a lato dell’altare era esposta un’antica icona della Madre di Dio, venerata in un santuario dei greco-cattolici di Jaroslav, in Polonia, conosciuta come la “Porta della misericordia”. Maria è madre e porta di misericordia perché è stata la porta attraverso cui la misericordia di Dio, con Gesú, è entrata nel mondo, ed è ora la porta attraverso cui noi entriamo nella misericordia di Dio, che è la Trinità. Maria non è soltanto colei che ci ottiene misericordia, ma anche colei che ha ottenuto, per prima e più di tutti, misericordia.

Il titolo “piena di grazia” è sinonimo di “piena di misericordia”. Maria stessa, del resto, lo proclama nel Magnificat: “Ha guardato, dice, l’umiltà della sua serva”, “si è ricordato della sua misericordia”; “la sua misericordia si estende di generazione in generazione”. Maria si sente beneficiaria della misericordia, la testimone privilegiata di essa. In lei la misericordia di Dio non si è attuata come perdono dei peccati, ma come trasparenza della grazia originale, della bellezza prima.

Dio ha fatto con lei, diceva santa Teresa di Gesú Bambino, quello che farebbe un bravo medico in tempo di epidemia. Egli va di casa in casa a curare coloro che hanno contratto il contagio; ma se ha una persona che gli sta particolarmente a cuore, come la sposa o la madre, farà in modo, se lo può, di non farle neppure prendere il contagio. E così ha fatto Dio, preservando Maria dal peccato originale per i meriti della passione del Figlio. “Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore. Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della misericordia divina… Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno. Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù” (Misericordiae vultus 24).

Noi ricorriamo a Maria perché siamo fermamente certi che Ella può capire. Ricorriamo a Lei perché sa cosa significa conoscere l’amara esperienza di una vita. Ci sono prove che segnano la mente, il cuore, il corpo e Maria le ha conosciute. Ha conosciuto, per condizione e per scelta, lo stile dell’ultimo posto. Giovanni la presenta come piantata: “Stava presso la croce”, come se quello fosse il suo luogo abituale, il posto dell’appuntamento dove incontrare l’umanità, riuscendo così a stare nel cuore stesso del dolore, compiendo il pellegrinaggio più difficile: quello di andare oltre le ragioni della ragione, quello di chi, lasciandosi guidare dal cuore, ha abbracciato senza attendere il contraccambio e comprende senza pretendere.

Ecco il compito che il Figlio Gesù affida alla Madre sua e questo compito durerà finché sulla terra ci sarà qualcuno da amare, ma questo è anche il compito affidato a ciascuno di noi. Per questo quando il Figlio muore, sembra che manchi persino Dio: questo sente l’umanità del Figlio, mentre ricompare Colei che sembrava quasi allontanata, messa in fondo alla fila dei piccoli. Ora c’è: “Stava…”. Chi ha donato la vita a qualcuno, non gli chiederà mai conto di come l’ha spesa. Continuerà ad esserci, comunque. Ai piedi della croce resta l’amore, quello vero, l’unico frammento di umanità già salvata perché all’unisono col cuore di Dio. Amare quando tutti hanno smesso di farlo, come Dio, che continua a farlo proprio quando tutto attesta che non ne vale la pena. Ecco la misericordia: continuare ad amare quando tutti hanno smesso di farlo.

Carissimi Confratelli e Consorelle, lasciamo che questa esperienza di misericordia intrida la vita di ognuno di noi nell’esperienza della vita fraterna in comunità, nella vita della Provincia e nell’azione pastorale. Convinciamoci che “soltanto per compassione possiamo venire amati” (Madeleine Delbrel), che l’amore di Dio ci precede sempre e che all’origine di ciò che noi siamo c’è Lui: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Ger. 1,5).

Nella fraternità e nell’amicizia di sempre, formulo i migliori auguri per ognuno e per tutta la comunità provinciale.



Bari, 07 luglio 2016                                               P. Luigi Gaetani, OCD
                                                                           Provinciale





n.b. - Approfitto della circostanza per ricordare che nei giorni 25-27 si terrà a Nusco, presso la nostra casa “Mater Carmeli”, il Consiglio provinciale ordinario e che dal 31 luglio al 7 agosto, nella stessa casa, si terrà il campo scuola vocazionale.

07 luglio 2016

Si apre a Sassone il Convegno dell'Ocds d'Italia. Ci siamo anche noi!

Si apre oggi nella sede dei Carmelitani a Sassone, alle ore 17 l'atteso Convegno Nazionale dell'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi d'Italia. Tanti i partecipanti provenienti dalle città d'Italia in cui è presente una o più comunità di carmelitani scalzi secolari.

A sei anni dal Convegno nazionale sulla formazione, i laici del Carmelo teresiano tornano a confrontarsi. Tema scelto quest'anno è “Famiglia e Comunità viscere di misericordia e fecondità dell’Amore”. 

Introducono l'evento Brigida Silvana De Grandi, presidente dell'OCDS d'ITALIA, P. Aldo Formentin OCD, assistente nazionale, P. Alzinir Francisco Debastiani OCD, Delegato Generale dell’OCDS. 
Alla fine della serata sarà inaugurata la mostra itinerante "Nata per te", dedicata a Santa Teresa d'Avila fondatrice dei Carmelitani Scalzi.
Venerdì è previsto l'incontro con il Padre Generale Saverio Cannistrà.
Per seguire il convegno clicca qui


I lavori proseguiranno fino a domenica pomeriggio.

28 giugno 2016

Le proposte della nostra Provincia

Dal nostro Superiore Provinciale abbiamo ricevuto due segnalazioni che vi proponiamo: il campo scuola che si terrà a Nusco e il terzo convegno di Mariologia.
Per informazioni:

INVITO CAMPO SCUOLA 1 e

III CONVEGNO DI MARIOLOGIA

20 giugno 2016

Il prossimo 16 ottobre Elisabetta della Trinità diventa santa!


Il 5 marzo scorso la notizia dell'approvazione del miracolo e questa mattina, Papa Francesco ha presieduto il Concistoro Ordinario Pubblico per la canonizzazione di cinque beati, decretando che siano iscritti nell’ Albo dei Santi domenica 16 ottobre 2016. Tra questi, la nostra Elisabetta della Trinità, al secolo Elisabetta Catez, monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi di Digione, morta a 26 anni per il morbo di Addison.



Di lei J. Lafrance, poco più di 50 anni fa, scrisse: L'importanza del messaggio di suor Elisabetta sulla preghiera consiste nel legame interno che ella stabilisce tra la vita soprannaturale e la preghiera. Per lei la preghiera non è un semplice, isolato esercizio...ma è il respiro della vita divina deposta in noi nel Battesimo...Ogni cristiano è chiamato nel suo battesimo a crescere nell'amicizia divina.
Per questo Elisabetta è maestra di contemplazione anche per noi laici.

Regaliamo ai nostri lettori la conferenza su Elisabetta della Trinità di p. Andrea L'Afflitto tratto dal sito della Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi.


14 giugno 2016

Beata Candida dell'Eucaristia: nascosta nelle piaghe di Gesù

Oggi ricordiamo la beata Maria Candida dell'Eucaristia (clicca qui), beatificata il 21 marzo 2004 da san Giovanni Paolo II. Questa carmelitana scalza, di origini calabresi ma vissuta nel Carmelo di Sicilia e che, sin dalla tenera età, aveva amato più di ogni altra cosa il SS. Sacramento,  aveva annotato un in quaderno, poco prima di morire: «Io voglio alla sera della mia vita mormorare in piena pace e gioia e calma "Ho fatto tutto quello che voleva il mio Dio"». 
Nella sua vita aveva saputo incarnare la beatitudine della povertà di spirito che tutto spera da Lui, con una fiducia senza limiti nella sua Misericordia: «Ho un cumulo infinito di meriti per andare in paradiso: i meriti di Gesù... Ho trovato dolcissimi nascondigli dove nascondere in eterno le mie colpe e le grandi miserie della mia anima: le cinque piaghe di Gesù».

13 giugno 2016

Signore, che vuoi che faccia? è subito fatto, Signore; sai il dolore che nel mio cuore ne provo. La immensità delle tue misericordie cancellerà la moltitudine dei miei peccati. Signore! Tu sei l'Essere ed io sono il nulla; tu sei Dio ed io non sono che un granello di polvere.

S. Mariam di Gesù Crocifisso



E a te, laico, che cosa insegna questa preghiera? 

11 giugno 2016

Chiamato al Carmelo per poter essere compiutamente cristiano.

Un commento di p. Filippo Beligni ocd alla Regola di vita che ispirava il cammino secolare prima delle Costituzioni, spiega in maniera molto chiara il senso profondo della vocazione al Carmelo secolare. Leggiamolo.
Il Carmelo è una realtà ecclesiale: vive nella Chiesa e Della Chiesa ed è animato dallo stesso Spirito Santo che “chiama” (vocazione) tutti gli uomini a fare una cosa sola: disporsi a ricevere la grazia della conformazione a Cristo, avendoci Dio scelti e predestinati in Lui per essere suoi figli adottivi” (Cfr Efesini 1, 4-5). In una parola, Dio ci ha scelti e predestinati ad essere cristiani. Questa è la vocazione e non ce ne sono altre. Essere configurati all’immagine di Gesù è la “spiritualità” e non ce ne sono altre. Che poi la vocazione e la spiritualità cristiana si esprimano nella moltitudine dei credenti in colorazione e sfaccettature molteplici, non sono cosa da poco conto: bisogna tuttavia non dimenticare che questi carismi sono destinati a realizzare una cosa sola, il cristiano.
Questo vale naturalmente anche per la vocazione e la spiritualità del Carmelo: chi è chiamato al Carmelo, riceve una grazia singolare per poter essere compiutamente cristiano.
La singolarità di questa grazia, costituisce il carisma del Carmelo, in mezzo alla moltitudine di grazie di cui è dotata la Chiesa da parte dello Spirito Santo.
Si può sapere in che consiste il carisma del Carmelo? Sì, diciamo che si può conoscere come si conoscono le cose di Dio: nella fede, nella preghiera, nella ricerca, nello studio, nel vissuto. Senza dimenticare che le “Cose” di Dio sono inesauribili e destinate a restare almeno parzialmente nel mistero.
Gli ideali vocazionali. Sono attinti alla dottrina e al carisma dei santi fondatori (particolare sensibilità nel credere all’amore di Dio, culto dell’orazione contemplativa, ascesi del distacco, carità fraterna, zelo apostolico…), ma appartengono comunque al patrimonio cristiano. Diciamo che sono “I preferiti” del Carmelo.
Si può dire che il cristiano, indotto dallo Spirito Santo, a orientarsi verso queste preferenze, viene come a essere “toccato” dalla grazia del Carmelo e viene , per così dire, a cadere nella sua orbita. Diventa cioè carmelitano.
 In passato spiega p. Filippo non pochi pregiudizi nei confronti dell’Ordine secolare sono scaturiti proprio dall’ambiguità di una associazione laica che si voleva travestire da religiosa. I secolari devono restare nell’ambito secolare e qui rendere testimonianza all’efficacia cristiana della grazia del Carmelo.
 Io, entrando nell’Ordine secolare, che cosa divento?
I membri dell’Ocds per la loro permanenza nel mondo sono nella migliore condizione per accorgersi come il carisma del Carmelo trascenda i suoi cultori – i membri dell’Ordine – e riveli efficacia cristiana a livello universale.
Io non mi sono fatto carmelitano per nessun altro motivo che per diventare compiutamente cristiano: per essere cristiano secondo una certa modalità che lo Spirito Santo nella sua infinita ricchezza offre a questa famiglia religiosa: così il Carmelo diventa la mia vocazione, la mia santificazione, la grazia personale che mi è data per realizzarmi evangelicamente. Non c’è infatti di più e di meglio da fare: essere cristiani è al vertice di tutti i valori.
L’impegno dell’Ordine secolare viene animato da una vocazione che ha le sue origini nella vita religiosa e contemplativa. Avverte il Concilio Vaticano II nel documento che redige sull’Apostolato dei Laici (Apostolica Actuositatem) : Quei laici che, seguendo la loro particolare vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto approvato dalla Chiesa si sforzino di assimilare fedelmente la particolare impronta di spiritualità che è propria dei medesimi.
 Non mancano purtroppo i nostalgici di uno stile religioso. Ma il membro dell’ordine secolare come laico che vive nel mondo deve trarre prima di tutto dalla sua dignità di galantuomo e di cristiano le norme del proprio comportamento. 
Non chiederà perciò né all’Ordine religioso né alla fraternità le risposte che gli possono essere fornite dal buon uso della ragione e della sua sensibilità evangelica.

p. Filippo Beligni ocd (1989)

09 giugno 2016

Un cammino per i laici

     Qualcosa si muove e non solo nel Carmelo che è alla vigilia di due appuntamenti importanti: il Congresso Nazionale dell'ocds che si svolgerà dal 7 al 10 luglio a Sassone sul tema Famiglia e Comunità, viscere di misericordia e fecondità dell’Amore e quello che si svolgerà dal 29 luglio al primo agosto ad Avila sul tema Identità e missione del Secolare.

    Anche la Chiesa cerca di definire sempre meglio il ruolo e la partecipazione del laico alla vita della Chiesa senza snaturarne l'autorità, approvando ad experimentum lo Statuto del nuovo Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita. In esso confluiranno, dal primo settembre 2016, gli attuali Pontifici Consigli per i laici e la Famiglia.

    Nei prossimi giorni inaugureremo un ampio spazio,  qui sopra nella barra azzurra delle pagine del blog. Si chiamerà "UN CAMMINO PER I LAICI" e raccoglierà relazioni, documenti, riflessioni sul ruolo dei laici e, in particolare, dei laici che vogliono testimoniare