11 gennaio 2019

Peregrinatio delle reliquie di Elisabetta della Trinità


Prosegue la peregrinatio delle Reliquie di Santa Elisabetta della Trinità, carmelitana scalza.

Santa Elisabetta della Trinità (clicca per conoscerla meglio) al secolo Elisabeth Catez (Bourges, 18 luglio 1880- Dijon 9 novembre 1906), beatificata da san Giovanni Paolo II il 25 settembre 1984 in piazza San Pietro a Roma e canonizzata il 16 ottobre 2016.
Santa Elisabetta della Trinità si fa oggi pellegrina nella Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi: ieri è stata accolta a Maddaloni, dove resterà fino a domenica.

Altra tappa importante del prezioso reliquiario sarà in Puglia, nel santuario di Jaddico (Brindisi). Qui le reliquie saranno accolte da venerdì 18 al 20 gennaio
Questa peregrinatio è stata fortemente voluta da p. Romano Gambalunga, postulatore per le cause dei santi, organizzata con il vice postulatore della causa di S. Elisabetta della Trinità,  P. Antonio Sangalli. 





































P. Romano Gambalunga sottolineò, presentando l'iniziativa: "Un aspetto dell’attualità di Elisabetta e, se vogliamo, del suo profetismo, è sicuramente da rilevare nell'avere maturato e vissuto grande parte della sua profonda esperienza dell’amore trinitario che Gesù è venuto a comunicarci, vivendo la sua esperienza umana con intensità e completezza, come ogni giovane, immersa in molteplici attività, coltivando mille interessi, godendo appieno di ciò che la vita le offriva.La più alta esperienza di intimità e consegna di sé all'Amato la visse immersa nella vita del mondo, senza rifiutare alcuna dimensione della propria umanità. Elisabetta, però, non è conosciuta per questo, quanto per il suo messaggio prettamente spirituale e la sua profonda teologia esistenziale.

L’iniziativa della peregrinatio delle reliquie è pensata perciò, proprio come occasione di far conoscere Elisabetta anche al di fuori degli ambienti “spirituali” del Carmelo, della vita religiosa, dei seminari, della teologia accademica, facendo leva sul potere di attrazione e coinvolgimento che l’accoglienza dell’Urna – contenente delle reliquie insigni ex ossibus – debitamente preparata, sa esercitare. L’intento, in poche parole, è favorire l’incontro tra lei – con il suo modo così semplice di trovare in tutte le cose e le attività il Dio che ci ama, imparando a donarsi a Lui per assomigliare a suo Figlio Gesù Cristo – e soprattutto i nostri amici laici (giovani, lavoratori, disoccupati), perché trovino la pienezza della loro vita mediante la parola e la presenza di questa grande Santa, che ci insegna ad accogliere la parola di Dio con estremo realismo conducendoci alle profondità della vita trinitaria in Cristo Gesù


05 gennaio 2019

S. Agostino ci spiega l'Epifania

Un brano di un santo molto amato nel Carmelo, S. Agostino ci introduce nello spirito della festa odierna: 

L`Epifania, il cui nome deriva dalla lingua greca, in latino può essere chiamata manifestazione.
Oggi, si è rivelato il Redentore di tutte le genti e a tutte le genti chiede solennità.
E, per questo, abbiamo celebrato la sua nascita, pochissimi giorni fa, e oggi celebriamo la sua stessa manifestazione.
Il Signore nostro Gesù Cristo, nato da tredici giorni, si dice sia stato adorato oggi dai Magi.Poiché avvenne che la verità del Vangelo parla: ma in quale giorno sia avvenuto dovunque l`importanza di questa solennità così gloriosa, lo dichiara.Sembrò giusto, infatti, e veramente è giusto, che poiché, primi fra i Gentili, i Magi conobbero il Signore Gesù, e, non ancora impressionati dalla sua parola, seguirono la stella apparsa loro che parlò loro visibilmente in luogo del Verbo incarnato, come lingua del Cielo (Mt 11,1-12), affinché i Gentili conoscessero, per grazia, il giorno della salvezza delle sue primizie, e lo dedicassero al Cristo Signore con solenne ossequio ed azione di grazie.Le primizie, certo, dei Giudei per la fede e la rivelazione del Cristo, esistettero in quei pastori, qui nello stesso giorno in cui egli nacque, lo videro col venire da molto vicino.Gli angeli annunziarono a quelli, la stessa a questi.A quelli fu detto: Gloria a Dio dal sommo dei Cieli (Lc 2,14): in questi si compì: I cieli cantano la gloria di Dio (Sal 18,2).
Gli uni e gli altri, senza dubbio, come gli inizi delle due pareti che provenivano da condizione diversa: dalla circoncisione e dal prepuzio accorsero alla pietra principale: per la loro pace, che l`una e l`altra cosa rendeva una sola (Ef 2,11-12). Nei Giudei fu prima la grazia, nei Gentili più abbondante l`umiltà.Veramente quelli lodarono Dio, perché avevano visto il Cristo: ma questi adorarono anche il Cristo che avevano visto.In quelli fu prima la grazia, in questi, più abbondante l`umiltà.
Forse quelli pastori di poca importanza, esultavano più fervidamente per la loro salvezza: ma questi Magi ricoperti di molti peccati chiedevano più umilmente il perdono. Questa è quella umiltà, che la Divina Scrittura esalta più in quelli che provenivano dai Gentili che nei Giudei.Dai Gentili, infatti, proveniva quel centurione che, avendo ricevuto il Signore con tutto il cuore, tuttavia si ritenne indegno, che egli esitasse nella sua casa, né volle che il suo ammalato fosse visto da lui, ma (volle) che si comandasse al salvo (cf. Mt 7,5-10).  Così più intimamente lo considerava presente nel cuore, la cui presenza egli, nobilmente, teneva lontano dalla sua casa. Finalmente il Signore disse: «Non ho trovato in Israele una fede così grande». Anche quella donna Cananea viveva tra i Gentili e, quando si sentì chiamare dal Signore cane, e giudicata indegna che il pane dei figli fosse dato a lei, come un cane si accontentò delle briciole: e perciò non meritò di esserlo, poiché non rifiutò quello che non era stata.Infatti, in persona ascoltò queste parole dal Signore: O donna grande è la tua fede (ibid., 15, 21-28). L`umiltà in lei aveva reso grande la fede; perché essa stessa si era fatta piccola.I pastori dunque vengono da vicino a vedere, e i Magi vengono da lontano ad adorare.Questa è l`umiltà con la quale meritò di essere innestata sull`olivo selvaticamente, e di portare l`olivo contro natura (cf. Rm 11,17)...
Celebriamo, dunque, con molta devozione questo giorno, e adoriamo presente nel Cielo, il Signore Gesù che quelle nostre primizie adorarono giacente nella mangiatoia.In lui, certo, essi veneravano ciò che accadrebbe, che noi veneriamo già adempiuto.Le primizie dei Gentili, lo adorarono raccolto sul seno materno: i Gentili lo adorarono seduto alla destra di Dio Padre.

(S. Agostino, Sermo 203, 1)

23 dicembre 2018

Ecco il Dio che si fa Bambino



Gesù sta per arrivare, prepariamogli una culla nel nostro cuore! BUON NATALE !!!!!

E come si vive il Natale nella terra della Sacra Famiglia? Qui siamo sul Monte Carmelo, ad Haifa

21 dicembre 2018

Disponibili all'azione di Dio come Giovanni della Croce

Quest'anno affronteremo un bel cammino formativo con una figura del Carmelo bellissima, dolce e gioiosa, GIOVANNI DELLA CROCE. 
Già con gli esercizi spirituali a Nusco la scorsa estate abbiamo cominciato a conoscerlo non come il frate cupo e duro della rinuncia, ma come l'uomo innamorato di Dio che si dona con gioia, perchè più fa spazio in sè più Dio può riempirlo di Sè.  Ne parliamo in questi giorni di novena natalizia per ricordare anche quanto amasse il Dio Bambino. Si dice che danzasse di gioia con la statua del piccolo Gesù fra le braccia.

Leggiamo questo brano di un carmelitano di Stella Maris (Haifa) che ci sintetizza il percorso spirituale che San Giovanni della Croce traccia con le sue opere.
Con solo dare uno sguardo alle grandi opere di San Giovanni della Croce scopriamo che lui è animato da un solo desiderio: farci da guida all’incontro con Dio.
Nel Cantico Spirituale, San Giovanni ci presenta la via della purificazione dell’anima, cioè il possesso graduale e gioioso di Dio, fino al momento in cui l’anima arriva a sentire che ama Dio con lo stesso amore con cui è amato.
Nella Viva Fiamma dell’Amore descrivendo in modo più dettagliato lo stato dell’unione trasformante con Dio. Qui importa molto l’immagine del fuoco. Più brucia il fuoco, e più consuma il legno, più diventa incandescente fino a diventare fiamma. Così lo Spirito Santo fa con noi, che durante la notte oscura purifica l’anima, allo stesso tempo che la illumina e riscalda come se fosse una fiamma.
La Salita del Monte Carmelo invece ci presenta il viaggio spirituale dal punto di vista della progressiva purificazione dell’anima, necessaria per scalare la vetta della perfezione cristiana, simboleggiata dalla cima del Monte Carmelo. Il percorso intrapreso dall’uomo, con la collaborazione dell’azione divina, permette all’uomo di liberarsi di tutto legame, di tutto affetto contrario alla volontà di Dio.
E per ultimo, nella Notte oscura il Santo descrive l’aspetto «passivo», nella progressiva trasformazione e purificazione dell’anima. Lo sforzo umano, infatti, non è in grado da solo di raggiungere le profonde radici delle inclinazioni e delle cattive abitudini della persona: può solo rallentarle, ma non sradicarle completamente. Per questo, è necessaria l’azione speciale di Dio, che purifica lo spirito radicalmente e lo dispone all’unione di amore con Lui.
Possano queste indicazioni delle principali opere del Santo aiutarci a camminare in questo tempo dell’Avento, con un passo leggero all’incontro con Dio. Il lungo e faticoso processo di purificazione richiede certamente uno sforzo personale, ma il vero protagonista è Dio. Il più che può fare l’uomo è rimanere «disponibile» (Marana tha!) essere aperto all’azione divina e non opporre nessun ostacolo alla sua grazia.
P. Patrice, ocd (Stella Maris)

20 dicembre 2018

Il linguaggio dell'eternità


Si dovrebbero poter piantare tre tende per abitare sempre con Gesù. La preghiera è questa dimora di Dio con gli uomini dove la liturgia non ha mai fine. E il grido che hai ascoltato a lungo non è più altro che un mormorio appena percettibile che si confonderà ben presto con il silenzio degli abissi facendo eco al silenzio abissale di Dio: il silenzio di lode e d'amore che secondo un antico monaco “è il linguaggio dell'eternità”.
(J. Lafrance)

Se vi è piaciuta questa riflessione leggete quanto ha pubblicato sul suo sito p. Giorgio Rossi: qui