11 luglio 2013

Una lettera di Teresa al monastero di Siviglia


 
Alla M. Maria di San Giuseppe

Toledo, 11 luglio 1576
1. Gesù sia con vostra reverenza. Non si dirà che non le scrivo spesso; forse questa lettera, partendo ora, le arriverà prima di un’altra che le ho scritto, credo, tre o quattro giorni fa. Sappia che per il momento io resto qui; l’altro giorno è partito mio fratello e l’ho indotto a condurre con sé Teresa, perché non so se mi ordineranno di fare un giro e non voglio esser gravata del peso di una bambina. Sto bene e mi sento riposata, ora che sono libera da tutta questa confusione, perché, nonostante il grande affetto che ho per mio fratello, mi preoccupava vederlo fuori della sua casa. Non so quanto resterò qui, visto che cerco sempre ancora il modo migliore di condurre a termine l’opera di Malagón.
2. Il suo male mi è stato causa di pena, e quel purgarsi in tale momento non mi sembra una buona cosa. M’informi della sua salute. Nostro Signore gliela dia, come a quelle mie figlie, in conformità del mio desiderio. A tutte mi raccomando molto. Le loro lettere mi hanno fatto piacere. Ad alcune ho già risposto; ora scrivo alla mia Gabriella e a suor San Francesco, troppo generose di lodi. Piaccia a Dio che non mentano e che un’altra volta quello che racconta una non lo racconti l’altra; l’Ottava del Santissimo Sacramento, cioè la festa, me l’hanno raccontata in tre; ciò nonostante, non ne sono rimasta infastidita, anzi ho goduto molto che sia riuscita così bene. Dio ne ricompensi il nostro padre Garciálvarez. Gli dica che gli bacio le mani. L’altro giorno gli ho scritto.
3. Del fatto che si sia concordata la questione della tassa, mio fratello e io ci siamo molto rallegrati; è straordinario quanto egli le ami, e io ne sono rimasta contagiata. Sono stata anche assai contenta dei libri che ha inviato loro, e di tutte le attenzioni che per loro ha il mio santo priore. Dio gliene renda compenso.
4. Vorrei che mi raccontasse molto particolareggiatamente ciò che fanno ora quei poveri frati – intendo dire se c’è qualche mezzo di riconciliazione – e che ne è dei Francescani. Raccomandino a Dio nostro padre, il quale soggiace a molti travagli. Piaccia a Lui ch’egli l’abbia indovinata ad usare tanta severità con quei padri! Dia i miei saluti al padre fra Antonio di Gesù e al padre Mariano: voglio ormai cercare anch’io di raggiungere la perfezione ch’essi raggiungono nel non scrivermi. Al padre Mariano dica che il padre fra Baldassarre e io siamo molto amici.
5. Ieri è venuto Giovanni Díaz, da Madrid. Non c’è idea di fare il monastero qui, perché Giovanni Díaz ritorna a Madrid. Il re ha ordinato a nostro padre di rivolgersi per queste cose dell’Ordine al presidente del Consiglio Reale e a Quiroga. Piaccia a Dio che tutto vada bene. Le ripeto che ha bisogno di molte preghiere. Raccomandino a Dio anche il nostro padre Generale, che è caduto da una mula e si è fracassato una gamba; ciò mi ha dato molta pena perché è ormai vecchio. Molti saluti a tutti i miei amici e alle mie amiche. Facciano ciò ch’è scritto nel foglio accluso.
6. Oh, come sono contenta delle tuniche che ho ricavato dalle lenzuola! Qui dicono ch’è come portarle di lino. Dio renda tutte loro sante e dia salute a vostra reverenza. Pensi molto a sé, perché è meglio prodigarsi ogni sorta di cure che star male. Oggi è l’11 luglio.
Serva di vostra reverenza, Teresa di Gesù.