28 settembre 2013

Il messaggio che i discepoli non riuscivano a comprendere

Mentre tutti erano sbalorditi per tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli:
«Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini».  Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

Una breve riflessione

Questo breve passaggio tratto dal nono capitolo del  Vangelo di Luca mette in risalto un momento importante del rapporto di Gesù con i suoi discepoli: il momento in cui forse li vede troppo orgogliosi di ciò che Egli fa di bene e di prodigioso, in cui comprende che si stanno attaccando a un aspetto solo superficiale. Quel bene, quei prodigi hanno un senso solo se visti alla luce di un altro evento: la condanna e la crocifissione. Gesù vuole che ogni discepolo si convinca e non dimentichi mai che la strada non è quella dell’essere apprezzati da tutti, ammirati e lodati per ciò che si fa.
Sì Gesù è capace di sbalordire la gente, ma quella stessa gente lo condannerà ingiustamente. Gesù fa del bene agli uomini, ma come dice Giovanni nel suo prologo “le tenebre non lo hanno accolto”, “il mondo non lo riconobbe”. Commenta a questo proposito Paolo Curtaz “Non sono bastate le parole, i miracoli, la coerenza, la misericordia a piegare il cuore dell'uomo. Forse lasciarsi andare fino in fondo, abbandonarsi, donarsi, cambierà qualcosa.”
Non è solo la morte, ma la consegna di sé, per amore come ha fatto Lui.
“Il verbo "consegnare" – ci fa riflettere un commento di p. Lino Pedron -  indica l'azione del Padre che ci consegna il Figlio, l'azione del Figlio che si consegna a noi, l'azione di Giuda che lo consegna al sommo sacerdote e al sinedrio, l'azione del sommo sacerdote e del sinedrio che lo consegnano a Pilato, l'azione di Pilato che lo consegna perché sia crocifisso, e, per finire in bellezza, l'azione di Gesù che consegna la sua vita nelle mani del Padre. Un unico verbo costituisce il più grande male dell'uomo che tradisce il Figlio di Dio, e il sommo bene di Dio che, in questa consegna di se stesso, manifesta la sua passione segreta, il suo amore infinito per l'uomo”.


L’ho ben capito, la gioia non la troviamo negli oggetti che ci stanno intorno, bensì nel profondo dell’anima, possiamo averla in una prigione altrettanto bene che in un palazzo, la prova è che io sono più felice nel Carmelo, anche tra prove intime ed esteriori, che nel mondo, circondata dalle comodità della vita, e soprattutto dalle dolcezze del focolare paterno!  Santa Teresa di Gesù Bambino