02 giugno 2014

La "piccola araba" protettrice delle donne nel mondo

"Centinaia di militanti del partito del primo ministro Narendra Modi, sono scesi in piazza, a Lucknow davanti alla sede del governatore dell’Uttar Pradesh, per dimostrare il proprio sdegno dopo lo stupro e l’impiccagione di due cuginette il 27 maggio scorso: i manifestanti hanno cercato di forzare le barriere poste dalla polizia che ha risposto con l’uso dei cannoni ad acqua e sfollagente" (2 giugno).

"Nassib Karnafa, giovane giornalista televisiva libica, rapita giovedì pomeriggio nella regione di Sabah, 600 chilometri a sud di Tripoli,  è stata ritrovata con la gola tagliata: sanguinaria consuetudine degli assassini qaedisti che suona anche come messaggio sinistramente simbolico per chi è giornalista e donna" (30 maggio)

 Due notizie, attualissime, perché la nostra preghiera ed il nostro impegno come laici teresiani siano sempre ancorati al nostro tempo.
Proponiamo, non soltanto a chi è carmelitano come noi, la storia di Mariam Baouardy una carmelitana scalza, oggi beata, conosciuta come la piccola araba che nella sua adolescenza ha vissuto violenze simili. Potremmo rivolgerci a lei come patrona di tutte quelle situazioni in cui la donna è vittima di violenza e soprusi di ogni genere.

Mariam compiuti tredici anni, dopo aver fatto la prima Comunione, fu informata dai familiari che di lì a poco avrebbe sposato un uomo del Cairo. Tutto avveniva
secondo la tradizione oriental: le fu dato un anello, fu vestita con ricchi abiti e le fu detto che dopo otto giorni sarebbe stata moglie.Intimamente convinta di consacrarsi a Dio, la piccola con grande coraggio tagliò i suoi capelli, mostrò le ciocche ai familiari e disse che mai avrebbe sposato quell'uomo. Lo zio che l'aveva accudita dopo la morte dei suoi genitori andò su tutte le furie di fronte a quel gesto di ribellione. La picchiò e la relegò in cucina. Tra i servi dello zio c'era un turco che era in partenza per Nazareth, città in cui era rimasto un fratello di Mariam. La giovane allora provò a convincere il servo turco a portarla con sè. L'uomo approfittò per chiederla in sposa e per costringerla a convertirsi alla fede musulmana. Al coraggioso diniego di Miriam,  con un calcio la fece cadere all'indietro e, approfittando del fatto che fosse svenuta, prese una scimitarra e le tagliò la gola. Era l'8 settembre 1859. Credutala morta, l'uomo l'avvolse in un lenzuolo e l'abbandonò per strada. Il suo risveglio e la sua guarigione sono frutto di un miracolo che la giovane attribuì alla Vergine (nel monastero di Betlemme è conservato il collo con i segni della cicatrice larga un cm e lunga 10 cm).
Seguirono alcuni anni durante i quali lavorò come domestica ad Alessandria, Gerusalemme, Beirut e Marsiglia.Fu accusata di aver rubato in casa di una signora presso cui aveva abitato e fu imprigionata per qualche tempo fino al giorno in cui la vera responsabile del furto fu arrestata.
Nel giugno 1867 entrò nel Carmelo di Pau, con il nome di Suor Maria di Gesù Crocifisso.
Dopo tre anni, con un piccolo gruppo di suore fu inviata a fondare il primo monastero di carmelitane in India, a Mangalore. Il viaggio si trasforma in un’avventura e tre suore muoiono prima di arrivare alla meta. Con l'invio di altre suore, alla fine del 1870, la vita claustrale ebbe inizio. Qui nacquero  incomprensioni all'interno della comunità e suor Mariam torna a Pau. Le sarà dato un nuovo incarico: la fondazione del primo Carmelo in Terra Santa, a Betlemme.Autorizzate da il 20 agosto 1875 un piccolo gruppo di carmelitane s’imbarcò per la nuova avventura. Mariam era l’unica a parla
re
l’arabo e fu impegnata nella sorveglianza dei lavori, “immersa nella sabbia e nella calce”. 
Mentre portava da bere agli operai, cadde da una scalae si ruppe un braccio. La cancrena si sviluppò  rapidamente e nel giro di pochi giorni Mariam morì: era il 26 agosto 1878, aveva 32 anni. È stata beatificata il 13 novembre 1983 dal papa Giovanni Paolo II.