30 agosto 2014

Il Papa si rivolge padre Paolo ocd che aiutò i superstiti di Beslan

Il papa si rivolge al carmelitano scalzo che accolse i superstiti della strage di Beslan. Leggi l'articolo di Vatican Insider QUI

Riportiamo, qui di seguito la testimonianza di p. Paolo De Carli ocd, del maggio 2009

Beslan. Una cittadina nel Caucaso che forse non dice quasi più nulla alla maggior parte delle persone. Eppure il mondo si era fermato a guardare quello che lì accadeva all’inizio di settembre 2004. La scuola N° 1 di Beslan era stata presa d’assedio  dai terroristi che avevano fatto prigioniere circa un migliaio  di persone, soprattutto bambini. Dopo tre giorni l’epilogo, con  oltre 300 morti. Forse tutto sarebbe finito nel dimenticatoio anche per me se non fosse accaduto che proprio quei bambini e quelle famiglie hanno chiesto ospitalità al nostro convento di Trento per un periodo di riposo e di riabilitazione.

Ricordo che ci siamo trovati davanti ad un muro di dolore: una montagna difficile da scalare.
Ma la grazia della nostra compagnia (oltre 100 persone si sono alternate nel lavoro in quei 40 giorni) e l’aiuto saggio dell’equipe di psicologi di Padova ci hanno aiutato a realizzare un piccolo miracolo di guarigione. Quella montagna di dolore si è aperta e ci ha fatto entrare. E un po’ alla volta abbiamo rivisto il sorriso, la gioia di vivere, la forza di legami che si saldavano ancora tra di loro, la speranza per un futuro migliore.

Il lavoro iniziato a Trento è poi continuato nel tempo grazie a Sara, Betta, Fabia, le psicologhe di Padova che con appassionato desiderio hanno deciso di non abbandonare quelle persone al loro destino; e grazie al Presidente dell’associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, Ennio Bordato, che ha cercato in tutti i modi la strada per realizzare questo aiuto, concretizzatosi con diversi viaggi e permanenze a Beslan per lavorare con l’istituzione scolastica. Ora, però, si concludeva questa fase.

Così mi hanno offerto l’opportunità di accompagnarli a Beslan, dal 17 al 20 maggio. 
Difficile raccontare quello che ho provato. Il dolore è ancora lì, grande, possente, che irrompe e travolge in ogni momento, anche nel bel mezzo di un pranzo, o della festa organizzata per noi a scuola. La strada che va dall’aeroporto alla città passa vicino al cimitero: la “città degli angeli” come la chiamano ora. Così siamo passati dalla gioia incontenibile del ritrovarci di nuovo dopo anni, al silenzio improvviso che  cala nel furgone su cui sono, per arrivare alle lacrime di dolore, loro e nostre, mentre deponiamo i fiori e ci aggiriamo tra le tombe di figli, amici, madri.

In quel dolore ora ci siamo anche noi. E insieme al dolore c’è la riconoscenza per quello che abbiamo dato. Ce lo ricordano spesso i nostri amici di Beslan che non ci hanno mai lasciato soli in quei tre giorni; ma ce lo ricorda Marina, la psicologa della nuova Scuola 1, il Sindaco della città, il “Presidente” della provincia, il vice-primo Ministro dell’Ossezia. Molte testimonianze del bene che come olio abbiamo versato su quelle piaghe, per guarirle. Si può banalmente pensare che la vita continua. Ma c’è modo e modo perché questo accada. Si può crescere coltivando un odio profondo e una voglia di vendetta. O si può crescere dicendo a sé e ai propri figli che non è giusto quello che è accaduto: per questo non deve più accadere.

Però, non sono solo loro a esprimere un grande grazie nei nostri confronti. Penso che anche  noi siamo chiamati a dire questo grande grazie a loro, perché ci hanno mostrato con la loro esperienza che l’ultima parola non può essere un odio che uccide o una morte che vince.
L’ultima parola è una parola che fa rinascere, che invoca la gioia, che costruisce il bene, che  dona la vita. “Vita”: il nome della bambina nata a Zalina poco più di due anni fa. Quando le ho chiesto cosa significava in russo, mi ha guardato e con un sorriso mi ha detto: “Vita! In italiano”.

È stato davvero un dono grande il viaggio a Beslan. “Spasiba Ennio” era il ritornello che spesso risuonava a Trento e a Beslan per ringraziare Ennio Bordato, Presidente di “Aiutateci a Salvare  i Bambini”. Davvero grazie Ennio per averci dato la possibilità di incontrare gli amici di Beslan e per questo viaggio. E grazie a Sara, Betta e Fabia (le psicologhe di Padova) per il grosso lavoro di questi anni: lavoro che ha mantenuto vivo il filo dell’incontro con gli amici di Beslan. (P. Paolo De Carli)
 
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Ricordiamo che l’assedio alla scuola Numero 1 di Beslan è stata un’esperienza altamente traumatica, con gravi conseguenze per i bambini superstiti e per l’intera comunità di Beslan. Il masssacro avvenne dieci anni fa fra il 1 e il 3 settembre: un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l'inizio di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti. All’epoca padre Paolo De Carli era priore del Convento carmelitano delle Lastre, a Trento. Proprio la Provincia autonoma si fece promotrice dell’accoglienza di un gruppo di superstiti.