18 ottobre 2014

Chiedere a Dio come e dove ci vuole

Per noi carmelitani il progetto di santità si realizza sulla via su cui il Signore ci ha messi, il mistero di Cristo alla luce del Carmelo. Se Dio mi ha messo qui, mi sta facendo capire che è questo quello che vuole da me.  
Il cammino che stiamo percorrendo formandosi, confrontandosi non è un passatempo.  Si tratta di discernimento. Cerchiamo di tener sempre presente questo. Noi abbiamo cominciato un cammino di conoscenza di Dio e di noi stessi alla Sua luce. Ed è in questa luce che scopriamo il cammino da percorrere, giorno per giorno. Il cristiano carmelitano teresiano deve percorrere la strada tracciata dai padri fondatori. Non ci sono alternative se la nostra vocazione è questa.
Che cosa ci dice allora Teresa? Che la nostra anima è il giardino da coltivare, ma non siamo noi i giardinieri. Il Giardiniere è il Signore. Lui è il padrone.  Non vuole che ci affanniamo, ci preoccupiamo: è Lui ad occuparsi di noi.
 “Ho parlato entro ragionevoli limiti di questo modo di orazione e di ciò che deve fare l’anima o, per meglio dire, di ciò che in lei fa Dio, il quale si assume lui l’ufficio di giardiniere e vuole che l’anima si riposi. La volontà non ha altro da fare che accettare le grazie di cui gode, mettendosi a disposizione per tutto ciò che in lei vorrà operare la grazia divina. Ci vuole coraggio, certo, perché è così grande il godimento che alcune volte sembra all’anima di essere sul punto di uscire da questo corpo. E che morte fortunata sarebbe!
Qui mi sembra che venga bene, come ho già detto alla signoria vostra, abbandonarsi completamente fra le braccia di Dio; se egli vuole portare l’anima in cielo, bene; se all’inferno, non se ne affligga, andandoci con il suo Bene; se vuol farla cessare di vivere, è proprio quel che si desidera; se farla vivere mille anni, va anche bene; Sua Maestà ne disponga come di cosa propria, poiché l’anima non appartiene più a se stessa; è tutta data al Signore; non si preoccupi d’altro”.