21 novembre 2014

Sta per aprirsi l'anno della Vita Consacrata

A Roma si apre l'anno dedicato alla Vita Consacrata, voluto dal Papa, con la veglia di preghiera del 29 novembre nella Basilica Papale di Santa Maria Maggior (ore 19,00), il pomeriggio seguente stessa cerimonia nella Cattedrale di Napoli -


«Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sonolievito per la crescita di una società piùgiusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri.
Così intesa e vissuta, la vita consacrataci appare proprio come essa èrealmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa,un dono di Dio al suo Popolo!
Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino».
(Papa Francesco)

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Il messaggio del Cardinale Sepe, Arcivescovo di Napoli


"Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa, voi tutti che avete partecipato al suo lutto" (Is 66,10).
Fratelli e Sorelle, la prima Domenica di Avvento inaugura l'Anno Liturgico, il cammino della comunità cristiana incontro al Signore che viene.
La stagione liturgica dell'Avvento, ci apre all'attesa del Signore che è venuto nella carne, verrà ancora alla consumazione dei tempi per stringere l'umanità in un abbraccio di misericordia, viene ogni giorno nelle vicende liete e tristi del quotidiano.
Ogni giorno sperimentiamo le fami che attanagliano le nostre esistenze: "La gente ha certamente fame di pane materiale perché oggi, nonostante una sfacciata opulenza messa in mostra da alcuni, cresce sempre più il numero di coloro che vivono nella miseria e non sanno come fare per sopravvivere. Ma c'è una grande fame di giustizia e, soprattutto nei nostri giovani, una drammatica fame di futuro, un disperato bisogno di speranza. La nostra terra somiglia spesso ad un deserto dove nessuno offre il pane della vita, dove tante esistenze vagano nel vuoto, si consumano nella propria autosufficienza, sperimentano delusioni e solitudini" (Lettera pastorale: "Dar da mangiare agli affamati" pp.13-14).
Le fami di giustizia, di futuro e di speranza, sono il sintomo di un mondo triste, che ha smarrito i sentieri che conducono alla vita; sembra che qualcuno ci abbia rubato la gioia.
Abbiamo fame di gioia! "La gioia del Vangelo (che) riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia" (Evangelii gaudium,1).
Il bisogno di gioia è nel cuore di tutti gli uomini. Sperimentiamo la gioia di Dio quando viviamo in armonia con il creato e, soprattutto, nell'incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri.
La società tecnologica ha moltiplicato le occasioni di piacere, ma non è riuscita a procurare la gioia. La gioia è dono dello Spirito, è il dono messianico per eccellenza, il segno che il Regno di Dio è presente ed operante tra noi. La gioia è una situazione interiore che dispone il cuore all'accoglienza docile del Vangelo e tende alla conversione della vita. Tale situazione si consolida attraverso la tribolazione, le prove della vita e la testimonianza della carità. Non deve essere confusa con il chiasso, con l'effimero e con lo stordimento.
Difatti, il consumismo ha inventato i paradisi artificiali, la noia, la malinconia, la tristezza che attraversano la nostra esistenza opaca.
Inoltre, il progresso ha prodotto molto benessere e molta povertà: affamati, emarginati, vittime di sofferenze fisiche e morali.
Allora, proprio per questo bisogna parlare della gioia, sperare nella gioia. È nel cuore delle nostre angosce e delle nostre solitudini che dobbiamo risentire il canto della gioia.
Necessita rieducarci a gustare le semplici gioie della vita: la gioia di esistere, dell'amore sponsale, del silenzio, del lavoro onesto, del dovere compiuto, della purezza, del sacrificio.
La gioia cristiana suppone uomini e donne capaci di gustare le gioie naturali per testimoniare la pienezza della gioia: "Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena"( Gv 15,11).
San Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto (2 Cor 1,24) si definisce "collaboratore della gioia". In questo Avvento, siamo chiamati a divenire "collaboratori" della gioia degli uomini e delle donne che incontriamo sul nostro cammino. Dobbiamo, come gli Angeli a Betlemme portare l'annuncio che dirada la nebbia della tristezza, riapre i cuori alla speranza e dona vigore alla stanchezza.
Con la prima Domenica di Avvento, diamo inizio all'Anno della Vita Consacrata, voluto da Papa Francesco nel contesto dei 50 anni del Concilio Vaticano II, e più in particolare nella ricorrenza dei 50 anni dalla pubblicazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita consacrata.
L'Anno della vita consacrata sarà per tutta la Chiesa un evento importante, un'occasione donata dallo Spirito, per "evangelizzare" la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela Christi nelle molteplici forme, una vita dedita a Dio e agli uomini e alle donne del nostro tempo. I consacrati raccolgono oggi il testimone lasciato loro dai rispettivi fondatori e fondatrici e sono chiamati a renderlo credibile.
In questo tempo privilegiato, esorto i consacrati e le consacrate a ritrovare ogni giorno il senso della vocazione e la gioia di essere discepoli e testimoni, a "gridare" al mondo con forza e con gioia la santità e la vitalità che sono presenti nella vita consacrata, a vivere la gioia della fraternità.
Tale testimonianza di gioia costituisce una grandissima attrazione verso la vita consacrata, una fonte di nuove vocazioni e un sostegno alla perseveranza.
Apriamo il cuore al Bambino che a Betlemme nascerà per noi! Prepariamoci a ricevere la sua luce che illumina i nostri passi e il suo amore che dà vigore alla nostra esistenza.
Ci accompagnino in questa trepida attesa i Santi Fondatori e Fondatrici e la Vergine Santissima, Madre della gioia.

Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli