07 giugno 2015

Anna di S. Bartolomeo, la vergine carmelitana con la lampada d'olio



"Il fatto che Giovanni vide sul monte Sion una schiera di vergini « seguire l’Agnello dovunque andasse » e udì « emettere un dolcissimo cantico che nessuno poteva comprendere », mostra chiaramente che presso Dio la pura verginità è considerata un modo di vivere certamente più conforme alla natura angelica che a quella umana. Senza dubbio all’interno dell’eletto gruppo delle Vergini prudenti, la venerabile serva di Dio Anna di San Bartolomeo, monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, discepola e compagna della Santa Madre Teresa, può essere giustamente riconosciuta come una che con la lampada fornita di olio andò incontro allo Sposo che tardava, e da lui che veniva fu trovata e riconosciuta pronta, degna di entrare con lui alle nozze. Come nella Riforma della Spiritualità Carmelitana Teresa sembrò un nuovo Elia, che ricondusse l’antico Ordine fondato dal Santo Profeta sul Monte Carmelo alla primitiva regola, così Anna fu vista come un nuovo Eliseo, lei che, accogliendo lo spirito della santa maestra e Madre legislatrice che spirava tra le sue braccia, portò a termine le opere iniziate da Teresa, le ampliò e compì cose mirabili nella propria vita.
Nella stessa regione in cui era nata Santa Teresa, entro i confini della Diocesi di Avila in Spagna, nel villaggio di Armendral, vicino alla città di Baldense, il 1° ottobre 1549 nacque la venerabile serva di Dio dai pii coniugi Ferdinando Garzia e Maria Mancanas; battezzata con l’acqua lustrale nella chiesa parrocchiale di quel villaggio, le fu dato il nome di Anna. Si racconta che durante la celebrazione del rito, sopra il fonte battesimale una celeste luce sfolgorò simile a quella di una stella, come per far conoscere ai presenti che quella bambina « era stata data come luce per illuminare le genti », per portare loro la salvezza. Educata religiosamente dai genitori, fin dall’infanzia brillò per fama di pietà e innocenza di vita. Infatti, la fanciulla, di indole non comune, più che nei giochi infantili era solita trascorrere il tempo nel silenzio e nella solitudine. Immersa nella contemplazione delle cose celesti, era attratta verso Dio da un ardente amore e, misericordiosa verso i poveri, cercava di provvedere alle loro necessità con un fervoroso esercizio della carità e sottraendo cibi dalla mensa". (dal testo di Benedetto XV che nel 1917 la proclamò beata)
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