14 settembre 2015

Uniti al Crocifisso che ci ha salvati


Oggi più che mai la Croce è diventata segno di contraddizione. I seguaci dell’anticristo la offendono più gravemente di quanto non abbiano fatto i Persiani quando la rubarono. Oltraggiando il Crocifisso, fanno tutti gli sforzi per strappare la Croce dal cuore dei cristiani e troppo spesso riescono nel loro intento anche presso di noi, che un giorno abbiamo fatto voto di seguire Cristo”.
È impressionante quanto sia attuale la riflessione di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). La sua denuncia ci riporta davanti agli occhi l’inquietante cronaca di chi oltraggia il Crocifisso e i luoghi di culto. Ma anche l’indifferenza di molti cristiani nei confronti di una fede dileggiata.
Fu scritta dalla carmelitana scalza per la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che la Chiesa cattolica romana celebra il 14 Settembre, e che ebbe origine in Terra Santa, nei primi secoli dopo Cristo. Qui Costantino, convertitosi al Cristianesimo, aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul luogo del Sepolcro di Cristo il 13 settembre del 335. Il giorno seguente si celebrava il significato profondo delle due chiese, mostrando al  popolo ciò che restava del legno della Croce su cui era stata inchiodato Gesù. Cristiani ortodossi, copti, etiopi celebravano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. Da qui ebbe origine la celebrazione del 14 settembre, dove lo sguardo alla Croce è lo sguardo non a uno strumento di tortura, ma di salvezza.
Statua di Edith Stein
Questa festa ha un significato particolare nel Carmelo: è il giorno in cui le monache di clausura usano rinnovare i propri voti. Edith Stein che spesso componeva preghiere o poesie invitava con questa meditazione (Ave Cruz Spes unica) quante come lei aveva fatto la professione solenne a confermare la propria scelta, con tutto il cuore, con tutta l’anima fino al sacrificio della vita.
Per lei fu così: brillante filosofa ebrea nata a Breslavia nel 1891 si convertì al cattolicesimo ed entrò nel Carmelo di Colonia, poi dai nazisti condotta nel campo di concentramento di Auschwitz e qui uccisa, il 9 agosto 1942. Di lei il servo di Dio, Giovanni Paolo II aveva detto: “Unita al Crocifisso Ella ha offerto la sua vita per la vera pace e per il suo popolo”.
Ma Edith Stein (canonizzata nel 1998 e proclamata compatrona d’Europa nel 1999 da Giovanni Paolo II) fu anche colei che spronò alla formazione delle giovani generazioni e individuò in questo compito la vocazione della donna. Non della religiosa, della donna in genere “chiamata a  personificare nello sviluppo più alto e più puro della sua essenza, l’essenza stessa della Chiesa, ad essere suo simbolo”  
L’invito è alle stesse donne, perché comprendano il bisogno di impegnarsi per conoscere in prima persona che cosa è l’essenza della Chiesa. Soltanto così si può trasmettere agli altri il tesoro di fede che dà vita alla Chiesa e a ciascuno di noi che ne siamo parte. Oggi, come allora, i giovani vivono disorientati, assumono atteggiamenti violenti, rincorrono idoli e hanno perso gli ideali.
La donna – secondo Edith Stein - è aiutata nell’arduo compito di educare, da una natura che è, sì, “contemplativa e sperimentale”, ma sempre orientata verso il concreto. È questa natura a renderla idonea non soltanto a educare i propri figli, ma anche a rendersi utile a “tutti gli esseri che vengono a trovarsi nell’ambito della sua attività”, grazie alla sua attitudine a proteggere e a custodire.
E dato che c’è bisogno, oggi come allora, di persone che testimonino che il cristiano può crescere soltanto recuperando i propri valori, nella Chiesa che li custodisce, e vivendoli senza contraddizioni, il pensiero di Edith Stein sembra parlare a questa generazione.
Aver fede significa affidarsi, “compromettersi con Dio”. È il senso di quella testimonianza “rivoluzionaria” espressa dai santi, come affermò, proprio a Colonia, papa Benedetto all'inizio del suo Pontificato. Solo così si scopre la gioia della fede e l’audacia della testimonianza. Proprio come Edith Stein, che da giovane con grande inquietudine sì era messa alla ricerca della verità, aveva trascorso momenti difficili, fino ad abbandonare la preghiera, ma poi, preso fra le mani il “Libro della mia Vita” di Teresa d’Avila, sentì la sua anima appagata. Lo lesse d’un fiato. Quello che aveva nel cuore emerse con chiarezza fino a farle esclamare: “Questa è la Verità”. E da lì Edith Stein ricominciò la sua vita, “mano nella mano” del Signore ... fino alla croce. 

Stefania De Bonis
©vietata riproduzione