Maria Francesca Teresa Martin , la piccola carmelitana di Lisieux (che veneriamo tra i nostri santi e tra i dottori della Chiesa), nacque il 2 gennaio 1873 ad Alençon. Ultima di nove figli, quattro dei quali morti in giovane età. I suoi genitori, Zélie e Louis Martin, l'educarono con grande fervore. Quattro le sorelle maggiori di Teresa; Marie, Pauline, Léonie e Céline. Teresa fu battezzata il 4 gennaio 1873 nella chiesa di Notre-Dame d'Alençon. Ma dopo fu allontanata di casa e allattata da una nutrice, perché la madre aveva scoperto di aver un tumore al seno.
In occasione del primo centenario della sua nascita e del battesimo l'allora papa Paolo VI scrisse al vescovo di Bayeux e Lisieux una lettera. Vi si
afferma, tra l’altro, che la santa ai tempi che stiamo vivendo può insegnare specialmente tre cose: 1)
una vita di intimità col Signore; 2) una piena fiducia in Dio, al quale essa si è abbandonata anche nel
tempo del dolore; 3) una grande umiltà ed un realismo pratico, con cui inserirci nella chiesa del
proprio tempo.
Prima di lui Giovanni XXIII, il papa buono, anche lui oggi santo, manifestò una predilezione per la testimonianza cristiana di questa carmelitana, sino dagli anni Trenta quando, visitatore e poi Delegato Apostolico in Bulgaria, volle essere pellegrino a Lisieux. Ma soprattutto vi tornò quando era Nunzio a Parigi, tre volte in visita privata e due volte su invito ufficiale. Teresa era per lui “la piccola grande santa, Stella propiziatrice della mia missione in Francia”.
E confidò alla Madre Agnese: "Spesso guardo alla sua immagine di marmo che esiste nella cappella privata della Nunziatura; a lei affido le mie difficoltà e i miei sforzi nel ministerio di riconciliazione e di pace che caratterizzano la mia missione nel servizio della santa Chiesa e della Francia”. Eletto Papa, scrisse al Capitolo Generale dei Carmelitani Scalzi il 29 aprile 1959: "Raccogliete la fiaccola che i vostri fratelli vi hanno trasmessa, alimentatela e diffondetela col santo zelo della vostra vocazione. Brilla dall’alto col fervore infuocato del suo esempio santa Teresa del Bambino Gesù, che il Nostro Predecessore Pio XI proclamò nel 1927 Compatrona universale delle missioni. Continui ad ispirarvi un fervido ardore missionario, essa che ha saputo attingere dall'ideale carmelitano una forza quasi sovrumana per immolarsi nel silenzio per la salvezza delle anime".
Anche altri pontefici hanno rivelato di essere attratti dalla spiritualità di Santa Teresa di Gesù Bambino.
In occasione del primo centenario della sua nascita e del battesimo l'allora papa Paolo VI scrisse al vescovo di Bayeux e Lisieux una lettera. Vi si
afferma, tra l’altro, che la santa ai tempi che stiamo vivendo può insegnare specialmente tre cose: 1)
una vita di intimità col Signore; 2) una piena fiducia in Dio, al quale essa si è abbandonata anche nel
tempo del dolore; 3) una grande umiltà ed un realismo pratico, con cui inserirci nella chiesa del
proprio tempo.
Prima di lui Giovanni XXIII, il papa buono, anche lui oggi santo, manifestò una predilezione per la testimonianza cristiana di questa carmelitana, sino dagli anni Trenta quando, visitatore e poi Delegato Apostolico in Bulgaria, volle essere pellegrino a Lisieux. Ma soprattutto vi tornò quando era Nunzio a Parigi, tre volte in visita privata e due volte su invito ufficiale. Teresa era per lui “la piccola grande santa, Stella propiziatrice della mia missione in Francia”.
E confidò alla Madre Agnese: "Spesso guardo alla sua immagine di marmo che esiste nella cappella privata della Nunziatura; a lei affido le mie difficoltà e i miei sforzi nel ministerio di riconciliazione e di pace che caratterizzano la mia missione nel servizio della santa Chiesa e della Francia”. Eletto Papa, scrisse al Capitolo Generale dei Carmelitani Scalzi il 29 aprile 1959: "Raccogliete la fiaccola che i vostri fratelli vi hanno trasmessa, alimentatela e diffondetela col santo zelo della vostra vocazione. Brilla dall’alto col fervore infuocato del suo esempio santa Teresa del Bambino Gesù, che il Nostro Predecessore Pio XI proclamò nel 1927 Compatrona universale delle missioni. Continui ad ispirarvi un fervido ardore missionario, essa che ha saputo attingere dall'ideale carmelitano una forza quasi sovrumana per immolarsi nel silenzio per la salvezza delle anime".
Anche altri pontefici hanno rivelato di essere attratti dalla spiritualità di Santa Teresa di Gesù Bambino.Giovanni Paolo I, nel libro “Illustrissimi”, scrisse una lettera immaginaria alla piccola carmelitana, intitolandola “La gioia, carità squisita”. Si disse meravigliato del suo modo di definire sé stessa (“un fiorellino di maggio”). Lui invece scorgeva in lei “una spranga d’acciaio, per la forza di volontà, il coraggio e la decisione che da essa sprizzavano, una volta scelta la strada della completa dedizione a Dio”. Luciani sottolineava che a Teresa di Lisieux nulla sbarrava il passo: “né malattia né contraddizioni esterne, né nebbie e tenebre interiori”. Una santa senza confini. Lo scrittore russo Dmitrij Merežkovskij lesse i suoi manoscritti e la paragonò per genialità ai grandi della spiritualità come S. Paolo, Sant'Agostino, S. Francesco d'Assisi o Giovanna d'Arco. Jean Guitton, primo uditore laico al Concilio Vaticano II, confessò che tutti gli scritti della santa erano per lui una fonte inesauribile di conoscenza. Nel 1997 Giovanni Paolo II riconobbe nella spiritualità incarnata nella vita di questa carmelitana qualcosa di geniale (“una fede che non diventa cultura non è una fede matura”) e la proclamò terza donna dottore della Chiesa, dopo S. Teresa d’Avila e S. Caterina. Papa Benedetto che le dedicò nel 2011 una catechesi disse "Teresa indica a tutti noi che la vita cristiana consiste nel vivere pienamente la grazia del Battesimo nel dono totale di sé all'Amore del Padre, per vivere come Cristo, nel fuoco dello Spirito Santo, il Suo stesso amore per tutti gli altri". Papa Francesco le ha dedicato una esortazione apostolica (vedi qui). Attingiamo anche noi da questo tesoro.
ste.d.b.

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