Oggi vi propongo la storia di un carmelitano scalzo recentemente dichiarato dal papa venerabile: p. Gioacchino della Regina della Pace. Leone Ramognino (questo il nome con cui fu registrato all'agrafe) nacque a Sassello, in provincia di Savona, il 12 febbraio 1890 e fu battezzato lo stesso giorno della nascita col nome di Giacomo Pietro, ma il padre lo registrò al comune con il nome di Leone in onore dell’allora pontefice Leone XIII. La sua fu una famiglia religiosa e lui fu subito molto attivo in parrocchia, aderendo alla Pia Confraternita del Bambino Gesù di Praga, alla Società cattolica di Mutuo Soccorso e alla Confraternita di San Filippo Neri. Esercitò la professione di falegname e partecipò come caporalmaggiore alla Prima guerra mondiale finita la quale tornò a Sassello dove, fra le altre cose, si impegnò per l’erezione del Santuario in onore della Regina della Pace, nel 1927 ne divenne custode, vivendoci per circa dieci anni come eremita, tuttavia disponibile all’accoglienza dei pellegrini che vi si recavano in visita. Fu proprio in questo santuario che scoprì la vocazione religiosa. Nel 1951, entrò nel convento del Deserto di Varazze dei Carmelitani Scalzi e il 24 ottobre 1957 fece la professione religiosa di terziario col nome di Gioacchino. Dieci anni dopo, il Preposito generale padre Anastasio Alberto Ballestrero, ottenne per lui la dispensa per l’anno canonico di noviziato e l'ammise alla professione solenne nell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Anche il Santuario della Regina della Pace, dove fra Gioacchino rimase come custode terminando la sua vita all’età di 95 anni, il 25 agosto 1985, divenne un santuario carmelitano. Fu un frate che passava molte ore in preghiera e in raccoglimento davanti al Tabernacolo, e nutriva profonda devozione verso la Madonna, considerando una grazia l’essere custode del santuario a lei dedicato.
Al suo funerale, celebrato dal cardinale Ballestrero, si ebbe una grande partecipazione di popolo, e la sua tomba divenne meta di preghiera, accrescendo la sua fama di santità.
Al suo funerale, celebrato dal cardinale Ballestrero, si ebbe una grande partecipazione di popolo, e la sua tomba divenne meta di preghiera, accrescendo la sua fama di santità.

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