"So di essere sostenuta e qui sta tutta la mia tranquillità e sicurezza - non la sicurezza consapevole dell'uomo che sta con le proprie forze su un terreno sicuro, ma la dolce e beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio forte - che in pratica è una sicurezza non meno ragionevole. Sarebbe forse ragionevole quel bambino che vivesse nella paura che la mamma lo lasci cadere? Se Dio mi dice attraverso i profeti di essere un Dio fedele, di essere per me come padre e madre, addirittura che egli è l'Amore stesso, allora devo ammettere che la mia fiducia nel braccio che mi sostiene è ragionevole e che, al contrario, è stolta la mia paura di cadere nel nulla, a meno che non sia io stessa a staccarmi dal braccio che mi protegge"
(Teresa Benedetta della Croce/Edith Stein, Lettere).
Con questa sicurezza, acquisita lentamente, mentre abbandonava le certezze inseguite attraverso i suoi studi, Edith Stein si lasciava trasformare con fiducia, quasi tornando bambina, fra le braccia dell'Eterno Padre, quel Dio conosciuto attraverso l'Antico Testamento (alla cui scuola l'aveva iniziata la mamma ebrea) e poi incontrato in Gesù, nella Sua Croce. Edith la filosofa, l'ebrea orgogliosa, la donna inquieta e battagliera, lasciava il posto a una nuova Edith, quella che trovò la propria strada fra le carmelitane scalze del monastero di Colonia.
Non è, però, l'approdo alla vita consacrata che ci preme considerare di Edith Stein, quanto il suo percorso dalla ragione alla fede. Che cosa accadde, quando scoprì l'insufficienza della propria ragione? Lo rivelò la stessa Edith Stein, in un suo scritto: "Alla luce della verità eterna, comprende il giusto atteggiamento nei confronti del proprio intelletto. Comprende che le verità supreme ed ultime non possono venire svelate dall'intelletto umano e che nelle questioni più essenziali e di conseguenza nell'orientamento pratico della propria vita la persona più semplice, se è ispirata dalla grazia divina, può essere migliore del più grande scienziato". La scienza , insomma, diviene un lavoro non più il fine della propria vita. Ed è così che raggiunge la quiete nel cuore. La creatura si riconosce piccola nelle mani dell'Eterno Padre e a Lui s'affida.
Come scrisse il Papa Benedetto XVI nella "Deus Caritas est" c'è un momento in cui "la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall'esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all'esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l'abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia". Edith Stein sperimentò questa gioia. L'orgogliosa, l'annoiata Edith che a un certo punto della sua gioventù aveva desiderato persino di morire non c'era più. C'era una nuova Edith.
L'incontro con Cristo le cambiò la vita, proprio come avevano raccontato S. Teresa d'Avila nel Libro della vita e S. Agostino nelle sue Confessioni (gli autori spirituali più amati dalla Stein). Sembra quasi che le parole del Vescovo di Ippona descrivano la conversione della filosofa ebrea: "Hai creduto, sei stato battezzato: è morta la vita vecchia, è stata uccisa sulla croce, sepolta nel battesimo. È stata sepolta la vecchia, nella quale malamente sei vissuto: risorga la nuova" (S. Agostino, Sermoni).
Colpisce la testimonianza di un suo ex collega, il professor Wust: "Non riuscivo ad allontanarmi da quella grata di clausura, seguendo con la mente il lungo cammino percorso dalla novizia: da Husserl a san Tommaso, per poi arrivare fin qui, sì, fin qui!".
Quella pace del cuore, Teresa Benedetta della Croce l'ha portata con sé a Colonia, nel Carmelo di Echt e perfino ad Auschwitz, dove fu vista silenziosa, sorridente, accanto ai bambini deportati. Lì fu uccisa nella camera a gas, il 9 agosto 1942.
Quando S. Giovanni Paolo II volle proclamarla anche compatrona d'Europa, scrisse: "Dichiarare Edith Stein compatrona d'Europa significa porre sull'orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna". In fondo era ciò a cui Teresa Benedetta della Croce si sentì chiamata e per cui pregò fino alla fine: "Prego il Signore che voglia accettare la mia vita e la mia morte a suo onore e lode - scrisse nel suo testamento - secondo le intenzioni della Chiesa, e affinché il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e per la pace nel mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda". (Stefania De Bonis, pubblicato sul sito Edizioni Ocd l'8.8.2008)
L'ultimo libro dedicato a lei e pubblicato dalle Edizioni ocd: Lucia Laner, Edith Stein: La vita in uno sguardo. Edizioni ocd, 2026
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