11 dicembre 2012

S. Maria Maravillas di Gesù. Memoria liturgica 11 dicembre


Verso sera, nell’orazione, senza che vi fosse nulla di speciale, ho provato una pace e una quiete grandissime. Stavo molto unita al Signore e l’ora è passata prestissimo. Non ho meditato nulla in particolare, soltanto sono stata lì con Lui è ho sentito l’anima colma di un amore intenso, ma silenzioso e pieno di pace”
(S. Maria Maravillas di Gesù, dalla Lettera a P. Alfonso Tones, 3 agosto 1831)

Maria Maravillas di Pidal y Chico de Guzman nacque a Madrid il 4 novembre 1891 da una famiglia profondamente cristiana.
I suoi genitori Cristina Chico de Guzman e Luis Pidal y Mon, che in quel periodo vivevano a Roma in quanto il padre era ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, erano tornati a Madrid per la nascita della loro quarta figlia.
La bimba fu battezzata il 12 novembre e i suoi padrini furono i nonni materni. La profonda fede e religiosità dei genitori, il loro amore alla Chiesa e al Papa, la rettitudine di vita costituirono il clima privilegiato dei primi anni di Maria Maravillas, che trovò anche nella nonna materna, presso la quale trascorse lunghi periodi e che amò teneramente, una preziosa testimonianza di vita cristiana.
 All'età di appena cinque anni decise di consacrare a Dio la sua verginità. Nella sua innocenza infantile credeva che un voto non potesse valere se non fatto davanti a testimoni; chiamò perciò in gran segreto una domestica della casa e presso un piccolo altare fatto da lei stessa, giurò di non voler mai altro sposo che Gesù.
Crescendo curò la propria formazione culturale senza tralasciare le opere di carità, rivolte soprattutto ai poveri ed agli emarginati. Ma fu attraverso la lettura degli scritti di Teresa d'Avila e di Giovanni della Croce che maturò la decisione di consacrarsi al Signore entrando il 12 ottobre 1919 nel monastero carmelitano di El Escorial a Madrid dove il 7 maggio 1921 pronunciò i voti temporanei.
Nei primi anni della sua vita religiosa, vide realizzato il suo ardente desiderio di una vita umile e appartata; mai pensò alla fondazione di nuovi monasteri, ma il suo lavoro consisteva nell'allevare polli e nell'aiutare le sorelle a badare alle mucche, nel cucire, nel dipingere e nel confezionare scapolari.
Così, serenamente, passarono gli anni del Noviziato, anche se ella stessa si accorgeva di avere ancora diversi difetti da correggere: si sentiva a volte spinta ad agire più forse per il desiderio di essere stimata , che di piacere veramente al Signore.
 Un giorno, sulla soglia dei 30 anni, mentre intimamente godeva dell'apprezzamento di persone che ella stessa considerava molto, sentì in fondo al cuore queste parole: "E io fui considerato pazzo!" Da allora si sentì completamente libera da questi desideri e desiderosa di piacere solamente al Signore.
Nel 1923 si sentì ispirata in diverse occasioni dal Signore a fondare un monastero carmelitano nel Cerro de los  Angeles (Getafe) luogo dove nel 1919 il re Alfonso XIII aveva inaugurato un monumento al Cuore di Gesù e aveva fatto la consacrazione della Spagna al Sacro Cuore di Gesù. Nella sua anima sente sempre più forte il desiderio di dare a Dio, nel Cerro de los Angeles, un Carmelo che, come una piccola lampada accesa davanti al Cuore Divino, si consumasse riparando e pregando per il mondo intero e in modo particolare per la Spagna.
A quel punto suor Maravillas, che non aveva ancora fatto la sua Professione Solenne, dovette sostenere nel suo intimo una dura lotta: da una parte la sua profondissima umiltà le faceva vedere la sua incapacità per una simile opera, dall'altra il timore di non corrispondere alla grazia che fortemente chiamava il suo cuore.
Ma Dio, che conosceva l'importanza di questa decisione, manifestò in modo così chiaro la sua volontà che non fu più possibile resistergli. Così suor Maravillas il 19 maggio1924 lasciò il convento dell'Escorial ed il 30 maggio fece a Getafe la sua Professione Solenne. Poco tempo dopo Dio le chiese un nuovo sacrificio, forse il più grande di tutta la sua vita: il Vescovo di Madrid desiderava che fosse lei la priora della nuova fondazione. La domenica del 25 ottobre 1926, giorno in cui per la prima volta si celebrava nella chiesa universale la festa di Cristo Re, si inaugurò la fondazione e lasciando di Getafe la comunità si insediò al Cerro de los Angeles. Pur rispettando la clausura, visse la sua vita contemplativa interessandosi delle necessità dei bisognosi; grande fu il suo amore per la Croce, per penitenza dormì per più di 35 anni per sole tre ore al giorno, vestita e seduta per terra con la testa appoggiata al letto.
Nel 1933 otto sue suore fondarono un monastero di clausura a Kottayam in India dove avrebbe voluto recarsi lei stessa, ma ne venne impedita dai superiori.
A causa della rivoluzione spagnola, con la persecuzione e l'odio contro chiunque avesse a che fare con la religione, madre Maria Maravillas, il 22 luglio 1936, fu costretta da alcune bande armate a lasciare il monastero con tutte le religiose. Esse vengono ricevute a braccia aperte dalle Orsoline di Getafe. Attraverso un abbaino, possono scorgere la Collina: con una gru, i miliziani gettano a terra la statua del Sacro Cuore,bestemmiando orribilmente. Il dolore delle religiose è profondo ma conservano la loro pace.
Poiché la "guardia d'onore" delle Carmelitane presso il Monumento del Sacro Cuore non ha più ragione d'essere, esse nell'agosto seguente si rifugiarono a Madrid, trovando alloggio in un appartamento della sorella di una suora, dove furono spesso sottoposte a perquisizioni e minacce. Poi, attraverso Valencia, Barcellona, Port-Bou, Lourdes, rientrarono dall'altra parte della Spagna, stabilendosi nell'antico eremo dell'Ordine Carmelitano a Las Batuecas (Salamanca).
Nel maggio del 1939 venne riaperto il monastero del Cerro de los  Angeles e da lì partirono le suore da lei guidate, che grazie alla meravigliosa fioritura di vocazioni carmelitane, aprirono varie Case a Mancera (1944), Duruelo (Avila)nel 1947, Cabrera (1950), Arenas de San Pedro (1954), Cordova (1956), Aravaca - Madrid (1958), La Aldehuela (1961), Malaga(1964); infine madre Maria Maravillas restaurò e potenziò nel 1966 il monastero dell'Incarnazione di Avila e la casa di S. Teresa. Fece costruire un convento e una chiesa per i Carmelitani Scalzi in  provincia di Toledo; la gente la chiamava "la santa Teresa de Jesus del XX secolo".
Maria Maravillas si ritirò nel 1961 nel convento di La Aldehuela (Madrid) da dove con grande povertà diresse con la sua parola materna ed il suo esempio la vita dei suoi monasteri; il 14 dicembre 1972 la Santa Sede approvò "l'Associazione di S. Teresa", di cui venne eletta presidente, associazione impegnata in iniziative sociali. Madre Maravillas ben comprese quanto fosse vana la fede senza le opere, e come queste fossero una testimonianza più convincente di tanti bei discorsi. Scrisse dunque:"La carità verso Dio si misura dalla carità verso il prossimo e questa ruba il cuore del Signore...e anche quello delle creature".
Fu secondo questo spirito che fondò nel 1967, a Ventorro, collegi per bambini poveri privi di scuole e nel 1969 poté consegnare 16 case prefabbricate ad altrettante famiglie di baraccati. Tra il 1972 ed il 1974 Madre Maravillas aiutò e sostenne la costruzione di un rione di 200 abitazioni, con la chiesa e le opere sociali, a Perales del Rio, collaborando con il parroco locale. Con la bontà di coloro che si fidavano di lei e della sua opera, acquistò a Pozuelo di Alarcon (Madrid) una casa per accogliere le monache bisognose di assistenza medica, e un terreno per la costruzione di una clinica per le stesse monache di clausura. Ma il suo zelo apostolico fu volto soprattutto a condurre anime a Dio: "Che tormento è vedere il nulla di tutto ciò che non è Dio e dall'altro lato vedere una gran moltitudine di anime che ciecamente va dietro a questo nulla"; "questa vita passa come un volo, e l'unica cosa che vale è ciò che facciamo per l'altra". Innumerevoli le grazie purificatrici e unitive che Madre Maravillas visse nello stesso spirito di S. Giovanni della Croce reputandosi "un nulla, peccatrice" e, proprio per questo, gratuitamente amata da Dio.
 Con S. Teresa d'Avila ribadì il primato dell'orazione nel condurre l'anima - attraverso il cammino di perfezione - all'intima unione con Dio: "Solo l'orazione ci può salvare, con la nostra fedeltà in tutto".
Come S. Teresa di Gesù Bambino affermò che" la santità è molto semplice: è stare con fiducia e amore fra le braccia di Dio, volendo e facendo ciò che crediamo essergli più gradito".
Il Venerdì Santo del 1967 Madre Maravillas fu colpita da una polmonite e da allora andò sempre più indebolendosi, anche se non si risparmiava nella fedeltà alla Regola ed alle Costituzioni. Morì nel Carmelo di La Aldehuela l'11 dicembre 1974 ripetendo: "Che gioia morire carmelitana!". Il suo corpo emanava una delicata fragranza di nardo. Molti, attratti dalla sua fama di santità, ne invocarono l'intercessione ottenendo innumerevoli grazie. Giovanni Paolo II la proclamò Beata il 10 maggio 1998, in piazza S. Pietro a Roma.
Solo due mesi dopo, il miracolo che, il 4 maggio 2003, ne ha permesso la Canonizzazione, a Madrid, da parte dello stesso pontefice: la prodigiosa guarigione del piccolo argentino Manuel Vidar, di soli 18 mesi, che in seguito ad una caduta in una piscina d'acqua stagnante, aveva subito gravi complicazioni cardio-circolatorie, entrando in coma profondo.
Madre Maravillas si distinse per la sua fedeltà nel compiere anche nei minimi dettagli la Regola e le Costituzioni delle Carmelitane Scalze. Lei, Figlia della Chiesa quanto lo era Santa Teresa, fu accusata ingiustamente di resistenza nell'attuare certi cambiamenti che voleva il Concilio Vaticano II. Non è vero: quello che fece fu chiedere con umiltà a Roma che si conservassero quanto più possibile le tradizioni Teresiane, cosa che ottenne e il buon esito le diede ragione.  Sopportò con pazienza e spirito di fede e amore le infermità.
Seppe soprattutto scoprire Dio presente nelle minime azioni umane dei superiori e visse l'eroicità dell'obbedienza ad esse.
La sua spiritualità si esprimeva nella preghiera continua, nell'eccezionale povertà sua e dei suoi monasteri, nella vita austera sostenuta dal lavoro, (migliaia furono le corone fatte di petali di rose che uscirono dai suoi conventi), che permetteva di mantenersi e di aiutare così anche grandi iniziative ecclesiali, sociali e benefiche che ancora parlano di lei.
L'amabilità di Madre Maravillas e la delicata carità con cui seppe correggere le consorelle secondo verità, fece sì che fosse"obbedita senza comandare".Quanti la conobbero dicono che si vedeva Dio in lei. Molte anime religiose guardavano a lei come ad un sicuro faro che indica il cammino. La sua persona e la sua presenza irradiavano pace, sicurezza, coraggio e speranza in tanti cuori vacillanti.
Grandissima fu la sua umiltà, come si rileva da un foglio scritto di suo pugno che si trovò a Duruelo dopo la sua partenza per Arenas e che le sue Figlie considerano come il suo Testamento. Dice così:
"Figlie mie carissime, nel caso il Signore volesse chiamarmi a Sé in qualunque momento, desidero farvi alcune preghiere con tutto il cuore. La prima, di perdonarmi il molto che dovete perdonarmi per amore di Cristo nostro Bene, non prendendo in niente esempio da quello che, per disgrazia, avete visto in me, che sono soltanto una cattiva monaca. La seconda, che mi raccomandiate al Signore perché ne avrò molto bisogno e che cerchiate di vivere come merita l'amore del nostro Dio con quella umiltà e carità che a Lui tanto piacciono, dimentiche totalmente di voi stesse. La terza, se volete farmi piacere e compiere i miei desideri, non venite meno alla verità parlando di me come, per esempio, nella lettera commemorativa. Per riuscire sincera, dovrebbe certamente presentare i cattivi esempi; ma almeno sia breve e dica che avevo grandi desideri".
Dando un ultimo sguardo alla sua vita così ricca, possiamo dire che la sua missione principale è racchiusa nelle parole che ripeteva spesso alle sue figlie e nelle quali vedeva in sintesi tutta la vita di una carmelitana: Che cosa debbo fare in terra se non vivere una vita d'amore con il Re del Cielo?    
Rita ocds