28 marzo 2013

Gesù, dal servizio ai fratelli alla solitudine del Getsémani

Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi,
anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri (Gv 13, 14)

Stasera, come spiega nel libro "La Grande Settimana", Anna Maria Cànopi osb,  "ci accingiamo a partecipare alla cena della fraternità con il desiderio di essere pienamente riconciliati con Dio e i fratelli. Ed ecco che Gesù stesso presente in mezzo ai noi ci prepara al suo dono, chinandosi su di noi per lavarci i piedi in segno di purificazione (...). Non è una suggestiva commemorazione del gesto compiuto da Cristo duemila anni fa, ma è un'azione che opera ora in noi ... la stessa purificazione che  operò negli apostoli.   
"La lavanda dei piedi è un invito alla fraternità universale, nella carità.

Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, compie proprio lui, il Maestro e il Signore, il gesto di servizio più umile ... L'amore inizia dall'umiltà.

Il gesto di Gesù, la cena con i dodici, l'istituzione dell'Eucaristia... ma per Lui, l'ora è ben altra. Non più quella della condivisione, nemmeno quella dell'amicizia... Gesù prova sulla propria pelle il dolore del tradimento e poi l'abbandono, l'angoscia fino alla consegna della propria volontà nelle mani del Padre ... E si rifugia fra le braccia del Padre. Da Solo a Solo.


"(Gesù) raccoglie amici, ma la delusione dell'amicizia tradita non gli viene risparmiata, come non gli viene risparmiata neanche l'incomprensione dei discepoli bene intenzionati, ma deboli.
Alla fine vi è la solitudine dell'ora di angoscia sul Monte degli Olivi, quando i discepoli dormono: nel suo più intimo rimane incompreso.
Accanto a questa solitudine dell'incomprensione vi è un altro genere ancora di solitudine, l'essere solo di Gesù. Egli ha vissuto la sua vita, partendo fa un punto nel quale gli altri non possono penetrare, l'essere solo con Dio. 
(Joseph Ratzinger in  "Il Cammino Pasquale", esercizi spirituali 1985).

Ciascuno di noi nei momenti più cupi dovrebbe aver presente questo momento della vita di Gesù ed essere consapevoli di vivere anche noi "l'ora di Gesù"

Offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Colui
che poteva liberarlo da  morte e fu esaudito per la sua pietà (Eb 5, 7)

FACCIAMO ORAZIONE CON TERESA DI GESU'

Santa Teresa di Gesù, maestra di orazione, diceva “Guardiamo Lui che ci guarda”. (...) Immagina lo stesso Signore vicino a te, e guarda con quale amore ti sta guardando (...) Mai lo Sposo distoglie i tuoi occhi da te (...)  Lo troverai nella misura in cui lo desideri … se sei triste o in mezzo a qualche problema, guardano nell’Orto degli Ulivi (...) o sotto il peso della croce.
Lui non attende che questo, che noi lo guardiamo. (…) Facciamogli compagnia, parliamogli, sollecitiamolo, umiliamoci”. 
“La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me” disse Gesù  agli apostoli nell’Orto del Getsemani. Scrive Teresa nel Libro della Vita: “Mi trovavo molto bene con l’orazione dell'orto dove gli facevo compagnia. Pensavo al sudore e all'afflizione che vi aveva sofferto, e desideravo di potergli asciugare quel sudore così penoso.