17 marzo 2013

La santità genera santità (1)


Giovedì 14 marzo nella Chiesa dei SS. Teresa e Giuseppe a Napoli, si è celebrato solennemente il 65° anniversario della morte della beata Giuseppina di Gesù Crocifisso. A presiedere Sua Eccellenza mons. Marcello Bartolucci, Segretario della Congregazione delle Cause dei santi. Pubblichiamo, di seguito, una sintesi della sua omelia:

Siamo qui così numerosi e così raccolti, invitati a ricordare una beata che appartiene a questo monastero e alla città di Napoli. Questo monastero e l’intera chiesa di Napoli sono orgogliosi di aver ricevuto da Dio un dono così grande di santità. Una città e una Diocesi che generano  santi dimostrano di essere vive e vitali, il fermento, il lievito di una nuova umanità.
Mentre mi stavo preparando per venire ai Ponti Rossi, mi è venuto il desiderio di sapere se al tempo di madre Giuseppina vi fossero nell’Archidiocesi di Napoli altri santi, cristiani di cui oggi si stia celebrando la causa di beatificazione e canonizzazioni. Sapevo che non era sola, mai però avrei immaginato che negli anni in cui visse (1894-1948) ci fossero decine e decine di servi di Dio, di beati e di santi che hanno vissuto il vangelo  con una radicalità e esemplarità degni di essere ricordati e imitati. La memoria dei santi serve a ricordarci che il vangelo non è un percorso riservato a pochi.
Tutti siamo chiamati da Dio a essere nuove creature, a vivere in comunione con Lui. Il mondo si salva se entra nel circuito del pensiero e della vita di Cristo. Il successo di ciascuno sta nel diventare un riflesso della santità, della bontà, della bellezza di Cristo.
Così la b. Giuseppina e gli altri santi sono stati un prolungamento della presenza e dell’azione di Cristo nelle loro famiglie, nelle loro parrocchie, nelle loro comunità religiose. La somiglianza con Cristo le ha rese persone positive, buone, utili ai loro contemporanei. I veri cristiani fanno del bene, portano consolazione, curano, educano, perdonano, guidano gli  altri alla verità, alla giustizia, alla fede. La b. Giuseppina è una risorsa per la città. Anche con la sofferenza possiamo contribuire. Tutti abbiamo la nostra porzione di sofferenza: non sciupiamo questa moneta che Dio pone nelle nostre mani.
Spesso non diventiamo santi perché aspettiamo tempi, occasioni migliori. Non ci impegniamo nel tempo e nel modo in cui ci ha connotato la provvidenza. E la prima opportunità l’abbiamo adesso, non domani, non altrove; ma adesso, qui. La prima opportunità è la famiglia. Il cui ruolo è insostituibile Cominciamo di lì, cominciamo da noi stessi. Quasi sempre i santi hanno avuto famiglie esemplari. La santità genera santità, la bontà genera la bontà.
Così dalla famiglia di Giuseppina vennero gli assi portanti della sua santità. Non ci sarebbe la beata se accanto a lei non ci fosse stata una buona famiglia.
Il valore di una persona è dato dalle sue opere che esprimono coerenza con la fede. E lei si impone alla nostra ammirazione per la sua fede concreta, vissuta, donna di preghiera, continua disponibilità agli altri. Suor Giuseppina fece un bene immenso e la vostra presenza qui è il segno del bene che fece. Le opere buone sono rese più preziose dalle incomprensioni e dalla ingratitudine.
Stando vicino a Dio con la preghiera aveva modellato il suo cuore su quello di Dio imparando ad amare tutti e a pregare per tutti quelli che le si affidavano o le affidavano. E si sacrificava per loro.
Siamo qui, questa sera, non solo per ricordare la santità di questa monaca napoletana. Non solo per cercare di imitarla, ma anche per pregarla con fiducia e affidarci alla sua intercessione.