14 marzo 2013

Quando l'orazione genera figli

Dipinto a olio realizzato da p. Vincenzo Caiffa ocd
"Questa è la mia vita, o Gesù: attività di obbedienza, di fede, di zelo senza stancarmi, per portarti anime, per condurle a te, o Gesù. Ciò vuol dire dar loro la pace, la serenità, il conforto nella vita. che importa che mi costi sacrificio? Non mi hai tu resa mamma delle anime"

Così scriveva Suor Giuseppina di Gesù Crocifisso carmelitana scalza nata a Napoli il 18 febbraio 1894 e morta il 14 marzo 1948. Essere nascosti con Cristo in Dio non esclude l'apostolato dell'amore, la maternità, la paternità. E la B. Giuseppina ne è un luminosissimo esempio. Per spiegarlo suor Gabriella della Natività, carmelitana scalza e biografa della beata ha utilizzato, nel testo "... Ciò che fa l'amore", una frase del carmelitano Joseph Schryvers "Divenire un punto focale su cui si concentrino i raggi dell'amore divino, per spandersi poi su altre anime".
Oggi - a 65 anni  dal ritorno al Cielo della beata Giuseppina che tanti pellegrini richiama ancora al monastero dei Ponti Rossi- la nostra fraternità, alle ore 18, si riunisce in preghiera con la comunità claustrale delle 22 monache e i fedeli  (tantissimi e non solo napoletani) della beata nella chiesa del monastero delle carmelitane scalze, in cui cui visse, intitolata ai SS. Teresa e Giuseppe. E proprio alle 18, ora in cui la carmelitana scalza, che tutti già chiamavano "la monaca santa", tornò alla casa del Padre, sarà celebrata una Messa solenne, presieduta da sua eccellenza mons. Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei santi.
Come fraternità, gruppo di laici che cerca, ispirandosi alla spiritualità carmelitana teresiana, di vivere questo carisma scoprendone l'attualità nella nostra vita, è bello poter scoprire attraverso figure come quella della Beata come la preghiera contemplativa apra nei cuori una potenzialità senza misura. Davvero si può divenire madri, padri, amici di persone fino a un momento prima sconosciute. Forse, un giorno, scopriremo di essere stati accanto - con l'orazione - anche a qualcuno che non avevamo mai incontrato prima, ma che il Signore proprio nella preghiera ci ha affidato.