26 agosto 2013

La Trasverberazione raccontata da Edith Stein

Il 26 agosto l'Ordine celebra la memoria della trasverberazione del cuore di Teresa d'Avila. Il racconto dell'evento, già messo on line lo scorso anno (vedi qui) fatto dalla stessa Teresa di Gesù, vogliaso questa volta affidarlo alle parole di un'altra figlia di Teresa, Teresa Benedetta della Croce che fece riferimento all'esperienza mistica vissuta dalla fondatrice del Carmelo Scalzo, nel libro "Scienza Crucis", dedicato a San Giovanni della Croce.
Scrive Teresa Benedetta:
Il nostro Santo riferisce qui una descrizione particolareggiata del come l'anima possa venir trafitta da un serafino con un dardo o con una freccia infuocata. E' difficile ch'egli non si riferisca ad un fatto ben preciso, ossia alla trasverberazione della nostra S. Madre Teresa.
Però la descrizione di S. Giovanni ci dà parecchi elementi notevoli, non registrati dalla S. Madre nel suo rapporto. Ciò non può destare meraviglia, perché essa aveva aperto interamente la sua anima a Giovanni della Croce, esprimendosi allora indubbiamente con molto meno reticenza di quello che non abbia fatto nella sua narrazione letteraria. L'anima - egli dice - « sente la sottile ferita e l'azione curativa dell'erba medicamentosa in cui era stato intinto il dardo feritore, come una acuta puntura nella sostanza dello spirito, come se le venisse trafitto il cuore dell'anima. Ed è in questo intimo punto ove s'è prodotta la ferita, situato, come sembra, in centro al cuore dello spirito, che si sente la più alta intensità del godimento. Ora, chi potrà parlarne come si conviene? L'anima infatti sente là dentro come un minutissimo grano di senapa, ma fornito di un'attività e d'una caloria formidabile, che irraggia attorno a sé un vivo e rovente fuoco d'amore.
Questo fuoco, sprigionato dalla sostanza e dalla virtù di quel punto vivo dove agisce la sostanza e la virtù curativa dell'erba, si ha l'impressione di sentirlo diffondersi sottilmente per tutte le vene spirituali e sostanziali dell'anima... Sotto la sua azione, l'anima sente il suo ardore rinfocolarsi e crescere. In questa sensazione di bruciore, il suo amore va così depurandosi da sembrarle d'essere invasa da un mare di fuoco che avvolge da cima a fondo gli elementi nelle sue vampe lingueggianti, allagando tutto d'amore. Sicché l'universo intero pare all'anima un oceano d'amore, in cui essa si trova sommersa, senza vedere né l'orizzonte né la fine di questo mare d'amore... pur continuando a sentire in sé il centro diffusore di tutto quell'amore. Riferendosi al diletto che l'anima prova in questi frangenti, non si trovano parole adatte. Si può solo dire che essa comprende ora come, nel Vangelo, il regno di Dio sia così appropriatamente paragonato al grano di senapa che quantunque tanto piccolo, per la sua caloria vitale cresce sì da trasformarsi in grande albero (Mt. 13, 31). L'anima infatti si vede trasformata in un immenso fuoco d'amore, che nasce proprio da quel piccolo punto acceso situato nel cuore dello spirito.

Poche sono le anime che giungono a tanto. Ma alcune vi sono arrivate, specialmente quelle di certi uomini la cui virtù e il cui spirito avrebbero dovuto poi trasmettersi ai loro discendenti. In realtà Dio ha sempre dato ai capi ricchezza e valore primeggianti nello spirito, a seconda della maggiore e minore figliolanza che essi avrebbero poi avuta nella loro linea dottrinaria e spirituale». (Anche questo rilievo allude alla S. Madre Teresa).
(Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein in Scientia Crucis)