La Lezione di Maria



Dal corso di formazione a Montecompatri per i membri dei Consigli delle Fraternità OCDS toscane e romane ("Commissariato Commissariato OCD “San Giuseppe” del Centro Italia) 

L'intervento del Delegato Generale  P. Alzinir Debastiani ocd ci aiuta a comprendere il senso di alcune devozioni: non fine a se stesso, a rituali o superstizioni, ma segno di un insegnamento profondo di stile cristian.: Ecco la lezione di Maria Aparacida, illustrata da un brasiliano doc e dalle parole di Papa Francesco


Carissimi confratelli,
Siamo qui in questi giorni per condividere nostra  fede in Gesù e la nostra comune vocazione al Carmelo Teresiano. È bello condividere la stessa fede ricevuta nel Battesimo. Quando questa arriva al cuore,  ci porta alla scoperta della gioia come frutto dello Spirito del Signore che ci spinge a vivere il suo messaggio insieme agli altri e condividendolo nell’apostolato.
Nell’Ordine abbiamo la presenza costante della Vergine Maria, Madre nella fede del Verbo incarnato, il quale Lei ha accolto nel grembo.
E proprio nel Vangelo che appena l’abbiamo ascoltato appare questo legame tra l’ascolto nella fede della Parola e il vero gaudio che ne deriva di esso, quando Gesù afferma davanti all’esclamazione di una donna dalla folla che intende esaltare il grembo che lo ha portato e il seno che lo ha allattato.  Gesù invece rivela il segreto della vera gioia: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28). Gesù fa vedere che la vera grandezza di Maria è l’ ascolto e l’osservanza della Parola di Dio. Allora, questa risposta di Gesù apre anche a ciascuno dei credenti la possibilità di partecipare a quella gioia che nasce dalla Parola ascoltata e messa in pratica (cf. VD 124), e porta ad avere un’esistenza totalmente modellata dalla Parola, se ci inseriamo in quel  mistero che è la “peregrinazione nella fede” (LG 58), secondo l’esempio di Maria, Madre e Sorella. Anche a noi se  ci lasciamo trasformare dall’amore di Cristo, il Padre e lo Spirito prendono dimora nel nostro cuore (cf.: Gv 14,23; VD 28; Cost. OCDS 30).
Ma vorrei condividere con voi alcuni pensieri in più sulla   Madonna, che  in Brasile giusto oggi la ricordiamo col nome di “Aparecida” – vuol dire, Apparsa, che ha anche dato il nome della città dove si trova il Santuario Nazionale, tra Rio e S. Paolo.
La storia della devozione incomincia con il ritrovamento dell’immagine nell'ottobre 1717, nelle acque del fiume Parnaiba.  La statuetta  è trovata da  tre pescatori che in un giorno di pesca infruttuosa tirano su una statuetta di argilla di Maria priva di testa. Dopo aver gettato nuovamente le reti, pescano la parte mancante e ne compongono un’immagine della Immacolata. Gettano le reti un’altra volta e hanno pesci in abbondanza. Per quin­dici anni la statua rimase nella casa di uno di loro, dove i vicini si riunivano per pregare il rosario. La devozione cominciò a diffondersi nello stato di San Paolo e dopo in tutto il Brasile. Oggi è  uno dei grandi centri  di pellegrinazione mariana in Brasile, con circa di 12 milioni di visite all’anno.   Il Papa Francesco vi è andato il 24 luglio scorso per affidare alla Madonna la GMG di Rio. 
      E qui vorrei ricordarvi alcuni dei suoi pensieri in cui, partendo della  storia di Aparecida, Papa Francesco  fa delle bellissime riflessioni  e coglie un simbolo per la missione della Chiesa. In particolare lo fa nell’incontro con i vescovi della Conferenza Episcopale il 27 luglio. Penso che le sue riflessioni possono aiutarci.
Aparecida è come una lezione perenne di Dio su se stesso e sul suo modo di agire. Una lezione dell’ umiltà di Dio. La ricerca dei pescatori con i suoi mezzi semplici, la barca, la rete, con il suo risultato fallito ci fa vedere che, quando Dio vuole, Egli stesso nel suo Mistero si lascia scoprire: le acque profonde nascondono la possibilità di Dio. “Lui  arriva di sorpresa, chissà quando non Lo si aspettava più. La pazienza di coloro che lo attendono è sempre messa alla prova. E Dio è arrivato in modo nuovo, perché Dio è sorpresa: un’immagine di fragile argilla, oscurata dalle acque del fiume, anche invecchiata dal tempo. Dio entra sempre nelle vesti della pochezza”.  
     
“C’è qui un insegnamento che Dio ci vuole offrire. La sua bellezza riflessa nella Madre, concepita senza peccato originale, emerge dall’oscurità del fiume. In Aparecida, sin dall’inizio, Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è diviso. Muri, abissi, distanze presenti anche oggi sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione.”
Poi Papa Francesco aggiunge: «Le acque sono profonde e tuttavia nascondono sempre la possibilità di Dio”. E Dio arriva di sorpresa e siamo chiamati a “lasciarsi sorprendere da Dio. Chi è uomo, donna di speranza - la grande speranza che ci dà la fede - sa che, anche in mezzo alle difficoltà, Dio agisce e ci sorprende. I pe­scatori non rifiutano o svalutano quella fragilità buttando via i pezzi della statua rotta; portano a casa questa statuetta, che è accolta nella sua casa.
     E i pescatori rivestono la statuetta della Vergine pescata, come se lei avesse bisogno di essere riscaldata. Quindi chiamano i vicini e si riuniscono intorno ad essa per pregare: “Dio chiede di essere messo al riparo nella parte più calda di noi stessi: il cuore. Poi è Dio a sprigio­nare il calore, di cui abbiamo bisogno”. “I pescatori coprono quel mistero della Vergine con il manto povero della loro fede. Chiamano i vicini per vedere la bellezza trovata; si riuniscono intorno ad essa; raccontano le loro pene in sua presenza e le affidano le loro cause”.
    È questa, paradigmaticamente, l’esperienza della comunità ecclesiale. “La Chiesa ha sempre l’urgente bisogno di imparare:  Le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri, perché sempre è Lui che agisce”.
    Poi aggiunge un altro pensiero: “il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore. Servono certamente la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti.…
    Un’altra lezione:  la Chiesa “non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono darsi da sé, cioè Dio. … Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile “pescare” Dio nelle acque profonde del suo Mistero”.
Carissimi, abbiamo nella Madonna il modello perfetto del credente. “Ella ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio nella Scrittura e nella vita, a credere in essa in tutte le circostanze per vivere le sue esigenze” (Cost. OCDS 29). Lei ci insegna a credere con tutto il cuore, a lasciarci sorprendere da Dio, ad accogliere la sua Parola che è suo Figlio Gesù e ad affidarsi a Lui nella amicizia. Di questa amicizia  ci viene  la forza per  attuare il suo comandamento di amare come Lui ci ha amato. E di qui avremmo la forza creatrice che costruisce il Regno, la Chiesa, le nostre famiglie e le nostre Comunità…                  
  Montecompatri, 12 Ottobre 2013
   Fr. Alzinir Francisco Debastiani - OCD

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