23 novembre 2013

Gesù, l'emorroissa e noi

La fraternità si è riunita oggi per l'esercizio della Lectio Divina. Il brano scelto, particolarmente significativo a conclusione dell'anno della fede (domani ufficialmente chiuso dalla celebrazione del Papa in piazza San Pietro) è il racconto dell'incontro fra Gesù e l'emorroissa.

Storia:  Dal Vangelo di Marco (5, 25-34) La guarigione dell’emorroissa.
 Leggiamo una prima volta il brano
Dove ci troviamo: Siamo nei pressi del mare di Galilea.


Quello che è definito Mare di Galilea in realtà è il più grande lago di acqua dolce della Terra, intorno al quale scorre il fiume Giordano. Assume vari nomi. Nell’A.T. è chiamato mare di Kinneret, nel nuovo è il lago di Tiberiade o di Genèsaret. E’ la sede principale della predicazione di Gesù, su una delle sue rive aveva chiamato Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. E’ il lago della tempesta (Il lago, per la sua posizione sotto il livello del mare e le sue alte sponde, è soggetto a fenomeni meteorologici improvvisi: le sue tempeste sono brevi ma violente.), quello sulle cui acque camminò Gesù e anche il luogo dove Gesù Risorto si manifestò ai discepoli.
Intorno a questo lago c’è Cafarnao, c'è la città di Tiberiade, poco distante il monte delle beatitudini.
Il Lago di Tiberiade visto dal monte delle Beatitudini


Il lago di Tiberiade
 
Scena:   Prima di quest'incontro Gesù è raggiunto da un uomo che gli chiede di guarire la figlia dodicenne in fin di vita. il Maestro s’incammina con lui verso casa. Lo seguono gli apostoli e una grande folla, data la fama di guaritore che Gesù ha acquisito (nel suo Vangelo, Marco racconta la guarigione della suocera di Pietro, un indemoniato a Cafarnao, un lebbroso, un paralitico, un uomo dalla mano inaridita, un altro indemoniato a Gerasa).
 Tra la folla, sporge all'improvviso la mano di una donna; si allunga verso il mantello di Gesù. Questa donna  per via della sua malattia è debole, avvilita e timorosa poiché con il suo gesto sta infrangendo le norme giudaiche: nel Levitico una donna che perde sangue è considerata impura (15.19 ss.) e obbligata a non avere rapporti con gli altri, ne tanto meno a toccarli.
La donna tocca Gesù e Lui seppur spintonato dalla folla è come se percepisse soltanto quel tocco.Cerca allora un contatto visivo con la donna, vuole che emerga dalla folla, che dia la sua testimonianza di fede. L'ha già sanata, ma non basta. Vuole che la sua fede sia consapevolmente espressa, davanti a tutti e che la sua dignità di persone le sia pubblicamente restituita. Così l'audacia di "prenderlo alle spalle" si traduce in un sublime faccia a faccia.
"Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male". 
Rileggiamo il brano sottolineando tutto quello che ci ha colpito.
Colloquio di amicizia: Chiedo al Signore la grazia di conoscere nell’intimo che cosa desidera che io impari da questo brano?
Che cosa dice oggi alla mia vita, al mio cammino di fede. Mi sono fermato a toccare le frange del mantello? Non oso vivere pubblicamente la mia fede? Non mi sento degno di essere amato da Dio? Come comunico con Lui? Quanta fiducia ho nella sua capacità di salvarmi?