09 novembre 2014

Teresa di Gesù una donna che seppe ri-cantare l’Amore




Una vita alla ricerca di Dio
di p. Arturo Beltràn OCD


Introduzione.
In questa prima conferenza parlerò sulla figura di Santa Teresa di Gesù, ma prima di continuare vorrei porvi una domanda: chi era Teresa di Gesù? Molti di voi risponderanno subito: “una santa!”. Ed è vero; ma il concetto di santità che noi abbiamo, che purtroppo ancora è molto debitore della spiritualità barocca, ci può far sbagliare su come comprendere la figura di Santa Teresa. Poiché questa idea è già un filtro che non ci permette di capire la sua realtà umana e ce la fa apparire una santa piena di fenomeni mistici fin dalla sua nascita. Niente di più sbagliato, perché anzitutto Santa Teresa è una donna, un essere umano come noi, una persona di carne e ossa che pian piano, con i propri sforzi e la grazia di Dio, ha saputo darsi completamente all’amore di Dio.
Avvicinarsi alla figura di Teresa di Gesù senza una minima preparazione può, quindi, darci un’immagine sbagliata, più mentale e devozionale che reale della profondità e dell’importanza che Teresa ha avuto nella vita della Chiesa e del nostro Ordine; un’immagine che non ci permette di cogliere tutto il nutrimento che può apportare la sua esperienza e la sua dottrina.
Fino a una cinquantina di anni fa, quando si studiava Santa Teresa, la sua biografia era più una agiografia che una vera biografia. Soltanto applicando metodi critici e criteri storici corretti potremmo capire e comprendere la sua figura, in tutta la sua profondità e ricchezza. Facendo sempre attenzione al fatto che Santa Teresa nacque cinquecento anni fa e visse in una società molto diversa dalla nostra culturalmente, religiosamente, socialmente e politicamente.
 Le fonti. Per conoscere la vita di Santa Teresa di Santa Teresa di Gesù abbiamo parecchie fonti di diverso valore. Molte devono essere ridimensionate e lette con una grande attenzione per tutto quello che abbiamo detto prima. La fonte principale è l’autobiografia scritta dalla stessa santa (nel 1562 per la prima redazione e fra il 1565/66 per la seconda). Di questa autobiografia, oggi nota come “Il Libro della vita”, è molto interessante sono i numerosi dati biografici, quello che dice e anche quello che non dice: il “pleito di hidalguía” e tutte le dispute legali avute fra i figli dopo la morte di D. Alonso Sanchez. Possediamo anche una fonte molto importante come i processi di beatificazione e canonizzazione iniziati subito dopo la morte di Santa Teresa e pubblicati dall’Editoriale Monte Carmelo de Burgos negli anni ’30 del 1900. Anche qui dobbiamo fare molta attenzione perché sono scritti molto parziali nei quali si vede a Santa Teresa esclusivamente come una santa. Sono poco oggettivi. Possiamo dire che a volte l’occasione in cui si raccontano più bugie (inconsapevolmente) è in un processo di beatificazione e canonizzazione. Sono risposte a stereotipi dell’epoca e all’immagine di santità che si aveva. Vero è che allo stesso tempo ci danno molti dettagli della vita di Santa Teresa. Non possiamo dimenticare: le diverse opere e testimonianze scritte dalle persone che hanno conosciuto Santa Teresa fra i quali possiamo distaccare Jerónimo Gracián e Maria di San José; i dati che ci dà Julián de Ávila, cappellano del monastero di San Giuseppe che accompagnò Santa Teresa in molte fondazioni, che è disponibile in italiano; le biografie che scrissero il gesuita Francisco de Ribera e quella del vescovo di Tarazona e confessore di Santa Teresa Diego de Yepes (che molto probabilmente in realtà fu scritta da Tomás de Jesús). Senza dimenticare tutte le altre biografie e gli studi più recenti.
       Quindi abbiamo molti dati di prima mano per conoscere la vita e la spiritualità di Santa Teresa. 

2.- Teresa di Gesù. Biografia di amore.
       Santa Teresa di Gesù nasce ad Ávila il 28 marzo di 1515, figlia di Alonso Sánchez de Cepeda y di sua moglie Beatriz de Ahumada. In un libro nel quale compilava la nascita dei suoi figli, scrisse: “In mercoledì vent’otto giorni del mese di marzo del mille cinquecento quindici, nacque Teresa, mia figlia, alle cinque del mattino, mezz’ora più o meno, che fu il detto mercoledì quasi uscendo il sole. Fu il suo padrino Vela Núñez e madrina D. Maria del Aguila, figlia de Francisco Pajares”. Fu battezzata il 4 marzo, Mercoledì Santo, ricevendo il nome della nonna materna: Teresa.
Teresa è figlia del secondo matrimonio di D. Alonso. Il primo matrimonio era stato celebrato nel 1505 con D. Catalina del Peso. Da questa unione nacquero due figli: Maria y Juan. D. Catalina morì l’8 settembre 1507. Nel 1509, D. Alonso, che aveva 29 anni, si sposò nuovamente con D. Beatriz de Ahumana, che aveva 14 anni. Da questo secondo matrimonio nacquero altri 10 figli. Dei suoi nove fratelli e tre sorelle Teresa parla nella sua biografia (V 1,4). Senza fare distinzione fra il primo e secondo matrimonio.
Santa Teresa ci da molti dati biografici e spirituali della sua infanzia. Il primo dato che traspare è la sua affettività. Forse questa è la caratteristica principale di Teresa: è amata da tutti, quasi con esclusività. Ce lo dice la stessa Santa dopo aver parlato delle grandi virtù di suo padre, certamente una persona eccezionale. Anche se convertito dal giudaesimo in tenera età era un cristiano sincero. Santa Teresa ci confessa “eppure io ero la più amata di mio padre” (V 1,3). Di sua madre era anche amica e confidente  e leggevano insieme i libri di cavalleria “ne facilitava la lettura dei libri di cavalleria” (V 2,1) lettura che suo padre non approvava. Anche con i fratelli aveva un grande intimità “Io li amavo (i fratelli), ed essi ricambiavano il mio affetto” (V 1,4). Con loro sapeva essere amica e complice. Più tardi confesserà “È questa una altra grazia di cui devo essere a Dio molto riconoscente, perché ho trovato affetto ovunque sono stata, mentre io non l’ho ripagato che da quella che sono” (V 3,3).
Fra tutti i fratelli con uno aveva più intimità: Rodrigo, nato qualche anno prima forse nel 1511. Con lui, Teresa leggeva le vite dei santi e immaginava con lui di essere martiri. Sono le premesse della vocazione. Quindi la principale caratteristica umana di Teresa è che dimostra di essere una ragazza aperta, molto affettuosa e amata. 
L’ingresso all’adolescenza viene segnato dalla morte di sua madre, verso la fine 1528 o inizi del 1529 (V 1,7) a soli 34 anni. Santa Teresa aveva ormai già 13 anni. La mancanza della madre fece sì che Teresa si lasciasse influenzare da quanto aveva letto nei libri di cavalleria. Si lasciava così attrarre dagli abiti belli, le cure di bellezza, i principi giovani:  “Comincio a vestirmi con ricercatezza e a desiderare di comparire. Avevo somma cura delle mani e dei capelli. Usavo profumi e ogni altra possibile vanità: tutte cose che io per essere molto raffinata non mi bastavano mai” (V 2,2). A questo si deve aggiungere l’influsso di alcuni cugini più grandi di lei, che le volevano molto bene e dei quali si era diventata il leader “Erano quasi della mia età, un po’ più grandi. Stavamo sempre insieme, e mi amavano molto. Discorrevo con loro di tutto ciò che volevano e ascoltavo con piacere la storia delle loro affezioni, i loro progetti e tant’altre  cose che non avevano nulla di buono” (V 2,2). Fra questi cugini forse Teresa trova il suo primo amore secondo le parole che ci dice: “credo che a giustificarmi di quelle mie conversazioni ci fosse la possibilità che tutto finisse con un buon matrimonio. Inoltre avevo consultato il mio confessore e varie altre persone, e mi avevano risposto che in molte cose non vi era peccato” (V 2,9).
La Teresa adolescente è una ragazza molto aperta che comincia a conoscere l’amore umano, e suo padre rischia di “perderla”. Lui e la sorella maggiore non vedevano di buon occhio il suo cambiamento di Teresa e cercarono di persuaderla di tornare alla vita di virtù e dedizione di prima. “Mio padre e mia sorella si mostravano poco contenti delle mie relazioni con quella parente e mi rimproverano spesso” (V 2,4).
Con questi dati possiamo capire quale era l’ambiente che si viveva in casa di D. Alonso, cioè era un ambiente molto religioso, internamente ed esternamente, penso che oggi diremmo un ambiente molto bigotto. Teresa ha parlato di molte preghiere e devozione, il rosario, la Madonna… ma non la persona di Gesù. Si tratta di una religiosità sincera la sua, ma molto formale ed sterna.
Agli inizi del 1531 si sposa la sorella più grande, Maria, con D. Martín de Guzman e vanno a vivere a Castellanos de la Cañada un paesino della provincia di Ávila. Teresa non poteva rimanere senza controllo. La sorella grande e il padre decidono di rinchiuderla come educanda nel monastero di monache agostiniane di Santa Maria di Grazia della stessa città di Ávila. Ci racconta l’accaduto la stessa Santa “fui rinchiusa in un monastero del luogo dove si educavano giovanette della mia condizione, ma assai migliori di me. Lo si fece con tanta precauzione che non lo seppimo che io e qualche mio parente, perché si attese una circostanza assai propizia, quella dello sposalizio di mia sorella, dopo il quale non doveva sembrare ben fatto che io rimanessi sola e senza madre” (V 2,6).
Questo è un momento molto difficile per la giovane Teresa abituata a muoversi, girare, condividere con le amiche e i ragazzi più grandi di lei. Ce lo racconta la stessa Santa: ”Vi ero entrata molto inquieta, ma dopo otto giorni, ed anche meno, mi sentivo più felice che non in casa  di mio padre” (V 2,8). I suoi amici non si rassegnano a perdere il loro capo e confidente e tentano di comunicare con lei ma non ci sono molte possibilità “Tuttavia il demonio non lasciava di tormentarmi, inducendo quelli di fuori a disturbarmi con messaggi. Ma siccome non era cosa molto facile, la persecuzione cessò presto” (V 2,8).
In questo momento Teresa ci da un dato molto importante al quale già siamo abituati, in poco tempo si fa amica di tutte e diventa il centro del gruppo: “Tutte mi volevano bene, perché Dio mi ha dato la grazia di piacere a chiunque, e ne erano molto contente” (V 2,8).
Un incontro importante. Nel monastero delle agostiniane, Teresa fa un conosce una persona che segnerà tutta la sua vita e tutta la sua spiritualità: la monaca incaricata delle educande, Maria de Briceño. Non sappiamo molte cose di questa monaca, ma doveva avere una personalità e una spiritualità profonda e matura che colpì molto alla giovane Teresa “Dormiva con noi educande una buona religiosa, per mezzo della quale, come ora dirò, il Signore volle darmi la sua luce” (V 2,9). Teresa molto aperta verso la fiducia e l’intimità presto riesce a entrare in amicizia e intimità con questa suora, arrivando ad una tale confidenza che questa riesce a raccontarle l’origine della sua vocazione: “La buona e santa conversazione di quella religiosa mi andava a genio. Era molto santa e prudente, e godevo soprattutto nel sentirla parlare di Dio: cosa che mi è sempre piaciuta. Mi raccontava che si era fatta monaca per aver letto nel Vangelo che molti sono i chiamati e pochi gli eletti (Mt 15,15)” (V 3,1).
Quest’incontro e questa confidenza sono fondamentali: per la prima volta nella sua autobiografia entra il vangelo e la figura di Gesù. Adesso Teresa conosce e ha confidenza con una persona che ha sperimentato la figura di Gesù e la sua chiamata. Teresa ne rimane molto colpita. Forse era quello che veramente cercava la sua anima. Con questa confidenza anche il cammino spirituale di Teresa cambia totalmente, comincia a sentirsi anche lei “chiamata”: “La sua buona compagnia cominciò a riformare in me le abitudini perverse contratte con le compagnie cattive e ritornarmi nell’anima il desiderio delle cose eterne. La grande avversione che nutrivo per la vita del chiostro andò scemando a poco a poco” (V 3,1).Ormai non prega un Dio lontano, identificabile con il Dio dell’Antico Testamento, ma la persona di Gesù.
Dio comincia a chiamarla, ma Teresa ancora ha paura, ha desideri mondani di amare ed essere amata in pienezza anche se aveva paura del matrimonio “benché nel contempo temessi pure il matrimonio” (V 3,2) forse per quello che aveva visto in casa sua e conosceva del matrimonio di sua sorella. Come si vede sia nella dottrina che nel Cammino di Perfezione Santa Teresa non ha una buona immagine del matrimonio (C 22,7). Teresa comincia a sentire la vocazione “Recitavo tante orazioni vocali, e domandavo a tutti che mi raccomandassero a Dio, affinché mi facesse conoscere lo stato in cui voleva che lo servissi. Tuttavia desideravo che non fosse nel monacale” (V 3,2).  Dopo la sua permanenza in questo monastero è meno nemica dell’idea di diventare monaca ma non in quel monastero: “alla fine del mio educandato ero già più inclinata a farmi monaca, benché non in quel monastero, per ragioni di certi atti troppo austeri che mi sembravano esagerati” (V 3,2). Ma Teresa, come sempre, non è sola nei suoi pensieri né li tiene per sé, ma li condivideva con le altre educande “Mi confermavano in questa idea anche alcune delle più giovani, mentre se fossero state tutte di un parere, l’anima mia ne avrebbe avuto maggior profitto” (V 3,2).
La malattia. Forse le tensioni vocazionali si proiettano sulla sua delicata salute. Non si sa perché, ma Teresa si ammala e deve lasciare il monastero delle agostiniane “Mi mandò una malattia così grave che dovetti tornare in casa di mio padre. Guarita che fui, andai a far visita a una mia sorella che dimorava in campagna e che mi voleva molto bene …  anche suo marito mi voleva molto bene” (V 3,3). Strada facendo passa per casa di un suo zio fratello di suo padre chiamato, Pietro de Cepeda, che essendo uomo molto spirituale leggeva buoni libri “Lungo la strada abitava un fratello di mio padre, vedovo, di grande virtù e prudenza, che il Signore andava disponendo per se” (V 3,4). Questi vedendo sua nipote tanto devota le fece leggere libri di buona spiritualità. A Teresa non piacevano molto questi libri ma siccome era abituata a farsi volere bene, accettava: “simulavo di averne piacere, perché ho cercato di contentare chiunque, nonostante la ripugnanza che a volte sentivo” (V 3,4). Ma questo incontro la cambierà molto perché l’aiuterà a chiarire le proprie idee: “Rimasi con lo zio pochi giorni soltanto. Ma, grazie alla sua buona compagnia e a quanto leggevo e sentivo, l’anima mia subì una salutare impressione” (V 3,5).
La vocazione comincia a farsi sentire più forte, anche se Teresa non ne vuole sentir parlare e c’è una lotta interiore fra Dio che la chiama e il mondo che le piace molto. Anche se i suoi ideali di vita religiosa non erano i migliori: “Durai in questa lotta tre mesi, facendomi coraggio con questa ragione: che i lavori e le pene di essere monaca non potevano essere maggiori del purgatorio e che io che avevo meritato l’inferno, non era molto se restavo il rimanente della mia vita vivendo come in purgatorio e dopo potrei andare dritta in cielo. Questo era il mio desiderio” (V 3,6).
La lettura delle lettere di San Girolamo le diede la spinta finale di cui aveva bisogno. Alla fine vincerà Dio. “Lessi le lettere di San Girolamo, e ne ebbi tanto coraggio che mi decisi a parlarne a mio padre. Per me la cosa equivaleva alla stessa vestizione” (V 3,7). Ma suo padre non voleva allontanarsi dalla figlia prediletta, non vuole perderla, e le risponde con un netto rifiuto e con una sola speranza che solo dopo la sua morte avrebbe potuto fare quello che voleva (V 3,7).
Lei non poteva rimanere a casa, la chiamata di Gesù era molto forte, così decise di superare la barriera di suo padre scappando di casa per andare in monastero. Siccome Teresa era una leader per natura convinse anche suo fratello Giovanni ad andare in convento. Così la mattina del 2 novembre 1535 scappano della casa paterna, Teresa per il Monastero de la Encarnación e Giovanni per quello di San Tommaso dei domenicani, ma Giovanni presto farà ritorno a casa. “Mentre attendevo a maturare i miei disegni, avevo persuaso un mio fratello a farsi religioso, parlandogli delle vanità del mondo, e insieme decidemmo di portarci un giorno di buon mattino, a quel monastero ove stava l’amica che amavo”. (V. 4,1)

       L’affettività per Teresa è molto importante, sono impressionanti le parole che ci regala parlando di quando uscì di casa: “Mi pare dire con sicurezza che quando lasciai la casa di mio padre provai tale spasimo che non credo di doverlo sentir maggiore in punto di morte. Sembrava che le ossa mi si slogassero tutte per la gran forza che mi dovevo fare, perché l’amore di Dio non aveva ancora vinto quello della famiglia: la lotta fu tale che se il Signore non mi avesse aiutata, ogni mia considerazione sarebbe stata insufficiente. Egli mi dette la forza di trionfare di me stessa, e così potei condurre a termine i miei disegni” (V 4,1).          
La vita religiosa di Teresa. Entra in monastero il 2 novembre 1535 e dopo un anno di noviziato prende l’abito il 2 novembre di 1536 e fa la sua professione il 3 novembre 1537. L’inizio della vita religiosa è molto bello: “Appena preso l’abito, il Signore mi fece comprendere quanto favorisca coloro che si fanno violenza per servirlo. La gioia provata nel vedermi religiosa non mi venne mai meno fino ad oggi” (V 4,2). Teresa entra come “doña” donna, e quindi ha diritto ad una stanza con oratorio, cucina, e sala per dormire. La sua devozione è molto grande e fa attività di pulizia e cose simili anche se non doveva farle visto il suo rango, ma questo le dava devozione (V 4,2). Ci parla di una grande gioia, ma la vita nel monastero forse non è stata tanto facile come lei vuole mostrare anni più tardi. “Mi dimenticavo di dire che durante l’anno di noviziato ho sofferto moltissimo per cose da nulla. Talvolta mi sgridavano senza motivo e io lo sopportavo molto imperfettamente e malvolentieri” (V 5,1).
Anche nel monastero dove c’erano 160 monache Santa Teresa sarà al centro di un gruppo di monache, in una casa con tanta gente è normale che si formassero dei gruppi. Possediamo alcune piccole testimonianze di Teresa: ”Si diceva che dove stavo io le spalle erano al sicuro e godevano della medesima fama le mie stesse amiche, i miei parenti e quelle a cui insegnavo” (V 6,3).
Questa gioia non impedisce che poco dopo la sua professione le venga una misteriosa malattia -della quale lei ci da pochi dati- che la costringe a lasciare il monastero (V 4,5). Non sapendo che fare suo padre la porta da una guaritrice che si trovava in un paesino della provincia di Ávila chiamato Becedas, famoso soltanto per questo passo di Santa Teresa. Lungo la strada passa nuovamente per casa di suo Zio Pietro il quale le da alcuni libri spirituali fra questi il “Tercer Abecedario Espiritual” del francescano Francisco de Osuna. Questo libro segnerà la vita e la spiritualità di Teresa. “Quel libro mi giovò assai, e risolvetti di fare il possibile per seguire il metodo che m’indicava” (V 4,7).
       Entriamo in una nuova tappa della vita di Santa Teresa. Attraverso questo libro entra in contatto con il metodo di preghiera di raccoglimento “Comincia a mettermi per la strada che quel libro m’insegnava, ad amare la solitudine e confessarmi spesso” (V 4,7), e inizia il camino della vita mistica “Allora il Signore cominciò a favorirmi di molte grazie, tanto che sulla fine della mia dimora in quel luogo, vale a dire dopo circa nove mesi …  cominciò il Signore a favorirmi di molte grazie sino ad elevarmi all’orazione di quiete e qualche volta a quella di unione. Io allora non capivo che cosa fossero, né il loro grande valore” (V 4,7). Teresa comincia a ricevere grazie da Dio senza saper apprezzarle.
       Le cure non hanno buon esito, anzi al contrario, torna alla casa paterna sfinita e mal ridotta nella salute “a forza di medicine ero quasi in fin di vita, e il mal di cuore ch’ero andata a curarmi, era assai più forte … a volte mi parve che me lo addentassero con zanne aguzze, al punto che si temette avessi la rabbia” (V 5,7). A casa si aggrava. La vigilia dell’Assunta del 1539 chiede di confessarsi, ma per motivi sentimentali D. Alonso non glielo consente (V 5,9) quella notte sopraggiunge un collasso gravissimo che per 4 giorni la tiene in stato di coma come morta, anzi tutti pensavano che fosse morta (V 5,10). D. Alonso non vuole che seppelliscano sua figlia, anche se già c’è aperta la tomba nel suo monastero.
       Dopo quattro giorni si sveglia, anche è completamente paralizzata e può muovere soltanto un dito della mano destra (V 6,1). Ma vuole tornare in monastero dove rimarrà per tre anni in infermeria accompagnata da grandi sofferenze. L’avere iniziato a dedicarsi alla preghiera le dà molto sollievo e devozione, tanto che tutti si meravigliano per la sua pazienza. E lei spiega: “Mi fu di grande aiuto l’aver avuto da Dio la grazia dell’orazione, nella quale compresi cosa voglia dire amarlo”(V 6,3). In questi giorni si affida all’intercessione di San Giuseppe “Io invece presi per mio avvocato e patrono il glorioso S. Giuseppe, e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima mia”(V 6,6). Comincia in questo momento la devozione a San Giuseppe che non cambierà più, per questa ragione il suo primo monastero sarà dedicato alla memoria di questo grande santo. Teresa con i suoi scritti sarà la grande divulgatrice della devozione del santo.
Dalla malattia fisica a quella spirituale. A partire del 1542 comincia a guarire e presto cominciano a cercare la sua compagnia. Inizia così un periodo di freddezza spirituale, poiché è più dedita al parlatorio e alle amicizie mondane che a Dio e alla preghiera. Molto forte è il testo in cui lei racconta con dispiacere questa situazione “Di passatempo in passatempo, di vanità in vanità, di occasione in occasione, comincia a metter di nuovo in distrazione e presi a vergognarmi di continuare con Dio quella particolare amicizia che deriva dall’orazione” (V 7,1). Così lascia la preghiera. Questo sarà il più grande sbaglio che abbia fatto mai e se ne pentirà amaramente.
Adesso le cose sono cambiate molto in monastero, ormai non riceve rimproveri e ammonizioni, al contrario ci sono solo lodi per questa giovane monaca, così giovane e così spirituale: “Il fatto che non mi credessero tanto imperfetta dipendeva dal vedere che io, benché ancora giovane e fra tante occasioni, mi ritiravo spesso in solitudine a pregare, leggevo molto, parlavo di Dio, facevo dipingere la sua immagine in molti luoghi” (V 7,2). Forse adesso che interiormente si sentiva molto male, esteriormente era vista con grande virtù. Queste sono le contraddizioni della vita.
La fama di Teresa era grande, molti volevano parlare con lei, così passa molto tempo nel parlatorio, anche incoraggiata dalle superiori (infatti ciò incoraggiava le elemosine e questo apportava un aiuto economico alla difficile economia del monastero). “Anch’io, dunque, cominciai a permettermi simili conversazioni, perché essendo passate in costume, non credevo che dovessero arrecare alla mia anima tutto il male e le distrazioni di cui con il tempo mi riconobbi vittima. Pensavo che una cosa così comune come quella di avere visite non avrebbe fatto più male a me che alle altre, che pure vedevo tanto buone” (V 7,6). Il monastero era povero e aveva bisogno delle elemosine, senza tenere conto del danno che poteva recare alla vita della comunità. Se fossero state solo le visite non avrebbero arrecato tanto danno alla sua anima, soltanto qualche distrazione, ma fra queste visite c’era qualcuno un po’ più concreto come confessa la Santa “Mentre conversavo con una persona che avevo conosciuto da poco, il Signore si degnò di ammonirmi; e illuminandomi nella sua grande cecità, mi fece intendere che tali amicizie non mi convenivano. Mi si presentò Gesù Cristo con aspetto molto severo, dandomi a conoscere quanto ne fosse dispiaciuto” (V 7,6). Teresa non fa molto caso, anche se ha dei dubbi, ma essendo poiché la persona in questione era un cavaliere importante furono le stesse monache che l’importunano perché non lasci questa amicizia “Intanto mi vennero importunando in più modi di dare ancora udienza a quella persona, assicurandomi che non era male, che non scapitavo nella fama, ma anzi ne guadagnavo. Perciò tornai alla conversazione di prima, e ne presi varie altre”(V 7,7).
Ma Dio continua a mandare segni a Teresa anche se lei non vuole vedere “Un altra volta, mentre ero con la medesima persona vedemmo venire verso di noi, e la videro pure altri che erano presenti, una certa bestia simile a un gran rospo, ma assai più svelto di quanto non lo siano tali bestie” (V 7,8). Se non erano abbastanza anche una sua zia si rende conto che tutto non è chiaro in quel rapporto “Vi era con me una monaca mia parente, anziana, gran serva di Dio e molto esemplare. Di tanto in tanto mi avvisava, ma io non solo non l’ascoltavo, ma pure m’impazientivo, sembrandomi che si scandalizzasse, senza ragione” (V 7,9). Ma poi la stessa Santa confesserà “Ma nessuna amicizia mi recò tanta dissipazione come quanto questa che ho detto, perché vi ero molto attaccata” (V 7,7).
La morte del padre. In tutto questo arriva un altro brutto colpo per Teresa, il 23 dicembre di 1543 quando muore suo padre, D. Alonso (V 7,14-15). Fu un colpo molto duro per Teresa “In quel tempo mio padre fu colpito dal male che in pochi giorni lo condusse alla tomba. Io andai ad assisterlo, più malata io nell’anima che non lui nel corpo” (V 7,14). Ma dentro la disgrazia trova la luce che cercava perché il confessore di suo padre, il domenicano P. Vicente Varrón, la fa tornare alla preghiera: “mi disse che per nessun motivo dovevo abbandonarla (la preghiera) e pur persistendo nelle occasioni cattive, non la abbandonai mai più “(V 17,7).
La resistenza di Teresa a Dio. Inizia un periodo molto difficile, più di un anno di lotta fra Dio e Teresa. Nella preghiera la Santa riconosce che Dio la chiama, che vuole la sua amicizia, ma l’abitudine del parlatorio e la vita facile, non la lasciano decidersi. Questa lotta si protrae fino alla Pasqua di 1554 quando davanti all’immagine di un Cristo piagato che si trovava nella sua cella da molti anni ma che quel giorno vide in maniera diversa, rinasce la sua conversione (V 9,1).
A partire di questo momento inizierà la sua vita mistica. Pian piano Gesù comincia a farsi presente attraverso diverse grazie. Un momento importante è la lettura delle Confessioni di Sant’Agostino, anche queste l’aiuteranno ad avvicinarsi più a Gesù (V 9,8). Come ci indica Santa Teresa la sua orazione era di solito di unione (V 23,2).
Una nuova vita. Come ci dice Teresa a partire del capitolo 23 dell’autobiografia dopo la lettura  “Da qui innanzi sarà un libro nuovo, voglio dire vita nuova, perché se quella che ho finora descritta era mia, questa che ho vissuta, da quando ho cominciato a parlare dell’orazione, è di Dio che vive in me, già che mi sembra impossibile essere giunta con le mie forze a liberarmi in così poco tempo da tante cattive opere e abitudini” (V 23,1).
Teresa riceveva molte grazie mistiche e non sapendo come attuare in questo stato spirituale comincia a cercare aiuto in un sacerdote chiamato Gaspar Daza, ma questi non la vuole confessare, (V 23,8). Forse perché conosceva molte cose e non volle mettersi in problemi; l’aiutò anche un parente della Santa chiamato Francesco de Salcedo, che lei chiamerà nei suoi scritti “il cavaliere santo”. Questi non capendo niente, dice che tutto è tentazione del diavolo. Teresa si vede persa e dopo una sua reazione di pianto decidono di inviarla presso i Gesuiti che da poco erano arrivati ad Avila.
Il suo primo contatto fu attraverso un giovane sacerdote chiamato Diego de Cetina, al quale diede un resoconto della sua vita e dei suoi peccati. Questo sacerdote la comprese bene e le indicò che evidentemente era spirito di Dio (V 23,16). Poco dopo passa per Ávila San Francesco de Borja e Santa Teresa riesce ad conversare con lui. Anche questo santo capì subito che tutto era opera di Dio e le diede buoni consigli (V 24,3). Poco dopo il P. Diego de Cetina abbandona Ávila e Santa Teresa trova un altro confessore nel P. Juan de Prádamos, anche lui Gesuita. Santa Teresa riceve il primo rapimento con alcune parole di Gesù “Era la prima volta che Dio mi faceva questa grazia, né potei mai dubitarne per essere stata molto evidente. Intesi allora queste parole: “Non voglio più che conversi con gli uomini, ma soltanto con angeli” (V 24,5).
Questa visione è molto importante perché come abbiamo visto il tallone di Achille di Santa Teresa era l’affettività, adesso Dio la prende totalmente e lei ha questa totale libertà di amare tutti attraverso Dio. Non ci saranno più riferimenti a problemi affettivi nella sua biografia né nelle sue lettere. Teresa ormai è libera, come bene ci indica lei “Da allora in poi non ho più potuto avere consolazione, amicizia ed amore  speciale se non con persone che vedevo amare e servire Iddio, sino a non poter fare altrimenti, neppure se parenti o amici” (V 24,5).
Certamente, come si vede nella biografia posteriore, lei rimane molto legata alla sua famiglia specialmente alla sorella Giovanna che l’aiuterà molto nella fondazione di San Giuseppe e a Lorenzo quando arriverà nel 1576 dall’America, ma non perderà l’equilibrio affettivo come prima.
Inizia la sua vita mistica che non si fermerà più. In primo luogo vide in visione intellettuale le mani di Gesù (V 28,1), poi il giorno di San Pietro e San Paolo del 1559 vede Gesù a figura intera (V 28,3). A Questo momento della sua vita, spesso, non è compreso dai confessori e comincia ad essere chiacchierata da tutti    (V 28,16). È iniziato il cammino di purificazione e di santità di Santa Teresa.