01 maggio 2015

L'attualità di un santo, patrono del lavoro.

Sessanta anni fa, papa Pio XII, istituì la festa di s. Giuseppe operaio, modello e patrono dei lavoratori cristiani: "il 1° maggio, ben lungi dall'essere risveglio di discordie, di odio e di violenza, è e sarà un ricorrente invito alla moderna società per compiere ciò che ancora manca alla pace sociale. Festa cristiana, dunque; cioè, giorno di giubilo per il concreto e progressivo trionfo degli ideali cristiani della grande famiglie del lavoro.
Affinchè vi sia presente questo significato, e in certo modo quale immediato contraccambio per i numerosi e preziosi doni, arrecatici da ogni regione d'Italia, amiamo di annunziarvi la Nostra determinazione d'istituire — come di fatto istituiamo — la festa liturgica di S. Giuseppe artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° maggio. Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono? Siamo certi che sì, perchè l'umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la S. Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro e delle vostre famiglie". 
Queste le parole del Papa nel 1955. Oggi questa festa, per tutti i lavoratori e per noi laici che veneriamo S. Giuseppe come speciale protettore del Carmelo teresiano,  deve far riflettere su tre elementi che la figura di questo santo ci indica con la propria vita. il tempio, la casa, la bottega. E' proprio l'ordine dei valori con cui riscostruire e rivalutare la società di oggi: il rapporto con Dio, con la famiglia e con il lavoro.
C'è un bel testo scritto da un padre carmelitano della nostra Provincia Napoletana, il compianto p. Antonio Di Gironimo, che dedicò nel 1966 proprio a San Giuseppe: "Il fabbro che lavorò con Dio", Editrice Studium.
"Tutto in Giuseppe parla di umiltà - scrive - Umile origine, anche se sce
nde fino a lui il casato di David. Umile condizione; umile mestiere; umile casetta; umile villaggio; umile trama di vita quotidiana nelle relazioni sociali, nella pietà religiosa, nello stesso compito di cooperatore alla realizzazione concreta del piano divino di salvezza; umile tramonto, quasi inavvertoto, quasi totale disperdersi e svanire nelle memorie, negli scritti, nell'attezione degli altri. Tutto questo non è avvenuto senza una disposizione di Dio."
Un'umiltà che è conoscenza di sè e di Dio, come ci insegna S. Teresa.
Affidiamoci a questo santo, come ci sprona S. Teresa, guardandone l'umiltà e la fiducia in Dio, la generosità e l'operosità, il silenzio e il senso di giustizia. Mise tutto nelle mani di Dio e Dio scelse le sue mani ed il suo cuore per proteggere ed educare Suo Figlio Gesù.