12 luglio 2014

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 6

di p. Raffaele Amendolagine
Prima di andare avanti per portare questo segno ai nostri giorni, diamo uno sguardo anche al Nuovo Testamento.
Quante volte nel Vangelo si parla di manto o mantello, o, semplicemente, di veste, panno, fasce!
Maria ne è la prima artefice. Avvolge Gesù, appena nato, in fasce. Chissà quante volte avrà coperto con la sua veste Gesù, da piccolo, stretto a sé! E con quanto amore l'avrà fatto! Avrà avvolto l'Amore con il suo amore materno. Uno scambio di amore fuso in quel gesto, in quella veste. Nella sacra famiglia chissà quante volte Maria avrà cucito per sé, per Giuseppe e per Gesù, ormai cresciuto, quello zinale o grembiule che dalle spalle scendeva sul petto fino alle gambe, per riparare il vestito da eventuali macchie inevitabili durante il lavoro! Si usava anche allora, anzi dai tempi antichi si chiamava "scapolare", perché scendeva giù dalle spalle o scapole. Anche allora con quanto amore!
Perché non ricordare quella donna malata che volle toccare la veste di Gesù per essere guarita? Anche quella veste l'aveva certamente fatta Maria: un'altra fusione di amore concretizzata
nel miracolo.

Poi, purtroppo, l'ultimo riferimento ci fa rivivere il momento più doloroso della vita di Gesù e della Madonna, la crocefissione: "gli tolsero le vesti, le divisero stracciandole, e la tunica, perché senza cuciture, la tirarono a sorte"… Senza cuciture! Immaginiamo le giornate di Maria, a Nazaret, intenta a tessere, comporre quell'abito, quelle vesti. Forse fu il primo abito di Maria finito fuori della famiglia, a gente che non si conosceva, addirittura a pagani. Maria lo vide, ma aveva altro da pensare in quei momenti. La tradizione vuole che, nonostante tutto, la potenza di Gesù, e perciò il suo amore, contagiasse coloro che ne erano diventati i nuovi possessori. L'abito di Maria arricchito dalla presenza di Gesù, che ne era stato avvolto, non poteva non produrre ciò che significava!
(6 -  continua)