17 novembre 2014

Eccomi Signore!

Le carmelitane scalze di Quart hanno pubblicato ieri un commento di Romano Guardini sul significato dell'Adorazioni e della posizione eretta che si assume in momenti particolari della celebrazione eucaricaristica. Talvolta non si comprende bene perché tornare in una posizione eretta dopo essersi inginocchiati. Ecco una bellissima spiegazione. Ringraziamo per questo il Carmelo di Quart il cui sito vi invitiamo a consultare.
Niente di più necessario dell'adorazione! La posizione eretta dell’uomo è un gesto di affermazione. Essa dice: «Sono io. Eccomi. Ho forza e volontà. Sostengo la mia causa e difendo il mio diritto. » È di questo atteggiamento che l’adoratore fa sacrificio…" È di questo atteggiamento che l’adoratore fa sacrificio… L’adoratore dice: «Tu hai potere – non io. Tu sei Colui che è – non io!» Egli fa posto all’interlocutore… Là dove sta lui, nell’orbita della sua personalità, deve affermarsi Iddio… L’atto di adorazione ha una incommensurabile profondità. Questo far posto a Dio, questo volere che Egli sia in noi Colui che è, può diventare sempre più puro, attuarsi sempre più intensamente, sempre più intimamente. Lo spazio che si apre a Dio ha potere di dilatarsi sempre più libero… Adorare Dio è espressione di verità: della verità che non si logora mai, che si dispiega sempre più profonda. Per questo è cosa buona adorare. Per questo la dignità dell’uomo vi rimane tutelata – di più: vi si fonda – perché la dignità dell’uomo viene dalla verità, e l’uomo, quando si inchina dinanzi a Dio, è giusto e libero. … Ci deve essere qualcosa a contatto di cui il cuore si rinnovi sempre da capo nella verità, lo spirito si purifichi, lo sguardo si chiarisca, si rafforzi il carattere. E questo è l’adorazione. Nulla di più importante per l’uomo che imparare ad umiliarsi nell’intimo dell’essere dinanzi a Dio: fargli posto.

Romano Guardini