17 ottobre 2012

IL PAPA E LE CATECHESI SUL "CREDO"


L’Udienza generale del Santo Padre ha oggi inaugurato un nuovo ciclo di catechesi che ci faranno da guida lungo l’Anno della Fede appena cominciato. E verterà, ha spiegato oggi il Papa, sulla meditazione del Credo:
“Anche oggi abbiamo bisogno che il Credo sia meglio conosciuto, compreso e pregato. Soprattutto è importante che il Credo venga, per così dire, «riconosciuto». Conoscere, infatti, potrebbe essere un’operazione soltanto intellettuale, mentre «riconoscere» vuole significare la necessità di scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana, perché queste verità siano veramente e concretamente - come sempre sono state - luce per i passi del nostro vivere, acqua che irrora le arsure del nostro cammino, vita che vince certi deserti della vita contemporanea. Nel Credo si innesta la vita morale del cristiano, che in esso trova il suo fondamento e la sua giustificazione”.


Per noi carmelitani teresiani dovrebbe essere chiaro quello che intende papa Benedetto. Recitare il Credo comprendendone il significato di ogni parola, di ogni concetto espresso, ci riporta nel cuore della fede e nell’incontro con Colui al quale ci rivolgiamo nella preghiera. Teresa di Gesù, infatti,  che parla del Credo sei volte nel libro della Vita (rivelando come fosse la preghiera che spesso si recitava poco prima di morire) e due nel Cammino di Perfezione, proprio in quest’opera -in cui ci spiega come recitare le preghiere vocali - scrive: Voi siete Re, o mio Dio, Re eterno ed immenso, e di un regno non certo datovi ad imprestito Quando nel Credo si dice che il vostro regno non avrà fine,2 trasalisco di gioia. Sì, il vostro regno sarà eterno, e io vi lodo e benedico! E perché allora, o mio Dio, permettete che parlando con Voi si tenga per sufficiente farlo solo con le labbra? (C 22,1)

“Nelle catechesi di quest’Anno della fede - ha detto Papa Benedetto - vorrei offrire un aiuto per compiere questo cammino, per riprendere e approfondire le verità centrali della fede su Dio, sull’uomo, sulla Chiesa, su tutta la realtà sociale e cosmica, meditando e riflettendo sulle affermazioni del Credo. E vorrei che risultasse chiaro che questi contenuti o verità della fede (fides quae) si collegano direttamente al nostro vissuto; chiedono una conversione dell’esistenza, che dà vita ad un nuovo modo di credere in Dio (fides qua). Conoscere Dio, incontrarlo, approfondire i tratti del suo volto mette in gioco la nostra vita, perché Egli entra nei dinamismi profondi dell’essere umano”.

Il Papa ha fatto riferimento anche al Catechismo della Chiesa Cattolica, costruito appunto sulla scansione del Credo. A questa preghiera che è la nostra professione di fede (pronunciata forse troppo  velocemente nella Santa Messa, dopo l’omelia del celebrante) nel 1967, quando era professore a Tubinga, Joseph Ratzinger dedicò una serie di lezioni che poi raccolse in “Introduzione al Cristianesimo”, pubblicato due anni dopo. Il libro che è divenuto un best seller è proprio la dimostrazione di come il pensiero del Papa si sia sviluppato e approfondito, con la grazia che oggi gli dona il suo ministero, attorno al nucleo della verità della fede. Conoscere per credere e per dire un sì libero e consapevole. È il percorso di tanti “pionieri” della fede, come li ha definiti proprio Benedetto XVI all’apertura della Anno della Fede. Tra questi "pionieri" c’è sicuramente Teresa di Gesù. Lo scopriremo ancora di più quest’anno con la lettura del Castello Interiore in cui il cammino di fede è cammino di conoscenza di sé e di Dio.  

Stefania D.B. ocds